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Un visitatore dalla casa di famiglia


1.

Era la mattina presto di un aprile insolitamente freddo, due figure stavano in piedi di fronte alla Hagun Academy. Una di queste era Ikki Kurogane, indossava una maglia e stava di fronte al cancello principale, sorseggiando una bottiglia di una famosa bevanda energetica mentre riprendeva fiato muovendo su e giù le spalle. L’altra figura era Stella Vermillion, più distante che ansimava dalla fatica, correndo verso l’entrata dove l’aspettava il suo compagno di stanza. 

Ikki non aveva alcun talento magico, quindi aveva organizzato un’intensa routine di allenamento per migliorare sé stesso, per cui correva per venti chilometri ogni mattina, in modo da mantenere la propria forma fisica. Quel percorso non lo faceva a passo di jogging leggero; schizzava a tutta velocità e cambiava spesso il ritmo per allenare cuore e polmoni. Stella, che era sua coinquilina da soli tre giorni, aveva deciso di unirsi a questa routine.

Il primo giorno svenne lungo il percorso e il secondo vomitò tutta la colazione.  A causa di ciò, il terzo giorno, Ikki decise di seguire il passo della compagna.

«Non ti avevo detto di non preoccuparti per me?!»

Quando Stella si accorse che Ikki si stava trattenendo, gli gridò contro con una ferocia mai vista. Spaventato da quella reazione, egli riprese il suo allenamento come al solito. E oggi, anche se con un po’ di ritardo, era riuscita a completare la corsa.

Come pensavo, Stella è piena di sorprese.

Mentre arrivava barcollando fino al cancello, Ikki ammirava la figura di Stella. Possedeva un gran talento nella magia, ma si era anche impegnata molto nell’allenarsi fisicamente. Doveva riconoscere che aveva continuato a migliorare, come se non avesse alcun talento.

«Ahahah! Traguardo!»

«Ben fatto. Tutto ok?»

«S-sto bene… Sono s-solo un po’…»

Era così esausta che i suoi vestiti erano completamente bagnati dal sudore. Possedeva una forza di volontà incredibile. Ikki vide Stella respirare pesantemente, così le offrì la bevanda che stava consumando, che Stella fissò con un’espressione sconcertata.

«Ne vuoi un po’?»

«Eh, ma questo sarebbe…un bacio indiretto…»

«Come scusa? Che c’è che non v… ah, ma certo! È sbagliato che tu beva dalla stessa bottiglia di un ragazzo, scusami.»

«I-io non ho detto che era sbagliato! Anzi, tutto il contrario!»

«Il contrario?»

«N-niente! Dammi qua, idiota.»

Ah, di tutti i posti sta bevendo esattamente da dove ho messo la mia bocca.

Stella prese la bottiglia con faccia ancora più rossa di quanto la avesse per lo sforzo della corsa e Ikki non fece in tempo a farle presente la cosa. Sentendosi in colpa, volse lo sguardo lontano da Stella per guardare il cancello principale della Hagun Academy, dove c’era un cartello che indicava tutte le formalità da svolgere per i nuovi studenti.

Era una cosa profondamente personale per Ikki. L’anno scorso aveva dovuto saltarla, ma quest’anno sarebbe stato diverso perché Kurono Shinguuji, la nuova Dirigente Scolastica, voleva dare a tutti la possibilità di imparare. Oltretutto…

«Sembri parecchio felice, Ikki.»

«Davvero? Beh, a dire il vero c’è qualcuno che aspetto di rivedere.»

«… stai parlando di una ragazza, per caso?» Che caz…? Cos’è questa furia omicida?

«Mmm, si. È vero che è una ragazza, ma…»

«Addio!»

«Ferma, aspetta! Metti giù Laevateinn e ascoltami. Sto parlando della mia sorellina!»

«Sorellina? Ora che ci penso, mi pare tu abbia detto qualcosa a riguardo durante il nostro duello.»

«Si, è stata accettata in questa scuola come studente del primo anno. Non l’ho più sentita dopo che sono scappato di casa, quindi sono molto felice di rivederla dopo tanto tempo.»

Era una ragazzina dai capelli argentei, tenuti in ordine con due codini ai lati della testa, e seguiva sempre Ikki con passi incerti. Una bambina solitaria e dal pianto viziato facile, ma anche la sua cara sorellina che non lo aveva disprezzato al contrario di suo padre, sua madre, suo fratello e i suoi parenti. Per Ikki, Shizuku Kurogane era la sua unica famiglia. Chissà quanto era cresciuta in quei quattro anni. 

«Non vedo l’ora di incontrarla.»

«Ho una domanda a riguardo. Sei sicuro che siete fratelli di sangue, giusto? Nessuno dei due è adottato?»

«Si, siamo normali fratelli di sangue, come ce ne sono in ogni famiglia. Perché?»

«Allora ti perdono.»

Perché avrebbe dovuto essere perdonato? Ikki non riusciva a capirlo, ma la sua politica era quella di evitare le cose che non riusciva a capire. Ikki guardo di nuovo il cartello e pensò ai giorni a venire. I combattimenti che avrebbero deciso chi aveva il diritto di partecipare al Seven Stars Sword-Art Festival, stavano per avere inizio.

2.

«Okay! A tutti voi nuovi studenti, congratulazioni per essere entrati alla Hagun Academy! Sono Yuuri Oreki, l’insegnate rappresentante della classe per quest’anno. È la prima volta per me, quindi sarei felice se mi chiamaste Yuuri-chan e mi trattaste come un’amica.»

«Sembra affaticata.»

«Vero, ma è un’ottima insegnante.»

«La conosci già?»

«Un po’.»

«Dal momento che oggi è il primo giorno, non ci sono lezioni. Ma vorrei condividere con voi qualcosa sulle battaglie per i rappresentanti al Festival. Potete prendere i vostri datapad?»

Come richiesto, Ikki tirò fuori un palmare a cristalli liquidi dal taschino. Il datapad della Hagun Academy era uno strumento All-in-One che poteva essere utilizzato come tessera di riconoscimento, portafoglio, cellulare, postazione web e altro ancora.

«Va bene, come la signorina Dirigente ha comunicato alla cerimonia di apertura, la Hagun utilizzava un sistema a punti per poter diventare rappresentanti della scuola al Festival fino all’anno scorso, giusto? Bene, da quest’anno, tuttavia, la selezione a punteggi è stata abolita. Il sistema è stato modificato in modo da rendere ogni studente della scuola un possibile partecipante, e i sei rappresentanti verranno scegli facendo dei veri e propri duelli. Il comitato esecutivo per le battaglie invierà i dati degli incontri ai vostri datapad, così voi sarete informati di sede, data e orario quando tutto sarà confermato, ok? Se non vi presenterete, verrà assegnata una vittoria a forfait all’avversario, quindi fate attenzione.»

Stella alzò la mano per chiedere di poter parlare.

«Sensei, mi scusi…

«No, no. Se non mi chiami Yuuri-chan non risponderò alle domande.»

«Yu…Yuuri-chan, mi scusi…»

«Si! Cosa c’è, Stella-chan?»

«Quanti incontri dovremo disputare?»

«Non ne sono certa, ma credo ogni studente debba passare attraverso una decina di incontri, almeno. Dopo aver affrontato il primo match, dovreste avere un incontro ogni tre giorni, quindi siate pronti…»

Ikki si sentì sollevato dopo aver sentito ciò, l’Ittou Shura aveva un limite di utilizzo di una volta al giorno per cui fare battaglie consecutive tutti i giorni, sarebbe stato un problema. Ma con questa tempistica Ikki era ragionevolmente tranquillo, cosa che non si poteva dire degli altri studenti.

«Cosa?»

