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Discepolo


1.  

[Bentornati, spettatori! Il settimo match delle battaglie di selezione di oggi sta per cominciare!]

[Dal cancello blu sta entrando colui che ha sconfitto uno dei favoriti alla vittoria finale, il cavaliere di Rango C Shizuya Kirihara…è il cavaliere del primo anno, il “cavaliere Ripetente” di livello F, Ikki Kurogane! Finora è in striscia positiva perfetta, avendo vinto otto match su otto! E non solo, ad eccezione dell’incontro con Kirihara, non è mai stato ferito in alcun altro duello! Oggi però affronterà un nemico di pari livello di Kirihara!]

[Ed eccola, dal cancello rosso, è un membro del Consiglio Studentesco dell’Accademia e un’altra tra le favorite per la vittoria finale! Il cavaliere di Rango C del secondo anno, soprannominata “Runner’s High”, Tomaru Renren! E anche per lei come per Kurogane finora, otto vittorie su otto match!]

[Ma ricordiamo anche che Tomaru era la terza miglior studentessa dell’anno scorso…ed è dunque la terza studente più forte di tutta l’accademia! Lo dimostrerà ancora anche oggi, o il cavaliere ripetente riuscirà clamorosamente a sconfiggerla dando di nuovo sfogo alle sue forze quasi sovrumane? Yanagida-sensei, cosa ne pensa?]

[…che introduzione lunga…]

[…grazie! Bene, allora non ci resta altro che far partire il main event di oggi!]

La sirena dell’arena suonò dando il via ufficiale, da cui poi applausi sonori partirono dagli spalti gremiti. Finita l’acclamazione popolare, rimanevano solo due cavalieri nel ring. Un ragazzo che per Device aveva una classica katana giapponese, Kurogane Ikki. Una ragazza che per Device aveva due guanti d’arma, Tomaru Renren. Nonostante il match fosse appena cominciato, Renren stava ancora continuando a fare dei piccoli saltelli sul posto in un misto tra gioco e fine riscaldamento: la sua voce squillante poi richiamò Ikki.

«Kurogane-kun. Ho visto il tuo match con l’Hunter e devo farti i miei complimenti, è stato un duello bellissimo!»

Il sorriso di Tomaru spiccava sulla sua pelle abbronzata, ma quel sorriso durò poco, tramutandosi in un ghigno di sfida, presto replicato da Ikki stesso.

«Ti ringrazio. Detto poi da Tomaru-san, la terza persona più forte della scuola, significa ancora di più.»

«Usi la forma onorifica con me anche se siamo della stessa età? Eppure, è strano…non capisco, perché hai ripetuto l’anno se sai combattere così bene?»

«Ahaha…beh, diciamo che è complicato da spiegare.» «Uh…Beh, non so cosa ti sia successo ma è un vero peccato. Sarebbe stato più divertente se nella mia classe avessi avuto persone forti come te, Kurogane-kun.»

«Parli di persone forti, ma nella tua classe c’è Saijou-san, che è il quarto studente più forte dell’accademia.»

«Non è abbastanza forte. Voglio dire, fisicamente è fortissimo, ben più di me, ma quello non gli basta per battermi… e credo valga anche per te, Kurogane-kun. Se hai fatto tutta quella fatica per battere l’Hunter, non hai speranze contro di me.

Ti mostrerò come combatte qualcuno di DAVVERO forte!!» E improvvisamente, sparì dal campo di vista di Ikki.

Invisibilità? No, non stavolta.

Echeggiava un suono attorno ad Ikki, infatti: come se qualcuno stesse prendendo a pugni l’aria ad intervalli regolari tutto attorno a lui…come se qualcuno stesse correndo in cerchio a una velocità incredibile! E ikki lo aveva capito, dal residuo sulla sua retina dell’immagine di Renren: stava correndo attorno a lui a una velocità così elevata che sembrava fosse scomparsa. Quella era la Noble Art di RenRen, la sua capacità speciale!

[Mach Grid! RenRen sta già usando la sua capacità speciale, vuole chiudere il match immediatamente!]

Un’abilità davvero notevole: Renren riusciva ad ignorare la decelerazione naturale che l’attrito del suo corpo aveva nei confronti dell’aria, riuscendo dunque ad andare sempre più veloce, fino a punto di non essere nemmeno vista.

«Però…è ancora meglio di quanto avevo sentito dire.»

«Vederlo su un video e vederlo dal vivo sono due cose completamente diverse, vero?»

«Certamente, non riesco a starti dietro con la vista…ed è proprio questo il motivo per cui saltellavi sul posto prima, vero?

Per accumulare velocità fin da subito e partire subito fortissimo.»

«Bingo! Per me il problema è partire da ferma, ma con quei saltelli sul posto riesco a passare i cinquecento all’ora già col primo scatto! Ma cinquecento all’ora è niente per me, con Mach Grid posso tranquillamente sfondare il muro del suono!»

E mentre lo diceva era chiaro che non stava mentendo: Dai suoni di Lei che saltava di muro in muro per continuare ad accumulare velocità, Ikki capiva che stava sicuramente per arrivare a una velocità oltre il muro del suono…i 1200 chilometri all’ora! La sua velocità ormai supersonica era finalmente davvero invisibile all’occhio umano.

«Capisci ora? Io non sono soltanto invisibile come l’Hunter…non mi puoi prendere! Come puoi colpirmi se vado più veloce del suono?»

«Quindi se ti prendessi…ti dichiareresti sconfitta?»

«Ahah! Beh, se ci riuscissi, certo! Ma non puoi! Non c’è modo per te di farlo! Peccato, ma la tua strada verso il Festival finisce qui! Nulla di personale, Kurogane-kun! Let’s go, Supersonic Attack!!»

Nel momento in cui Ikki non riusciva nemmeno a vedere le immagini residue dell’ombra di Tomaru, la ragazza scattò improvvisamente verso di lui pronta per un pugno a velocità letteralmente supersonica!

 «Black Bird!»

E non era solo supersonica, ma era un colpo che superava probabilmente il 2000 chilometri all’ora di velocità, qualcosa di incredibile: era fuori discussione riuscire non solo a pararlo o schivarlo, nemmeno reagire a quel colpo era possibile. Tomaru era certa della vittoria, però…

«Quella ragazza è una stupida.»

La voce tenera ma lapidaria di una ragazza minuta dai capelli color argento sentenziò la sua sconfitta. Quella ragazza minuta, dall’aspetto quasi di una bambola, era Shizuku Kurogane, un cavaliere di Rango B soprannominata “Lorelei” o “Strega delle Profondità”, per via del suo particolare modo di vincere i match, quasi annegando ogni suo nemico. Era la sorella più giovane di Ikki Kurogane.

«Onii-sama non ha fatto fatica a battere l’Hunter per via della sua invisibilità.»

Ma ovviamente, le parole di Shizuku, che stava tra il pubblico, non potevano raggiungere le orecchie di Tomaru…ma Renren capì di lì a poco cosa avrebbe inteso.

Eh?

Tomaru sentì una strana sensazione addosso…come se fosse uno sguardo. Sì, era senza dubbio uno sguardo, puntato dritto su di lei. Era lo sguardo di Ikki che era riuscito a capire perfettamente dove era!!

I…incredibile! Mi ha vista??

Una frazione di secondo dopo, la figura di Ikki svanì dal campo visivo di Renren esattamente qualche centesimo di secondo prima che il suo pugno supersonico colpisse là dove Ikki era presente. Pochi centesimi di secondo dopo, Ikki, che si era spostato a lato, afferrò il colletto della maglia di Tomaru e sfruttando la sua stessa velocità, le fece compiere un giro completo su sé stessa e la schiantò schiena a terra con un solo fluido movimento!

«Ugh…»

Tomaru poi vide la punta di una lama nera troppo vicino al suo viso. Era tardi, non poteva reagire, e le mancava totalmente il fiato per via del colpo ricevuto.

«Ho vinto, dunque.»

«…»

Tomaru stava lentamente perdendo i sensi per la botta, ma soprattutto non era ancora riuscita a realizzare cosa era davvero successo…se non che aveva perso. Non c’era modo per lei ora di rialzarsi e ripartire da ferma, senza che Ikki la colpisse nel frattempo. Ecco perché a Tomaru non rimase altra scelta che annuire lievemente, confermando la sua resa.

[E’…è finita!! In meno di un minuto Ikki ha sconfitto Runner’s High, la terza studente più forte dell’accademia! È la sua nona vittoria consecutiva!! Il momento storico in cui un livello F si può qualificare come rappresentante della scuola al

Seven Stars Sword Art Festival si sta avvicinando sempre di più!]

[Pazzesco!]

[Tomaru non lo ha nemmeno toccato…]

[E quello sarebbe un livello F? Quel mostro?? Perché diavolo gli hanno fatto ripetere un anno??]

[Incredibile…]

«Come previsto. Un’altra vittoria senza nemmeno un graffio.»

