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Prologo


1.  

In piedi nel mezzo del dojo colorato di rosso scarlatto, la ragazza richiamò per l’ennesima volta l’uomo di fronte a lei. Aveva un tono ansioso e preoccupato, ma l’uomo di mezz’età rise candidamente.

«Ahahah…ci vogliono ancora cento anni prima che un

avversario possa trattenersi contro di me! Fatti sotto.»

«Ma Papà… ultimamente il tuo fisico…»

«Proprio per quello voglio insegnarti tutto quello che so, prima che non sia più in grado nemmeno di reggere la spada.»

L’uomo di mezz’età, nonché padre della ragazza, si mise dunque in posizione di difesa.»

«Non sono un Blazer e dunque non ti posso aiutare in altro modo se non sulla pura abilità di scherma. Ma questa tecnica è il frutto di tutto ciò che ho imparato in una vita di allenamenti e perfezionamenti…e nessuno l’ha mai vista. Per questo ti sarà di aiuto, solo a te. Accettalo, Ayase.»

Gli occhi dell’anziano spadaccino brillarono di lì a poco di una fiamma battagliera che lei conosceva bene e che non poteva in alcun modo rifiutare.

Amava quell’espressione. «E sia…Padre.»

Detto ciò la ragazza, dimenticando il suo disagio, materializzò il suo Device, una katana di un rosso scuro, scuro come il sangue. Impugnò la katana saldamente ma senza stringerla troppo e fece come il padre le aveva appena chiesto: attaccò dritto di fronte a sé e affondò il colpo.

Era successo molto tempo fa, ormai. Ma ora lei aveva perso già tutto. Tutto quello era svanito. Non era riuscita a proteggere nulla di ciò che le era caro. Ma quella scena era ancora vivida nella sua mente.

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