«Ma siamo seri?»

«È troppo problematico, così non riuscirei mai a farcela.»

«Io non volevo partecipare al Festival in ogni caso.»

Voci contrariate si levarono per tutta l’aula, ma ovviamente non tutti era interessati al Festival come Ikki. Per prima cosa, lì gli incontri non prevedevano l’utilizzo dei Device in forma illusoria, e ciò rendeva gli incontri potenzialmente mortali. Alcune persone non volevano rischiare la vita solo per poter avanzare in classifica. Laurearsi pacificamente e acquisire il titolo di Magician-Knight, trovare un lavoro ben stipendiato e svolgere in modo appropriato; questo era ciò a cui aspiravano la maggior parte degli studenti.

«Ci sono sanzioni per la sconfitta o per l’astensione?»

«No, non ci sono penalità e non influirà sui voti. Ma ci sono dei bonus in caso di vittoria. Ovviamente potete astenervi dalla partecipazione in toto, sarà sufficiente mandare una mail al comitato dove comunicate la vostra volontà di non partecipare. Verrete immediatamente rimossi dall’elenco dei partecipanti. Ma sapete… anche se potrebbe essere molto difficoltoso, io penso che questo sia un meraviglioso sistema per dare a tutti voi la stessa possibilità di partecipare al Festival. Per questo vorrei partecipaste tutti quanti, sono sicura vi servirà per acquisire molta esperienza, se non altro.»

Ikki annuì con gratitudine allo sguardo lanciatogli dall’insegnante. Conosceva Oreki da quanto era stata la sua esaminatrice per l’ingresso ed ora lui poteva frequentare la scuola perché lei lo aveva valutato adeguatamente. Mentre la sua mente vagava nei ricordi dell’anno passato, riaffiorò un particolare.

Aspetta, ma Oreki-sensei non era…?

«Quindi, tutti quanti, fate del vostro meglio! Andiamo tutti al… *Buaaaarflll*!!!»

… molto cagionevole di salute!!!!

Non fece in tempo a ricordare ciò, che Oreki aveva già vomitato una copiosa quantità di sangue sul pavimento. I suoi compagni strillarono alla vista di quel macabro spettacolo, ma Ikki saltò sul suo banco e si diresse a ad aiutare Oreki.

«Tranquilli, è tutto ok, tutto ok. Datevi tutti una calmata. Non c’è bisogno di preoccuparsi così. Oreki-sensei è sempre stata molto debole di salute.»

«C’è da preoccuparsi eccome, invece! Come fa ad esserci così tanto sangue?»

«Oh, sto bene adesso, esattamente come Kurogane-kun ha detto. La vostra insegnante…. Vomita circa un litro di sangue al giorno sin da quando era bambina.»

«Cosa ci dovrebbe essere che va bene, in questa cosa?!

«Beh, ho vissuto per oltre vent’anni convivendo con questa cosa. In una settimana sarò come nuova. Ahahah, straordinario, vero?»

«Per cortesia, non sia orgogliosa di questa cosa. Ehm, io la porto in infermeria, perché voi non vi occupate di pulire l’aula?

«Aggiudicato. Lascia fare a noi!»

Dopo aver visto una ragazza bionda, fargli cenno affermativo, Ikki sostenne con la sua spalla il peso dell’insegnante e si diresse verso l’infermeria. Lungo la strada, chiese qualcosa che lo preoccupava da qualche minuto.

«Oreki-sensei, sembrava che il tuo stato d’animo fosse alquanto giovale oggi. Era a causa del fatto che volevi dare un bel benvenuto ai nuovi studenti?»

«*Cough cough*. Si. Era il giorno di apertura, dopotutto. Quindi volevo congratularmi tutti quanti e infuocare il loro spirito, così mi sforzata… un po’ troppo, evidentemente.»

«Oreki-sensei, vorrei farle notare una cosa importante.»

«Dimmi…»

«Credo che abbia finito per disturbarli, invece.»

«Ops…»

3.

«La sensei ha detto che per oggi possiamo tornare nelle nostre camere.»

La prima lezione della classe si era conclusa con questo messaggio da parte di Ikki.

Dovrei andare a cercare Shizuku? Tanto non rimarrei qui a lungo comunque.

Sentiva gli sguardi confusi dei suoi compagni di classe su di sé già da quando era iniziata la lezione, da persone che probabilmente non sapevano come provare a parlargli. Oreki era collassata prima che ci fossero le consuete presentazioni, ma non aveva dubbi che tutti i suoi compagni sapessero che lui stava ripetendo l’anno.

Forse ho agito troppo d’istinto.

Mentre stava per uscire dalla classe, pensando ai sentimenti dei suoi compagni, una delle ragazze lo afferrò, stringendogli il braccio contro il suo petto. La reazione di Stella fu immediata.

«Senpai!»

«Whoa…»

«Ehi. Aspetta un secondo. Chi diavolo è quella, Ikki?»

«Vorrei saperlo anche io! Cosa ti è saltato in mente, così all’improvviso?»

«Ah, quando ho capito che avevo l’opportunità di parlare con il Senpai, mi sono emozionata tantissimo e… ecco, mi spiace.

Sono Kagami Kusakabe, sono una tua grandiiissima fan.» «Che… FAN?»

La ragazza bionda che si scusò con Ikki era la stessa che aveva accettato di pulire. Sorridendo simpaticamente, si allontanò da Ikki presentandosi. Il mondo aveva grande considerazione per i Blazer, di conseguenza i Magician-Knight era sempre al centro dell’attenzione. Ciò includeva anche gli studenti che aspiravano a diventare cavalieri, e c’erano quelli come Stella che erano sempre presi di mira anche dai media. Inoltre, il Festival di Combattimento delle Sette Stelle, Seven Stars Sword-Art Festival, era trasmesso in diretta nazionale a reti unificate. Non era una novità che gli studenti si iscrivessero alle accademie perché erano fan di questa o quella celebrità. Tuttavia, ciò non aveva nulla a che fare con Ikki, che inclinò la testa confuso dopo aver sentito quella risposta.

«Io non credo di aver fatto nulla per meritarmi dei fan. Magari ti confondi con qualcun altro.»

«Oh, per favore, Senpai! Non fare il finto tonto, sto parlando di questo.»

Ikki non stava facendo il finto tonto, ma quando vide il datapad di Kagami, il respiro si bloccò in gola. Stella, che osservava anche lei il display, gridò per la sorpresa.

«Ehi, non è il nostro duello, quello?»

«Può essere che il Senpai e Stella-chan non ne sappiano niente? Nessuno dei due naviga in rete?»

«Beh, non sono molto brava con la tecnologia.»

«Neanch’io riesco a tenere il passo. Non ho nemmeno un computer.»

«Eh, va beh. Questo video è stato caricato su un sito speciale, subito dopo che avete concluso il duello, suscitando moltissimo scalpore. Tutti sanno di questo scontro, sapete?»

Tutti i compagni di classe annuirono convinti.

Era questo il motivo dei loro sguardi strani di prima?

«Si, ho visto quel video.»

«Ci sono anche una tonnellata di articoli correlati. Ne sono a conoscenza un sacco di persone, vero?»

«L’ho visto anche io. Volevo chiederti un sacco di cose, ma tu sei un anno più vecchio e non sapevo come accennare il discorso.»

«Ah, mi spiace che vi siate preoccupati di ciò. Ma sono un vostro compagno di classe, potete parlare con me

tranquillamente, senza farvi tutti questi problemi.»

«VERAMENTE?!»

Tutte le ragazze della classe gli si avvicinarono subito, accerchiandolo.

«Grazie a Dio! Grazie mille, Kurogane-san!»

