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Mistero a Okutama


1.

Area metropolitana di Tokyo, quartiere di Shinjuku. Tra gli innumerevoli grattacieli stretti l’uno di fianco all’altro, il palazzo da trenta piani della sezione giapponese della Lega dei Mage Knights torreggiava su di loro. Nell’ufficio del capo della sezione giapponese all’ultimo piano, il presidente Itsuki Kurogane stava facendo una faccia preoccupata al telefono.

«Shizuku ha perso. Capisco.»

Un sospiro di delusione echeggiò nella enorme e vuota stanza semioscura.

[La sua avversaria era Raikiri però, dunque forse era inevitabile.]

«Ah, l’allieva prediletta di Nangou-sensei, giusto?»

[Esattamente. Shizuku-san è stata sfortunata negli accoppiamenti. Se non fosse stato per questa gestione stupida delle battaglie di selezione, sarebbe stata sicuramente una delle rappresentanti al Festival.]

Gestione stupida. 

Itsuki annuì al telefono senza parlare, in completo accordo con il suo interlocutore al telefono. Gestione stupida era proprio un termine accurato. Scegliere i rappresentanti in base a veri duelli…il metodo scelto da Shinguuji, il nuovo preside, era stato immediatamente considerato ‘abominevole e scellerato’ da parte di Itsuki.

[…il cavaliere ripetente finora è ancora imbattuto. Accidenti, gli studenti della Hagun devono essere una delusione totale, per lasciare che un livello F arrivi fino a quel punto imbattuto.]

«Potrebbe arrivare a diventare un rappresentante?»

[Anche se mi spiace dirlo, sembra che quell’inetto abbia battuto addirittura la Principessa Scarlatta e anche la terza più forte della scuola. È incredibile come tutti quegli studenti stiano gettando nel ridicolo il nome della scuola, lasciando che un tizio così arrivi in alto…]

«Questo è inaccettabile.»

La situazione che Itsuki non voleva nemmeno immaginare in partenza si stava pericolosamente concretizzando. La sua voce si fece più greve.

[E…esatto! Esattamente!]

«C’è qualcosa che possiamo fare?»

[Ah, se il presidente usasse il suo potere per togliergli la licenza da Magician Knight sarebbe fatta.]

«…ma se avessimo potuto farlo, lo avrei già fatto molto tempo fa. Ma che sia un cavaliere professionista o ancora uno studente, la sua licenza è concessa dai colletti bianchi della Lega Internazionale dei Mage Knights – in altre parole, solo l’ufficio centrale ha questa autorità. Una sezione staccata di un Paese può richiedere la revoca della licenza ma non ha il potere per farlo direttamente…e se la richiesta di revoca non ha basi solide non viene nemmeno presa in considerazione.»

Un anno prima avevano persino convinto l’“Hunter” ad aiutarli per ottenere prove contro Ikki, ma il ragazzo non si era lasciato fregare. Anche se l’Hunter lo aveva portato persino in punto di morte, Ikki non aveva mai infranto le regole: se lo avesse fatto, sarebbe stato immediatamente punito con il massimo della pena anche per cose minime, quindi con l’espulsione e la successiva revoca della licenza di Magician Knight. Senza però un minimo appiglio non c’era modo di procedere senza sollevare un polverone. Itsuki aveva bisogno di una scusa. Una scusa per convincere chi aveva potere nella faccenda ad esercitarlo.

«In ogni caso, se non agiamo prima del Festival…»

In quel momento…

«Con il dovuto permesso, signor Kurogane, ho un’idea che potrebbe fare al caso suo.»

Dall’oscurità emerse una voce maschile. Itsuki si voltò verso la figura che stava sull’uscio, un piccolo figuro obeso di mezz’età vestito elegantemente. Ricordava un po’ il Pinguino di Batman. E Itsuki ricordava bene quella faccia.

«Akaza, vero?»

«È da un po’ che non ci vediamo, presidente. Nha ha.»

L’uomo di mezza età si chiamava Mamoru Akaza, un parente alla lontana della famiglia Kurogane.

«…hai detto che hai un’idea, giusto?»

Nel dirlo Itsuki riagganciò il telefono: l’interlocutore attuale era molto più interessante. Cogliendo l’andamento della situazione, un sorriso sinistro si dipinse sul volto di Akaza.

«Nha ha. Diciamo che ho ottenuto…informazioni interessanti dai miei uomini sul posto, e che se venissero usate nel modo corretto, risolverebbero sicuramente il suo problema.»

2.

Quella domenica, Ikki Kurogane e Stella Vermilion partirono alla volta del campo d’addestramento della Hagun Academy in quel di Okutama, vicino alle montagne, assieme a tutto il consiglio studentesco. La loro missione era appunto quella di scovare il misterioso gigante e capire cosa c’era dietro a quella storia: man mano si avvicinavano alla destinazione, i due ragazzi furono circondati da boschi e foreste fitte, un ambiente totalmente diverso dal cemento della città, e capirono perché sarebbe stato difficile per i soli cinque del consiglio cercare in quella zona così complicata. Non sarebbe stata una passeggiata, anche se l’atmosfera era tranquilla.

Dato che non sarebbe stata una passeggiata, i sette si accordarono per preparare il pranzo appena arrivarono: a pancia piena si sarebbe decisamente lavorato meglio! Così, appena arrivati, Ikki e Stella furono coinvolti nella preparazione. I sette si divisero i compiti e iniziarono a portare nella grossa villa che faceva da dormitorio per gli ospiti prima gli utensili da cucina e poi tutti gli ingredienti che Touka aveva comprato. All’inizio valutarono di pranzare nella grande sala da pranzo, ma poi l’aria fresca di montagna e il dolce sole li convinsero a pranzare fuori: il piatto del giorno era semplice, ma sfizioso. Riso al curry! «Ah…l’aria di montagna è una meraviglia!»

Stella prese un gran respiro nel cortile dopo aver preparato vari coltelli da cucina su un tavolo di legno.

«Eh, sì, qui non c’è asfalto, è tutta un’altra aria.»

«In Giappone avete asfalto e cemento dappertutto, c’è troppo caldo e umido.»

«Ormai lo stato è quasi tropicale.»

La nazione di Stella, l’Impero Vermilion, era infatti in Nord Europa, molto più freddo e molto meno umido. Per Stella, che non era abituata a questi climi caldi e umidi, l’estate giapponese era una dura prova. A pensarci bene, era già più di qualche notte che Ikki la sentiva lamentarsi e rigirarsi continuamente nel letto a causa del caldo: per lei che non era abituata, era una sensazione comprensibile.

«Ehi, Stella-chan! Giochiamo a badminton?»

Dal nulla Renren, che aveva già finito i suoi compiti, si presentò con due racchette da badminton e fece questa proposta a Stella.

«Va bene! Ma ti avverto, sono forte!»

«Come se io non lo fossi. Non mi batterai sulla velocità! Fatti sotto!»

«Ah, certo! Ti farò pentire di avermi sfidata!»

Un piccolo fuoco di competizione accese gli occhi della ragazza di Ikki.

«Ehm…Stella…»

Troppo tardi. L’invito alla calma di Ikki echeggiò nel nulla, Stella era già sul campo.