Tra gli spettatori che applaudivano e incitavano Ikki, anche Arisuin si congratulava con il suo amico, seduto vicino a Shizuku.

«Non ha nemmeno dovuto usare Ittou Shura.»

«Era un match scritto dall’inizio. Onii-sama non ha avuto problemi a sconfiggere Kirihara per via della sua invisibilità, ma per via dei suoi attacchi a distanza. Non importa quanto uno sia veloce o quanto non si veda, nel momento in cui si entra nel raggio d’azione della superlativa abilità di Onii-sama non c’è speranza per nessuno.»

Per qualcuno del livello di Ikki, l’abilità di scherma era fondamentale, ma spesso a decidere le sorti di un duello equilibrato era avere o meno il “sesto senso”. Il senso di posizione, percezione e concentrazione di Ikki erano talmente sviluppati e perfezionati che non importava quasi nemmeno essere invisibili, lui avrebbe capito la posizione usando anche gli altri sensi. Tomaru aveva perso per quello.

«Ben fatto, Ikki.»

Una ragazza dai capelli rosso fuoco lo aspettava al cancello blu.

«Sento solamente un po’ di dolore al polso destro, ma a parte quello sto bene. Stella, fai del tuo meglio.»

«Non ce ne sarà bisogno, temo.»

Disse lei in tono fiducioso appena prima di entrare nella stessa arena.

[E ora gentili spettatori proseguiamo sull’onda dell’entusiasmo con il prossimo match, il numero otto di oggi! Diamo il benvenuto dal cancello blu all’unico cavaliere di Livello A della nostra scuola, la “Principessa Scarlatta” Stella Vermilion! Lei come il suo compagno di stanza Ikki Kurogane è a punteggio pieno, con otto vittorie e zero sconfitte, vittorie tutte ottenute per ritiro dei suoi avversari! Una supernova di pura potenza ha vinto finora senza nemmeno muovere un dito! Ma oggi il suo avversario è di grande livello, è il “Bufalo di Hanaiki!]

Dal cancello rosso entrò un gigante dalla testa rasata sicuro di sé.

[Il quarto studente più forte della nostra accademia, nonché membro del consiglio Studentesco, il cavaliere di Rango C soprannominato “Destroyer”, Saijou Ikazuchi! Anche lui a punteggio pieno, non arretra di fronte a Stella Vermilion! Nessun segno di timore o esitazione per lui, come ci aspettavamo! D’altronde il suo motto è “un uomo giapponese non fugge mai di fronte al nemico! Che sia finalmente il momento in cui scopriremo la vera forza della Principessa Scarlatta? Lo sapremo subito! Contendenti, preparate i vostri Device! VIA AL

MATCH!]

«UWOOOOOOOOO!!!»

[Whoa! Saijou evoca immediatamente il suo Device, Zambatou! La sua spada a due mani è già puntata verso il nemico!]

«Te lo chiederò una volta sola! Conosci la mia abilità?» Chiese lui con voce tonante.

«No. A differenza di Ikki non voglio sapere prima le abilità degli altri.»

«Umpf. Come sospettavo. Forse un livello C non è interessante per te?»

«Non è quello il motivo. Semplicemente questa battaglia, come tutte quelle del Festival, sono un allenamento per le battaglie vere nel mondo reale, quando saremo veri Magician Knights. E nel mondo reale non sempre c’è certezza di sapere cosa farà il tuo nemico. Un vero cavaliere deve sapersi adattare alla realtà.»

«Capisco. Interessante, molto nobile da parte tua, anche se sei solo una del primo anno. Peccato però che per oggi non ti servirà a nulla!»

*BOOM! *

Con un fracasso assordante, Saijou colpì per terra con la sua lama creando una crepa nel terreno, per poi rialzarla e rotearla tra le sue mani. Dalla lama di Zambatou usciva energia magica che quasi cozzava con quella prodotta da Laevateinn, la spada di Stella.

«La mia abilità è quella di accumulare forza nei miei colpi.

Più volte roteo la spada nelle mie mani più essa diventa pesante. Il massimo che posso raggiungere di peso è circa dieci tonnellate! Il motivo della tua sconfitta sarà proprio quello di non aver saputo cosa sono in grado di fare e di non avermelo impedito quando potevi! Crescendo Axe!»

Accumulare forza e peso nella spada roteandola: Saijou ormai lo aveva fatto circa una dozzina di volte, il che significava che era sicuramente vicino a quel limite di dieci tonnellate che aveva dichiarato, una forza sufficiente a sconfiggere quasi chiunque. 

«…eppure, non importa quanto colpisci forte, non serve se non puoi colpire il nemico.»

Ecco perché lui non aveva speranze contro Tomaru Renren. Per quanto la forza di Saijou fosse immensa, era altrettanto certo che fosse molto lento e per avversari che facevano della velocità il loro punto di forza, come Tomaru stessa, non c’era storia. Stella non era di certo veloce come Tomaru, ma quello era un attacco che avrebbe evitato quasi ad occhi chiusi.

«Tuttavia, credo che parerò il colpo!»

«COSA?»

*CLANG!!*

Un boato metallico echeggiò nell’arena dovuto allo scontro delle due lame! Ma non solo Stella riuscì a parare il colpo del nemico… lo spinse via!!

«Impossibile!!»

Aveva perso sul suo campo, sulla mera forza bruta. Saijou era senza parole.

E non avrebbe mai potuto immaginare una cosa del genere, in quanto Saijou non aveva mai visto il duello di Stella e Ikki, l’unico momento in cui lei aveva davvero usato tutta la sua forza. Se lui aveva la forza di creare buchi nel terreno con la sua spada, Stella era sicuramente in grado di fare molto peggio, di scuotere persino le fondamenta della Terra!

«Farai meglio a ricordarlo, senpai.»

Stella si mosse rapidamente verso un esterefatto Saijou, colto con la guardia bassa, e gli punto il palmo della mano al viso.

«Forza, capacità magica, tecnica. Io sono il meglio in tutto. Ecco perché sono un Rango A.»

Un istante dopo, un’esplosione partì dalla mano di Stella e colpì in pieno viso Saijou che volò a una decina di metri da lei, stramazzando a terra svenuto. L’arbitro ci impiegò qualche secondo a fare una chiamata ormai dovuta.

[Il match è finito! Vince Stella Vermilion!]

[I…incredibile! Un’altra vittoria perfetta! Nonostante Saijou non si sia tirato indietro, non c’è stata storia! È davvero questo il top del mondo, l’elite dei cavalieri! E se questi sono davvero i cavalieri del primo anno, quest’anno davvero la corona di Re del Seven Stars Festival potrebbe tornare all’accademia Hagun!] Dopo un breve saluto al pubblico in festa, Stella lasciò il ring. Era ormai circa un mese che le battaglie di selezione erano cominciate, e la primavera era ormai alle porte.

Il Cavaliere Ripetente, Kurogane Ikki.

La Principessa Scarlatta, Stella Vermilion.

Lorelei, Kurogane Shizuku.

Erano tutti e tre a punteggio pieno, nove vittorie consecutive…e ormai non erano più solo nomi nell’aria, ma gente conosciuta e temuta.

2.

«Complimenti, Onii-sama!!»

Appena Ikki uscì dall’arena numero cinque, un dolcissimo peso gli si fece contro. Era Shizuku con i suoi grandi occhi verdi che lo teneva per il braccio, felice per la sua vittoria. Arisuin era con lei.

«Grazie Shizuku. Per favore, però, puoi non abbracciarmi di fronte a tutti…è imbarazzante.»

«Ok. Però sei carino quando arrossisci.»

«Alice, sembra che le mie parole non la raggiungano…dici che sia la mancanza di comunicazione negli ultimi quattro anni la causa?»

«Fufu…credo proprio sia la causa di tutto, sì.»

«Ahhhh! Shizuku sta ancora abbracciando Ikki!»

Un ruggito da dietro Ikki echeggiò verso Shizuku…e la persona da cui proveniva era proprio Stella, appena uscita anche lei dalla stessa arena. Alla sua vista, l’espressione angelica di Shizuku si tramutò bruscamente in una di fastidio totale.

«Che vuoi? Visto che dici di essere matura, perché urli come un bambino?»

«Forse perché qualcuno sta facendo il bambino e sta di nuovo facendo cose strane di fronte a tutti!»

«Cose strane? Non capisco. Sto solo recuperando il tempo perso con mio fratello. Giusto, Onii-sama? Non siamo semplicemente parenti stretti che vanno d’accordo?»

«S…sì. Ma mi sei un po’ troppo vicina al viso… un po’ più di distanza sarebbe meglio.»

«Vedi? Onii-sama ha detto sì!»

«Ehi! Non cambiare la realtà a tuo piacimento! Non ha detto solo sì!»