«Ho voglia di parlare con Kurogane-san sin da quando ho visto quel duello.»

«Anch’io! Voglio dire, eri così coooool!»

«Ehm, Kurogane-senpai. Se non è un fastidio, potresti insegnarmi l’arte della spada? Voglio diventare forte come te.»

«Ehi, non è giusto! Volevo chiederglielo anche io.»

«Wow, aspettate un secondo. Ho detto che potevate parlarmi liberamente, ma se fate così mi confondete parecchio.»

Dal momento che Ikki aveva trascorso tutto il suo tempo libero ad allenarsi, invece che a relazionarsi col sesso opposto, era ovviamente a disagio. Le ragazze della sua età non gli si avvicinavano in questo modo, e l’ammirazione che leggeva nei loro occhi rendeva il tutto ancora più imbarazzante. Kagami ridacchiò.

«Essere così popolare è sorprendente, vero? Senpai, sei al centro dell’attenzione in questo momento. Soprattutto di quella femminile, secondo i miei dati.»

«Eh? Che stai dicendo?»

«Voglio dire, non sei suuuper forte? Le ragazze che mirano a diventare cavalieri adorano i ragazzi forti. E oltre ad essere così forte sei anche chiamato ‘Il Cavaliere Fallito’. Qualcosa di così particolare, fa correre il cuore, senpai. Se ci aggiungi il fatto che sei così carino…»

«N-non credo che tu stia dicendo le cose come stanno…»

«E quel volto turbato spinge le ragazze ad avere un istinto materno nei tuoi confronti.»

«Giusto, giusto.»

«Anche se è più vecchio, lui è così carino.»

Alle parole di Kagami tutti le ragazze lo circondarono, idolatrandolo. 

C-carino? So di non avere un viso granché virile, ma essere etichettato come carino dalle ragazze più giovani… come un uomo, mi fa sentire strano.

Beh, essere gradito era meglio che essere odiato. Ikki stava pensando a questo quando Kagami lo afferrò improvvisamente per il braccio destro.

«Ka-Kagami-san?»

Dopo averlo afferrato gli si avvicinò ad un soffio dal viso in un istante.

«Quindi, senpai. Ho un grande favore da chiedere al mio grande super popolare Senior. Ascolterai la richiesta di questa tua

Junior così carina?»

«C-che cosa? Se posso esserti d’aiuto penso che potrei…»

«Siii! Grazie Mille! A dire la verità stavo pensando di formare giornale scolastico, il Hagun High School Wall Newspaper, e pensavo di riempirlo di informazioni su di te per il primo numero. Immagina, titolo di apertura: [MINACCIA IN AGGUATO! LA FAMOSA SUPERNOVA È STATA SCONFITTA!], o qualcosa del genere.»

Aveva veramente detto questo, con Stella lì di fianco? Ikki, sudando freddo, si voltò verso di lei.

      «Ohhh,     non     è     fantastico?      Essere     così        popolari.

Quell’articolo… dai, perché non la aiuti… Ssssenpai?»

Stella aveva un’espressione incredibilmente aspra e di sicuro non poteva essere contenta del fatto che la sua sconfitta diventasse un articolo da prima pagina nel giornale scolastico. Ikki non aveva il coraggio di accettare dopo aver visto il suo sguardo.

«Mi spiace, davvero. Ma non sono abituato a questo tipo di cose, scusa.»

«Non preoccuparti, ti aiuterò io passo passo.»

*Squish* 

Dicendo ciò premette il suo seno contro il braccio di Ikki, che sentì un dolce sensazione vibrare lungo tutto il suo corpo. 

«Ehm *Coff coff* Kusakabe-san…»

«Per favore, non trattarmi come una sconosciuta. Chiamami Kagami. Non è così la nostra relazione?»

«Ok… Kagami-san, potresti allontanarti un po’? Posso sentire le tue…»

«Eh, davvero? Sentendo? Cosa stai sentendo?»

Kagami non se ne era accorta? Battè le palpebre, ma dopo aver realizzato che il braccio di Ikki stava premendo contro il suo seno, afferrò la situazione e partì decisa all’attacco, stingendo ancora più forte.

«Assolutamente no! Non ti lascio andare finchè non accetterai di farti intervistare da me…»

«Waaah»

«Dimmi… tutto… di… te…»

Una voce mormorata, un sospiro caldo che soffiava nelle sue orecchie… erano tutte un’esca, e Ikki lo sapeva.

È così carina.

Ma Ikki era un uomo, dopotutto. Come poteva mantenere la calma se una ragazza carina gli si avvicinava in questo modo audace? Anche se sapeva che lo stava manovrando, non sarebbe riuscito a rifiutarle nulla.

In quel momento, la pazienza di Stella toccò il fondo.

Come può comportarsi in maniera così svergognata? Che persona miserabile.

Così iniziò a rimproverare Ikki.

«Hey Ikki…»

«Senpai, vorremmo parlare anche noi con te.»

Prima che potesse fare qualsiasi cosa, una voce insolente come quella di un animale fece il suo ingresso nell’aula, senza cercare in alcun modo di nasconderne l’ostilità.

4.

Cinque ragazzi dagli occhi selvatici si fecero largo attraverso il cerchio formato dalle ragazze che stavano intorno ad Ikki, e un ragazzo vistosamente più grosso e alto degli altri parlò con la voce tonante di poco prima.

«Sembra che tu sia molto popolare, ma non ti sembra di andare un po’ troppo oltre, flirtando con tutte le ragazze della classe?»

Il monopolio che Ikki aveva su tutte le ragazze sembrava dare molto sui nervi al gigante, come indicato dalla vena che gli pulsava sul collo. I loro compagni di classe però non la pensavano in questo modo.

«Cosa c’è che non va Manabe? Sei geloso?»

«Non tenere il broncio solo perché non sei popolare. Tu sei il peggiore.»

«Che cosa hai detto, puttana? Non ti è permesso di spargere merda su Ma-kun!»

I seguaci di Manabe ora stavano minacciando le ragazze, ma se volevano litigare, Ikki pensò che fosse meglio se si fossero concentrati su di lui. Si inchinò davanti a loro un po’, cercando di calmarli.

«Se ti ho dato fastidio, mi spiace per questo. Causare dei casini dopo la scuola è inappropriato.»

«Che diavolo è questo? Stai cercando di comportarti bene ora, baro?»

«Baro? Cosa intendi?»

«Anche se sei riuscito ad ingannare queste ragazze idioti, non riuscirai a fregare me. Non c’è modo che un rango F possa battere un rango A. Quel duello era truccato, probabilmente proprio per farti diventare così popolare.»

«Ehm, io non ho ingannato nessuno. E stai offendendo Stella, dicendo ciò.»

«Ancora insisti ad affermare che puoi battere un rango A? Sei veramente senza vergogna. Se sei così forte, allora ci batteremo qui, adesso e vedremo.»

«Ehi, aspettate! Siete seri ragazzi? Verrete sospesi se usate i

Device qui.»

«Zitta, cagna! Stai indietro se non vuoi farti male.»

I quattro seguaci di Manabe avevano materializzato i loro dispositivi, e ignorando l’avvertimento di Kagami li stavano brandendo contro Ikki. A giudicare dalle loro espressioni, i Device non erano in forma illusoria. Tuttavia, anche in questa situazione, il ragazzo cercò di calmare le acque.

«No, non possiamo farlo qui. Come ha detto Kusakabe-san, combattere in classe è contro le regole della scuola. I nostri poteri come cavalieri studenti sono limitati in questa accademia e non ci è permesso di usarli al di fuori delle aree designate. Se volete combattere, andiamo da qualche altra parte, giocherò con voi fino alla sera in uno dei campi di allenamento.»

