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Failure Knight Vs Sword Eater


1.

Era la mezzanotte del giorno in cui Ikki aveva sconfitto Ayase. Una figura solitaria stava nella foresta dove solitamente Ikki si allenava, e anche essa stava facendo pratica con la spada sotto la luna piena. Era una notte tranquilla e senza vento, sicchè persino il suono della spada che fendeva l’aria si poteva sentire chiaramente, mentre la figura quasi danzava a ritmo di colpi di spada.

Quel movimento si arrestò bruscamente in un attimo.

«Stella?»

Quella figura era proprio Ikki Kurogane, che ora si era voltato verso l’ingresso della foresta: aveva sentito una presenza arrivare, e quella presenza era una ragazza dai capelli scarlatti. Stella Vermilion. Lei fu un attimo scossa dall’essere riconosciuta senza esser vista, ma poi si rivolse al ragazzo.

«Ti stai ancora allenando? Se fai troppo sforzo potrebbe essere controproducente nella tua battaglia domani.»

La battaglia che menzionò Stella era tra Ikki e Kuraudo. Dopo il match con Ayase infatti, la ragazza raccontò tutta la sua storia a Ikki e Stella: le rivelò ogni cosa, fin da quel maledetto giorno di pioggia di due anni fa, ad ora.

Anche come Ayatsuji kaito era stato sconfitto. E dopo aver sentito tutto, Ikki promise solennemente che avrebbe sfidato a duello Kuraudo per la proprietà dei dojo. Una battaglia difficile, ancora più di quella appena passata, si stava profilando giusto nel mezzo delle battaglie di selezione…di sicuro non era la decisione più saggia come tempismo, ma Ikki non poteva davvero aspettare.

«Ti ha scosso questa cosa, vero?»

«Beh…decisamente. Per me Kaito-san è praticamente un idolo.»

Persone come Kaito erano davvero degli eroi, delle figure da imitare per Ikki, sia come maestria in combattimento che come atteggiamento. Aveva guardato, studiato, analizzato minuziosamente ogni suo duello, praticando le sue tecniche da solo nel corso degli anni…e la tecnica Ayatsuji così era praticamente diventata uno dei fondamentali dell’istruzione di Ikki. Per questo la storia di Ayase fu uno shock per lui. Un uomo così, bloccato a letto da due anni in coma…e soprattutto, distrutto completamente in un duello a senso unico dove si usava solo spada e niente magia.

«Come sospettavo, Kurashiki-kun è un osso duro.»

«Sei preoccupato?»

«…sì. È un avversario tosto.»

Kurashiki Kuraudo, l’asso della Donrou Academy, studente del terzo anno. Era stato tra gli otto finalisti del Festival dell’anno scorso. Le informazioni su di lui erano però facilmente rintracciabili: la sua arma si chiamava Orochimaru, una spada bianca fatta di ossa che si poteva allungare a piacimento. Contro di lui era praticamente impossibile stare a distanza, perché Kuraudo poteva allungare o accorciare la sua arma anche di svariati metri in poco tempo. Serpent Bone Blade, questo era il nome della sua Noble Art: una tecnica che poteva raggiungere qualunque avversario dovunque fosse. Non era di sicuro una mossa esteticamente spettacolare, ma era dannatamente efficace ed estremamente aggressiva.  Per Ikki un avversario del genere era molto complesso da affrontare, per lui che faceva dell’agilità e dello spostamento il suo punto di forza. Per questo lo chiamavano “Sword Eater”, perché si trovava naturalmente a suo agio contro ogni avversario che brandisse una spada. Eppure, per battere in modo così decisivo uno come Kaito, Ikki era certo che Kuraudo avesse almeno un altro asso nella manica.

«Tuttavia, una cosa è certa.»

Fin da quando Ikki e Kuraudo si erano incontrati in quel ristorante, il ragazzo quasi fremeva inconsciamente per questo momento. Come se fosse stata solo questione di tempo per quella sfida.

«Stella. Ora che sai la storia di Ayase, che ne pensi?»

«Che è stata vittima di cattive coincidenze, e che mi spiace per lei.»

«Tutto qui? Io…» «Non dirlo.»

Stella lo interruppe.

«Tanto, stiamo pensando la stessa cosa in fondo. È per quello che lo hai chiesto, giusto?»

«…sì. Sì, proprio per questo. Sono contento che tu mi capisca.»

E il sorriso di Ikki si fece più largo sul suo viso. Era davvero contento che la sua amata lo capisse.

«Ma qualunque sia la verità in questo, non ti riguarda, giusto?

Nel senso, devi comunque fare quello che hai promesso.»

«Esatto.»

Ikki riprese a fendere l’aria con la sua katana.

Stava bene fisicamente, e anche la sua forza magica si era rigenerata. Nel combattimento che stava per arrivare sarebbe stato al 100%. Rimaneva solo da aspettare…aspettare il duello, e aspettare quella verità che Ayase stessa doveva ancora realizzare, una piccola ma importantissima verità su quel maledetto giorno di pioggia di due anni prima.

2.

La sera del giorno dopo, Ikki e Stella si stavano recando all’ex dojo Ayatsuji accompagnati da Ayase.

«Questa strada mi riporta alla mente tanti ricordi.» Disse Ikki mentre rivedeva quel quartiere familiare.

«Effettivamente, non sei venuto a sfidarci anche tu per il nostro dojo?»

«Sì, ma rifiutarono la sfida dicendo che non erano disposti a fare quel tipo di sfide.»

«Ah, l’Ikki della scuola media. Sei stato in un sacco di posti e hai sfidato molte scuole.»

«Non mi vanto molto di quel periodo. Però ogni volta che potevo, giravo i paesi vicini in cerca di sfide.»

«Ci vuole fegato per farlo. Non era pericoloso, però? Voglio dire, un ragazzo delle scuole medie che gira da solo e va nei dojo solo per sfidarli…immagino che non tutti fossero contenti di vedere un ragazzetto arrogante in casa sua.»

«Sì, sono successe varie cose…alcune volte venivo attaccato di sorpresa e malmenato anche da quattro, cinque discepoli alla volta, eppure non ci potevo fare niente. Chi sfida deve sottostare alle regole di chi viene sfidato, e spesso le regole erano impari.» Aveva sempre saputo fosse pericoloso e più di qualche volta aveva persino rischiato la vita…ma sapeva anche che era un prezzo da pagare per la voglia di diventare molto forte in poco tempo. Dato che non ci sarebbero stati adulti ad aiutarlo in ciò, ognuna di quelle sfide e situazioni erano per lui oro colato. Ogni esperienza, ogni sconfitta erano lezioni importanti.

Eppure, non mi sarei mai sognato di quasi uccidere tutti i discepoli di un dojo solo per costringere il maestro ad accettare la mia sfida.

Tra i ricordi, i tre lasciarono la strada principale e si inoltrarono nelle vie secondarie circondati da alberi. A un certo punto, arrivarono a una grande casa.

«Questa…questa era casa mia.»

Ma ora era più che altro una casa fatiscente e semi abbandonata a sé stessa. Le tegole erano fuori posto, parti del tetto si erano rotte. Il giardino interno era pieno di spazzatura e mozziconi di sigarette, mentre i muri interni erano pieni di oscenità e graffiti.

«Che brutti disegni. Ho visto molti graffiti eccezionali, quasi delle opere d’arte…ma qui davvero non ci siamo.»

«…se disegnano come tengono una casa, il peggio deve ancora venire.»

Ayase aveva un’espressione molto triste, un misto di rancore e rammarico. Casa sua era stata ridotta a una discarica a cielo aperto.

Devo riaverla indietro.

Ikki fece un passo avanti verso la porta del dojo estraendo una spada di legno dalla borsa che aveva con sé.

«Kurogane-kun…perdona la domanda, ma come hai intenzione di riottenere il dojo?»

«Nell’unico modo possibile. Sfidare e battere il capo del dojo.»

Dopo aver sentito la storia di Ayase, si era convinto che Kuraudo fosse “onesto”, molto a modo suo. Naturalmente, non c’era nulla di onesto nel modo in cui aveva ottenuto la sfida, però avrebbe tranquillamente potuto ottenere la palestra tramite altre minacce e vessazioni…invece decise di sfidare in un duello onesto il capo palestra. Un duello uno contro uno, senza alcuna intromissione esterna. In fondo, ottenere la palestra in altri modi sarebbe quasi un insulto all’orgoglio della famiglia Ayatsuji, ad Ayase e a Kaito stesso.