«Oh, peccato. Il pranzo sarà pronto tra non molto!»

La voce delicata di Touka fece da sollievo a Ikki, che la vide arrivare con due sacchi della spesa pieni di ingredienti per il pranzo.

«Comunque, non ti preoccupare. Non abbiamo bisogno di tante persone per un curry semplice. A loro due faremo lavare i piatti dopo.»

«A questo punto, sì. Oh, dimenticavo, quanta spesa hai fatto? Così ti pago la nostra parte…»

«Ahah, non ti devi preoccupare nemmeno di questo. Voi due siete venuti a darci una mano quindi offrirvi il pranzo è il minimo che possiamo fare. Anzi, se non ve lo offrissi mi sentirei in colpa.»

La voce di Touka calò un poco come se temesse un rifiuto del ragazzo, si sentiva davvero obbligata: Ikki, sapendo che si sarebbe sentito come lei a parti invertite, capì la situazione. «Allora accettiamo volentieri la tua generosa offerta.» Utakata poi comparì con un grosso sorriso.

«Saggia scelta. In più, il curry di Touka è una ricetta molto, molto speciale. Vi assicuro che non ve ne pentirete!»

«Dai, non esagerare. Però farò del mio meglio per fare un piatto delizioso.»

«Certo, ma almeno permettimi di aiutarti a prepararlo.»

«Va bene. Per favore, Kurogane-san, puoi pelare le carote e le patate?»

«Certo.»

«Uta-kun, puoi sistemare il riso?»

«Se vuoi fare il curry, hai comprato il tipo di riso che penso, vero?»

«Certo. Ho preso il riso della California, te lo affido.»

«Benissimo. Ah, non vedo l’ora!»

Utakata e Touka parlavano ben più che tranquillamente e ben più che a parole. Parlavano anche con gli occhi, l’uno per l’altra. Ikki non capiva bene tutta la situazione, ma era sicuro che fosse una relazione molto più stretta del semplice consiglio scolastico.

3.

Ikki viveva da solo da ormai cinque anni e dunque era ben avvezzo ai lavori di casa: difatti terminò i compiti assegnatogli in modo ottimo ed efficiente. Prima, immerse completamente le patate in acqua in modo che così non si sarebbe squagliate durante la cottura: nel mentre, prima pelò e poi tagliò le carote in piccoli pezzi, per poi portarle a Touka.

…ma Ikki si fermò immediatamente.

La ragazza infatti, che indossava un semplice grembiule da cucina, stava tagliando le cipolle e preparando la carne mentre canticchiava una canzone di un famoso anime di quel tempo. Restò senza parole a quella visione. Immediatamente gli sembrò di vedere una giovane moglie, una madre dolce che preparava con affetto il pranzo per i suoi cari familiari. Una sensazione bella, tenera, di amore materno.

«Eh? Qualcosa non va?»

«Ah. No, no, nulla.»

Touka lo guardava perplessa, ma Ikki tornò in sé al suo richiamo.

Ma cosa…? È come se…mi fossi perso.

La sua prima immagine della ragazza era infatti quella di Raikiri, una valchiria che sconfiggeva in modo netto e inequivocabile sua sorella…ma ora, quell’immagine era stata paragonata alla gentile Touka che ora quasi lo avvolgeva con la sua sola presenza.  

«Tieni, ecco le patate e le carote. Ho già anche messo in acqua le patate.»

«Oh, grazie. Ma guarda, le hai pelate perfettamente. E anche la dimensione delle carote è perfetta.»

«Ho fatto del mio meglio. D’altronde, questa è una giornata speciale, no?»

«Senz’altro. Kurogane-san è bravo col coltello da cucina esattamente come con la spada, vedo.»

«Haha…diciamo che vivo da solo da molto, ormai sono abituato. Ti serve qualcos’altro?»

«No, grazie. Posso finire le ultime cose da sola, prenditi una pausa.»

In effetti, due persone per una pentola sola sarebbero state solo un problema. Dunque, Ikki accettò l’invito di Touka e si allontanò, esplorando il reso della zona.

 «Ahaha. Cos’è successo prima, Kurogane-san? Sei rimasto affascinato da Touka? O solo…dal suo bel sederino?»

Utakata, che stava mettendo a bollire il riso in una pentola lì vicino, fermò così Ikki con un sorriso e un tono scherzoso. 

«No! No, ti sbagli!»

Ikki immediatamente respinse l’accusa…che poi, era innegabile che Touka fosse una bella ed affascinante ragazza, ma…

«No…voglio dire, non guardavo quello, ma c’è qualcosa di lei che mi ha colpito. È come se mi fossi perso per un attimo nel

vederla cucinare, non so come spiegarlo bene…»

Utakata osservò ikki, sorpreso dalla sua ultima frase.

«Oh… È come se ti fossi perso, eh…Sì, e se ti dicessi che è proprio così? E lo hai notato quasi subito. Sei davvero fuori dal comune.»

«Che intendi?»

«Che è esattamente giusto quello che hai detto. Sei rimasto colpito dalla vera forza di Touka. Quello che hai visto prima è il fulcro della sua forza.»

«Il fulcro della sua forza?»

«Esatto. Io conosco Touka da tantissimo tempo e so bene di cosa parlo.»

Conosco Touka da tantissimo tempo… 

Ecco che cos’era quel parlare con gli occhi di prima. Era una connessione forte di chi si conosce da davvero tanto tempo, di due persone che si conoscono così bene che non hanno bisogno di parole per dirsi cose. Ikki azzardò una domanda.

«Misogi-san, da quanto vi conoscete tu e Toudou-san?»

«Uhm, vediamo…da molto, moltissimo. Vedi, io e lei veniamo dallo stesso orfanotrofio.»

«Oh.»

«Si chiama Wakaba House, una delle strutture sociali messe in piedi dalla Fondazione Toutokubara. In pratica, prendevano con sé bambini senza genitori e li seguivano, li aiutavano a crescere. Lì ci siamo conosciuti e io Touka…e anche Kanata, che veniva spesso lì. Siamo amici da tantissimo tutti e tre.»

«Oh…ma dai.»

Utakata stava parlando tranquillamente, ma Ikki si sentiva un po’ a disagio. Si aspettava fossero amici di infanzia, ma mai si sarebbe aspettato questa origine per il loro incontro. Gli dispiaceva e temeva di chiedere altro, non voleva sembrare ficcanaso o maleducato. Però…

Il fulcro della forza di Toudou-san.

Quelle parole lo incuriosivano troppo. Aveva conosciuto Raikiri, ma chi era Toudou Touka? Per cui, si fece forza e chiese.

«Ehm…Misogi-san. Posso permettermi di chiederti quale è il fulcro della forza di Toudon-san?»

A quella richiesta Utakata fece un attimo di silenzio, ma poi proseguì.

«Kurogane-kun, sai che cos’è un orfanotrofio, giusto?»

«Sì, è una struttura dove vengono accolti i bambini che non hanno i genitori…giusto?»