«Bastardo…»

«Non essere arrogante, dannato ripetente! Prendetelo ragazzi!»

Ikki stava dicendo che potevano affrontarsi in una delle arene da allenamento. Avrebbe accompagnato quei ragazzi, anche se non valeva la pena combatterli e avrebbe preferito andare a cercare la sorella. Si comportava come un anziano indulgente verso i più giovani. Un’altra vena spuntò sulla tempia di Manabe, e Ikki si rese conto di aver fatto male i calcoli. Ciò che Manabe e i suoi volevano non era combattere ma veder strisciare un rango F ai loro piedi, facendo in modo che chiedesse perdono per aver truccato l’incontro per diventare popolare con le ragazze. Il fatto che un rango F accettasse di combattere contro di loro era un puro insulto.

Era troppo tardi per preoccuparsi di ciò. I ragazzi non potevano più essere bloccati dall’attaccare Ikki e le ragazze strillarono quando si resero conto di ciò che stava succedendo. Questa non era una situazione che si sarebbe potuta risolvere pacificamente. 

Mi toccherà usare la forza, a questo punto.

«Senpai, se dovesse succedere qualcosa, io dirò che per te è stata legittima difesa. Dagliele di santa ragione.»

«Non sarà necessario, grazie.»

Kagami lo spinse a combattere promettendogli di assolvere in caso di intervento delle autorità scolastiche. Ma Ikki non aveva intenzione di utilizzare il suo dispositivo in questa zuffa. In un istante, si concentrò sulla sua vista: non aveva bisogno di colori, per cui tagliò fuori quel dettaglio, e vedere il mondo in bianco e nero gli permise di acuire la sensazione dei movimenti avversari, facendoglieli percepire rallentati. Questo non era un potere particolare, solo la spinta della cognizione che qualsiasi persona avrebbe potuto avvertire se si fosse trovata in grave pericolo. Ikki però riusciva a fare ciò coscientemente dal momento che, altrimenti, non avrebbe potuto raggiungere la concentrazione necessaria per raggiungere lo status di invincibile-per-unminuto. Analizzò il mondo grigio intorno a sé: c’erano nemici tutto intorno a lui, davanti, dietro a ai due fianchi, mentre Manabe stava in disparte. Il più veloce era probabilmente quello con la katana giapponese che gli stava di fronte e che lo attaccò per primo. Vedendo questa mossa, Ikki usò gentilmente il dorso della sua mano destra per colpire il centro della spada e, con un colpo rilassato, cambiare la traiettoria del fendente. La sorpresa fu decisamente visibile sul volto del ragazzo, la cui spada colpì il terreno. Quel movimento consentì ad Ikki di usare una gamba per fargli perdere l’equilibrio. Appena inciampò, cadde sul suo compagno che stava dietro il cavaliere di rango F e che brandiva una lunga spada pesante: entrambi caddero rovinosamente sui banchi vicini.

Fuori due, altri tre ancora in gioco.

«Figlio di puttanaaa!»

«Muoriii!»

I due ragazzi a suoi fianchi attaccarono contemporaneamente, brandendo due asce. Miravano entrambi alla testa di Ikki, che non si scompose minimamente.

Ma dai, sul serio? Così è troppo facile.

Il ragazzo piegò le ginocchia e si chinò. Un secondo dopo, il suono chiaro di acciaio contro acciaio squillò nell’intera aula. Uno suono di uno scontro di colpi a piena potenza. I due avversari caddero urlando. Il contraccolpo dell’impatto era tale che avevano le braccia completamente intorpidite.

Quattro out. Uno rimasto.

Manabe era allibito e furioso, non capiva come fosse possibile che i suoi amici fossero stati sconfitti così facilmente, così convocò il suo dispositivo mentre era in stato confusionale. Era un revolver di grosso calibro, un dispositivo insolito per un ragazzo di nazionalità nipponica, e puntò la canna contro Ikki. Poteva sparare un proiettile magico con una minima pressione sul grilletto. Nel frattempo, Ikki si stava già muovendo: afferrò una gomma dal banco di qualcuno e la lanciò in alto con il pollice. Il pezzo di gomma colpì il soffitto e si incuneò esattamente tra il percussore e il martelletto della pistola. Manabe aprì la bocca senza emettere alcun suono, come se avesse visto un fantasma: Ikki aveva disattivato la sua pistola in un modo inimmaginabile. Il ragazzo entrò nel lato cieco della difesa di

Manabe…

*Bam! *

E battè le mani davanti ai suoi occhi. 

Fu sufficiente. Anche se Ikki aveva semplicemente applaudito una volta, Manabe cadde sulla schiena e fissò il ragazzo con gli occhi tremanti. E perché non avrebbe dovuto? Poco prima quel rango F aveva battuto a mani nude cinque Blazer armati del loro dispositivo come se niente fosse. Manabe non avrebbe mai potuto competere con lui, quindi Ikki non aveva alcuna necessità di infliggergli alcun colpo per finire la zuffa. Non vi era stato alcun uso di dispositivi, per cui nessuna battaglia. Ai fini del regolamento non vi era stato alcuno scontro. Con questo risultato, Ikki guardò verso Kusakabe con un sorriso che, secondo lei, era in grado di smuovere gli istinti femminili nelle ragazze. 

«Facciamo finta che non sia successo nulla, visto che dovremo essere compagni di classe per tutto l’anno. Va bene?»

Manabe poté solo annuire tremando, imitato dai suoi compagni alla richiesta del ragazzo che a mani nude aveva battuto cinque Blazer armati del proprio Device nel giro di due minuti.

«Ehm, Stella? Sbaglio o qui gli stati d’animo sono talmente freddi che potrebbero ghiacciare l’inferno?»

«Naturalmente! Cosa ti aspettavi, dopo aver messo in mostra una forza mostruosa come quella?»

«Messo in mostra? Pensavo di essermi trattenuto abbastanza da non far loro alcun male. Vi ho feriti?»

«È esattamente per questo che sono terrorizzati…»

*clap, clap, clap*

Un suono di applausi venne dall’ingresso della classe. Tutti si voltarono, chiedendosi chi fosse, e videro una piccola ragazza in piedi nel corridoio. Aveva i capelli corti e argentei e i suoi occhi erano color giada, mostrava abbastanza fascino da ammaliare tutti quanti, con un lieve sorriso sulle labbra di un color rosa che ricordava una gemma. 

«Travolgere i propri avversari con la forza dei più deboli. Non

sei cambiato di una virgola, Onii-sama.» O-onii…sama…?

«Tu… tu sei…»

No, non aveva bisogno di chiederlo. La sua voce era quella di un usignolo. Il tono, le caratteristiche fisiche, il taglio dei capelli e tutto il resto era cambiato così tanto, ma solo una persona al mondo lo aveva chiamato così. L’unico residente della casata Kurogane che lo aveva trattato come un essere umano, la sua unica sorellina che lo seguiva ovunque a piccoli passi.

«Shi… zu… ku…?»

«È passato veramente tanto tempo, Onii-sama.»

5.

«Shizuku!»

Ikki si precipitò da sua sorella e le strinse calorosamente le mani, con un grandissimo sorriso stampato in faccia.

«Wow, sei davvero tu! Sei cresciuta così tanto, non ti avevo quasi riconosciuto.»

«Naturalmente, sono passati quattro anni dall’ultima volta che ci siamo visti. Sarebbe strano se non fossi cambiata di una virgola.»

«Ahahah, giusto! Davvero, sono così contento! E pensare che sei venuta qui apposta per me! Volevo venire a cercarti io stesso, ma ho avuto qualche problema qui in classe e…no, lasciamo perdere, non è importante, giusto? Sono così su di giri.»