«Non potevo aspettarmi qualcosa di diverso da te, effettivamente.»

«Capisco, ma…per favore, stai attento. Quell’uomo…è davvero forte. Certo, mio padre era malato ma era indubbiamente molto, molto più forte di me e di tutti i suoi discepoli messi assieme, e ha perso senz’appello.»

«Lo so. E poi è il migliore della scuola Donrou, non è qualcuno che posso pensare di prendere alla leggera.» Ikki prese un gran respiro.

«Andiamo.»

…ed entrarono tutti assieme nel dojo.

Appena entrati nella palestra cinque ragazzi più o meno della loro stessa età erano seduti per terra, mentre chiaccheravano tranquilli e fumavano. Tra di loro c’erano due dei ragazzi che Ikki aveva visto al ristorante…dunque erano sicuramente dei tirapiedi di Kuraudo.

«Scusate…posso aver un momento della vostra attenzione?»

«Eh?»

Chissà perché questi tizi qua iniziano sempre a parlare con degli insulti.

«A…ah! Ma tu sei lo sfigato del ristorante!» Uno dei cinque lo riconobbe quasi subito.

«Eh? È lui quello di cui ci raccontavi?»

«Sì, sì! È quello sfigato che non ha detto mezza parola nonostante Kuraudo lo avesse sfidato! Riusciva solo a tremare!»

«Ahahah! Infatti, è magrolino, guardalo. Indossa anche l’uniforme della Hagun Academy, che sia un blazer?»

«Oh, ma guarda…c’è Ayase-chan con lui! E chi è quello schianto di rossa vicino a lui?»

Uno dei ragazzotti notò subito Stella e con un sorrisone fece per avvicinarsi a lei…ma lei ovviamente lo fissò come se stesse guardando un insetto schifoso; scintille iniziarono ad apparire vicino a lei.

Cominciamo male.

Prima che il teppista venisse cotto in tempo zero, Ikki lo prese dalla spalla e lo tirò a sé. Non voleva fare nulla di male, anzi, ma la cosa gli si ritorse contro.

«Ehi, che cazzo fai?»

«Ti stavo solo salvando da morte certa, fidati. Ascoltami. Sono venuto a sfidare Kurashiki-kun a duello. Ditemi solo dov’è.»

I cinque si guardarono all’unisono.

«AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!!»

E scoppiarono in una genuina risata collettiva.

«Ma dai, non dire cazzate!! Tu, sfidare a duello lui?? Uno sfigato come te??»

«Ma dai devi essere matto!»

«Ahahaha…oddio, mi fa male la pancia dal ridere!»

«Ahahah…ascoltami tu ora…peccato solo che Kuraudo non perda tempo con sfigati come te. Quindi, perché non te la vedi con noi? Se ci batti, allora ti portiamo da lui. Mi sembra onesto, no?»

«Si! Si! Questa è una bella idea!»

E nel dirlo uno di loro sfoderò la sua arma, con un coltello a serramanico, per puntarla verso la guancia di Ikki…che in un secondo cambiò espressione. Visto che le circostanze ora lo favorivano ed era lui ad esser sfidato, afferrò in un istante il polso del teppista.

«Mi sta bene.»

*crack* 

Mostrò un sorriso genuinamente crudele.

3.

«E visto che quell’idiota era solo un fastidio, gli ho strappato i pantaloni e l’ho lasciato lì sulla strada davanti a tutti.»

«Ma ahahaha! Seriamente?»

«Ahahah!»

Nelle stanze più interne dell’ex dojo Ayatsuji, altri ragazzi stavano seduti per terra a chiaccherare. Gli argomenti erano sempre gli stessi: chi ha combattuto con chi, chi è andato con questa donna o con l’altra, e così via. Kuraudo non era esattamente interessato a queste sciocchezze mondane, dunque stava semplicemente seduto su un divano a fumare, lontano da tutti.

…ma come fanno a non stufarsi di dire sempre le stesse cazzate tutti i santi giorni…

C’erano alcuni colleghi che sarebbero stati d’accordo con lui su questo, ma lì sarebbe finito il loro andare d’accordo.

Sarebbe più interessante gareggiare nelle battaglie di selezione alla Hagun o alla Donrou Academy.

Sarebbe stato sicuramente più stimolante, in effetti. Invece stava fumando spazientito, osservando la nuvoletta di fumo uscire dal piccolo buco nel tetto. Ora che ci pensava, erano quasi due anni che aveva vinto questo dojo.

Dopo tutto questo tempo, forse è ora di venderlo.

Mentre pensava a questo, però…

«Ehi, Kuraudo.»

«Che hai?»

«…ti ricordi i ragazzi del ristorante? I due con Ayase-chan.»

«Sì, perché?»

«Pensavo di averli già visti da qualche parte, e difatti ecco qua.»

Uno dei ragazzi mostrò a Kuraudo il suo datapad, su cui spiccava l’articolo.

[Duello Virtuale! La Principessa Scarlatta di livello A sconfitta dal Cavaliere Ripetente di Livello F!] 

Con tanto di link al video della battaglia. Naturalmente era proprio il famoso duello virtuale tra Stella e Ikki.

«Ho sentito da un amico alla Hagun che questo tizio qui ha battuto pure Runner’s High! C’è già gente che lo chiama “il re della spada senza corona”! Forse…forse abbiamo fatto uno sbaglio a prenderlo in giro…»

Stava quasi tremando mentre realizzava cosa poteva fare

Ikki…ma Kuraudo…

«…ahah.»

Dopo aver visto il video della battaglia, un ghigno soddisfatto gli si dipinse sul volto.

«Ora capisco. Pensavo fosse solo al livello di Ayase, non credevo fosse così forte.»

Kuraudo si sentì fremere dentro, come una febbre da eccitazione pregustando già la sfida.

Interessante.

All’inizio aveva pianfiicato di duellare con lui durante il Festival, dato che era certo che si sarebbero trovati lì…ma ora era troppo interessante. Doveva andare subito alla Hagun Academy! O avrebbe dovuto sfruttare Ayase per avere la sfida?

Forse…forse così…

«…uhm?»

Kuraudo sentì dei passi nitidi nel dojo che si avvicinavano alla stanza. 

Erano passi sicuri, di qualcuno che camminava in modo corretto e con la corretta postura…e nessuno poteva farlo tra i suoi scagnozzi. 

«Haha…ma dai, si fa interessante.»

«Eh? Kuraudo, che vuoi dire…»

Naturalmente, i passi si fermarono di fronte alla porta chiusa della stanza, che venne aperta con forza. I passi erano opera di Ikki Kurogane, Stella Vermilion e Ayase Ayatsuji…i tre del ristorante.

«Permesso.»

«Uah! Che schifo! Ma come fate a vivere in questa discarica!»

«E voi chi cazzo siete?»

«Aspetta…sono quelli del ristorante!»

Gli scagnozzi di Kuraudo si fecero preoccupati nel vedere proprio quei tre, mentre Kuraudo stesso non si scompose minimamente. Si limitò a fissare Ikki che aveva una spada di legno e una sacca.

«Ma che coincidenza fortunata. Stavo giusto venendo a casa tua.»

«Davvero? Meno male che non ci siamo mancati, allora.»

Ikki parlava in tono perfettamente tranquillo nonostante fosse nella tana del lupo.

«Quindi, che vuoi da me, codardo?»

«Non penso tu sia così stupido da non capire perché io sia qui ma…sono qui come sostituto. Riprenderò il dojo di Ayatsuji-san per lei.»

«Ahah! E io che mi aspettavo chissà che. Non so le cazzate che ti ha raccontato questa qui, ma ho vinto questo dojo in un regolare duello. Se sei un vero spadaccino, sai cosa significa, vero?»

«Certamente. Difatti non pensavo minimamente di ordinarti di riconsegnarlo.»

Nel dirlo, Ikki si avvicinò al divano e a Kuraudo.

«Kurashiki-kun, ti sfido a duello.»

Disse puntando la spada di legno al naso di Kuraudo.

«Una sfida per il dojo, eh?»

«Esattamente come hai fatto tu. Non avrai forse paura, dico bene?»

Ah, sì? Mi provochi pure?