«Sì, in linea di massima, sì. Il fatto è che la parte del ‘non hanno i genitori’ è molto complicata. Alcuni perdono i loro genitori per sfortuna, malattia, incidenti, altri invece vengono cacciati dai propri genitori…e altri ancora venivano portati via dalle proprie case dai servizi sociali, prima che i loro stessi genitori li uccidessero…sì, è molto, molto complicata.»

«Addirittura, uccisi?»

«Sì. E da noi c’erano molti casi di questo tipo, dunque…come dire…l’atmosfera nella casa era tremenda. Chi veniva bullizzato a casa non conosceva altri modi per vivere se non bullizzare chi gli stava attorno, e dunque tutti soffrivano. Ma oltre a loro, c’era Touka. Touka, che aveva sempre un sorriso per tutti e che aiutava tutti al meglio che poteva. Leggeva le favole ai bambini più piccoli, e su permesso del direttore dell’orfanotrofio preparava anche da mangiare per tutti. Il direttore era una splendida persona, ma…diciamo che non era il massimo a preparare da mangiare. Quando prese quella decisione tutti ne fummo davvero contenti, capisci? Ahaha.»

«Era una persona che aiutava davvero tutti, vero?»

«Sì. Si preoccupava per tutti, persino per chi era stato quasi ucciso dai suoi stessi genitori…che erano i più violenti di tutti. Uno in particolare, era il più aggressivo di tutti…ma non importava quanto quel bambino fosse irrecuperabile, Touka non lo abbandonava mai…mai. Fu grazie a lei che quel bambino tornò in sé, tornò ad essere umano, a capire gli altri. Ed ecco perché quel bambino deve tutto a Touka, e le vuole un bene infinito.»

Utakata ora parlava con gli occhi bassi mentre ricordava quei tempi. Il suo racconto scivolava dalla prima alla terza persona ogni tanto…quindi, forse quel bambino che era stato quasi ucciso dai genitori era proprio lui.

«Un giorno quel bimbo le chiese come faceva ad essere così forte…così forte per essere sempre a disposizione degli altri, nonostante anche lei fosse sola e senza genitori. Ma lei disse:” I miei genitori mi hanno voluto davvero bene. Anche se il nostro tempo assieme è stato pochissimo, ho avuto da loro tanto affetto: anche se loro non ci sono più, i miei ricordi di loro sono solo belli e mi continuano a sostenere. Ed ecco perché anche io voglio sostenere tutti. Voglio creare bei ricordi per tutti, che li possano mandare avanti anche nei momenti peggiori della loro vita.  I miei genitori mi hanno insegnato a voler bene al prossimo e che l’amore è una cosa preziosa da condividere…e io la condividerò.” E fece ogni giorno quello che disse. Continuò a volerci bene instancabilmente ogni giorno, fino a quando lasciò l’orfanotrofio. Ci dimostrò che anche noi che eravamo orfani potevamo essere delle grandi persone. Poi, Touka ha lasciato l’orfanotrofio, ma torna spesso alla casa per trovarci anche se è impegnatissima nella sua vita scolastica…anche se è la studentessa più forte della scuola. Anche se è Raikiri.»

Da quel racconto, Ikki capì cosa intendesse Utakata con “fulcro della sua forza”. Erano le buone intenzioni. Era il dimostrare di combattere non solo per sé, ma per altri. Touka Toudou era una donna giovane ma che già aveva capito e fatto di quella cosa il punto centrale di sé. Ikki captò quell’aura di buone intenzioni provenire da lei e ne rimase affascinato, affascinato dalla sua purezza e integrità.

«Kurogane-kun, tu sei molto forte…e sarò sincero, non penso di poterti battere in uno scontro uno contro uno. Forse nemmeno Kanata potrebbe batterti. Ma qualcuno come te non può battere Touka. Non solo perché la forza di Touka è straordinaria, ma perché sa benissimo cosa succederebbe se perdesse, e quante persone deluderebbe se succedesse. Lei sa di non poter perdere. Lei sa di non poter mai crollare. Il peso delle responsabilità che tu e lei portate è completamente diverso.»

Ikki non rispose a quelle parole. Si limitò a guardare Touka, che ancora stava cucinando e canticchiando allegramente poco più in là. Ikki guardava quelle piccole e delicate spalle che portavano un peso immenso su di loro.

…io davvero, non ho nessuno di questi motivi.

Infatti, Ikki era arrivato fino a qui solo grazie a sé stesso. Al credere in sé, a non affidarsi a nessuno, semplicemente inseguendo il suo grande sogno. Davvero, le responsabilità che lui e lei portavano era completamente diverso. Nella sua spada non vi erano speranze e responsabilità che non fossero solo le sue.

Quell’improvvisa realizzazione coprì il cuore di Ikki con un velo di tristezza, rendendolo pensieroso. Sarebbe mai stato capace, senza alcuna responsabilità e senza quei pesi, di battere quella donna?

4.

Il pranzo fu semplice, ma appetitoso: riso al curry. Il riso era una varietà particolare, riso all’aroma di aglio, non classico riso bianco. Gli altri dissero che era una ricetta comune alla Wakaba House, dove i soldi non erano molti e si doveva fare di necessità virtù con ricette povere ma nutrienti. Utakata, Kanata e Touka al tempo continuavano a provare e modificare le ricette con ciò che avevano, per soddisfare quanta più gente possibile continuando a mantenere basse le spese. Touka aveva lasciato bollire piccoli pezzi di manzo dentro il curry in modo che diventasse appetitoso e sostanzioso, e il sapore della carne misto al riso all’aglio fece un contrasto perfetto per esaltare entrambi i sapori. Era davvero più che delizioso. Ikki mangiò davvero volentieri, forse anche troppo, dato che dopo il secondo piatto si sentì leggermente appesantito. Anche gli altri ne divorarono un piatto a testa, ma Stella ne mangiò solo tre porzioni…strano da parte sua, ma forse non aveva fame.

Dopo pranzo i sette sistemarono il tutto e si divisero in gruppi per la loro missione. Difatti, non sapendo esattamente chi fosse il loro nemico, era più saggio non girare da soli per le montagne.  I gruppi furono Touka e Utakata, Saijou e Renren, e per ultimi Ikki e Stella, con Kanata che sarebbe rimasta alla base per eventuali emergenze. Una volta create le coppie, esse partirono alla volta della loro caccia al gigante. Ikki e Stella avevano da perlustrare l’area a ovest, dove spiccava una fitta foresta. Il bosco era assolutamente selvaggio, senza sentieri e con la vegetazione che cresceva rigogliosa ovunque. Varie rocce per terra rendevano difficoltoso il cammino, che anche per un trekker esperto sarebbe stato problematico affrontare. L’ allenamento duro e continuo di Stella e Ikki però era ben peggio dell’affrontare questi tratti a piedi, dunque i due ragazzi non avrebbero avuto granché problemi a perlustrare la zona. Sarebbe stato solo lungo.

«Ah, dannazione. Di nuovo!»

Ikki vide con la coda dell’occhio un’ombra che lo attaccò. Era una vipera dei boschi che aveva saltato da terra per attaccarlo, con le sue lunghe zanne ben esposte pronte ad affondarsi nella sua carne. Questo era già il terzo attacco da parte di queste bestie maledette: se il terreno non era granché una prova, mantenere alta l’attenzione per evitare questi attacchi a sorpresa stava diventando stancante.