«Non capisco davvero cosa stai dicendo. Rifletti bene, Stellasan. Sono vicina sicuramente a Onii-sama, ma non così tanto come dici: anche perché, pure se usassi tutta la mia forza, per Onii-sama non sarebbe affatto difficile liberarsi dalla mia presa…dunque se avesse davvero voluto, lo avrebbe già fatto. E poi, Onii-sama non farebbe mai qualcosa di così cattivo alla sua tenera sorellina che non vede da quattro anni e che gli vuole un bene dell’anima, giusto?»

Era un ‘giusto?’ detto con un tono a cui non vi era replica, per un uomo buono e onesto come Ikki. Shizuku ora aveva condito il tutto con uno sguardo da cucciolo indifeso, rendendosi inattaccabile.

«S…sì…non lo farei.» IKKI!!!!

«Capisci la differenza? Un rapporto così vicino è concesso solo ai parenti stretti come noi. Stella-san che non ha un rapporto così stretto non ha alcun diritto di intromettersi.»

«Non…non è così! Noi… io… lui…»

«Oh? Dunque…che tipo di relazione avete?»

«Ecco…»

«Stavi per dire che siete padrone e schiavo, giusto? Ma anche se tu lo fossi, staresti comunque sbagliando. Coloro che a casa tua ti servono non si intromettono negli affari tuoi e dei tuoi familiari, giusto? Dunque, perché tu dovresti farlo con me e Oniisama? O forse i membri della famiglia Vermilion fanno solo ciò che gli conviene?»

«Ah…Mmmmh…»

Stella era costretta a mordersi le labbra di fronte alle risposte di Shizuku, ma Ikki sapeva bene cosa voleva dire. La loro relazione era davvero cambiata, in quella notte di luna piena un mese fa, passando da semplici compagni di stanza a innamorati. Ma Stella era una principessa, seppur di un piccolo Stato, e dunque dovevano agire con cautela per non causare scandali. Erano costretti a nascondere la loro relazione al pubblico per questo, ed entrambi lo sapevano bene. Lo avevano deciso assieme.

Però nessuna donna in cuor suo può restare impassibile mentre un’altra donna, anche se è una parente, mette le mani addosso al proprio uomo in quel modo. Stella era naturalmente inferocita, ma aveva le mani legate. Il silenzio forzato era l’unica risposta possibile

«Codarda…»

«Eh? Shizuku?»

«Niente, niente. Possiamo andare, Onii-sama?»

«Ehm…»

Stella lanciò uno sguardo intriso di gelosia a Shizuku mentre lei lo stava quasi trascinando via senza attendere la conferma di Ikki. Era davvero arrabbiata, quasi sul punto di piangere. Se non fosse stato pericoloso, sarebbe stato quasi tenero.

«Grrrrrr…»

Asp… cazz… Sta ringhiando?

«E…ehi Shizuku. Aspetta. Come pensavo, mi sento a disagio a stare a braccetto con mia sorella, davanti a tutti e a quest’età. E’…è un po’ troppo.»

Ikki, percependo il pericolo, tentò di smorzare la situazione. Shizuku sembrò indispettita dalla frase, ma lasciò subito andare il suo braccio.

«Capisco, Onii-sama…non vorrei mai tu mi odiassi.»

«Non c’è modo per cui possa odiarti.»

Ed era vero. Nonostante tutto, era sempre sua sorella e lui le voleva bene davvero. Quelle parole fecero sorridere Shizuku che…

«Grazie. Però, Onii-sama…»

…si fermò e il sorriso si intristì leggermente. Il tono di Shizuku passò a un tenero sibilo che soltanto Ikki poteva sentire.

«Se sei sempre così gentile, non potrai mai andare avanti, fare il passo successivo.»

La sua sorellina, seppur così giovane, probabilmente aveva già intuito qualcosa.

…fare il passo successivo…che sia…

Sì, proprio quello. Ikki era insieme a Stella ufficialmente da ormai un mese, ma la loro relazione non è progredita di un centimetro. Anzi, era quasi retrocessa, come se ci fosse un piccolo muro tra i due. 

Voleva esserle più vicino, avere più contatto fisico, desiderava davvero avere di più da lei…appunto, fare il passo successivo. Essere più fidanzati. Ma non sapeva davvero da che parte cominciare. Come si faceva a discutere una cosa del genere? Non so come fare.

L’inesperienza assoluta di Ikki col gentil sesso ora lo penalizzava tantissimo: non sapeva leggere i tempi delle cose, cogliere i segnali. E il peggio era che pure Stella era nella stessa identica situazione. Era come se i due navigassero a vista nell’oceano. Era logico che stesse andando male.

…come ha detto Shizuku, dovrebbe esser l’uomo a fare il primo passo?

Ma se fosse stata lei invece a fare il primo passo e lui l’avesse trovata volgare? L’avrebbe rifiutata per questo e si sarebbero lasciati…e sarebbe stato un disastro. Era l’ultima cosa al mondo che Stella voleva ora. E dunque nel terrore reciproco di sbagliare nessuno muoveva un passo. Nemmeno una carezza in un mese.

Uff…vorrei tanto avere almeno un bacio…

Si sentivano soli pur essendo un mese che erano insieme.

3.

«Ah, guarda chi c’è!»

«E’ la Principessa Scarlatta! E con lei ci sono anche Lorelei e il Ripetente.»

«Hanno davvero un certo carisma, effettivamente.»

«Ma che dici? A parte le due ragazze, quell’altro è solo un

Livello F con un po’ di fortuna, tutto qui.»

«Davvero lo pensi ancora?»

«Esatto! Ho sentito oggi che Vermilion e Kurogane hanno battuto il numero quattro e il numero tre dell’accademia come se niente fosse.»

«Cosa?? Solo la “Scharlach Frau” e la presidente del consiglio sono meglio di loro!»

«Beh, quei due stanno facendo davvero bene e se anche la fortuna è dalla loro parte, arrivare al Festival per loro è cosa fatta. Anche la sorella di Kurogane è ancora imbattuta nei match.»

«Quelli del primo anno quest’anno sono notevoli. E quel tipo alto dietro la Strega delle Profondità è pure forte!»

«Non è ‘Quel tipo’! Nagi-sama ha un soprannome figo, ‘Black Sonia’!»

«Ma senti questo…chiamare il nostro Nagi-sama ‘quel tipo’!» «Ah, scusate…»

«Così tanto talento solo nel primo anno…magari quest’ anno l’accademia ce la può fare davvero!»

Mentre il gruppetto dei quattro tornava verso la scuola dall’arena numero cinque, si sentivano tutti al centro dell’attenzione. D’altronde ormai un mese era passato dall’inizio delle battaglie di selezione e una grossa scrematura dei potenziali candidati era ormai già stata fatta. Quattro come loro che erano ancora imbattuti dovevano essere sicuramente oggetto di discussione. Soprattutto Ikki era al centro dell’attenzione: la sua vittoria totalmente a sorpresa nel primo incontro con Kirihara è stato a dir poco uno shock in tutta la scuola. E dopo lui altri cavalieri altrettanto forti erano caduti di fronte a Ikki in duelli letteralmente a senso unico…tutti di fronte a quello che era per tutti un ripetente, il peggiore di tutti. Era davvero difficile per la massa accettare la realtà, ma duello dopo duello, vittoria dopo vittoria, nessuno poteva davvero negare l’evidenza. Nessuno poteva più prendere in giro Ikki né metterlo in discussione oltre modo: anzi, stava cominciando a far crescere insicurezza anche nei ranghi più alti dei cavalieri, che ormai non riuscivano a capire davvero quale fosse il suo vero limite.

Al vedere quegli sguardi, Stella si inorgoglì:

«Oh, finalmente quegli idioti iniziano a capire la forza di Ikki.»

«Ovviamente.  Mio fratello è la persona migliore del mondo, e chiunque non lo avesse notato finora era solo uno sciocco. Tuttavia, è anche vero che le cose sono cambiate molto nell’ultimo mese: basta che noti quanta gente viene alla lezione della pausa pranzo.»

«È vero. Sono rimasta ancor più sorpresa quando persino i senpai del terzo anno hanno cominciato a frequentarla.»

La lezione di cui stavano parlando era quella che Ikki dava a tutti, gratuitamente, in pausa pranzo, quasi forzato dai suoi stessi compagni di classe: una lezione di arti marziali. Ikki non insegnava solo scherma, ma anche lezioni di bastone, spade lunghe, corte e persino tiro con l’arco. Solo lui poteva farlo, grazie alla sua maestria eccezionale in più stili e armi imparata in mesi e mesi di osservazione degli altri ed allenamento. Era un vero artista marziale a 360 gradi. Nonostante questo però, Ikki non considerava altri che la scherma come sua specialità e dunque non avrebbe mai insegnato vere tecniche specifiche delle altre arti marziali: lui la voleva tenere quanto più basilare possibile come lezione. All’inizio, solo alcuni dei suoi compagni di classe parteciparono: ma i miglioramenti furono evidenti fin quasi da subito e questo fece spargere la voce in tutta la scuola…e persino oltre! Anche studenti di altre scuole venivano ad assistere alla sua lezione. Un cambiamento incredibile in un solo mese.