Era quasi una persona completamente diversa da quando si erano incontrati al ristorante. Ma non importava il perché di questo cambio di atteggiamento…anzi, meglio così. Kuraudo afferrò la spada di legno dalla mano di Ikki.

«Haha. E va bene, accetto!»

E con un colpo secco, spezzò la spada di legno in due.

«In ogni caso, sarà esattamente come è stato per me. Affronterai prima tutti i miei trenta scagnozzi prima di combattere con me. Vai.»

«Ok, nessun problema. Le ragazze sono qui solo per assistere, la sfida è tra me e te. Quando si sfida un maestro di un dojo, è lui che detta le regole e io le seguirò. È così che si fa.»

«Conosci già la giusta etichetta di queste sfide, eh? Bene. Vado a chiamarti gli altri.»

Kuraudo afferrò il suo datapad per telefonare ai tizi fuori, ma…

«Non ce n’è bisogno.»

«Uh?»

«Sapevo lo avresti detto, quindi l’ho già fatto.»

Nel dirlo, Ikki aprì la sacca che portava con sé e rovesciò per terra una ventina di datapad della scuola Donrou. I cellulari caddero per terra facendo un sonoro rumore, e uno di quelli improvvisamente squillò. Era quello che Kuraudo stava chiamando.

«Sono tutti, tranne quelli di chi è qui dentro.»

Ne mostrò uno più vicino a Kuraudo, come se volesse provocarlo.

«Che…che stronzo! Si vanta della sua fortuna!»

«Ora ti ammazzo!»

Nell’ apprendere che i loro compagni erano stati sconfitti, i pochi scagnozzi rimasti nella stanza improvvisamente si avvicinarono minacciosi a Ikki, materializzando le loro armi…ma Kuraudo li fermò.

«Fatevi da parte.»

«Come?»

«Non c’è pericolo! Se lo affrontiamo tutti insieme sarà un gioco da ragazzi!»

«Fatevi da parte, vi ho detto. Siete d’intralcio.»

«Cos…!»

I suoi compari sbiancarono nel sentire la sua determinazione. Ora l’espressione di Kuraudo, i suoi occhi quasi urlavano di voglia di combattere.

Se anche questi lo attaccassero tutti assieme non sarebbero altro che una passeggiata per lui.

E sarebbe stata solo una perdita di tempo.

«Va bene. Allora duelleremo io e te, un combattimento con armi reali. Il primo che muore perde.»

E nel dichiararlo, Kuraudo sfoderò la sua arma, Orochimaru. Di solito era proibito per gli studenti usare le loro armi fuori dalla scuola, ma c’erano alcune eccezioni. L’essere coinvolti in qualche incidente, come al centro commerciale, era uno di quei casi…e un’altra eccezione era in una sfida per un dojo, se il maestro lo permetteva. Adesso era uno di quei casi, e Ikki non aveva motivo di rifiutare.

«Ti ringrazio per aver accettato la mia sfida, Sword Eater.»

Nel dirlo, Ikki materializzò Intetsu e si mise in posizione. Kuraudo percepì immediatamente la sua forza ed ebbe un pizzico di pelle d’oca. Eccitazione. Questo sì che sarebbe stato un grande scontro. Era da quando non aveva affrontato l’ultimo Samurai che non sentiva questa sensazione.

Gli spadaccini sono una figata. La loro espressione da battaglia è molto più intensa dello sguardo di qualche sfigato che tenta di attaccar briga con te.

Uno sguardo perforante. Una spada nera ben affilata. La tensione ora si tagliava col coltello, ma una tensione che portava all’eccitazione, al brivido della sfida che solo chi ama lottare per il gusto di essere il migliore può capire. Una sensazione che non aveva a sufficienza nemmeno durante il Festival. «Bene! Cominciamo!!!» E scattò verso Ikki.

4.

Kuraudo scattò immediatamente in avanti per annullare la distanza tra lui ed Ikki con un poderoso scatto potenziato dalla sua forza magica.

«HA!»

In un lampo il nodachi di Kuraudo saettò nell’aria come se stesse tagliando in due il vento. Il ragazzo però era scoordinato, pieno di aperture e non tecnicamente perfetto: aveva un modo molto “barbarico” di duellare con la spada e da cui era piuttosto facile difendersi. Anche se però aveva le minime conoscenze di scherma, la forza con cui sferrava i suoi colpi compensava abbondantemente le carenze tecniche.

Un movimento scoordinato, eppure così forte!

Un colpo, due colpi, tre colpi. Intetsu iniziò a tremare dopo soli tre colpi di quella forza, parati da Ikki tanto semplicemente quanto duramente. Persino le sue braccia stavano già soffrendo dal rinculo delle parate, e anche le sue ginocchia tremavano ai contraccolpi.

Che forza spaventosa! Era come se stesse affrontando un orso. Sì, i colpi del suo nemico erano come zampate, unghiate, morsi! Nessuna logica, nessuna tattica, zero tecnica, solo pura e semplice forza bruta con cui travolgere i suoi avversari!

Ma questi colpi così scoordinati gli faranno perdere l’equilibrio prima o poi, e non potrà difendersi!

Dopo la terza parata Ikki scattò all’indietro per buttarsi in avanti e colpire il fianco scoperto di Kuraudo. Fu uno scatto così veloce che si sentì nitidamente il rumore dell’aria spostarsi…e Kuraudo era totalmente scoperto, avendo completamente mancato il bersaglio nel suo quarto attacco.

Ci siamo!

Ikki aveva schivato il minimo indispensabile per poter avere quanto più tempo possibile per contrattaccare. Ogni decimo, ogni centesimo di secondo potevano fare la differenza e Ikki non aveva alcuna intenzione di farsi sfuggire l’occasione. Eppure, il teschio tatuato sul petto di Kuraudo sembrava lì pronto a prenderlo in giro.

Dove Ikki credeva di trovare il corpo del nemico, sentì invece una dura e metallica risposta. La lama di Kuraudo infatti fermò il perfetto contrattacco del Samurai.

«Oh, che peccato!»

Disse la bestia ridendo e buttando fuori la lingua. Era un peccato davvero, il tempismo scelto da Ikki per il suo attacco era pressocchè perfetto…e allora, come lo aveva difeso? Non c’era modo per dei riflessi umani di parare quel colpo. A meno che non lo avesse previsto dal principio.

…no. Non può essere. E se invece…

Esclusa una possibilità, ne restava solo un’altra plausibile, ancora peggiore della precedente.

«HA! Haha!»

Non c’era però tempo di pensare granchè. Kuraudo spinse via Ikki con un colpo di palmo e da lì la distanza tra i due cambiò da quella di una spada a quella di una lancia, più del doppio. Nessuna delle due spade si sarebbe toccata. Che volesse scattare in avanti ancora. Assolutamente no.

«Cerca e distruggi, Orochimaru!»

Improvvisamente, la spada di Kuraudo si allungò del doppio di prima e come un serpente inseguì letteralmente Ikki, con intenzioni omicide! Ikki parò istintivamente il primo attacco, ma… «AHAHA! Non è finita!»

L’attacco di Kuraudo era appena cominciato. La spada in un attimo tornò alle dimensioni originali per poi riallungarsi di nuovo: ora era come una frusta che continuava a macinare colpi contro il possessore di Intetsu. Adesso la distanza era totalmente a favore dello Sword Eater, l’unico capace di attaccare in quello che era improvvisamente diventato un duello a senso unico.

«Uh!»

La spada nera di Ikki iniziava a perdere piccoli pezzettini ad ogni parata che era costretta a fare. Le sue braccia iniziavano a sentire sempre più pressione e sempre più fatica.

«Sì! Fallo nero, Kuraudo!»

«Riducilo a un colabrodo!»

Gli scagnozzi di Kuraudo naturalmente tifavano per lui, vedendolo in vantaggio. All’altro angolo invece, Ayase aveva una faccia scura e preoccupata.

«La tua guardia si romperà se continui così! Kurogane, allontanati!»

«Non servirebbe a nulla. Se Ikki si spostasse quella spada si allungherebbe ancora, dunque non solo sarebbe una mossa poco efficace, ma addirittura controproducente. Se Ikki si allontanasse ancora, come potrebbe attaccare?»

«Accidenti, la situazione può solo peggiorare?»

«Tranquilla. Ikki non è uno che sta fermo a subire.»