Il ragazzo lanciò via la vipera con un colpo di polso, poi si voltò verso Stella che lo stava seguendo.

«Sembra che qui ci siano davvero molti serpenti velenosi.

Non penso siano mortali, però fai attenzione Stella.»

«…sì.»

La sua risposta non fu energetica come di consueto. Come dire…come se fosse scarica, più che stanca. Di solito Stella si sarebbe messa essa stessa a guidare la spedizione, ma ora si limitava a seguire il suo ragazzo guardando verso il basso.

«C’è qualcosa che non va? Non sembri molto in forze. Perdere a badminton prima ti ha scosso così tanto?»

Eh, sì, il match con Renren prima è stata una completa disfatta per Stella. Non tanto per la velocità di Renren, ma perché Stella non riusciva a controllare la propria forza negli smash, finendo sempre per buttare il volano fuori dal campo. Certo,

una sconfitta del genere non le avrebbe fatto piacere, però…

«…no…non è quello…»

Stella rispose di no, ma ancora in un modo diverso dal suo solito. 

Che succede? Qualcosa non va.

Ikki la osservò, cercando di capire il problema…e in quel momento gli sfuggì.

Deve essere solo stanca dalla camminata.

«Mi raccomando, stammi vicina. Non vorrei ti perdessi.»

Ikki poi aprì di più i cespugli di fronte a sé per liberare la strada in modo che Stella si potesse muovere meglio. Però stava facendo un errore madornale, perché il problema che aveva Stella lo avrebbe messo seriamente a dura prova.

5.

Dopo circa un paio d’ore di esplorazione… …il cielo si sta scurendo.

Ikki fissò il cielo sopra si sé, tra i piccoli spazi che gli alberi gli concedevano. Il cielo infatti, dall’azzurro pastello di qualche ora prima si era improvvisamente fatto scuro e cupo, con nuvole che minacciavano pioggia. Sapeva che il tempo in montagna poteva cambiare in fretta, ma non si aspettava così in fretta. In più, senza il sole e col vento che si era fatto più forte, stava iniziando a sentire freddo.

Speriamo non piova…

«Uhm…»

Mentre il suo sguardo tornava dritto di fronte a sé notò qualcosa di sospetto. Alberti caduti. Ma non solo uno, o due…almeno venti, venticinque alberi erano crollati, aprendo un sentiero nella foresta.  A guardarli meglio però, gli alberi non erano crollati né erano stati tagliati da mano umana…era come se qualcosa fosse uscito dalla terra e li avesse divelti. Qualcosa di GIGANTESCO. Accanto agli alberi una enorme impronta segnava il territorio, larga almeno cinquanta centimetri.

«Ma questa!»

La forma dell’impronta non sembrava quella di un animale, ma assomigliava a un’impronta umana. Facendo un rapido calcolo però, non poteva esistere un normale umano che fosse così grande da avere un piede del genere…dunque doveva essere il famoso gigante.

«Ehi Stella, forse ci siamo…»

Ikki si voltò verso la ragazza, pronto a condividere la scoperta, ma…

«Ah…ah…»

…la vide appoggiata a un albero, in punto quasi di svenire. 

«Stella! Che succede?»

Ikki pensò subito fosse solo stremata dalla lunga salita, ma gli bastò guardarla in faccia per capire che non era così. Nonostante l’aria tagliente e gelida, il viso della ragazza era rosso fuoco, sudava molto e respirava affannosamente. Ikki le toccò la fronte che era bollente.

«Stella! Ti è successo qualcosa? Ti ha morso qualche animale?»

«Non…non lo so…è solo che…mi sento…pesantissima…ho la nausea, mi gira la testa…però Ikki, ti devo chiedere…una cosa…»

Stella alzò con grandissimo sforzo gli occhi da terra fissando il suo ragazzo con un’espressione serissima. Doveva assolutamente chiedergli qualcosa di davvero importante…che sarebbe stato? Ikki tremò.

«Dimmi.»

«…i nostri baci…potrebbero avermi messa incinta?»

Il ragazzo quasi crollò a terra dalla sorpresa. E questa, da dove saltava fuori?

«…no. No, per niente.»

Non voleva nemmeno pensare al casino che succederebbe nel mondo se le cose funzionassero a quel modo.

«È evidente che non ti senti bene però Stella, lascia che…»

«Che sia febbre d’amore?»

«No, direi di no…secondo me hai preso solo un forte, forte raffreddore. Hai una febbre molto alta.»

«Oh…ca…capisco…»

Stella parlava ancora più a rilento, come se perdesse forze ogni attimo di più.

«Capisco…dunque…è così che ci si sente…»

«Ma non hai mai preso un raffreddore?»

«No…no, mai…mai avuto malattie…anzi, da piccola ero…ero invidiosa di chi stava a casa perché…aveva la febbre…ma ora che lo so…non c’è molto da invidiare…»

Stella fece una lievissima risata forzata, bassa come il mugolio di un gattino. Per lei era davvero la prima volta che finiva preda di una malattia, ecco perché non riusciva a capire i segnali del suo corpo. La pesantezza, il mangiare poco, la fatica…forse l’estate umida e calda del Giappone, completamente diversa da quella di casa sua, l’aveva presa alla sprovvista e il suo corpo non si era ancora adattato.

«Con te messa così non possiamo assolutamente andare avanti. Torniamo subito indietro.»

«Aspetta…aspetta…hai appena trovato qualcosa, no…»

«Sì, ma tu non sei in condizione di muoverti, giusto?»

«No…no, posso…posso muovermi…eh?»

«Stella!»

Stella con fatica si alzò dall’albero a cui era appoggiata, ma perse l’equilibrio e cadde in avanti: Ikki si gettò per prenderla al volo e ci riuscì, così facendo sentì ancora di più la temperatura anormale del suo corpo. Si poteva distintamente sentire il calore eccessivo fin dai vestiti sudati.

È peggio di quel che pensavo…

Stella non si era resa conto di essere malata, dunque la lunga e faticosa passeggiata nel bosco l’aveva portata al limite. Dovevano scendere prima possibile dalla montagna. Ikki si abbassò e prese in braccio il corpo della ragazza.

«Anche se non ti va l’idea, ti porterò indietro fino a casa così.»

«Ah…io…»

Stella fece un’espressione insoddisfatta, ma il tono di Ikki non ammetteva repliche: in più, davvero la ragazza si sentiva completamente senza forze, dunque, dopo un leggero mugolio di protesta, fu costretta ad abbandonarsi al suo amato.

Dobbiamo trovare in fretta un dottore.

Ikki cominciò a studiare un percorso tra gli alberi. Correre fino a casa non sarebbe stato troppo un problema, ora che sapeva la strada, non ci sarebbe voluto molto per tornare, ma ovviamente…

*plic**plic*

…la pioggia iniziò a cadere. 

Prima poche gocce, ma nel giro di un minuto si trasformò in un violento acquazzone estivo.

«E ti pareva! Ci mancava la pioggia!»