«Ma il più grande cambiamento recente penso sia stato…quello.»

‘Quello’ era un cambiamento strano, cominciato circa una settimana fa: Ikki pensava che ignorarlo sarebbe bastato, ma non era così…e dunque andava affrontato.

«Onii-sama…cosa intendi per ‘quello’?»

«…penso che qualcuno mi stia stalkerando.»

«EH???»

Stella e Shizuku urlarono di sorpresa contemporaneamente.

«S…stalker!! Quel tipo di stalker, vero? Quello che ti segue di nascosto, si intrufola in camera tua, si rade dei peli della barba e te li manda via posta? Quel tipo di stalker, vero??»

«Stella-san, non credo arrivino a quel livello. E poi, che cosa otterrebbero mandandoti dei peli di barba in una lettera?»

«Forse è uno stalker che ci tiene al suo aspetto fisico. Uno stalker gentile?»

«Finitela! Non pensate a questi dettagli! Non è il momento!»

«Però ha ragione. Onii-sama, spiegati meglio per favore.»

«…ho cominciato a percepirlo circa una settimana fa e da allora mi sta seguendo costantemente. Anche Alice lo ha notato, giusto?»

«Certo. Siccome non ne sembravi preoccupato, non ho sollevato l’argomento.»

«Beh, pensavo che sarebbe stata una cosa momentanea, che ignorandolo si sarebbe arreso…ma non molla.»

«Ricordi di aver fatto qualcosa che possa averti creato dei nemici?»

«…no, non mi sembra.»

Disse Ikki dopo averci riflettuto un attimo. E in effetti, Ikki non sentiva intenzioni malvagie in quella presenza. Se avesse dovuto definire cosa gli diceva il suo sesto senso, la parola “rimorso” sarebbe stata corretta per definire quello strano stalker. «…che sia invece innamorato? Innamorato di Ikki?»

«Ah, beh, può essere! Gli stalker a volte provano sentimenti strani, ma tutti originati da un amore distorto.»

«Onii-sama è di sicuro una persona che risalta sulla massa, soprattutto è ben visto dalle donne: per una di loro potrebbe anche essere semplice che lei abbia scambiato qualche suo sguardo o parola per interesse nei suoi confronti.»

«Eppure, Ikki sembra piuttosto impacciato con le donne…»

«Vero anche questo, ma impacciato forse non è giusto. È un timidone! Ma forse è proprio questo che scatena le donne, è un istinto naturale di protezione.»

Ikki sorrise quasi imbarazzato a Stella, che lo stava fissando come se fosse colpa sua. Il ragazzo era indiscutibilmente famoso con le donne, molte lo raggiungevano, gli chiedevano consigli, opinioni, e spesso tifavano per lui nei suoi match. Ikki soprattutto non riusciva esattamente a gestirle, vista la sua inesperienza col gentil sesso. Shizuku per esempio con i suoi fan maschili era molto più fredda e distaccata, mentre Arisuin era disponibile il giusto. Ikki invece era ancora insicuro, non rifiutava mai nessuna chiaccherata, né stretta di mano e rispondeva a ogni richiesta e domanda: capitava talvolta che arrivasse tardi alle lezioni perché si era fermato a parlare con qualche ragazza che lo aveva fermato sulla strada dell’aula. Non sapeva dire di no a nessuno. Per questo sarebbe stato perfettamente plausibile se qualcuno avesse malinterpretato la gentilezza di Ikki…e Stella sentiva come un brivido a tale pensiero. Ikki però non credeva fosse quello il caso, dato che non sentiva altro che rimorso da quella presenza.

«Se fosse soltanto qualcuno che gli vuole fare i complimenti non sarebbe un problema, ma permettere a qualcun altro di metterti le mani addosso…beh, quello è fuori discussione, Oniisama. È tempo di qualche tortura.»

«Che cosa vuoi fare con quel piumino, Shizuku??»

«Non è ovvio? Voglio torturare quello stalker a suon di solletico.»

«…non ti facevo così dolce nei modi di tortura.»

«Ripetilo quando mi avrai visto solleticargli il retro dei bulbi oculari.»

«OH! QUESTO È DAVVERO DA TE!»

«…a parte questo, è ora di scoprire finalmente chi è il colpevole, che dite?»

Ikki disse questo e si girò verso un muro lì vicino, verso l’angolo da cui erano appena passati.

«Vuoi dire che anche ora…»

«Non solo. Fin da stamattina, da quando stavamo correndo assieme.»

Ora lo sguardo sicuro di Ikki si era spostato su un cespuglio vicino a quell’angolo stesso. Dopo qualche secondo, Ikki disse ad alta voce:

«Ehi tu, che ti stai nascondendo dietro quel cespuglio. Visto che mi segui da un po’ ormai…ti serve qualcosa da me?»

Voleva esser certo che lo sentisse. E infatti…

«AH! OOOH»

Sorpreso, lo stalker perse l’equilibrio e cadde per terra fuori dal cespuglio reggendo ancora due rami di albero per mantenere, secondo lui, la sua copertura. Ikki era preparato a chissà quale cattivo sarebbe uscito da lì, ma quel che vide lo sorprese molto.

Era una ragazza.

«Ah! No…no…non è come pensi! Oddio…»

La ragazza, che portava l’uniforme della sua stessa scuola, era confusa ed agitata, decisamente imbarazzata dall’esser stata scoperta. Talmente tanto che, in un lampo, si alzò e scappò dietro di lei… finendo nel piccolo laghetto della scuola!

«AH!!»

*Splash!!*

Mentre cercava disperatamente di scappare, scivolò su una pietra bagnata e cadde nel laghetto, battendo la testa e svenendo!

«Cosa…oh mamma! Alice, presto, aiutami a tirarla fuori!»

«Oh, cielo, che situazione.»

Mentre Ikki e Arisuin si misero in azione per salvare la ragazza, Stella e Shizuku…

«Che…carinA che è questo stalker.»

«Credo che sia arrivato finalmente il momento di usare questo piumino.»

…sentirono immediatamente il loro sesto senso femminile mettersi in moto.

4.

Una piccola stanza scura, illuminata solo da una lampada da tavolo era ora protagonista, assieme a una ragazza seduta sul letto della stanza stessa e quattro uomini che la circondavano. Quei quattro uomini avevano uno sguardo minaccioso e la pressavano con domande continue:

«Sii precisa! È vero che stavi stalkerando la vittima, Kurogane Ikki, giusto?»

«Ti abbiamo colto in flagrante! O vuoi negare anche l’evidenza?»

Le voci minacciose la spaventavano, mentre il ritmo delle domande non le dava modo di rispondere accuratamente.

«No…no…non lo stavo stalkerando…»

«Basta scuse!»

«Io…»

«È ovvio che lo stavi seguendo da una settimana!»

«E ancora vuoi negare?»

«Sì! È ora di torturarti! Torturarti! TORTURARTI!»

«BASTA!!»

E finalmente, la ragazza si svegliò dal suo incubo. Ora vedeva un soffitto bianco: un lieve odore di medicinale impregnava la stanza, ricordandole la camera di un ospedale…e in un lampo capì di essere nell’infermeria della scuola. A quel pensiero, si rilassò sul letto.

«Meno male, era solo un sogn…»

«…ti stritolo, soffoco, strozzo, ti taglio le dita, ti strappo le unghie…»

Una flebile voce era accanto a lei, e quando si voltò per vedere chi era vide una piccola ragazzina dai capelli argentei sussurrare quelle cattiverie.

«…ti brucio, ti impicco, ti annego…poi ti lego a un albero e ti frusto…Oh, sei sveglia?»

«Ma…cosa…cosa stai dicendo?»

«Chissà. Forse era solo un brutto sogno, ti sarai immaginata tutto. Onii-sama, si è svegliata.»

La ragazzina dai capelli argentei, Shizuku, chiamò dall’altra parte della stanza: di lì a poco Stella, Ikki e Arisuin entrarono.

«Oh, meno male, mi ero preoccupato! Hai preso una bella botta. Per fortuna che la magia di cura di Shizuku è eccezionale.»

«Non potevamo usare una capsula della scuola perché non era una ferita da match, ma fortunatamente Shizuku è fortissima in queste cose. Ti fa ancora male la testa?»

Dopo un po’, la ragazza comprese del tutto la situazione. Era scivolata e aveva battuto la testa, svenendo sul colpo…e quei quattro l’avevano portata in infermeria e curata.

«No…no, sembra di no…ma grazie per esservi presi cura di me.»

La ragazza si mise lentamente a sedere sul letto e fece un breve inchino a Ikki e agli altri per ringraziarli: era decisamente gentile per essere uno stalker. Tuttavia, i quattro non si spiegavano perché la ragazza non stesse minimamente guardando negli occhi nessuno di loro.