Avrebbe voluto dirle così tanto cose: chiederle scusa per essersene andato di casa all’improvviso, farle capire quanto era contento di questo incontro. Ma tutte queste cose volevano uscire dalla sua bocca insieme, quindi non riusciva a parlare adeguatamente. In quel momento, Stella diede da Ikki la possibilità di riprendersi, come se gli avesse lanciato un salvagente.

«Hey, Ikki. Questa è la sorellina di cui parlavi questa mattina?»

«Eh? Ah… Si! Stella, ragazzi, lasciate che vi present…»

«Onii-sama… volevo rivederti così tanto…»

Ma quando Ikki si rivolse alla classe, Shizuku afferrò la sua manica per attirare nuovamente la sua attenzione, e lo tirò più vicino. A quel punto, appoggiò le sue mani delicate sulle guance del fratello e lo baciò con le sue labbra rosa pallido. Quando la classe vide che la sorella baciava il fratello sulle labbra, reagì immediatamente.

«MA CHE DIAVOLO?!»

«Oh, ehi! Ikki! Tu! Cosa cazzo pensi di fare?»

Naturalmente Ikki era il più sconvolto dalla situazione. Tolse velocemente le mani di sua sorella dalla propria giacca.

«I-io non so cosa stia succedendo! Shizuku! Quello che hai fatto…»

«Che c’è? Si chiama ‘bacio’, sai?»

«So come si chiama! Sono sconvolto appunto perché so cosa significa! Perché mi hai baciato?!»

«Ci deve essere per forza una ragione? Un bacio è prova di un amore profondo, qualcosa fatto anche da persone che condividono il legame superficiale, volubile e crudo di un amore romantico, quindi non è naturale per dei fratelli come noi fare lo stesso? Piuttosto, credo sia strano non farlo. Inoltre, in altri paesi

un bacio è una semplice forma di saluto.»

«Eh? È vero? Stella, sono io quello strano qui?»

«Certo che no! Perché le vai dietro? Prima di tutto, baciarsi sulle labbra è un saluto imperdonabile anche in altri paesi del mondo! Nel Giappone si è soliti salutarsi così tra fratelli?»

I loro compagni indietreggiarono inorriditi alla domanda di Stella e mormorano delle risposte tra di loro.

«No, è decisamente sbagliato…»

«Totalmente impossibile…»

«Mi viene da vomitare al solo pensiero…»

«Perfetto! Allora Shizuku, sei tu quella strana qui. Il giudizio 

del popolo è unanime.»

«Non è un problema, Onii-sama. Loro sono loro, noi siamo noi. Sono sicura che i legami tra fratelli dei tuoi compagni qui presenti siano freddi come la tundra, è una conseguenza del mondo malato in cui viviamo. Ma io e te siamo diversi. Nemmeno quel bacio delicato può esprimere l’amore che ho provato nei tuoi confronti in questi quattro lunghi anni. Anche se facessimo sesso qui ed ora, non sarebbe niente più che un saluto.»

«SALUTO UN CORNO!!!»

«No, Shizuku, che stai dicendo? Per una ragazza giovane come te, parlare di s-sesso così facilmente non è decisamente appropriato.»

«È uno scherzo, sai? Sei così carino, quando arrossisci. Allora, Onii-sama, mattiamo da parte quelle cose banali. Lascia che ti faccia sentire qualcosa di più di me e lascia che io senta qualcosa di più di te, questi quattro anni sono stata così sola…»

Dicendo ciò, le braccia di Shizuku si avvolsero intorno al collo di Ikki che bianchi serpenti. I suoi occhi color giada, che non aveva guardato nessun altro a parte Ikki, da quando era entrata in classe brillarono verso il fratello come se egli fosse una preda. Le sue labbra si avvicinarono per un secondo bacio.

Qui si mette male, molto male! Se va oltre faremmo una cosa orrenda, non può assolutamente essere un rapporto sano tra fratelli questo.

Ma anche se lo sapeva, Ikki non riusciva a muoversi. Sua sorella aveva chiuso i suoi occhi verdi e non gli permetteva di fuggire, se continuava così loro si sarebbero ancora…

Ma Stella risolse la situazione, tirando via Ikki da quella posizione con la forza.

«Noooooooooo!!! Cazzo, Ikki! Perché cavolo non la fermi?

Datti una regolata almeno tu!»

«S-scusa! O meglio, grazie per avermi salvato, Stella!»

Per la prima volta, Shizuku guardò qualcuno che non fosse il fratello, come se avesse notato solo ora la presenza della ragazza coi capelli color cremisi.

«Cosa fai?»

«Cosa faccio? Faccio ciò che è giusto! Che stai combinando?

Perché ti avvicini in quel modo osceno ad Ikki?»

«Osceno? Lo stavo semplicemente per baciare.»

«Appunto! Perché diamine dovresti farlo?»

«Io posso fare con mio fratello ciò che mi pare e piace.»

«Ikki, tua sorella è completamente pazza! Quale parte di lei sarebbe ‘una normale relazione tra fratelli’?»

«Non so cosa dirti, sono troppo sorpreso io stesso.»

«Ci hai interrotto più di una volta, ora. Per caso sei la tanto chiacchierata principessa Stella? Perché una reale si intromette in una conversazione tra due persone comuni?»

«Da quando le persone comuni hanno questo tipo di conversazioni?»

«Come ho detto prima, loro sono loro e noi siamo noi.»

«Stai glissando la questione! Pensa al modo comune di comportarsi.»

«Che persona chiassosa. Bene. Facciamo finta, per ipotesi, di pensare al modo comune di comportarsi e che quindi baciarsi tra fratelli sia una cosa contraria a ciò… a te cosa importa?»

«Ehm…»

«La questione è tra me e lui. Una principessa dalla mentalità ristretta non è coinvolta nei nostri affari e ne dovrebbe stare alla larga.»

Shizuku disse ciò con occhi semichiusi, e Stella trasalì. Questa sorellina era venuta all’accademia con un grandissimo desiderio di rincontrare il proprio fratello dopo quattro lunghi anni di separazione. Stella non aveva certo un legame diretto con Ikki, e non gli sarebbe dovuto importare di questa cosa, ma semplicemente avrebbe dovuto guardare la situazione con distacco. Questa donna però, non si comportava come una sorellina. Stava parlando ad Ikki in un modo che trascendeva il rapporto tra normali fratelli consanguinei e Stella non poteva lasciare quella persona da solo con il suo coinquilino. Così si preparò, col viso rosso come un peperone.

«Se la questione è semplicemente avere un legame con lui, allora ne ho uno. Io e lui abbiamo una relazione, quindi non posso

ovviamente permettere a nessuna di baciarlo…»

«Eh?!»

Aspetta! Ha appena detto che non mi lascerà baciare nessun’altra ragazza davanti a tutti? Vuol dire che… per caso… Stella prova qualcosa per m…?

«…perché Ikki è il mio padrone! Se il mio padrone si trasforma in un perverso Sis-con e viene buttato fuori dalla società, sarebbe ovviamente un grossissimo problema per me!»

Ikki chiuse gli occhi e abbasso la testa appoggiandosi una mano sulla fronte, udendo ciò.

«Sarebbe questa la ragione, Stella?»

«Grandissimo scandalo! Riesco già a vedere i titoli della prima pagina! [PRINCIPESSA E SELVAGGIO CHIUSI A CHIAVE IN CAMERA PER SETTANTADUE ORE]! Sarà decisamente così, si!»

«Kurogane sembra sicuramente più esperto, ma addirittura questo…»

«Wow, nasconde degli appetiti così forti?»

«Fare di una principessa la propria schiava? È ad un livello di perversione totalmente irraggiungibile.»