Se per Ikki la pioggia non era un problema, per Stella sì. In queste condizioni se si fosse bagnata troppo la febbre sarebbe sicuramente peggiorata…e chissà, sarebbe potuta anche diventare una polmonite. Doveva evitarlo a tutti i costi.

Oh! Possiamo fermarci nel rifugio che ho visto poco fa!

Ikki si ricordò di un rifugio vuoto che avevano superato circa mezz’ora prima. Era un classico rifugio di montagna usato per le pause durante le camminate, ma prima non aveva visto nessuno. Il ragazzo quindi cambiò piano e decise di dirigersi là, per aspettare al riparo che smettesse di piovere.

6.

Nonostante Ikki avesse corso più veloce che poteva, la distanza era notevole e si ritrovarono all’ingresso del rifugio bagnati fradici. Appena entrò, Ikki appoggiò delicatamente Stella per terra vicino al camino e lo accese, per asciugarle i vestiti. Mentre stava alimentando il fuoco con grossi pezzi di legna chiamò Kanata al campo.

[Stella-san è svenuta?]

«Sì. Per il momento mi sono sistemato con lei in un rifugio qui vicino per ripararci dalla pioggia.»

[Oh, cielo. È grave?]

«Penso si tratti solo di forte raffreddore, ma credo andrebbe visitata da un dottore quanto prima. Ha una febbre molto alta.»

[Capisco. Vi mando subito dei soccorsi.]

«Grazie mille. Inoltre, prima che piovesse, abbiamo trovato tracce del gigante che cercavamo. Non solo abbiamo visto le sue enormi impronte, ma anche segni che sia uscito da sottoterra. Ha letteralmente divelto una decina di alberi.» 

[Sottoterra, dici…Se già il gigante era difficile da credere, un gigante che esce da sottoterra è ancora più impensabile, però…va bene, proseguiremo noi le ricerche. Voi due rimanete lì e aspettate i soccorsi. Credo ci impiegheranno un’oretta circa, ma mi raccomando, asciugatevi e state al riparo.]

«Sì. Grazie per l’aiuto.»

Terminata la conversazione, terminata la legna. Ikki gettò nel camino l’ultimo pezzo di legno che aveva come riserva lì dentro, ma la temperatura nella stanza era già sufficientemente confortevole e calda.

«Bene. Possiamo mettere ad asciugare i vestiti.»

Ikki si levò gli abiti fradici di dosso, lasciandosi addosso solo i pantaloni, e li stese accanto al camino crepitante. Poi si voltò verso Stella, che stava coricata a terra a prendere quanto più calore possibile dal camino. La ragazza non era più svenuta, ma ancora respirava molto affannosamente.

«Stella…anche tu dovresti toglierti i vestiti. So che è una cosa che ti metterà in imbarazzo, ma se tieni addosso i vestiti bagnati starai molto peggio.»

«…sì, v-va bene.»

Stella e Ikki erano una coppia a tutti gli effetti, ma la loro relazione fisica era arrivata a malapena al livello dei baci. Per Stella sarebbe stato sicuramente imbarazzante spogliarsi di fronte al suo ragazzo, ma non c’era davvero altra soluzione per il suo benessere. Con calma e fatica si mise in piedi, si tolse la giacca fradicia di pioggia e raggiunse con l’orlo della gonna.

Sì, non era proprio il momento di essere testarde o timide e Stella lo aveva capito bene. La sua salute veniva senza dubbio prima di qualunque cosa, anche in vista del rush finale delle battaglie di selezione. A maggior ragione non poteva permettersi di ammalarsi, oppure la promessa che si erano fatti sarebbe stata in grave pericolo. Avevano giurato di ritrovarsi alla finale del Festival: quella era la cosa più importante di tutte e Stella non avrebbe mancato alla sua parola per nulla al mondo.

Però…

«Ah…»

«Stella!»

Quando tentò di togliersi la gonna Stella perse l’equilibrio e Ikki ancora la prese al volo prima che cadesse per terra. Da completa novità quale era questa febbre, Stella non aveva alcuna esperienza su come gestire il proprio corpo e di quanto fosse effettivamente senza forze. La ragazza ora giaceva bollente, ancora più di prima, tra le braccia del suo ragazzo.

Ikki si stava preoccupando ancora di più, la febbre era indubbiamente salita: riusciva a percepire nettamente il calore corporeo anormale di Stella e dunque sapeva di doverci porre rimedio immediatamente.  Quindi suggerì una cosa.

«Stella… so che non… però, se vuoi… ti posso aiutare io a… togliere i vestiti.»

A quel suggerimento gli occhi scarlatti della ragazza si spalancarono, ci mancasse anche. Già era imbarazzata all’idea di spogliarsi di fronte a lui, ma se fosse addirittura stato lui a spogliarla? 

Non esiste, non esiste! Non…esis…

«…sì…fai pure…per favore.»

Con voce flebilissima, tra imbarazzo e febbre, Stella annuì. Ikki era assolutamente imbarazzato anch’egli nel proporre un suggerimento del genere, ma era davvero l’unica soluzione che gli venne in mente e lo voleva fare davvero solo per il bene della propria ragazza. Era lieto che la sua fidanzata lo avesse capito, che si stesse affidando a lui. Ikki stesso sapeva che Stella si stava completamente fidando di lui e si ammonì.

Devo rimanere serio e lucido.

Era l’unico che poteva aiutare Stella adesso. Doveva restare lucido, calmo e tranquillo mentre provvedeva a fare una cosa che, era sì l’unica soluzione logica, ma che era alquanto imbarazzante per entrambi. Era un potenziale punto di svolta della loro relazione e lei si stava fidando ciecamente di lui, mettendo da parte la propria vergogna. Doveva essere un uomo, e fare ciò che era giusto in modo professionale.

Cominciamo.

Dopo un sospiro, Ikki si concentrò fermamente e cominciò: dapprima puntò le calze, che dovevano essere davvero fastidiose ora che erano praticamente incollate alla pelle di lei. Con calma sganciò i reggicalze, lasciò scivolare un dito dentro l’orlo della calza e la srotolò lentamente fino ai piedi. In netto contrasto con la calza nera, il piede elegante e rosa chiaro di Stella sbucò alla vista. Nonostante dei polpacci e delle cosce forti e sode per il grande allenamento, la ragazza aveva dei piedi delicati ed eleganti che davano un’immagine dolcissima e al contempo estremamente sensuale. Ikki non riuscì ad evitare cattivi pensieri mentre vedeva le gambe di lei nude di fronte a sé e si sforzò di scacciarli via. In fondo, lei era a pochissimi centimetri da lui, non c’era alcun modo che non potesse pensarci. Mentre lui la spogliava lentamente si sentiva un calore nuovo crescere dentro di sé, qualcosa di mai provato prima.

…è davvero, davvero difficile non pensare male.

Se fosse stata una qualunque altra donna sulla faccia della Terra, Ikki era certo si sarebbe potuto controllare senza troppi problemi…ma qui si parlava della donna che amava. Era lei la donna a cui stava lentamente togleindo pezzo per pezzo gli indumenti, ed era una sensazione mai provata prima.