«Ci mancherebbe, anche se tutto è successo molto in fretta. È una fortuna che non fosse niente di grave. Ma…perché non mi guardi negli occhi quando parlo?»

«…per…per favore, non farci caso. C’è…c’è un motivo personale per questo.»

Il nervosismo era tangibile nel suo tono di voce, esattamente come tutto il suo corpo era ancora teso come una corda di violino, senza accenni di calmarsi. Forse davvero aveva del rancore verso Ikki ed era semplicemente arrabbiata. Beh, non c’era modo di saperlo senza chiederlo direttamente.

«Comunque, se ora stai meglio, vorrei chiederti qualcosa…cominciando dal tuo nome.»

«Mi chiamo…Ayatsuji Ayase. Terzo Anno.» Una dell’ultimo anno? Questa è una sorpresa.

Ikki era veramente sorpreso che fosse più grande di lui, probabilmente per via della sua reazione infantile quando è stata scoperta, o per via del fatto che non riusciva (o volesse) nemmeno guardarli negli occhi. Questo però non cambiava effettivamente granchè, se non il fatto che da lì in avanti si sarebbe rivolto a lei con la corretta forma onorifica.

«Dunque, Ayatsuji-senpai, vorrei chiederle di nuovo perché mi stava seguen…ehm, Senpai?»

«D…dimmi…»

«Non sta solo guardando in un’altra direzione, ma tutta la sua testa è in direzione opposta alla mia. Per favore, qual è il problema?»

Lei infatti era praticamente voltata verso il muro alla sua destra, opposta a lui e agli altri…e se non si girava di più era solo perché il suo collo era già al limite.

«Davvero, non…non importa.»

«Ma a me forse sì! È la prima volta che qualcuno con cui sto parlando mostra così tanto evidente disinteresse nei miei confronti! C’è forse qualcosa di così importante su quel muro che sta guardando?»

«Ehm…è…è imbarazzante…»

Disse lei con un tono di voce bassissimo, quasi sussurrato. «Eh?»

«…parlare…parlare con un ragazzo che ho appena conosciuto, dritto…dritto negli occhi…per me è davvero imbarazzante, mi mette a disagio…»

Ed effettivamente lei era arrossita parecchio, come se fosse quasi in fiamme.

«Come…come       fai,       Kurogane-kun,           a          parlare            così tranquillamente con una ragazza appena conosciuta?»

«Come faccio…? Beh, mi sembra solo normale guardare in faccia la persona con cui sto conversando.»

«Normale…normale…! Per me sembra già incredibile questo. Per me è impossibile, davvero…anche se so che è maleducazione farlo, ma proprio è più forte di me…»

Ikki non pensava mai avrebbe ricevuto un complimento per una cosa del genere. In verità, Ayase ogni tanto sbirciava verso di lui, ma appena sentiva gli occhi di Ikki incrociare i suoi immediatamente si ritraeva: l’imbarazzo era davvero tanto, e non sembrava una finta. Sembrava che Ayase fosse davvero una senpai molto timida.

…è un problema, però. Vorrei parlarle con tranquillità.

Anche perché senza vederla negli occhi era difficile capire se stesse mentendo o meno. Ikki stava riflettendo sul da farsi, quando le ragazze intervennero.

«Quindi, se è parlare con gli uomini il problema…»

«…parla con noi, dunque.»

Stella e Shizuku uscirono allo scoperto imponendo una soluzione e mettendosi davanti a Ikki.

«Ti faremo dire tutto, dunque. Senpai, perché stavi tallonando

Ikki? Qual è il suo obiettivo?»

«Eh…ehm…»

«In realtà non è così difficile da capire perché lo stava seguendo. Ha gli occhi intrisi di desiderio, di lussuria.»

«DAVVERO??»

«No! No! Vi giuro che non è quello!»

Come pensava Ikki, la ragione per cui Ayase lo stava seguendo non era odio o affetto. Dunque…perché?

…uh…?

Quando Ayase alzò istintivamente le mani per negare le affermazioni di Stella e Shizuku, Ikki notò qualcosa. Calli. Risultato dell’uso continuato e ripetuto nel tempo della spada… e quello fece subito pensare una cosa a Ikki.

…quei calli, e quel cognome…Ayatsuji…che sia…??

«Senpai…è per caso una parente di Ayatsuji Kaito-san?»

Alla domanda, Ayase si voltò subito verso Ikki con gli occhi pieni di sorpresa.

«S… Sì, Ayatsuji Kaito è mio padre…ma…ma come fai a saperlo?»

«I calli sulle sue mani sono tipiche di uno spadaccino allenato. Allenamento che ha dimostrato anche seguendo sempre me e Stella durante le nostre corse mattutine. In più, quando ha detto che si chiama Ayatsuji di cognome ho fatto uno più uno…tuttavia, scoprire che la figlia del grande Ayatsuji Kaito studia nella mia stessa scuola è una bella sorpresa.»

Stella però non capiva tutta l’euforia di Ikki, dunque chiese ad Arisuin:

«Ehi…chi è questo Ayatsuji Kaito?»

«Non lo so, sinceramente, non mi dice nulla.»

«È un non-Blazer soprannominato “l’ultimo Samurai”. Non è una sorpresa vedere perché neanche Alice lo sappia, dato che di solito i Blazers non si interessano degli esponenti delle arti marziali: per chiunque abbia studiato un po’ scherma, tuttavia, il nome Ayatsuji Kaito è uno dei primi che si conoscono. È uno dei migliori maestri al mondo.»

Il Torneo dell’Est e dell’Ovest; la Sfida del Drago Paradisiaco; la Coppa Musashi; il Tenth Dan Match. Era un genio della scherma che aveva vinto tutte queste competizioni, le più famose a livello mondiale per i non Blazers. Aveva persino sconfitto vari criminali e terroristi Blazers quando era all’apice della sua forma.

«Normalmente, nemmeno una pistola servirebbe a molto contro un Blazer che può usare la capacità magica…ma per la sua spada questo non era uno scoglio. Proprio per la sua abilità era forse la persona che più al mondo rimpiangeva non avere avuto un briciolo di capacità magica, altrimenti sarebbe stato uno degli uomini più forti del mondo. Questa sua smisurata abilità però gli procurò molti nemici proprio tra i Blazers stessi che, vista la sua fama, fecero di tutto per tenere il mondo all’oscuro del suo nome.»

«Shizuku però lo conosce.»

«Perché il clan Kurogane studia approfonditamente le arti marziali e la scherma.»

L’odio della famiglia Kurogane verso il fratello non fece mai gradire a Shizuku il metodo di studio della famiglia stessa, e fece di tutto per non seguirlo…ma il nome dell’Ultimo Samurai l’aveva comunque affascinata per la sua forza e onestà. Allo stesso modo, quel nome aveva profondamente colpito anche Ikki.

«Da ragazzo guardavo sempre i video dei match di Kaito-san, mi aiutavano mentre studiavo scherma. Alle scuole medie andai

addirittura al suo dojo per sfidarlo a un match.»

«Davvero?»

«Certo, e rifiutarono la mia sfida dicendo che non disputavano match di quel tipo. Ma sono comunque felice di aver incontrato proprio qui sua figlia! Come sta Kaito-san? Sta bene? È molto che non si fa vedere o sentire.»

Il tono entusiasta di Ikki però venne contraccambiato da un’espressione triste di Ayase.

«…purtroppo, è stato infortunato durante un match e ora è in ospedale.»

«Oh! Perdonami, sono stato scortese nel chiederlo.»

«No..no…non scusarti, non potevi saperlo. Anzi, sono solo contenta che qualcuno di speciale come te, Kurogane-kun, tenga mio padre in così alta considerazione.  E questo mi porta al motivo per cui ti…ti seguivo.»

«Che intendi?»

«…dopo che mio padre, che è pure mio insegnante, è finito in ospedale, mi sono allenata lo stesso da sola, ma sono come…finita in un limbo.»

Il suo tono di voce era preoccupato, dispiaciuto.

«Ma poi ho sentito che un ragazzo del primo anno insegnava un metodo di lotta particolare…un certo Kurogane-kun. Ero

decisa a venire a vedere, ma…»

Di nuovo la sua timidezza ora stava riemergendo.

«…a parte mio padre e gli altri allievi del dojo, non ho mai parlato con nessun ragazzo fin da bambina…e dunque…dunque…stavo cercando di capire come…»

«…mi hai seguito per una settimana perché non sapevi il modo giusto di parlarmi?»

«…per quanto imbarazzante possa sembrare…» …accidenti, che persona riservata.

A parte Ikki, gli altri tre erano dietro di lui che fissavano l’evolversi della situazione stupiti.  Ayase poi fece un nuovo inchino ad Ikki.

«…sono…sono davvero dispiaciuta di averti seguito per così tanto! Capirei benissimo se pensassi male di me. Giuro di non farlo più, dunque per favore…non chiamare la polizia.»