«Ehi, Stella… ti rendi conto di cosa hai appenda detto davanti a tutti?»

«M-ma non è così? Abbiamo fatto quel duello scommettendo tutti noi stessi e io ho perso. Il che significa, anche se non era mio desiderio, che il mio corpo e il mio cuore ti appartengono. Si potrebbe anche dire che siamo un tutt’uno nel corpo e nell’anima. Non c’è modo che io possa essere esclusa da tuoi affari. E mantenere il proprio signore sulla giusta strada è un dovere di ogni vassallo.»

«Non ti avevo chiesto di dimenticarti di questa cosa?»

«No! Il mio orgoglio reale me lo impedisce. E comunque, non hai già dato l’ordine a questa principessa ‘sii la mia compagna di stanza’?»

«Non ricordo di averlo detto in modo così categorico!

Comunque sia, non implicava nulla di immorale.»

«Ma quello che hai detto non è stato molto diverso…»

«Ok, però…»

«… è vero?»

Una voce glaciale colpì Ikki sulla schiena, facendogli sentire come se la morte gli fosse passata accanto. Rabbrividì lungo tutto il corpo, come se gli avessero messo del ghiaccio a posto del sangue nelle vene. Il fascino di Shizuku era scomparso, la sua voce fredda come l’Antartide.

«… è vero?»

Shizuku stava lì, a fissare Ikki. Il viso che sembrava una maschera di morte

Dio, che paura. Questa mi uccide.

«… Onii-sama, ti sto chiedendo se è vero o no.»

Lo chiese direttamente. Ikki voleva negare, se non lo avesse fatto sarebbe sicuramente accaduto qualcosa di brutto. Ma purtroppo Stella non aveva del tutto torto. L’onesto Ikki non poteva fare a meno di rispondere sinceramente, anche se le persone sincere non vivevano a lungo.

«B-Beh, come l’ha detta lei sembra molto più di quello che è, ma tutto sommato… sì, è così.»

«Quindi è vero? Ah… ahah… ahahah»

«S-shizuku?»

«Bugiardo.»

Shizuku sorrideva con gli occhi socchiusi, e un terrore atavico “come se qualcuno stesse leccando il suo midollo spinale” attraversò il corpo di Ikki.

«Perché dire una tale menzogna, Onii-sama? Non è possibile che tu faccia ciò. Non hai mai fatto qualcosa che mi avrebbe reso triste, mai detto qualcosa che avrebbe potuto farmi male. Questo non…»

«E-ehm. Shizuku-san…»

«…sei tu. Ah, ho capito! Sono sicura che questa donna ti sta ricattando per uscire con lei. E stai coprendo questa cosa per non farmi preoccupare, giusto? D’altronde che altro…»

«Aspetta, ascolta un attimo…»

«…potrebbe essere? Povero Onii-sama. Che donna orribile. Questo è esattamente il motivo per cui non volevo che tu lasciassi casa. Sei così sorprendete e affascinante, perché altrimenti delle persone lascive e stupide…»

«Shizuku, ti prego calmati un attimo e parliamo di questa cosa…»

«…che hanno solamente un seno grande si avvicinerebbero a te? Non ti biasimo, chiaro. Sei solo accattivante e sognante. Quindi è tutta colpa di quella donna. È solo colpa sua. Ti libererò io da questa cosa. Appari, Yoishigure!»

«Ehi Shizuku, fermati! Non puoi farlo! Metti via quell’arma pericolosa e ascoltami! Nessuno mi sta ricatt… mi stai ascoltando?»

«Oh, per favore Onii-sama. Sto ascoltando, come può Shizuku non sentire qualcosa che sta dicendo Onii-sama? È impossibile, come far girare il mondo al contrario. Sarò anche una primina e un rango B, inferiore a Stella-san, ma il mio elemento è l’acqua, il nemico naturale del fuoco. Mi fa piacere che ti preoccupi per me, ti amo, Onii-sama.»

«Come fai a dire che mi ascolti, se continui a tenere in mano il tuo Device? Stai dicendo cose senza senso sin dall’inizio!»

«Servimi, Laevateiin!»

«Cos… Stella, che fai? Le dai anche corda?»

«Mi spiace, ma a differenza tua, io non mi trattengo di fronte ad un avversario che punta il suo dispositivo contro di me. Se vuole combattere che si faccia avanti, sono qui.»

Ikki si rese conto che né Shizuku né Stella lo stavano più guardando. Vedevano solamente il nemico riflessi nei loro occhi color giada e rubino. Non poteva più fermarle con le parole, ora che avevano una preda davanti. Kagami, dal canto suo, aveva già cominciato ad evacuare gli studenti, il che dimostrava la grande abilità da giornalista che possedeva. Ben presto le uniche due ragazze rimaste in aula furono la Principessa Cremisi e la Strega dell’Acqua.

«Vedo che possiedi un Device modesto, proprio come il tuo petto, sorellina pervertita.»

«E tu un’arma senza alcuna eleganza, proprio come quell’enorme e volgare seno che ti ritrovi. Entrambi sono inutilmente grandi, si adattano bene a chi è…»

«Qualcuno così depravato, non può fare a meno di parlare per pregiudizi, ma mi perdonerai se, come donna, il mio cuore è grande quanto il mio petto.»

«… grassa.»

«… cos… IO …TI…UCCIDO…»

Ah, lasciamo perdere. È inutile provare a fermarle ormai.

Udendo Stella partire all’attacco, Ikki lasciò la stanza con le spalle curve, mentre i due blazer del primo anno riducevano l’aula in maceria.

6.

Ovviamente distruggere una classe a causa di un combattimento aveva le sue conseguenze. Gli insegnanti, dopo essersi riuniti, decisero la punizione per le due colpevoli: una settimana di arresti domiciliari. Fu così che i due migliori studenti del primo anno vennero entrambi sospesi il primo giorno di scuola. Questo scandalo divenne la notizia da prima pagina per il giornale di Kagami e il fatto si diffuse tra gli studenti a macchia d’olio. Ikki era contento di essersi risparmiato la prima pagina.

Tuttavia…

«Lei non era così prima, te lo giuro.»

Era rimasto scioccato da tante cose, e aveva continuato a sospirare anche dopo essere rientrato tardi nella stanza quella notte. Shizuku era sempre stata una ragazza da essere protetta, timida. Seguiva Ikki ovunque con passi leggeri e si nascondeva sempre ogni volta che succedeva qualcosa di imbarazzante, come un bambino obbediente. 

Come ha fatto a trasformarsi in una tale adolescente perfidamente seducente?

Stella, agli arresti domiciliari, si stava lamentando con lui con voce scontenta.

«Posso crederti, ma non eri così dispiaciuto della cosa, o sbaglio?»

«Non è vero.»

«Si, invece. Se non l’avessi fermata, saresti stato baciato due volte.»

«M-ma non è che io non mi sono mosso perché volevo quel bacio. Come posso dire? Shizuku sembra così matura e femminile che sono rimasto sopraffatto.»

«In altre parole, sei rimasto affascinato dalla tua sorellina che è diventata così bella dopo quattro lunghi anni di distanza.»

«No, non sto dicendo ques…»

Shizuku era ancora la sorella di Ikki. Non aveva mai pensato al loro rapporto come a qualcosa di diverso, e sicuramente non l’avrebbe mai fatto. Ma rivederla quel giorno, dopo quattro anni, con quei seducenti occhi umidi, le faccia leggermente arrossata, le labbra piccole e sottili. Se gli si chiedeva se ora vedeva Shizuku come una donna, non avrebbe potuto negarlo con convinzione.

«… forse non hai del tutto torto.»

«Sis-con.»

«Erk…»

«Pervertito.»