In più, il profumo delicato della sua pelle esposta quasi gli solleticava il naso, come ad indurlo in tentazione: già dopo averle tolto le calze, il cuore di Ikki batteva così forte nel suo petto che sembrava stesse per esplodere. Se aveva avuto difficoltà ora, come avrebbe reagito quando le avrebbe dovuto togliere la camicetta?

Ikki sbriciò verso il viso della ragazza, girato di lato. Le guance di Stella erano rosso fuoco e gli occhi erano umidi, di certo non solo per la febbre che aveva.

Non posso mostrarmi debole.

«Stella, è tutto a posto… prova a rilassarti.»

Disse con un sorriso e con un tono quanto più gentile gli fosse possibile.

«O…ok…»

Se Ikki stava parlando per stemperare la tensione, la risposta di lei non fu molto decisa. Si doveva sentire davvero in imbarazzo, non solo per la situazione ma anche per sentire il suo amato così vicino a lei. 

Rilassati, come no! Con Ikki così vicino, troppo vicino…

Ikki sapeva di doversi muovere: prima finiva e prima la situazione di imbarazzo sarebbe cessata per entrambi. Così si avvicinò con decisione al primo bottone della camicia di lei, quello al collo. Partendo da quello sbottonò uno per uno tutti i bottoni della camicetta toccandola il meno possibile: era un’operazione effettivamente complessa, dato che la camicia era fradicia e si era letteralmente appiccicata al petto di Stella… e soprattutto al suo voluminoso seno, che iniziava a fissarlo minaccioso. Ikki però proseguì quasi meccanicamente nell’aprire i bottoni uno per uno finché non arrivò all’ultimo e, liberato anche quello, le tolse la camicia. Stella fece un sospiro di sollievo per non aver più quella disgustosa sensazione di fradicio addosso, ma quel sospiro fu anche incredibilmente sensuale, musica per le orecchie di qualunque uomo innamorato. E quell’uomo innamorato ora di fronte a sé aveva il seno di lei, quasi ingabbiato in un reggiseno ampio che però doveva essere un gran fastidio per lei adesso.

Il corpo seminudo di Stella ora giaceva di fronte agli occhi di Ikki: quasi risplendeva davanti a lui, così elegante, così dolce…così…

*Foom*

In un baleno Ikki sì sentì bruciare. Gli si seccò la gola e rimase senza parole di fronte a quella incantevole bellezza. Stella Vermilion, la donna che amava, era lì di fronte a lui, splendida come non l’aveva mai vista. Una fortissima tentazione di assaporare, accarezzare, baciare, quasi mangiare ogni centimetro della sua pelle gli scoppiò ovunque… ma la ragione lo riportò alla realtà. Lei stava soffrendo ora, che gli saltava in mente! Ricacciò con sforzo epico le sue tentazioni e ritrovò l’autocontrollo. Finché…

«Ikki…per favore…slaccia…il reggiseno…» …finché Stella disse qualcosa di incredibile.

«Sicur…! Eh? C- cosa hai detto…?»

«Mi fa male… a respirare… basta che… slacci il gancio… sul davanti…»

Ora vedeva chiaramente il grosso seno di lei che saliva e scendeva a ogni respiro stentato. Non si faceva fatica a credere che fosse doloroso per lei, soprattutto per come era messa ora.

Però…

Slacciarlo??

Era veramente perplesso. Ma la sua richiesta era una di quelle che non si poteva rifiutare: il tono di voce di Stella era veramente quello di qualcuno che stava soffrendo, che sentiva dolore fisico. E dato che era lei stessa ad averglielo chiesto, non c’era spazio per obiezione alcuna.

«Va…va bene…»

Quasi tremando, Ikki annuì. Il reggiseno di Stella aveva un gancio frontale: non c’era modo di toglierlo senza slacciare il gancetto.

Nonguardare.Nonguardare.Nonguardare.Nonguardare…

Si ripeteva come un mantra mentre lentamente le sue dita si avvicinavano a una zona bellissima e pericolosissima allo stesso tempo. Dopo qualche eterno secondo, sganciò il reggiseno. Il seno di lei, finalmente libero, quasi esplose fuori dalla gabbia di pizzo e fu quasi il colpo di grazia alla sua volontà già messa a serio rischio in questi ultimi minuti. Il ragazzo però si era preparato mentalmente, e nel momento in cui sganciò il reggiseno si morse violentemente la lingua chiudendo gli occhi per non guardare. Quel dolore improvviso obliterò ogni tentazione e lo mantenne lucido.

Tutto questo è quasi assurdo…

Realizzandolo, si sentì improvvisamente uno schifo. Stava faticando a mantenere la lucidità di fronte al corpo nudo della donna che amava, che razza di uomo era? Se solo avesse avuto più esperienza…

Ma ormai quel che è fatto è fatto.

E aveva fatto quello che era giusto fare. Ora che il peggio era passato, mantenere la calma era più facile e aiutò la ragazza a togliersi quel che rimaneva. Era riuscito a mantenere la calma e soprattutto a far sentire Stella quanto meno a disagio possibile.

«Ora…ora mettiti sotto queste coperte, prima che tu prenda freddo…»

Ikki le allungò una grossa coperta che aveva trovato nell’armadio del rifugio, e Stella lo ringraziò con voce flebile.

«Scusami per…per darti tutte…queste noie…»

«Non è colpa tua. È la prima volta che ti succede, non potevi farci molto.»

«Vero, ma…sembra…sembra che per te sia stato molto… duro…»

«Eh?»

Ikki batté le palpebre perplesso. Che voleva dire? Eppure, era sicuro di aver mantenuto un’espressione perfettamente normale.

…ma lo sguardo di lei non era sul viso di Ikki.

Era sorpresa. Sorpresa mentre guardava in modo quasi ammirato sotto la vita di Ikki.

Là doveva era ben visibile la sua erezione.

«Che…che roba…»

Ikki, che solo ora seguì lentamente lo sguardo di lei, capì anche lui cosa aveva attratto la sua attenzione: l’unica parte del suo corpo che non poteva restare calma.

«…oh…»

Oh, cazzo!

Letteralmente. Non c’era autocontrollo possibile per prevenire questo tipo di… eventi. Nemmeno il Re della Spada Senza Corona poteva sottrarsi da ciò. E man mano che lo realizzava, voleva sprofondare sempre di più. Sparire, eclissarsi, disintegrarsi da quel momento. Che vergogna!

«Ah…ahahah…eh…c-come posso spiegarti…beh…ecco…è q-qualcosa che succede solo a noi u-uomini, un qualcosa che non possiamo c-controllare e sarebbe un grande, grandissimo,

aiuto se potessi dimenticare quello che è appena successo…ecco…»

Si giustificò in qualunque modo possibile, evitando in ogni maniera il contatto visivo con Stella. Ma lei rispose semplicemente…

«Uh…non ti devi giustificare…»

…con uno dei suoi sorrisi che avrebbe sciolto un ghiacciaio.

«E’ sicuramente…sicuramente…imbarazzante ma…come ti ho detto alla piscina…finché sei tu…mi sta bene…anzi…sapere di averti fatto…eccitare così…mi rende felice…»

Ma…ma…

L’ennesimo colpo alla volontà ferrea di Ikki. 