La Principessa Scarlatta era sicura di ciò che diceva, e c’era da fidarsi. Era la persona più vicina al cuore del Cavaliere Ripetente, colei che lo conosceva meglio di chiunque.

Difatti, Ikki improvvisamente si abbassò in avanti, decidendo di evitare un ennesimo attacco anziché pararlo…per poi scattare in avanti. Kuraudo naturalmente lo percepì e sferrò un attacco ancora più forte per mantenere questa distanza che a lui era estremamente congeniale.  Un attacco dritto al volto di Ikki, pronto ad aprirgli la testa in due…ma il ragazzo si abbassò di nuovo senza perdere l’equilibrio, possibile solo grazie al grande allenamento e concentrazione che possedeva. Ikki schivò la spada di un niente e balzò in avanti, dritto verso il suo nemico!

«Ce l’ha fatta!»

Ayase trionfò alla vista della perfetta schivata, ma…

«HA!»

Kuraudo aveva ancora un asso nella manica. Orochimaru infatti letteralmente si voltò come se possedesse una volontà propria e tornò indietro per colpire la schiena esposta di Ikki!

«Cosa?? Può fare anche quello quell’arma!!»

Il vero valore di Orochimaru infatti non era quello di allungarsi o rimpicciolirsi a piacere, ma di potersi muovere completamente come voleva il suo padrone. E in quel momento la spada letteralmente cambiò direzione contro ogni legge della fisica ed inseguì Ikki!

«Sapevo lo avresti fatto, Kurashiki!» Ikki notò l’apertura nella difesa nemica.

«…!»

…e con un piccolissimo ma fondamentale spostamento laterale schivò la spada che lo stava per colpire alle spalle!

Era proprio vero, Ikki non era lì a subire, c’era un piano dietro ognuno dei suoi movimenti. Ogni parata, ogni schivata, ogni secondo erano fatti per analizzare e studiare metodicamente lo schema d’attacco e di pensiero della persona chiamata Kurashiki Kuraudo. 

Perfect Vision.

La visione onniscente, vero potere del Cavaliere Ripetente, capace di fargli sconfiggere persino l’Hunter. E una volta decrittato lo schema -piuttosto semplice, in realtà- di pensiero della bestia Kuraudo, Ikki sferrò il suo contrattacco…un affondo. L’attacco più diretto che uno spadaccino potesse eseguire. Un attacco mirato esattamente tra gli occhi del teschio tatuato sul petto del nemico. Non c’era alcuna possibilità di fuga da quel secondo attacco, né di parata, la spada era troppo lontana. Ma appena stava per colpire, il teschio tatuato sparì letteralmente di fronte agli occhi del nostro.

Cosa?

Cosa è successo? Come aveva fatto a perdere il nemico se era di fronte a lui? Non se lo spiegava. Era sparito?

No.

E l’istinto di Ikki improvvisamente stava urlando. SPOSTATI! SUBITO! SI È ABBASSATO!!

Kuraudo infatti si era davvero abbassato, qualche microsecondo prima che la spada lo perforasse e ora stava guardando il nemico dal basso all’alto…per poi contrattaccare!!

«YAH!»

«Ugh!»

Ikki parò appena in tempo il contrattacco, giusto qualche attimo prima che gli aprisse la gola. Il colpo fu comunque fortissimo e gli fece uscire la spalla dalla sede…ma evitò la morte immediata. Il ragazzo per un attimo fu spaventato.

Come temevo…lui può…!

Kuraudo non gli diede altro tempo di pensare e riprese il suo assedio. Ikki faticava a respirare sotto la gragnuola di colpi, ma il nemico si preparò a sferrarne uno nuovamente più forte dei precedenti…e il samurai assunse una posizione ancora più difensiva. Nel momento in cui però Ikki si aspettava di parare il colpo, La spada di Kuraudo gli sparì dalla fronte ancora una volta!

Oh Dannazione!!

Ikki, più di istinto che di volontà, saltò all’indietro con tutta la sua forza…e in quel momento un lampo apparse esattamente dove era lui un centesimo di secondo prima, come se l’aria stessa fosse stata tagliata in due. Per via del salto non era in posizione di difesa, ma riusciì in qualche modo a mantenersi in piedi. Ayase e Stella erano senza parole e col fiato sospeso nel vedere il duello… e non solo. L’uniforme di Ikki infatti aveva un grosso taglio verticale lungo tutto il petto fino all’addome. Se Ikki non avesse saltato all’indietro, ora si starebbe tenendo le interiora in mano.

«Però! Bella schivata!»

«Kurogane!!»

«Wow!»

«Lo stava per tagliare in due??»

«Esatto! E che ti aspetti da Kuraudo! Quello è solo un buono a nulla!»

«Finiscilo!»

Preoccupazione ed eccitazione. Ansia e tifo. Sentimenti contrastanti erano presenti nella sala, ma Ikki non sentiva alcuno dei due.

«…dunque, è davvero così.»

Lo aveva capito con certezza ora. La possibilità che temeva di più, quella più difficile anche solo da pensare ma che stava lentamente maturando man mano che scambiava con Kuraudo era ormai certezza ai suoi occhi.

«Quindi questo è il tuo vero potere, quello che ti ha fatto battere l’ultimo samurai.»

5.

«Una cosa continuava a rimbalzarmi in testa fin da quando ho sentito la storia di Ayatsuji. Non mi spiegavo come fossi riuscito a battere così nettamente Kaito-san, che, per quanto non fosse malato, rimaneva pur sempre l’ultimo Samurai, un duellante tra i migliori al mondo. Sarebbe stata una battaglia difficile, equilibrata, ma mai davvero a senso unico…e se fosse, ci doveva essere un validissimo motivo. Motivo che ormai ho capito. Il saper schivare e parare contro attacchi con perfetto tempismo. Sparire nel nulla e riapparire dopo pochi istanti attaccando da tutt’altro angolo. Queste cose possono essere frutto solo di una capacità.»

«Che vuoi dire? Vuoi dire che ci sta prendendo in giro? C’è un trucco??»

Ayase alzò subito la voce: l’argomento per lei era fondamentale, poteva essere il capire finalmente come suo padre fosse stato lasciato in fin di vita due anni fa. Ma Ikki negò. 

«Non c’è nessun trucco, né ci sta prendendo in giro.»

«Ahah…sembra tu abbia notato qualcosa…vai avanti, ti dirò se hai capito bene.»

Kuraudo, con un largo sorriso beffardo sul volto, invitò Ikki a proseguire nella sua spiegazione.

«È qualcosa con cui Kurashiki è nato. Riflessi spontanei.»

«Riflessi…spontanei?»

«Ma Ikki, quello è semplicemente il normale meccanismo di riflessi che tutti gli esseri umani hanno, no?»

«È giusto, ma in questo caso c’è di più. Qui stiamo parlando di risposta agli stimoli, alla coordinazione, alla velocità…è tutto troppo sviluppato uniformemente. Qui la vera differenza la fa il tempo, il tempo di risposta ad ogni movimento. Normalmente, un essere umano riesce a percepire un movimento, capire che cos’è ed elaborare una risposta fisica in circa 0,3 secondi. Invece, per un atleta di alto livello, come uno sprinter, un velocista questo tempo di reazione si abbassa fino a 0,15 secondi. Pochissime eccezioni al mondo, tramite un allenamento mirato, possono arrivare a 0,1 secondi, ma è umanamente impossibile scendere sotto quel limite… Eppure, Kurashiki-san lo ha fatto. Per lui, più o meno, ci vogliono circa 0,05 secondi per rispondere a qualunque azione…o addirittura meno.»

«…!!»

Stella e Ayase erano semplicemente senza parole, ed era capibile. Per Ikki e Stella, secondo gli ultimi test medici che fecero, il loro tempo di reazione si avvicinava attorno ai 0,13 secondi. I sensi di Kuraudo erano dunque già da tempo ben più che sovrumani…praticamente nel tempo in cui Ikki faceva un movimento, Kuraudo ne poteva fare tre.

«E da lì il suo sparire letteralmente di fronte a noi, oppure le sue parate perfette, oppure ancora i suoi repentini cambi di attacco. Questo è il motivo.»

«Ahah…ah…AHAHAHAH! BRAVO!! BINGO!»

Kuraudo rise di gusto confermando la cosa.