«Io… non ho scuse.»

Forse ho bisogno di una ragazza. D’altronde se sono rimasto affascinato dalla mia stessa sorella dopo quattro anni Ikki inciampò mentre si dirigeva verso il bagno.

«E ora dove pensi di andare?»

«Sto andando a rinfrescarmi la faccia e a farmi un bagno.»

Aveva preso troppi scossoni oggi. Una doccia veloce e poi a letto presto.

7.

«È così irritante!»

Dopo che Ikki entrò nel bagno, Stella si morse le labbra e mise il broncio.

Non ho del tutto torto, eh? Avresti dovuto negarlo con ogni singolo atomo del tuo corpo!

«… mi hai anche detto che sono bellissima.»

Ma venire distratto da sua sorella? È così fastidioso che non riesco neanche a stare ferma. Nonostante mi dica che vuole essere mio amico e condividere insieme la stanza, perché non si è avvicinato a me ancora? Mi sono sempre tenuta bene per lui, al risveglio mi sono alzata sempre prima per sistemarmi la massa di capelli informi della notte in modo che non avessi mai un aspetto sgradevole, e ogni sera sono sempre stata pronta per la leggendaria tradizione giapponese delle “scappatell…”. Aspetta! Così sembra che sia io che voglia fare queste cose. Se succedesse, naturalmente mi rifiuterei. Gli darei un calcio! Una principessa non può avere rapporti sessuali prima del matrimonio… tuttavia… non voglio lasciare le cose così.

«Anche se hai chiamato una ragazza non sposata “bella”! Anche se hai detto che volevi che andassimo più d’accordo!» Qual è il tuo piano, sputare tutte quelle sciocchezze e poi lasciarmi qui, in attesa? È questo quello che chiamano “non pescare un pesce che è già tuo?”. Voglio una spiegazione, e che sia sufficiente per chiedermi scusa per essere rimasto lì imbambolato dopo che è stato baciato dalla sorella. 

«Ah, dannazione! Idiota! Stupido d’un Ikki! Sis-con! Devi morire!»

Stella voleva piangere, si lanciò contro il cuscino, continuando ad insultarlo per tutto il tempo.

E se Ikki non era interessato a Stella, come donna? E se lei non era ciò che Ikki desiderava? E se fosse stato interessato a ragazze loli come Shizuku? Non riusciva a capire, anche se Stella non era molto alta, provava una certa sicurezza nei confronti del suo corpo maturo, ma cosa sarebbe successo se avesse scoperto che Ikki era un Sis-con, interessato alle ragazze loli? Ovviamente il fisico di Stella non sarebbe stato compatibile con i suoi gusti.

Sarebbe terribile. Non voglio. Non posso permetterlo!

«Uff… ok!»

Stella si diresse verso l’armadio. Era ora di mettere in atto il suo piano.

8.

[Sis-con!]

«Ahhh…»

Ikki sprofondò ancora di più nella vasca da bagno, mentre ricordava le parole di Stella, e i suoi sentimenti affondavano insieme a lui.

«Forse mi odia, ora…»

[Pervertito!]

«Wow…»

Ci sarebbe stato un ragazzo che non si sarebbe scoraggiato di fronte ad una ragazza che lo chiamava pervertito? Era insopportabile, soprattutto perché quelle parole dure venivano da Stella. Ikki rispettava Stella come un vero cavaliere, perché, nonostante fosse dotata di un enorme talento innato, puntava sempre a migliorarsi e non si arrendeva mai. Lui avrebbe potuto fare la stessa cosa, se avesse avuto un po’ di talento in più? Certo, era una ragazza stupenda, anche troppo. Ed essere odiato da qualcuno che ammirava sia come cavaliere che come donna lo lasciava alquanto depresso. Avrebbe dovuto chiarire questa cattiva impressione, appena possibile.

«Ma dovrò anche parlare con Shizuku domani.»

Mentre cambiare l’impressione che Stella aveva di lui era importante, era addirittura fondamentale far capire a Shizuku che non erano più bambini e non poteva andare in giro a baciare il fratello in quel modo. Non era una bella cosa che Shizuku fosse diventata così carina crescendo, solo per rovinare il loro incontro in quel modo. Mentre Ikki rifletteva su ciò, Stella entrò nell’angusto bagno, con indosso solamente un bikini rosa.

«S-sto e-entrando.»

Cosa stava succedendo? Per qualche ragione, Ikki sentiva che c’era qualcosa di profondamente sbagliato, come vedere una balena in uno stagno. 

Ah, giusto, ecco perché è strano. Stella è entrata in bagno indossando un costume da bagno. Strano, improprio e anche poco pratico. Un asciugamano, anche se più imbarazzante, avrebbe avuto più sens…

«…No no no no no!»

Ikki quasi affogò a testa in giù nell’acqua, quando registrò la situazione.

«Non è il costume il problema, è assurda la situazione in generale! Prima di tutto, perché sei venuta qui? Non capisco!»

«Ehi! Non c’è bisogno di essere così sconvolti, sai?»

«Certo che sono sconvolto! Come potrei non essere sconvolto? Scherzi a parte, che sta succedendo? Perché ti sei messa un bikini e sei entrata in bagno, mentre sapevi che c’ero già io?»

«Tu… non lo immagini?»

«Ovviamente no.»

«Ecco… io pensavo… di aiutarti a lavare il tuo corpo.»

Cos…ehhh? Oddio, mi gira la testa. Devo avere le allucinazioni. Stella vuole lavarmi il corpo? Ahahah sì, certo, come no? In che diavolo di strano scherzo sono finito?

«Mi spiace, Stella. Penso di non essere del tutto in me in questo momento. Credo di aver capito male, puoi ripetere?»

«Voglio dire…insomma… ecco… sono la tua schiava, no? Lavare il corpo del mio padrone è mio dovere come domestica.»

«Ah, ok, adesso capisco. Certo, essere una domestica è dur…» … che cosa?!

«… n-no, aspetta un attimo! Non ti ho mai chiesto niente del genere!»

«Lo farei anche senza che tu me lo chieda! Hideyoshi non lavò i sandali di Nobunaga senza che lui glielo chiedesse? Ecco, è esattamente così!»

«Ma di che diavolo stai parlando?»

«Ad ogni modo, questo è il mio dovere come schiava! Quindi sbrigati e siediti.»

«Non c’è regione per cui io debba farlo! Non posso certo lasciartelo fare! Tutta questa roba di schiavo e padrone è sbagliata! Prima Shizuku, ora tu, ma che cazzo è successo al senso di virtù di una ragazza?»

«Va bene se io dico che va bene! Fai come ti dico oppure…» … oppure…?

«… ti faccio bollire seduta stante.»

9.

*Rub rub rub*

Stella, la principessa dell’Impero Vermillion, al momento stava indossando un bikini ed era inginocchiata di fronte ad Ikki, che si stava lasciando lavare il suo corpo coperto solo da un asciugamano posto all’altezza dei fianchi.

Wow… questo è… incredibile…

Il cervello di Ikki era in tilt, o forse ci era già andato molto tempo prima. Se così non fosse stato, la situazione che stava vivendo era decisamente un sogno.

«Sappi che ritengo la promessa soddisfatta. Resterò al gioco per oggi, ma da domani mi rifiuterò di farlo.»

«L-lo so già. Non lo sto facendo perché voglio, dovresti saperlo. Ho perso e quindi sono la tua schiava, per ciò siamo in questa situazione.»

Ma perché non puoi semplicemente lasciar perdere, Stella?