Il ragazzo ragionò ancora, doveva essere sicuramente che lei stesse delirando in preda alla febbre. Sì, senz’altro. Non avrebbe mai risposto così. Eppure…eppure faceva sempre più fatica a resisterle. Qualunque cosa della ragazza di fronte a lei, la Principessa Cremisi, colei che avrebbe potuto bruciare il mondo intero…ora era una ragazza fragile e indifesa di fronte a lui.

Ogni cosa gli diceva di abbracciarla, stringerla a sé e baciarla.

Stella però alzò lo sguardo incontrando i suoi occhi.

«Ikki…»

E disse un’altra cosa incredibile.

«Vuoi fare l’amore con me?»

Per un attimo, un semplice attimo, Ikki non realizzò che cosa gli avesse appena chiesto. Totale blackout.

«…eh?»

Ma la confusione di quella frase totalmente inaspettata durò, appunto, un attimo.

«EHHHHH?»

Quasi urlò dalla sorpresa.

«A.…aspetta. Stella! Sei…ti rendi conto di cosa mi hai appena chiesto?»

«Certo.»

Zero dubbi. Zero esitazione.

Gli occhi fulgidi di lei, per quanto umidi per la febbre, erano incredibilmente seri. La sua richiesta era ponderata e fatta con ragione.

*gulp*

Dunque, era questo uno dei momenti in cui si riconosce il valore di uomo, si disse. E che cosa avrebbe fatto, ora che uno di questi momenti era giunto? La sua prima reazione fu…sì. Certo che avrebbe fatto l’amore con lei. Non aveva il minimo dubbio, quel sentimento era limpido e senza malizia.

Solo…non ora.

Più volte Ikki aveva sentito quel bisogno, quando si tenevano per mano, quando erano da soli insieme, quando si baciavano. Più volte aveva percepito quel desiderio, quel bisogno, bisogno che era assolutamente naturale. Si amavano, erano fidanzati, quello era il logico passo successivo di una relazione d’amore. Il fatto per lei di dirlo, di dichiararlo apertamente aveva un significato ancora più speciale. Gli esseri umani sfruttano le parole per potenziare i loro intenti, per affermare con chiarezza ciò che pensano e provano.  Se Ikki avesse detto ciò che pensava davvero, se le avesse risposto sinceramente poi… …non si potrebbe più tornare indietro.

Eppure, la risposta gli rimase bloccata in gola. Se fosse successo tutto lì, adesso, in quel momento…molte cose sarebbero cambiate per il meglio, senza dubbio, ma anche altre sarebbero potute cambiare per il peggio e lui non poteva ignorare le conseguenze del suo egoismo. Certe cose andavano fatte per bene.

Dunque…

«Per ora non posso risponderti.»

Disse fissandola negli occhi.

«Stella, io ti amo. Ti amo più di qualunque cosa e lo sai, e non vedo l’ora di poterlo dire al mondo intero. E in quel mondo ci sono anche…i tuoi genitori. Questo mio sentimento dentro che sento, è splendido, davvero…ma se ora ti dicessi quello che sento davvero poi mi sentirei in colpa di fronte ai tuoi genitori. Voglio essere un uomo maturo di fronte a loro, proprio perché ti amo e voglio stare solo con te. Un uomo che possa avere la fiducia di un padre e di una madre.»

Entrambi erano adulti per la legge, a tutti gli effetti, e nessuno avrebbe potuto avere nulla da ridire se avessero fatto sesso lì, o anche se fosse già accaduto. Però per Ikki certe cose andavano fatte nel modo corretto, soprattutto cose così importanti e che decidevano il futuro di due persone che si promettevano amore. Stella era un tesoro prezioso per i suoi genitori, e, se avesse dovuto diventare parte della sua vita, anche loro lo sarebbero stati. Per quello si sarebbe dovuto comportare bene, da uomo, ancor prima di conoscerli.

«Scusami. Ora non posso proprio risponderti.»

Si scusò ancora, ma era sincero. Mentre ascoltava le sue stesse parole, Ikki comprese ancora più in profondità tutta la situazione e tutto lo scandalo che sarebbe uscito se avessero annunciato che lui e Stella erano assieme. Lei infatti rimaneva pur sempre una pretendente al trono della sua nazione, era una nobile e un personaggio pubblico: se avessero fatto un solo passo sbagliato, Stella sarebbe finita nei guai e per Ikki, metterla in pericolo per via del suo egoismo, era inaccettabile. Almeno fino alla fine del Festival si doveva limitare. Forse era un pensiero retrogrado, anche testardo se volete, ma Ikki era fermo e convinto della sua posizione. Non poteva né voleva scendere a compromessi su questo, qualunque cosa gli costasse.

«Ho capito.»

Improvvisamente, Stella gli prese la mano e gliela strinse con una dolcezza infinita. Gli sorrise con un sorriso gentile e delicato.

«Perdonami se ho detto qualcosa di sconveniente…mi spiace di averti messo in difficoltà…davvero.»

Si scusò teneramente e sinceramente. Ancora una volta era molto seria, ma non c’era il minimo rancore nel suo tono.

[“Ti amo più di qualunque cosa e non vedo l’ora di dirlo al mondo intero”] …pensa così seriamente a me…di noi…

In realtà, lei non aveva mai pensato così di Ikki come lui aveva appena dimostrato. Lei aveva sempre pensato all’amore per lui, ma lui aveva già guardato oltre. Aveva già pensato a un futuro assieme, che comprendeva anche persone al di fuori della loro coppia…della loro famiglia. Questo la rese immensamente felice. La rese davvero felice pensare che per lui la loro storia era davvero qualcosa di importante.

…e io, invece?

Le era bastato farsi togliere i vestiti un minimo, una situazione lievemente sensuale, per pensare di perdere la sua castità…e non era più la prima volta che succedeva ormai. Soprattutto nelle ultime settimane le succedeva di pensare, di avere quel bisogno…e la cosa la fece vergognare. Di fronte alla suprema serietà del suo ragazzo, la sua lascività la faceva vergognare.

«…comunque, sono a pezzi. Penso mi riposerò un po’ per ora…»

Giustificandosi con la sua malattia, si voltò da lui e si mise sotto le coperte.

«Certo. Terrò acceso il fuoco nel mentre.»

Nemmeno Ikki insistette sull’argomento, pensando che averne parlato ulteriormente li avrebbe solo imbarazzati di più e non li avrebbe portati lontano. Dunque, lasciò la ragazza riposare e un timido silenzio calò sul rifugio.

Però…

Stella, in parte era estremamente felice per come si era appena posto il suo ragazzo nei suoi confronti … Speravo mi dicesse di sì.

… ma una parte di lei era comunque delusa. Logico. 

Che poi, che risposta è “Non posso risponderti adesso”? 

Tra la stanchezza e la febbre, rifletté sulle parole che lui le aveva detto e capì cosa intendeva, ma una parte di lei era comunque insoddisfatta. Voleva davvero che accadesse, e voleva che anche lui glielo dicesse chiaramente. Però non si abbatté: sapeva anche lui avrebbe risposto chiaramente a tempo debito, ne era certa. In cuor suo ne era sicura e dunque si forzò a non insistere ulteriormente. Mettergli fretta sarebbe stato controproducente…tuttavia, la ragazza si rilassò mentre ripensava al tutto e mentre il tepore del camino la riscaldava.