Sì, non era di certo uno spadaccino provetto, ma gli bastava la sua violenza per eccellere e questo perché i suoi riflessi sovrumani erano la base di tutta la sua tecnica. In fondo, se una persona può fare tre o quattro attacchi mentre tu ne puoi fare solo uno, non c’è allenamento che tenga, sarai sempre un passo indietro. Kuraudo poteva sempre vedere con precisione molto tempo prima l’arrivo di qualunque colpo, anche del più spettacolare o imprevedibile. Non c’era nulla di imprevedibile per lui. Quello era il vero valore aggiunto dello Sword Eater.

I suoi rilfessi sovrumani, uniti a un’altrettanto pazzesca velocità di esecuzione creavano la sua abilità: Marginal Counter.

«Sei il primo che riesce a capire Marginal Counter al primo scontro! Ti rendo onore, cavaliere! Come sospettavo, sei davvero una forza. Ma…con ciò? Anche se sai come funziona Marginal

Counter, puoi davvero FARCI QUALCOSA?»

«…»

Ikki si rabbuiò, sapendo perfettamente che Kuraudo aveva ragione.

La sua Perfect Vision infatti era assolutamente inutile contro qualcuno che potesse capire con anticipo qualunque suo attacco. Ittou Shura aumentava soltanto la sua forza fisica, ma non la sua velocità di riflessi. Più Ikki ci rifletteva, più non trovava metodi di fronteggiare quell’abilità naturale spaventosa.

«Ahah, è inutile che ci pensi. Non puoi farci nulla, anche perché questo non è un tratto da Blazer che ho, o qualcosa che ho allenato. Ci sono nato! E non hai visto che l’inizio di Marginal counter!!»

Nel dirlo attaccò di nuovo! E l’attacco che arrivò era un colpo che arrivava…da due direzioni diverse!

«Hebigami!!»

La spada quasi si divise in due, come due teste che attaccavano Ikki per morderlo sia da destra che da sinistra. Un attacco sconsideratamente vigoroso e forte, difficilissimo da difendere. Come puoi difenderti correttamente da due colpi che arrivano contemporaneamente da direzioni opposte? Anche se ne avesse difeso uno, l’altro sarebbe entrato. Solo una cosa poteva fare, schivarli entrambi. Ikki infatti decise di saltare all’indietro con tutta la forza che aveva.

«Come se te lo lasciassi fare di nuovo!!»

Kuraudo immediatamente preparò una risposta ed entrambi gli attacchi seguirono Ikki, annullando di nuovo la distanza! La lama d’ossa stava per colpire il ragazzo! Ma pochissimo prima dell’impatto, Ikki alzò Intetsu e parò il colpo la sua destra…ma i suoi riflessi non furono abbastanza pronti per voltarsi e parare anche l’attacco da sinistra! E la lama entrò. Sangue venne spillato per terra, macchiando il tappeto del dojo.

…questo, doveva succedere.

«Cosa?»

Ma non successe. Ci furono scintille e non macchie di sangue…e la risposta era ancora in mano di Ikki, che era riuscito a difendere anche l’altro colpo.

«Tu!!»

Nel vederlo, anche Kuraudo rimase sorpreso. Ikki aveva fatto scivolare la sua spada quel tanto che basta per potersi girare e parare anche il secondo colpo mantenendo la difesa sul primo…e nel farlo non stava reggendo Intetsu dall’elsa, ma aveva afferrato la base della lama!!

«Una tecnica di parata con Kodachi…! Ma certo!»

«Kurogane sa usare anche un Kodachi?»

«Tanto da poter persino insegnare a sua sorella Shizuku, la cui arma è proprio un Kodachi.»

Ikki odiava insegnare cose errate e che non aveva di persona sperimentato, quindi per Stella l’ipotesi fu subito confermata…e aveva ragione. Ikki nel suo infinito allenamento personale aveva sperimentato di tutto, dalle spade di ogni dimensione e forma, al combattimento a mani nude, al tiro con l’arco e tanti altri. Era disperato e affamato di forza per uscire dalla sua situazione, dunque avrebbe appreso qualunque cosa che gli avesse dato anche un minimo di forza in più, proprio perché era il più debole tra i suoi pari. E ora una di queste cose gli stava salvando la vita.

Il fatto di capire da dove sparasse l’Hunter le sue frecce derivava dal suo addestramento nel tiro con l’arco, e in questo match la difesa stile kodachi era un’abilità di simile origine. Il kodachi, essendo più più piccolo, aveva meno forza di una katana, ma si poteva muovere più in fretta…e da qui la parata più veloce. «Non sei l’unico che può cambiare il raggio d’azione della propria arma.»

Ikki, dopo aver difeso magistralmente l’attacco Hebigami, scattò per il suo contrattacco.

«Ha…»

Kuraudo rise alla parata e alla sfida che Ikki gli stava ora lanciando, nonostante avesse appena scampato la morte. Il ragazzo aveva del fegato oltre che delle capacità, Kuraudo ne era ormai convinto e glielo concedeva, in cuor suo. Ma… Non ti basterà per vincere. 

La sua abilità per quanto impressionante, rimaneva sempre troppo poca. E dunque decise che glielo avrebbe fatto capire. Era quasi sua responsabilità mostrargli cosa doveva fare per arrivare al suo livello, al livello dei migliori otto dello Sword art Festival! La forza infatti per Kuraudo non era il mostrare una tecnica bella o sopraffina, né ciò che deriva dal lottare per un amico in difficoltà…no, per lui era molto più semplice e molto più pericoloso.

Era semplicemente pura VIOLENZA.

«HAAAAAAAAAA!»

«Ma!»

Per un momento Anche Ikki rimase senza parole come Ayase e Stella. Di fronte a lui infatti, l’attacco duplice di poco fa…si era di nuovo raddoppiato. Ora erano QUATTRO teste che volavano verso di lui! Un attacco da quattro fronti diversi!!

Può andare ancora più veloce??

Un nuovo attacco ancora peggiore del precedente! Ikki non perse la calma e nei pochissimi istanti che gli rimanevano prima dell’impatto, pensò a una strategia. Ma gli fu impossibile.

«Aaaaah!»

«Ikki!»

«Kurogane!!»

Ikki parò nello stesso modo di prima due attacchi, ma il terzo e il quarto lo colpirono al petto, lasciandogli come una grossa X addosso. 

«Sto…sto bene. Posso ancora combattere.»

Stava però perdendo sangue e la ferita sembrava profonda ma non mortale. Il ragazzo si fece forza e si rialzò, senza staccare gli occhi di dosso dal suo nemico.

«Ma dai. Hai usato il contraccolpo del primo e del secondo attacco per evitare che il terzo e il quarto ti trapassassero. Sei creativo, bravo. Ma non durerai oltre.»

Kuraudo tornò a sé la sua spada e scattò di nuovo all’attacco. «Come pensi di colpirmi da così distante?? Ti farò a pezzi!

Infatti, ora era di nuovo lui in posizione di vantaggio, e attaccò un ferito Ikki.»

6.

Quando Ikki parò il primo colpo di Orochimaru, Ayase pensò davvero che Ikki potesse vincere e la sensazione fu solo amplificata quando parò anche Hebigami usando la tecnica di kodachi. Ma ogni volta che Ikki trovava una soluzione, lo Sword Eater gli presentava un problema peggiore del precedente.  Era davvero un incubo senza fine. L’Ikki di adesso poteva senza dubbio andare testa a testa contro chiunque rappresentò la scuola Hagun al Festival dell’anno scorso: aveva battuto persino Stella, un cavaliere di livello A, senza subire alcuna ferita.

Ma adesso non può fare nulla se non difendersi.

Perfect Vision era inutile contro Marginal Counter. Anche Ittou Shura, l’asso nella manica di Ikki, non sarebbe servito a nulla adesso, anzi, passato il minuto di utilizzo, il ragazzo sarebbe stato alla completa mercè di Kuraudo. Difatti, per quanto fosse andato forte o veloce, Kuraudo sarebbe stato sempre più forte e veloce di lui e Ittou Shura lo avrebbe lasciato senza forze, incontro a una veloce morte.

È senza opzioni ora…

Ora Ikki poteva solo tentare di difendersi dai colpi di Kuraudo, mentre le ferite aumentavano gradualmente assieme alla sua spossatezza. Ayase poteva solo guardare, guardare mentre Kuraudo colpiva senza sosta Ikki.