«Assolutamente. Non ci avevo minimamente pensato.»

Anzi, si sentiva curioso di quella ragazza. E poi, era la figlia dell’Ultimo Samurai! Chissà che tecniche speciali sapeva. Sì, era davvero curioso.

«Ehm, Ayatsuji-senpai: se è d’accordo, perché non si allena con me quando sta meglio?»

«…Eh??»

«Siamo entrambi praticanti della spada, magari potremmo aiutarci a vicenda. In più, voglio davvero vedere le tecniche dell’Ultimo Samurai con i miei occhi. Vederlo in video è un conto, dal vivo è un altro.»

«Davvero posso?»

Ayase saltò giù dal letto immediatamente e strinse la mano di Ikki con un sorriso sfavillante.

«Grazie!! Grazie davvero!!»

Ora lei era davvero il ritratto della felicità, con occhi totalmente diversi che finalmente guardavano dritti quelli di Ikki… ma appena si rese conto che stava stringendo la mano di Ikki si spaventò e saltò di nuovo sul letto, quasi confinata al muro.

«Oddio, chiedo scusa!! Non dovevo afferrarti la mano in quel modo, che maleducata che sono!! Ahaha, davvero non c’è problema. Non spaventarti così per questo.»

D’altronde aveva visto ben peggio: sorelle che baciavano i fratelli sulle labbra, principesse che entravano in bikini nel bagno…

«Quindi, vuoi unirti all’allenamento già oggi? I match sono finiti, tanto. Dunque, abbiamo tempo fino a cena.»

«Certo, sicuro! E per favore, parlami in modo informale. Sarò io la tua allieva, dunque sarebbe strano che fosse il maestro a dare del lei all’allievo.»

«Non…non sono sicuro di poter esser ancora definito come maestro.»

«Non è vero. Kurogane-kun, hai detto che ci possiamo aiutare a vicenda ma, da quello che ho capito vedendoti in azione, non penso di poterti insegnare nulla. Dunque, sono solo io che ha da imparare.»

Ikki fu sorpreso e quasi amareggiato però dal sentirsi dire quello: avrebbe voluto davvero imparare di più, da lei soprattutto! Ma alla fine, avrebbe potuto impararlo anche indirettamente, guardando e rubando lo stile mentre si allenavano. Essere più umili ora sarebbe stato non necessario…e dunque Ikki accettò.

«…va bene allora, niente più onorifici. Ma lo stesso valga per te: non voglio essere chiamato maestro, non ancora.

Semplicemente, siamo compagni.»

«Va bene allora, mi affido a te.»

E fu così che Ayatsuji Ayase passò da stalker a discepolo di Ikki.

5.

Dopo la scuola, Ikki si recò nel solito boschetto dietro la scuola ad allenarsi: un posto pieno di alberi e zero asfalto, dunque perfetto per allenarsi in pace lontano dal sole e dall’umidità. Dopo un breve riscaldamento, sfoderò Intetsu e si preparò a una battaglia virtuale contro quattro nemici immaginari attorno a sé. Vicino a lui anche Stella si allenava con Laevateinn, e poco più distante anche Shizuku e Arisuin facevano pratica nelle arti magiche. In quei giorni nessuno parlava granchè, persino Stella che spesso era la più vivace dei quattro era molto seria nel prepararsi. Tuttavia, una quinta persona si era aggiunta alle loro sessioni: naturalmente, era Ayatsuji Ayase.

«Hah! Ah!»

Ayase si muoveva vigorosamente con il suo Device Hizume, una katana giapponese classica dalla lama rosso sangue: mentre tirava di scherma aveva un’espressione totalmente diversa dalla ragazza timida che sedeva in infermeria fino a tre giorni prima. Bocca chiusa e occhi fissi sul nemico.

Come ci si aspetta da un vero spadaccino: tutte le paure svaniscono nel momento in cui si imbraccia la propria arma.

E Ayase e Ikki stavano facendo pratica assieme in una sorta

di duello, con lui che avrebbe ridotto la sua forza e velocità fino al livello di lei in modo da darle un vero metro di paragone con sé stessa. In quel modo anche Ikki avrebbe potuto mettersi nei suoi panni e capire come aiutarla al meglio. Come ci si poteva aspettare dalla figlia di un grande maestro, Ayase aveva perfezionato al meglio tutte le basi sia di tecnica che nell’allenamento fisico, segno di un duro e continuato allenamento. Il suo corpo era vigoroso, armonioso e sicuro nei movimenti, senza nessun rallentamento o esitazione nelle forme e nei fondamentali. Anche nel giorno precedente Ikki aveva verificato con accuratezza tutte le sue posture, le sue partenze e gli affondi, i suoi riflessi e tutto gli era sembrato al limite del perfetto: chiaro segno non solo di ottimo insegnamento, ma anche ottimo apprendimento da parte sua. Difatti Ikki non capiva la frase di Ayase, secondo cui “non riusciva a fare altre pose, se non la classica”: il ragazzo infatti aveva tentato in vari modi di metterla in difficoltà, con attacchi fuori tempo e fuori dagli schemi, ma lei aveva ribattuto con sicurezza ad ogni colpo senza mai uscire dalla sua posa di partenza.

In poco tempo Ikki era già certo che il livello di Ayase fosse molto alto…e aveva anche capitò il perché lei si sentisse in un limbo.

«Ayase-san, fermiamoci un attimo.»

«Uh?»

Ayase aveva appena parato l’affondo di Ikki e si era scagliata nell’apertura che lui le aveva concesso, ma a quella frase fermò la sua lama immediatamente.

«Come mai, Kurogane-kun? Non sono…non sono ancora stanca.»

Gli occhi di Ayase mostravano perplessità a quella richiesta, ma c’era da dire che aveva fatto molti progressi: ormai la timidezza del parlare con un ragazzo era sparita, dopo tre giorni di allenamenti assieme.

«Da quel che vedo, lo stile Ayatsuji a una lama sembra uno stile che sfrutta al massimo i contrattacchi.»

«Eh…sì, in effetti è così. Ti basta così poco per capirlo?»

«Non ho di certo lauree o certifiche, ma ho osservato tantissimo da altri e dunque posso trovare similitudini…e credo di aver capito dove sia il tuo problema.»

«D.… davvero??»

«Sì. Ti senti bloccata fin da quando hai cominciato a seguire metodicamente lo stile di tuo padre, corretto?»

«Sì, mi sembra di non replicare alla perfezione le manovre di mio padre, anche se sono certa di aver memorizzato correttamente tutto.»

«Non dovresti farlo, infatti.»

«Eh??»

«Ti senti bloccata proprio perché vuoi replicare Kaito-san.»

«Stai dicendo…stai dicendo forse che mio padre mi ha insegnato male?»

Ikki vide immediatamente un cambio di atteggiamento nei suoi occhi: rabbia. Si sentiva quasi ferita dal fatto che qualcuno potesse mettere in dubbio la verità del padre.

Si fida davvero tanto di suo padre.

E quello lo rendeva quasi geloso, geloso di potersi “vantare” di essere orgogliosi di proprio padre. Ikki però scosse la testa alle ultime parole di Ayase.

«No, anzi. Kaito è sicuramente un eccellente spadaccino, non metto minimamente in dubbio la sua tecnica.»

«…e allora, perché non dovrei farlo?»

Il motivo era quasi banale, dopo che lo si era capito.

«Perché sei una donna, e sei fisicamente diversa da un uomo.» «…davvero conta?»

«Certo. La struttura fisica di un uomo e di una donna è molto diversa, e avere per te una struttura muscolare e fisica diversa da quella di tuo padre significa che avete una coordinazione diversa. Non peggiore, diversa. I movimenti che farebbero risaltare il potenziale fisico di un uomo sono molto diversi da quelli che farebbero risaltare il potenziale fisico di una donna: più ti adatti a quello che per il tuo essere donna non è fisicamente naturale e più ti blocca.»

«Ah…»

La spiegazione di Ikki era talmente accurata che la rabbia svanì dai suoi pensieri: Ikki infatti non stava sminuendo suo padre, anzi! Non era affatto lì il problema, e quel che diceva era effettivamente corretto. Una donna e un uomo non si possono muovere nello stesso modo, e l’arte della spada era una cosa creata dagli uomini e per gli uomini, adattata sui loro movimenti…e non su quelli delle donne.

«Credo però di aver trovato un buon metodo che ti possa aiutare a sistemare quei due-tre movimenti che ora ti impediscono di muoverti al meglio delle tue possibilità…ma sappi che è un processo che cambierà la tua postura, e dunque sarà quasi irreversibile. Se vuoi però continuare a seguire i movimenti e gli insegnamenti di tuo padre, non ti forzerò a cambiare alcunchè, perché la mentalità è altrettanto importante. Pensaci pure su.»