Ma chiederle ciò non avrebbe portato a nulla di buono, non dopo l’ultima discussione avuta. Secondo il parere di Stella, quello che stava facendo era il dovere di uno schiavo, quindi non se ne sarebbe andata se non avesse assolto al suo compito almeno una volta. Ikki non la capiva, ma dato il suo temperamento regale non riusciva ad esprimere argomentazioni convincenti per sostenere il suo ragionamento.

Comunque sia, solo per oggi. Le andrò dietro solo per oggi e poi ci dimenticheremo di tutto questo.

Ikki giurò questo a sé stesso, mentre Stella stava lavando il suo corpo. Però…

«…Uh…»

I suoi occhi erano attratti dal corpo coperto solo da un bikini di Stella. La ragione gli diceva di non guardare, ma il suo cervello non la voleva ascoltare. Provò a distogliere lo sguardo, ma le sue emozioni lo costrinsero a sbirciare.

Vide la figura perfetta di questa affascinante compagna di stanza che non riusciva a capire. Stella era decisamente meno coperta rispetto a quando la vide seminuda la prima volta che si incontrarono, poteva vedere le ombre pallide della clavicola nella parte inferiore del suo lungo e sottile collo, la linea che proseguiva sulle spalle per finire lungo i fianchi tracciando una linea dolce ai bordi delle sue lunghe e bianche gambe. Ma la sua caratteristica più sorprendente era decisamente il seno, bianco e massiccio, abbastanza grande da gonfiarsi sotto il bikini. Era come una pesca perfettamente matura, che non poteva essere nascosto dalla propria uniforme. Quel seno che si muoveva a destra e sinistra, scivolando ogni volta che Stella si spostava. Vedendo quel movimento, Ikki sentì il sangue defluire dal cervello e la gola secca.

Questo è… uno spettacolo incredibile…

Non avrebbe mai potuto allontanare lo sguardo o chiudere gli occhi. Ikki era molto più posato degli altri ragazzi, forse anche troppo serio, ma aveva comunque sedici anni. Non era abbastanza adulto da poter togliere il suo sguardo dal corpo della ragazza affascinante che si trovava di fronte. Non poteva fare a meno di guardare furtivamente ogni angolo delle sue seducenti, morbide curve. Grazie al cielo, Stella non lo stava notando.

… Stella è veramente bella…

Naturalmente Stella era una donna bellissima, ma il suo corpo era bello anche come cavaliere. Ikki poteva vedere come Stella avesse tormentato sé stessa per raggiungere quella forma fisica. Aveva una volontà inflessibile, nonostante possedesse quel suo incredibile talento innato. Il suo corpo sembrava la scultura della sua anima.

… decisamente stupenda…

Era la prima volta che Ikki realizzava che aveva un corpo così bello. E voleva anche toccarlo in maniera così insistente. Ovviamente, toccarla era fuori questione, ma…

In quel momento, si rese conto che Stella aveva notato che la stava fissando. Stella aveva notato che Ikki la sbirciava da un po’ di tempo, dal momento che ogni donna era sensibile allo sguardo di un uomo, in special modo di un uomo che occupava così insistentemente i suoi pensieri. Probabilmente era quello che chiamavano “intuito femminile”, qualcosa che gli uomini non avrebbero mai potuto capire. Stella sentiva lo sguardo febbrile di Ikki sul suo corpo.

Oddio! Mi sta guardando! Mi sta fissando!

Lei sentiva quello sguardo, come se la stesse toccando veramente e il suo corpo reagì iniziando a scardarsi in modo febbrile. Il suo sguardo si spostò dalla nuca, alla clavicola, verso i seni, l’ombelico e le cosce, come se la stesse accarezzando con delicatezza.

È così imbarazzante… è come se fossi indifesa…

Ma oltre l’imbarazzo, Stella sentì che non le importava. Anzi, era sollevata perché quella era la prova che Ikki non provava antipatia nei suoi confronti, o perlomeno non le era indifferente. Vedere il corpo di Ikki l’aveva sconvolta e ad Ikki vedere il corpo di lei gli aveva fatto battere il cuore forte allo stesso modo. Stella era molto rassicurata da quella reazione e anche molto felice. 

Non perderò. Sicuramente non perderò contro quella sorellina

«Bene, ora… la schiena. Devo lavartela…»

Stella si voltò verso la schiena di Ikki dopo aver terminato con

il suo torso. Certo, non aveva intenzione di lavare la parte inferiore del corpo. Era ancora troppo presto per quello.

Giusto. Non ancora…

«O-ok, fai pure…»

Ikki fece attenzione a non dire a Stella di ignorare la parte della vita. Se la situazione l’avesse reso necessario, avrebbe preso il suo asciugamano e sarebbe corso via, a costo di sfondare il muro.

Rimane solo la parte posteriore e poi sarà tutto finito…

Finché non aveva cominciato a guardare il corpo di Stella, mantenere il controllo era stato relativamente semplice. Farsi lavare la schiena lo metteva un po’ a disagio, ma non avrebbe dovuto muoversi, poteva sopportarlo. Sarebbe riuscito a superare quel misterioso calvario. E poi avrebbe dimenticato tutto, quello che era successo oggi e non ne avrebbe fatto parola con nessuno. Avrebbe sepolto quei ricordi preziosi in una parte ben profonda e abbandonata della sua mente. Appena Ikki prese questa decisione risoluta, Stella improvvisamente parlò dietro di lui, con voce morbida come un battito d’ali di farfalla.

«Ehi, Ikki.»

«Cosa c’è?»

«Ehm… tu, vedi… voglio dire, c’è qualcosa che… mi piacerebbe… chiederti…»

«Certo, chiedi pure. Di che si tratta?»

«Ikki… a te… piacciono… le ragazze con il seno grande?»

Ikki si sentiva un martello che colpiva prepotentemente la parte posteriore della testa.

«Cos… Ah, tu!… C-c-cosa stai…»

«Voglio dire… non mi stavi fissando… poco fa?»

Waaahhh! Mi ha visto! Mi ha visto mentre la fissavo! Voglio morire, scomparire, evaporare nel vento all’istante!

«S-scusa! So che non avrei dovuto, assolutamente! Ma cerca di capire…»

«N-non devi scusarti. Rispondi solo alla domanda…» Rispondere a quella domanda? Avrebbe preferito gettarsi a terra e implorare perdono piuttosto che rispondere a quella domanda. Perché Stella gli stava chiedendo le sue preferenze sulle ragazze? A che gioco stava giocando? Terribile, troppo terribile. Aveva scatenato l’ira di qualche dio?

Era mortificato, ma Ikki non aveva scampo, così si rassegnò e sospirò una risposta.

«Io…si.»

«… mmh.»

«…»

«… …»

… dì qualcosa, Ikki Kurogane!

«Ehm, Stella…»

*Squish*

… due cose rotonde, più morbide della spugna e di gran lunga più delicate dei palmi delle mani, vennero a contatto con la sua schiena. Quel contatto recise il collegamento con la colonna vertebrale e il cervello, mandando in corto circuito la coscienza di Ikki all’istante. Impossibile. Stava accadendo tutto nel suo punto cieco. Non importava quando fosse bravo a guardarsi intorno, Ikki non riusciva a guardare dove non poteva fisicamente guardare. Ma anche se fosse stato completamente cieco, non vi era dubbio su quello che Stella aveva fatto.

«S-stella… cosa… tu…»

Prima che potesse chiedere delle spiegazioni, Stella si precipitò fuori dal bagno alla velocità della luce, con il viso rosso come un peperone.

«Perché?!»

Prima Shizuku, ora Stella. Solo per essere dell’altro sesso, le persone diventavano così difficili da capire?

Ikki non aveva compreso una singola cosa da quando si era svegliato quella mattina. Ma una cosa la sapeva con certezza: non avrebbe mai dimenticato quella sensazione sulla schiena.

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