Ma esiste davvero qualcuno in grado di batterlo?

Era questo il livello più forte, quello a cui aspiravano! Questo era il livello degli otto finalisti del festival dell’anno scorso!

Un livello pazzesco…davvero esistono questi mostri?

Non vedeva alcuna via di uscita, tantomeno modi di vincere il duello. Kuraudo aveva annichilito ogni risposta possibile di Ikki. E in più, lo spadaccino stava venendo sempre più ferito man mano che passava il tempo. Ogni parata era più debole, più difficile e più dispendiosa, e la lama di Kuraudo lentamente ma inesorabilmente stava facendo a pezzi la difesa di Ikki.

Di nuovo…!

Ebbe un deja vù. La vista di Ikki che rifiutava di arrendersi, di cedere, di mollare anche solo un centimetro anche in quella situazione le ricordò il padre due anni fa.

«…»

E Ayase non poteva permettere accadesse ancora.

«Vermilion-san! Ferma il match! Se continua così, Ikki si farà…»

«Ma se lo fermiamo ora non riavrai mai il tuo dojo.»

«Non importa! La vita di Kurogane è più importante!»

«Verissimo…ma non posso farlo.»

Ayase era scioccata dalle parole fredde di Stella, che stava osservando la persona che amava messa così in difficoltà a braccia conserte, come se nulla stesse accadendo.

«Ma come puoi dirlo così! È il tuo ragazzo quello! O Kurogane ha un piano?»

«…no. Se fossi io a duellare userei le mie fiamme per tenerlo lontano, ma Ikki non ha questa facoltà, e non ha nemmeno un attacco a distanza…la situazione è quasi senza speranza, temo. E onestamente, non pensavo che quel tizio fosse così forte.»

Il tono di Stella era piatto, quasi come se stesse parlando del tempo, o di qualunque altra cosa frivola. Guardando bene però, le sue unghie erano talmente conficcate nelle sue braccia che stava quasi sanguinando da un paio di lembi del braccio. Stava anche lei resistendo all’incredibile tentazione di correre a salvare Ikki…a salvare il suo amato.

«Il livello dei migliori otto in questa nazione è altissimo, lo devo davvero ammettere. Quell’uomo è molto forte e Ikki perderà, se continua così.»

«Ma se lo sai perché non li fermi?»

«Non posso per nulla al mondo.»

«Ma perché??»

«Perché Ikki…si sta davvero…divertendo.»

«Eh?»

Ayase guardò Ikki dopo queste parole pensando a quale stupidaggine ora stava dicendo Stella…ma solo ora che ci fece caso lo notò.

…sta…sorridendo??

Ikki stava davvero sorridendo. Ma non un sorriso di gioia, o il suo solito volto innocente, no. Era il ghigno divertito di una bestia che stava lottando alla pari per il territorio.

«E ora che ci penso, stava ridendo così anche quando lottava contro di me.»

«Ma…ma…anche se sa che può essere ucciso?? Perché?»

«Non è proprio questo il bello?»

Ayase non capiva, non poteva ancora capire. Non era ancora arrivata a…quel livello di pensiero, ad essere consapevole della sua forza fino a quel punto. Ma Stella invece capiva benissimo, e anche il padre di Ayase.

«Senpai Ayatsuji…dopo aver sentito la tua storia, c’è una cosa che né io né Ikki siamo riusciti a capire del tutto. Come se ci mancasse un pezzo.»

«Mancasse un pezzo?»

«…davvero tuo padre, l’ultimo Samurai, è pieno di rimpianto, secondo te?»

«Ma…ma che dici? Certo! È ovvio!»

Ayase alzò la voce involontariamente alle parole inaspettate della ragazza.

«Se solo quel tizio non fosse mai esistito staremmo vivendo ancora in pace! Mio padre non sarebbe in coma! Il nostro dojo sarebbe ancora nostro! I nostri discepoli non sarebbero stati costretti ad abbandonarci! Quel tizio ci ha portato via tutto! Certo che papà ha dei rimpianti, per colpa sua!»

«Ma non ne sei davvero sicura, giusto? Non te lo ha mai

DETTO.»

«Ma che…»

«Pensaci bene per un attimo e separa il padre dall’uomo. L’uomo che era il migliore al mondo nei duelli, chiamato persino l’ultimo Samurai per via della sua sconfinata ambizione e voglia di migliorare…un uomo così potrebbe davvero essere felice di vivere senza poter duellare, tirare di spada?  Uno spadaccino sarebbe davvero contento di vivere la sua vita senza usare la spada?

Se fossi io, non sarei mai, mai capace di sopportarlo.»

«…»

«Sicuramente Kuraudo è stato un maledetto e si è approfittato di voi per avere ciò che voleva, usando metodi scorretti e inappropriati. Ma guardala da un altro lato. Una persona si è spinta a tanto solo per sfidare il migliore al mondo. Da spadaccino, e solo da quello…non ne saresti quasi contento?»

No…no…non è possibile. Papà era contento, sorrideva. Voleva prendersi cura di tutti noi, insegnarci a vivere e …

[“Questa è la MIA battaglia! Non intrometterti!”]

In quel preciso momento qualcosa dentro la mente di Ayase scattò. Come se l’ultimo pezzo di un puzzle si fosse finalmente incastrato dove andava… rivelando finalmente il suo disegno finito. La ragazza finalmente capì.

Capì perché suo padre gli sembrava così tremendo, così forte, quasi come un demone. Non lo aveva mai visto così, né sentito parlare così, prima di quel momento. Capì perché voleva continuare il duello nonostante il risultato fosse praticamente scritto. Capì che non aveva mai capito il padre.

Per così tanto tempo aveva pensato al padre come se fosse stato pieno di rimpianto, ma non era così. Assolutamente! Certo, lui voleva combattere per difendere l’onore dei suoi discepoli feriti. Certo, lui voleva combattere per difendere sua figlia. Certo, lui voleva combattere per proteggere quel posto, casa sua. Ma non era SOLO quello.

Il vero propellente per il duello di Kaito era più di tutti questi motivi validi, era molto più semplice e molto meno aulico. Era la voglia di lottare. Di lottare con chi gli stava di fronte. Di lottare con persone più forti di lui. Di vincere! Erano i semplici istinti di un animale che voleva lottare. E per merito di quegli istinti, Kaito si liberò per poco tempo di quella malattia che lo stava affliggendo da mesi, nel momento che stava attendendo da ormai troppo.

Quel momento di pura passione che ogni uomo così brama.

…ora capisco…

[Scusami…]

Quella parola non era rivolta a me.

Ora tutto le era chiaro, nitido. Non era per lei quella parola, né per i suoi discepoli. Era per Kuraudo.

Perché aveva fallito nel mostrare quanto fosse forte la sua tecnica di spada di fronte a un avversario così forte. Si stava scusando con lui per non esser stato all’altezza.

…papà…

Quindi quella parola, che poteva benissimo essere l’ultima in tutta la sua vita, fu rivolta a un nemico e non alle persone a cui voleva bene? Pensava fosse un uomo più intelligente, più maturo. Perché un comportamento così egoista, proprio alla fine? Come qualcuno che si rifiutasse di perdere!

…non è che papà fosse…felice?

E in quel momento, un nuovo contrasto tra le due lame nel dojo la riportò alla realtà.

7.

Il gran rumore quasi fermò il tempo e le persone nella stanza. Tutto sembrò immobile per qualche eterno secondo, finchè vi fu il silenzio.

«Ah…ah…»

In quel silenzio, la voce di Ikki che ansimava per la fatica si sentiva distintamente. Le ormai molteplici ferite che aveva addosso sanguinavano ancora e lentamente gli stavano portando via energie…ma non era l’unico che stava ansimando nella stanza.

«Ah…! Ah…»

Kuraudo era ancora illeso ma stava ansimando anche più forte di Ikki. La battaglia ormai era totalmente a senso unico, ma se qualcuno fosse entrato ora nella stanza non lo avrebbe detto. Perché Kuraudo era stanco come Ikki pur non essendo mai stato colpito? Stella capì subito la risposta.

«Ecco il punto debole di Marginal Counter! Eccolo!!»

«Eh? Di che parli, Stella?»

«Guarda attentamente il tizio del teschio e capirai da sola.»