Ayase al momento stava seguendo dei movimenti preparati per un uomo, per quello era molto difficile da seguire per lei, e in ogni caso il suo corpo stava performando ben meno della perfezione: si stava autolimitando inconsapevolmente. Ikki le stava proponendo una soluzione, sacrificando però una parte degli insegnamenti di suo padre. Sapeva benissimo anche lei che diceva il vero e che al livello in cui era sarebbe stato impossibile tornare alla postura originale una volta abituata: sarebbe stata pronta a farlo senza rimpianti? Ayase ci pensò davvero un bel po’. Sembrava in serio conflitto con sé stessa. Tuttavia, fu sicura della sua decisione dopo aver valutato pro e contro.

«Certo! Va bene! Insegnami pure come ritieni più corretto! Devo diventare più forte a tutti i costi!»

Il suo tono era fermo e determinato, era davvero convinta. Il motivo che la spingeva a voler diventare più forte era più importante di ogni eventuale rimorso futuro. Ikki dunque annuì.

«Perfetto allora. Lascia fare a me.»

Con un sorriso gentile Ikki le prese le braccia.

«Eeeeeeh? Kurogane-kun…?»

Colta impreparata da quella presa salda ma non pericolosa, Ayase arrossì infinitamente. Ikki però aveva un’espressione serissima, sapeva che il momento era fondamentale per la crescita della sua allieva: non poteva assolutamente sbagliare nemmeno un movimento, perché correggerla male in questo momento così delicato avrebbe compromesso del tutto la sua crescita.  Ikki non poteva sbagliare nemmeno di un millimetro, dunque non si poteva nemmeno concedere il lusso di fare il riservato senza toccarla.

«Ti devo correggere fisicamente la postura, Ayase-san: sono certo che ti possa mettere in imbarazzo, ma per favore, porta pazienza.»

«S…sì…farò del…del mio meglio…»

Era veramente a disagio, ma si morse il labbro e cercò di non pensarci. 

Anche Ikki ora era a disagio, ma per la preoccupazione di non sbagliare assolutamente nulla: mentre le sue mani viaggiavano sul corpo rigido di Ayase sapeva però anche di poterla aiutare immensamente. La parte razionale di lei capiva benissimo la situazione e sapeva che lui lo faceva senza malizia e solo per il suo bene: non si poteva lasciare andare all’egoismo e alla timidezza, per cui, pur con un grande sforzo, si affidò alle mani di Ikki.

«Ti sposterò lentamente, però cerca di concentrarti e di capire le piccole differenze che sentirai.»

«C…certo…»

Ikki si muoveva delicatamente, come se stesse maneggiando del cristallo: la postura di Ayase veniva però via via modificata centimetro per centimetro, partendo dalle spalle. Abbassandole, infatti, sarebbe stata più veloce nel parare. Ikki poi passò alle sue cosce forti e lunghe, aprendo leggermente la sua posizione.

«Le articolazioni delle donne sono più flessibili di quelle degli uomini, soprattutto nella zona delle anche: questo è stato previsto dalla natura per quando le donne sono incinte, in modo che il loro pube si possa allargare…ed è proprio questa l’arma principale delle donne rispetto agli uomini. Essendo più agili nella zona delle anche, se tutti i movimenti di Ayatsuji-san partono da lì, sarai sicuramente più veloce.»

Mentre descriveva le sue azioni, Ikki dipingeva quasi i muscoli delle sue cosce passandoci sopra col dito, dall’orlo della gonna fino al ginocchio. Ikki sentiva ogni tanto la ragazza che tremava per l’emozione e l’imbarazzo, ma cercò di fare il prima possibile per evitarle l’imbarazzo…finchè dopo qualche minuto si sentì soddisfatto del lavoro.

«Ecco. Così dovrebbe andare.»

Riguardando la posa di lei, fu contento e guardò Ayase direttamente…ma l’espressione sua era tra l’imbarazzo più completo e il terrore più assoluto.

«…perdonami, ma era necessario…tutto ok?»

«…s…sì…»

Con un tono tipico di quelli che si sarebbero messi a piangere di lì a poco.

«Oh…davvero, perdonami. Avrei dovuto fermarmi prima.»

«No, no! Assolutamente! Anzi, te l’ho chiesto io Kuroganekun! Non devi dispiacerti!»

Disse però lei con un sorriso sincero ritrovando la fiducia.

«…e poi le mani di Kurogane-kun sono gentili e forti…come quelle di mio padre. Non mi è dispiaciuto affatto, alla fine, davvero.»

«Ahah…chi avrebbe mai pensato che queste mani rozze sarebbero state d’aiuto anche per questo.»

Ikki aveva studiato fin da giovanissimo la scherma e la pratica continua gli aveva danneggiato la pelle delle mani, rendendola dura e spessa.

Nonostante il dolore e i calli però, continuava a praticare senza sosta…però quel commento gli fece comunque ricordare che non aveva delle belle mani, non poteva. Mentre declinava gentilmente il complimento Ayase aggiunse:

«Non dire così. Anzi, ammiro ancora di più la tua energia. Mi piacciono i ragazzi con un obiettivo chiaro in mente e che vanno dritti al punto.» «Eh?»

Ikki rimase sorpreso da quelle parole.

«Ah…»

…e vedendo la sua reazione genuinamente sorpresa, Ayase realizzò cosa aveva appena detto e si preoccupò.

«Ah!! Non fraintendere, ti prego! Non volevo essere maliziosa! Mi riferivo alla tua personalità, tutto qui!»

«Si, sì…lo avevo capito. Ora però non muoverti troppo o perderai la posizione.»

Ikki di nuovo risistemò un paio di movimenti di Ayase che si erano persi: dopo tutto quel lavoro non doveva andare sprecato.

«Kurogane-kun…però…mi sento un po’ legata nei movimenti.»

«È normale, non ti preoccupare. D’ altronde, non ti bastano due minuti per cambiare il modo di muoverti di tutta una vita:

devi allenarti e prenderci la mano.»

E Ikki estrasse Intetsu, pronto a un nuovo duello!

«E lo metteremo subito in pratica. Mi muoverò attaccandoti come ho fatto prima: memorizza questa posizione, percepisci i cambiamenti nelle spalle, nei gomiti e nelle anche e usali a tuo vantaggio. Vediamo come pari e contrattacchi ora.»

«…ok.»

Ayase estrasse Hizume e cambiò espressione, entrando in battaglia. Dopo un po’, Ikki partì all’attacco, sempre tenendosi al livello di forza di Ayase. Come prima, Ayase parò il colpo di Ikki e contrattaccò: il movimento era lo stesso di prima ma ora era indubbiamente più veloce. La stessa Ayase, realizzandolo, era senza parole: guardava la sua spada completamente stupita dal cambiamento.

Meno male. Sembra funzionare.

Ikki era davvero sollevato di aver fatto la cosa giusta. Ayase finora aveva usato praticamente solo la metà superiore del suo corpo per lottare ed era un errore: così facendo sfruttava più la forza dell’agilità, cosa in cui una donna era inferiore rispetto all’uomo. Ogni parata era uno scontro di forza che irrigidiva ulteriormente i muscoli della ragazza, rendendola dunque più lenta di quello che avrebbe potuto essere. Con le correzioni di Ikki, Ayase avrebbe usato invece molto di più il movimento delle anche, che essendo più sviluppato in una donna che in un uomo, sarebbe stato più efficace nel parare: le bastava rafforzare le sue gambe e nel mentre sarebbe stata anche più veloce nel contrattacco. Bastava questo per aumentare moltissimo la forza di Ayase.

«I…incredibile! Incredibile davvero! Kurogane.kun, è pazzesco!»

E lei lo aveva capito: con un sorriso smagliante afferrò le mani di Ikki saltando felicemente davanti a lui.

«Sei riuscito a risolvere un problema che mi attanagliava da due anni! Sei incredibile!»

«Sono contento di aver fatto tutto giusto.»

Meno contento di averti messa così in imbarazzo, tuttavia.

A parte Shizuku infatti, Ikki non avrebbe mai potuto guidare così personalmente una persona in quel modo. Per Ikki, questa era la prima volta che insegnava a qualcuno privatamente. Ma, dopo aver visto Ayase che stava saltando in totale gioia mentre il suo corpo urlava “L’ho fatto! L’ho fatto!’ con tutte le sue forze, nonostante fosse teso, fu contento di averlo fatto.

*Foom *

Onestamente, era stato più teso di quanto lo fosse per un incontro. Era anche una decina di volte più fiacco, ma aveva dato i suoi frutti.

* Foom

Forse questo tipo di lavoro non era poi così male.

* FoomFoomFoom

«… Erm, Stella.»

«Cosa c’è, Dr. Spadaccino?»

«Mi era sembrato come se una quantità incredibile di folate di vento venissero da te, ma…»

Ikki girò di lato e guardò l’origine della pressione del vento che stava colpendo la sua faccia da un po’. Lì, vide una Stella oscillare attorno a Lævateinn con un viso incredibilmente imbronciato e rosso.

«Oh, mi dispiace per quello. Dopo aver visto un pervertito che stava sfiorando le cosce di una ragazza in nome dell’allenamento, mi sono un po’ irritata. A causa di questo, sembra che la mia arte della spada sia tutta incasinata. Saresti abbastanza gentile da sistemare anche me, adesso?»

«Oh, O-Okay.»

Ikki fu sopraffatto dalla forza di Stella che non gli permise di rifiutare, quindi annuì.

…Ma davvero non voglio scherzare con la spada di Stella.

Dopotutto, la spada di Stella era “una spada del forte” destinata a falciare i suoi nemici. Rispetto alla “spada dei deboli” di Ikki, che era adatta ad usare l’astuzia del nemico, era fondamentalmente diversa. Non pensava ci sarebbero stati risultati, anche se avesse cercato di aiutarla. Ma se non l’avesse fatto, la sua irritazione non avrebbe fatto che crescere e crescere, provocando un periodo incessante di arrabbiatura. Senza avere scelta, ma senza estrarre le mani, osservò le oscillazioni di Stella. … Eh?

A prima vista poteva sembrare che le sue oscillazioni fossero completamente incasinate, ma guardando attentamente poteva vedere che dalle dita dei piedi, fino alle ginocchia e ai fianchi, i suoi movimenti erano completamente sincronizzati. Non c’erano affatto azioni inutili. Probabilmente Stella stava cercando intenzionalmente di rovinare quelle oscillazioni, ma a causa della sua percezione sovrumana del movimento, correggeva inconsciamente i movimenti delle sue articolazioni e muscoli e creava la forma più adatta dove si sprecava meno energia. Questa era veramente la forza che meritava l’orgoglio. Essere in grado di trovare difetti in un tale spadaccino perfetto, era impossibile per Ikki.

«Come pensavo, Stella. Qualcuno come me non può trovare un difetto in te. I tuoi movimenti sono perfetti.»

«Perché?! Perché non mi aggiusti come hai fatto con lei?!»

«Uwah! Perché ti arrabbi anche se ti ho fatto dei complimenti!?»

«NON È NIENTE, IDIOTA!!!»

La percezione da demone di Ikki per le spade e l’arte della spada non serviva a esaminare il cuore di una fanciulla. Il suo cervello era pieno solo di pensieri puri per le battaglie.

6.

«Cosa c’è diavolo c’è che non va in lui? Continuava a guardare solo quella senpai!»

Dopo essere diventata matta e aver inseguito Ikki per un po’, Stella si sedette sulla panchina di fronte al salone accanto alla piazza. Shizuku, che stava conducendo un addestramento magico sulla panca successiva, guardò Stella, che era ovviamente irritata.

«Forse non voleva toccare le cosce graaasse della principessa.»

«Io…Non sono così grosse da chiamarle così! Sono solo un po’ floride! E non è che posso farci molto, è stato l’addestramento!!»

Stella protestò per quella improvvisa e totalmente inaspettata valutazione con una voce acuta, ma Shizuku evitò il suo sguardo con un’espressione da “Non so niente” e fece una figura d’azione di argilla che assomigliava a Ikki.

«Guarda, assomiglia totalmente ad Ikki! Ne voglio uno!»

«Non devi diventare così nervosa. A differenza di Ayatsujisenpai, Stella-chan è su un piano completamente diverso, non

penso che ci sia qualcosa su cui lui possa istruirti.»

«Ma…!»

Il discorso di Arisuin era coerente, e anche il cervello di Stella era d’accordo. In realtà, Stella non aveva affatto bisogno della guida di Ikki.

Ma non era quello il punto.

… Forse il mio cuore è più emotivo.

Se anche le sue braccia e le sue cosce fossero state toccate e accarezzate da un altro uomo, anche Ikki avrebbe provato la stessa sensazione?

Aspetta! Che cosa diavolo sto pensando! Questo è decisamente sbagliato! C-che! Palpate e carezze! Questo è solo per Ikki! Permetterò solo a Ikki di toccarmi e accarezzarmi!

Era disgustoso solo pensarci. Stella buttò fuori quella delusione dalla sua mente e chiese a Shizuku.

«Ehi… Shizuku a te sta bene questo?»

«Cosa intendi?»

«Voglio dire … Ikki stava toccando e accarezzando un’altra donna dappertutto.»

«Mi aspettavo lo chiedessi. Onii-sama sta insegnando l’arte della spada ad Ayatsuji-senpai. A differenza di qualche altra scrofa, lei non sta cercando di sedurlo, quindi che motivo c’è di agitarsi?»

«Non sono un cane rabbioso, sai?»

Nel rispondere, Shizuku iniziò a dipingere la figura d’azione Ikki con la vernice acrilica che aveva tirato fuori dalla borsa. 

«E di chi era la bocca che mi ringhiava addosso così tanto, tempo fa?»

Shizuku le indicò la bocca con i suoi due indici. Davvero una faccia irritabile.

«Stella-san, sembra che tu abbia frainteso qualcosa.»

«Di cosa stai parlando?»

«Sembra che tu abbia pensato che io voglia monopolizzare Onii-sama, ma questo è un deplorevole fraintendimento. Il mio amore per Onii-sama non è qualcosa di così semplice ed egoista. Per me, la cosa che conta di più è la felicità di Onii-sama. Se Onii-sama diventa felice, allora non mi importa se la sua partner non sono io. Se quella persona porta veramente felicità ad Oniisama senza tradirlo o farlo sentire triste, allora sarei felice e benedirei la loro unione.»

Questa confessione era qualcosa di completamente inaspettato per Stella, perché pensava che Shizuku amasse Ikki come donna.

«Beh, non penso comunque che ci sia una persona diversa da me che potrebbe farlo.»

Detto questo, Shizuku sorrise a Stella provocatoriamente, e poi guardò verso la piazza dove Ikki e Ayase avevano ricominciato a duellare.

«Onii-sama sembra così felice dopo che è arrivata Ayatsujisenpai. Gli altri studenti e io non siamo abbastanza forti per imparare le tecniche della spada solida, mentre Stella-san è troppo forte perché Onii-sama possa insegnarli qualcosa, quindi forse si sentiva un po’ insoddisfatto. L’Onii-sama che si diverte a guidare gli altri è anche molto carino e favoloso, quindi credo che dovrei essere davvero grato a Ayatsuji-senpai.»

«Shizuku a volte sembri così matura, anche se sei così piccola.»

«Forse sei tu quella che è troppo bambina, anche se sei grande in così tanti posti e le tue cosce sono troppo grasse.» «Non sono grasse! E sei tu quella che è troppo piccola!» È abbastanza se Ikki è felice.

Certamente, se Ikki fosse felice, anche quella sarebbe stata la felicità di Stella. Ma comunque, non poteva fare a meno di pensare che voleva essere lei a rendere Ikki il più felice.  Ma in realtà, non stava andando troppo bene. Dopo essere diventati una coppia, lei si sentiva tesa solo stando vicino a lui. E non avevano fatto niente di ciò che facevano le coppie. Specialmente le notti passate insieme da sole; quelle erano severe. Solo incontrando il suo sguardo, la sua colonna vertebrale si sarebbe intorpidita, e lei non sarebbe stata in grado di vedere correttamente.

Anche Ikki si stava trattenendo? Non avrebbe mai infranto i suoi confini personali?

Per Stella, in realtà non odiava troppo quel lento prendere tempo. Anche se si sentiva pruriginosa e imbarazzata, il suo cuore avrebbe battuto più forte semplicemente stando vicino a lui. Ma lei aveva il forte desiderio di fare il passo successivo. Aveva anche sentito che le ragazze che fanno aspettare i ragazzi si facevano odiare presto.

… No, decisamente NO!

Lei piangeva solo ad immaginare una cosa del genere. Se fosse davvero successo, non sarebbe mai stata in grado di sopportarlo. Ma, questo genere di cose, doveva essere la ragazza a fare la prima mossa? E se lei fosse considerata indecente e l’avesse odiata? Non importava cosa pensasse, le delusioni sarebbero venute fuori di nuovo. Lei non riusciva a capirlo.

E la cosa peggiore era che, anche se Ikki avesse fatto la prima mossa, non era sicura che glielo avrebbe concesso. Comprendeva la propria perversione al meglio. Era sicura che avrebbe accampato scuse, come dovrebbe comportarsi una principessa o cosa non dovrebbe fare una principessa.

«Haa…»

Anche se era così facile far volare un avversario con la sua spada, perché era così difficile tuffarsi tra le braccia del suo ragazzo? Le coppie in tutto il mondo, sua madre e suo padre, perché potevano farlo così facilmente? Hanno molto coraggio.

Mentre stava pensando a qualcosa di così disperato, Stella alzò gli occhi verso il cielo che era tinto di un rosso pazzo e pensò…

Haa … Vorrei davvero baciarlo …

Era il milionesimo sospiro indifeso che lei aveva lasciato uscire in quel solo mese.

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