Ayase quindi fece come detto: Kuraudo stava sudando tantissimo, dalla fronte e dalle guance. Il sudore era talmente copioso che gli cadeva per terra continuamente. «…ma certo! La sua resistenza!!»

«Esatto. E in effetti, adesso che ci penso, non poteva essere diversamente. Se il Marginal Counter di Kuraudo gli permette di sferrare più colpi, si stancherà naturalmente anche prima. Se Kuraudo va tre volte più veloce di Ikki, si deve stancare tre volte prima di lui! E Ikki quando lo ha capito ha fatto di tutto per restare in difesa, limitare i danni e costringerlo a stancarsi!»

Kuraudo infatti, come se avesse sentito il commento di Stella, digrignò i denti.

Quel bastardo…dovevo andare al mio ritmo, ma mi sono lasciato trasportare in questo gioco di resistenza da questo dannato bastardo!

Nonostante la stanchezza e le ferite, Ikki era riuscito a scovare una falla nella pazzesca abilità di Kuraudo e l’aveva sfruttata fino in fondo. Come risultato, Kuraudo era praticamente senza fiato. Di nuovo, Ikki non era un tipo che rimanesse semplicemente sulla difensiva senza fare niente: nella sua lunga esperienza di battaglie aveva accumulato molte strategie per indebolire un avversario, anche in questi modi.

Dannato…dannato bastardo.

Kuraudo quasi ebbe la pelle d’oca al pensare che il suo avversario stesse pianificando deliberatamente tutto questo mentre si difendeva e mentre stava costantemente rischiando la vita. Dall’altra parte, Ayase era piena di ammirazione per Ikki.

«Incredibile! È riuscito a pensare e mettere in atto un piano del genere nonostante la situazione…potrebbe davvero farcela adesso!»

Ma mentre Ayase agitava i pugni in segno di vittoria, Stella era ancora scura in volto.

«Forse…ma non è ancora detto.»

«Come no?»

«Questa battaglia di logoramento era davvero la sua ultima chance. Non aveva altre alternative, in realtà…e anche Ikki ora è stremato, è ben oltre il suo limite.»

Era davvero l’unica sua via di fuga, l’unica strada che potesse anche lontanamente dargli un barlume di speranza. Ma ora non contava…entrambi sapevano bene che…

«Non importa nulla, ormai. Tanto il prossimo attacco sarà l’ultimo, per entrambi.»

…era il momento di chiudere la storia.

«Bastardo…c’è un limite alla testardaggine!»

             «Ah…ah…purtroppo…odio        perdere…ed        è…molto

tempo…che non lottavo…così a lungo…è quasi…quasi un peccato…doverla finire…»

«Ha…aha…già…è divertente, no? Ahahaha! Si…si…anche tu sei…sei malato come me…!»

«…forse è l’unica cosa che ci può avvicinare…!»

«Sì…forse…ma è tempo di finirla.»

Kuraudo tirò un sospiro e raddrizzò la postura, riportando Orochimaru alla sua dimensione naturale.

«Il prossimo colpo ti finirà.»

Dichiarò al guerriero coperto di ferite di fronte a sé. Un’intenzione omicida era comparsa nei suoi occhi. E Ikki accettò di buon grado la sfida, quasi con un sorriso.

«…strano. Pensavo anche io la stessa cosa.»

Mirò la punta della sua katana nera dritta al petto di Kuraudo. Per un attimo ci fu silenzio totale, mentre i due guerrieri si parlavano solo con gli occhi, certi di quello che stava per succedere.

Qualcuno sarebbe morto. Però…

«Prima di farlo, posso chiederti una cosa?»

«Che vuoi?»

Prima di finire il duello, Ikki chiese una cosa a Kuraudo, una cosa che doveva assolutamente sapere.

«Quel grande maestro che entrambi abbiamo ammirato…stava sorridendo come stavamo facendo noi prima?» A quella domanda, il sorriso di Kuraudo si allargò. «…ahah…non chiedere cose così ovvie.» Rispose di getto.

«È ovvio che uno che si facesse chiamare l’Ultimo Samurai si divertisse in un duello all’ultimo sangue come questo!!»

«…capisco.»

Voleva che lo dicesse. E sperava che la risposta fosse proprio quella. Per cui, Ikki disse una parola strana per la situazione, sguainando un sorriso terribile.

«Grazie.»

8.

Mentre sanguinava ancora dalle ferite, Ikki saltò leggermente indietro per un attimo per poi scattare in avanti! Il suo corpo era danneggiato in modo grave, ma in quel momento, in quello scatto, avrebbe concentrato ogni singolo briciolo di forze che gli era rimasto.  Quello scatto era già più forte di tutti quelli che aveva fatto in battaglia.

Che diavolo hai in mente, dannato!

Kuraudo si lasciò alle spalle anche il più piccolo briciolo di pietà verso quell’avversario così meritevole e si concentrò. Se il suo avversario avesse dato tutto in quel momento, anche lui lo avrebbe fatto. Racchiuse Orochimaru nella sua forma originaria, una spada a una mano, per diminuire il raggio ma aumentare al massimo la velocità. Avrebbe usato la sua tecnica più forte, al massimo della velocità che Marginal Counter gli concedeva.

«Yamata no Orochi!!»

Un attacco pazzesco, per velocità e forza: nel momento in cui attaccò, OTTO teste comparvero, tutte dirette ad Ikki mostrando i loro bianchi denti ansiosi di divorarlo! Ikki non riuscì a fermare l’attacco a quattro teste, per cui non avrebbe mai potuto fermare questo. Sarebbe rimasto ucciso. Ma nonostante tutto, il Cavaliere Ripetente non si arrestò.

Scattò senza esitazione verso Kuraudo e verso il serpente a otto teste che lo stava puntando, con la spada vicina alla sua testa e puntata dritta verso il petto del nemico. Ikki stava correndo in avanti senza alcuna intenzione di difendersi in alcun modo. Era un attacco disperato? No.

No! Questa è…

La lama vicina alla testa, parallela ai suoi occhi. Lo sguardo perforante del nemico, che quasi emetteva luce propria adesso. Kuraudo si sentì fremere per un attimo, come se fosse stato colpito.

Conosceva questa sensazione perché l’aveva già sperimentata. E quel momento avvenne proprio durante il match con Ayatsuji Kaito…proprio all’ultimo momento del duello. In quel frangente, un mezzo morto kaito non riuscì a portare in fondo quello che voleva fare…ma ora Ikki lo stava quasi imitando, con la spada messa nello stesso modo e correndo in avanti senza alcuna difesa. Kuraudo si chiedeva ancora di tanto in tanto cosa avesse voluto fare il vecchio in quel momento…e ora ebbe la sua risposta.

Quella sensazione era la sua risposta. Quel sentimento di pericolo era la sua risposta. Pericolo da un uomo mezzo morto, che stava arrivando dritto verso di lui!

Perfetto!!

Kuraudo non si fermò a sua volta. Vedeva l’attacco, avrebbe potuto evitarlo con Marginal Counter, ma non lo fece. Lo affrontò a testa bassa!

Certo che lo affronterò!!

Kuraudo voleva davvero portare il duello con Kaito fino in fondo, si chiedeva spesso cosa avesse voluto fare e sperava di ripetere il duello in cuor suo, anche se per ovvi motivi non era più possibile. Però chissà, Kaito si sarebbe rimesso, o magari la giovane Ayase avrebbe acquisito la forza sufficiente per superare il padre e lo avrebbe sfidato. Quel desiderio albergava ancora nitido nel suo cuore, e per quello aveva ancora aspettato in questo dojo, per questo momento! Per quello non si sarebbe fermato adesso! Non c’era ragione per farlo.

«Ne è valsa la pena di aspettare per due lunghi anni!!!»

Un istante dopo le due figure si intersecarono, e sangue fresco volò nell’aria.

9.

Quel fiotto di sangue fresco volò in aria così tanto da macchiare il soffitto… era di Kuraudo. Era comparsa una larga ed ampia ferita da taglio netta sul suo petto: il taglio partiva dalla spalla destra dritto fino al fianco sinistro. Ikki era invece illeso.

Ma come? Non era possibile difendersi da Yamata No Orochi! Eppure, Ikki ne era appena uscito vivo e illeso. Come ha fatto?

la prima a capire il motivo fu stavolta Ayase.

Non ho dubbi…quella era…

In passato Ayase stessa vide una sola volta quella tecnica e fu quando gliela mostrò il padre, il giorno prima di entrare ufficialmente alla Hagun Academy. Era la tecnica segreta che Ayase stava imparando dal padre. Quella volta, quando Ayase attaccò il padre con la sua arma Hizume, era sicura di averlo colpito…ma non lo aveva davvero colpito. La sensazione che lei ebbe fu come quella di tagliare un cumulo di petali di ciliegio che stanno cadendo da un albero. Suo padre allora disse che…

[Qualunque contrattacco sarà sempre, seppur minimamente, lento se uno usa la spada per parare.]

Naturalmente, perché ogni movimento della spada contemplava anche un movimento del corpo stesso per parare o deviare il colpo in arrivo: quindi, esisteva davvero un “Contrattacco perfetto”?

Kaito trovò la risposta a quella domanda. Tutto quello che si doveva fare era portare all’estremo la cosa, annullando la percezione di qualunque oggetto o persona nei dintorni per concentrarsi esclusivamente sul nemico, rimanendo quanto più immobili possibile correndo alla massima velocità.

Una posizione estremamente veloce ma nello stesso tempo estremamente immobile, limitando allo stretto necessario i movimenti per non perdere nemmeno un centesimo di secondo di velocità o di forza.

«La tecnica segreta finale dello Stile Ayatsuji! Ten’i Muhou!»

Ma come era riuscito ad apprenderla Ikki? Anche Kaito non la usava mai, l’ha mostrata solo a lei, quindi come…

«Ah.»

Un pensiero però raggiunse la ragazza, una cosa che Ikki le disse la famosa sera al ristorante.

[È per via del tuo duro lavoro, Ayase. Prima o poi lo capirai da sola, capiterà qualcosa che ti farà scattare la molla e tutto ti sarà chiaro.]

Ikki non diceva mai qualcosa di cui non fosse sicuro, e Ayase lo sapeva bene visto che era stata sua allieva.

«Ma come…ma allora già a quel tempo lui…»

«Blade Steal.»

«Eh?»

«È lo stile di Ikki. Riesce a capire e ricreare ogni tecnica di spada con cui viene a contatto in poco tempo, solo osservando. Lo ha fatto anche con me.»

Sì, Ikki aveva già colto il segreto della scuola Ayatsuji durante gli allenamenti, e aveva capito benissimo i motivi per cui Ayase non riusciva a raggiungere il picco della disciplina. Difatti la aiutò a correggere molte cose, ma quel segreto doveva essere raggiunto da sola. Stella nel mentre finalmente aveva assunto un’espressione più tranquilla ed era piena di ammirazione e orgoglio per il suo uomo. Questo era il vero segreto della forza di Ikki assieme alla sua incredibile capacità di concentrazione…la sua smisurata ambizione, la voglia, il bisogno assoluto di sapere, di migliorare, di attingere ad ogni cosa che lo possa far crescere. La sua incredibile ambizione era quella che lo aveva consacrato come “Il Re Senza Corona” …e uno dei motivi per cui lei era innamorata di lui.

«…sei davvero incredibile. Vale davvero la pena di starti vicino.»

Disse lei in tono molto basso, tra sé e sé. Ma in quel momento…

«AAAAAAAAH!»

Kuraudo lanciò un grido feroce di dolore, finalmente sofferente per quella enorme ferita che per molta gente sarebbe stata indubbiamente fatale. Il ragazzo perse la posizione ma restò in piedi, testardo come era, rifiutandosi di cadere di fronte al nemico. Perdeva molto sangue ora e una piccola pozza si stava formando ai suoi piedi, ma non avrebbe mai mostrato al suo nemico la sconfitta.

Come fa a stare ancora in piedi!!

Persino Ikki ora era sorpreso da tanta determinazione.

«…capisco…capisco cosa voleva fare quel vecchio, ora.» Non c’era più voglia di combattere negli occhi di Kuraudo.

«Ahah…incredibile…»

Il ragazzo poi rise quasi allegramente, come se avesse finalmente ottenuto qualcosa che cercava da molto tempo. Poi alzò con fatica la spada verso Ikki.

«Tu. Come ti chiami?»

«Kurogane Ikki.»

«Kurogane…continueremo al Seven Stars Sword Art Festival.»

E nel dirlo si avviò verso l’uscita, senza più voglia di combattere. Ikki dunque chiese…

«Kurashiki-kun, per quanto riguarda il dojo…»

«Fai come ti pare. Non mi interessa più. Non ho più bisogno di aspettare, ormai.»

Questa fu la sua risposta.

«Ma…Kuraudo! Aspetta!»

«Dai! Ce ne andiamo.»

«Va…va bene!»

Gli sgherri di Kuraudo lo seguirono mentre zoppicava fuori dal dojo, lasciandosi una scia di sangue dietro sé. Quando i tizi non si videro più dentro la stanza…

«Ehi! Kuraudo!»

«Cazzo! È svenuto!!»

«Chiamate un’ambulanza!!»

«Non mollare, Kuraudo!»

Le voci preoccupate degli sgherri si sentivano fuori mentre soccorrevano il loro capo. Ikki invece ripose Intetsu tirando un sospiro di sollievo misto quasi a disappunto.

«Non vuole farsi vedere debole di fronte ai suoi nemici, eh.

Che testardo…»

«Come qualcun altro, direi.»

«Aaaah!»

Ikki lanciò un grido di dolore alla leggera spinta di Stella, con il ragazzo che addirittura cadde a terra.

«Ma…ma che fai Stella?»

«Non fare tanto il figo, nemmeno tu ti reggi in piedi.»

«Uh…»

Era vero, Ikki non era più in grado di fare praticamente nulla tanto era ferito e sfinito. Sbuffò di fronte alla ragazza.

«Lo hai notato.»

«Certo che lo ho notato! Accidenti, ti riduci sempre così! Se sapevi già fare quella tecnica perché hai aspettato fino all’ultimo per usarla??»

«Non chiedere l’impossibile, ora. Quella è la tecnica finale dell’Ultimo Samurai. Non è possibile usarla dal nulla senza preparazione. Se non avessi sfinito Kurashiki-kun in quel modo prima non avrei avuto speranze di vincere nemmeno con quella.»

«Almeno sforzati di farti meno male!»

Con un sospiro, Stella lanciò la sua borsa ad Ayase. 

«Senpai, ho portato con me un kit di primo soccorso per quest’evenienza. Puoi per favore aiutare Ikki con le prime fasciature? Sarai sicuramente più abile di me in questo, lo avrai già fatto nel dojo. Nel mentre chiamerò un insegnante che ci venga a prendere. Non possiamo di certo salire in treno con Ikki in queste condizioni.

«Si…si, certo!»

Ayase prese la borsa che conteneva anestetici, bende, disinfettanti e simile. IN poco tempo sarebbe stata scuramente capace di fare le cose essenziali finchè Stella sistemasse le sue cose al telefono. Nel mentre…

«Kurogane-kun…grazie.»

Prese le mani di Ikki e lo ringraziò dal profondo del suo cuore.

«Grazie a te ho capito finalmente me stessa e i sentimenti veri di mio padre…pensavo di essere l’unica in grado di capirlo, ma nemmeno io non avevo capito nulla.»

«Non è vero.»

«Eh?»

«Il motivo per cui oggi sono stato capace di vincere è perché tu avevi già assorbito alla perfezione gli insegnamenti di Kaito. Nessuno meglio di te sarebbe mai stato capace di farlo, perché tu e solo tu lo puoi capire meglio di tutti. Perché sei tu il suo successore.»

«…»

Era davvero così? Ayase non lo sapeva con certezza, ma sperava fosse così.

«Dovrò diventare più forte allora. Finchè non potrò essere sicura di definirmi degna di essere il suo successore. Finchè non sarò io stessa capace di battere quel tizio.»

Gli occhi di Ayase finalmente tornarono sereni come il cielo dopo una tempesta. Sarebbe stata una lunga strada, ma ce l’avrebbe fatta. E ce l’avrebbe fatta perché ora era certa di cosa fare. Non avrebbe più perso la via, una via fatta per lei e di cui era orgogliosa. Ikki sorrise serenamente ad Ayase.

«Lo spero anche io per te.»

In cuor suo pregò che il desiderio della ragazza si avverasse.

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