Una sola cosa le balenò per la mente mentre si appisolava.

Certo che sono proprio indecente…una svergognata…

7.

Risolta almeno momentaneamente quella situazione delicata, Stella si addormentò profondamente. Restò a dormire per circa trenta minuti per poi risvegliarsi da sola, già in condizioni molto migliori. Non sudava praticamente più e parlava più normalmente con un ritmo di respiro più regolare e sereno. La ragazza si mise a sedere accanto a Ikki, ancora di fronte al camino: era ancora rossa in volto, in parte per la febbre e in parte per l’imbarazzo, ma si muoveva più come suo solito e Ikki fu contento di vederla stare meglio.

Se sta meglio, allora possiamo parlare più tranquillamente.

Il samurai aveva pianificato di lasciarla riposare finché non sarebbero arrivati i soccorsi, ma vedendola persino di buon umore, si lasciò trasportare dalla tranquilla conversazione che Stella stessa cominciò. Parlarono per un pezzo, principalmente di argomenti frivoli e riguardanti la scuola, ma lei sembrava molto più vocale del solito e Ikki la lasciò andare a ruota libera: anzi, si divertì ad ascoltarla, una volta tanto erano tranquilli. Però le doveva comunque chiedere una cosa.

«Ehi, Stella.»

«Dimmi.»

«Che tipo di persone sono i tuoi genitori?»

«Uhm…perché lo vuoi sapere?»

«Perché prima o poi renderemo pubblica la nostra storia, no? In base a questo, prima o poi li dovrò conoscere, e vorrei sapere che persone sono prima di quel giorno.»

Conoscere i suoi genitori. Beh, era inevitabile…anzi, era necessario. Dopo il Festival sarebbe sicuramente successo e dunque era saggio per Ikki sapere prima a cosa sarebbe andato incontro. Stella però glissò sull’argomento.

«Oh, sì, giusto…per annunciarlo…»

Anzi, la sua espressione si incupì. Sembrava non essere assolutamente d’accordo.

«Ikki, non potremmo…evitare di dire del nostro matrimonio fino all’ultimo minuto prima della cerimonia?»

Come prevedibile, Ikki non era affatto d’accordo.

«Assolutamente. Non siamo obbligati a dirlo al mondo intero, quello no, ma avvisare i tuoi genitori un po’ prima è indispensabile.»

«Però, insomma… potremmo anche fare una bella sorpresa a mio padre.»

«Quel tipo di sorprese non è affatto bello, se ci pensi. Anzi, temo gli prenderebbe un infarto se glielo dicessimo così, povero uomo.»

Ikki si mise nei panni del padre, se Shizuku una mattina le venisse a dire ‘ehi papà, domani mi sposo’, la sua reazione sarebbe ben diversa che sputare il caffè per la sorpresa.

«Capisco, ma…»

«Ma…non vuoi davvero che incontri i tuoi, vero?»

Ecco il cuore del problema. Stella, messa con le spalle al muro, annuì leggermente: sembrava molto combattuta.

«Dunque…mia madre non è una nobile, ma mio padre è una persona molto…eccentrica, diciamo. Mi ha molto a cuore, se sapesse che io e te stiamo assieme…»

«Si opporrebbe alla nostra storia?»

«No, non proprio.»

«Dunque, qual è il problema…»

«Ma penso che ti metterebbe a dura prova nel momento stesso in cui venissi a Vermillion per trovarlo. Così lui potrà decidere se essere d’accordo o meno.»

«Quindi, dato che lui è un nobile, il problema è che io non lo sono…»

«No, non c’entra niente quello.»

Ikki stava cominciando ad avere mal di testa nel cercare di capire le mezze parole della sua amata. Non riusciva a comprendere il vero problema, però era sicuramente necessario per lui, da uomo e da amante, incontrare i genitori della sua fidanzata: era imperativo, non c’era via di scampo da quello. Ed avrebbe fatto de suo meglio per convincere l’Imperatore di Vermillion che lui era l’uomo migliore del mondo per la sua figlia prediletta.

«…almeno, ti ha a cuore, giusto? Quindi è un buon padre.»

«Non mi molla mai. Quando gli ho detto che sarei andata a studiare all’estero, si è opposto. E piangeva.

«Se non altro lo capisco, anche io mi opporrei se mia figlia mi dicesse ‘vado a studiare all’estero per cercare gente più forte di me’.»

«Quel giorno mia madre mi ha salvato mettendo mio padre in galera, o qualcosa del genere.»

«Come ‘qualcosa del genere’? Ha messo un Imperatore in carcere? Tua madre non sembra esattamente la più tranquilla delle persone!»

«Ora che ci penso, se mia mamma mettesse in carcere papà anche il giorno del vostro incontro…»

«No, dille di no! Va tutto bene! Incontriamoli normalmente!»

«Ma mio padre ti potrebbe uccidere!»

Ikki per un attimo si indispettì della situazione e lanciò uno sguardo serio a Stella.

«…sono contento che tu sia preoccupata per me, ma questa è davvero una cosa che devo fare. Per il mio orgoglio di uomo, uomo che vuole stare in modo appropriato a fianco della sua donna. Incontrerò tuo padre nel modo necessario e lo affronterò, se serve. Mi guadagnerò il suo rispetto e la sua fiducia.»

La voce di Ikki era forte e sicura, portatrice di una determinazione che non era possibile scalfire in alcun modo. Stella, dopo averlo scrutato negli occhi, sospirò e si arrese.

«…e va bene. Andremo a Vermillion.»

Ma dopo quel sospiro, la ragazza sorrise dolcemente e appoggiò la testa alla spalla di Ikki.

«Farò il tifo per te, amore.»

«Grazie, Stella.»

Ikki accarezzò teneramente i capelli della sua amata per poi abbracciarla e portarla a sé. La Blazer chiuse gli occhi e felice si abbandonò al forte e sicuro abbraccio del suo uomo. Restarono così, immobili e quieti come raramente gli accadeva, per qualche minuto. Poi Stella ripensò a una cosa.

«Ehi, Ikki, a proposito…»

Alzò lo sguardo che era improvvisamente tornato cupo.

«…dovrei anche io incontrare la tua famiglia?»

Era una domanda logica, in fondo. In più lei conosceva solo Shizuku come parenti di Ikki, ma sapeva anche che il ragazzo non aveva buoni rapporti col resto della famiglia. Ikki ci pensò per un attimo, ma non aveva una vera risposta…non sapeva se lo considerassero ancora parte della famiglia.

Voglio dire, un figlio che scappa di casa può ancora essere considerato figlio? Anzi, un figlio disobbediente, inetto e che scappa di casa…che disonora la famiglia. Un padre, una madre, possono ancora considerarlo come figlio? 

Ci pensò un po’, mentre il viso di suo padre gli tornava alla mente assieme alle parole. 

«Hai ragione. È una cosa che va fatta e io penso sia importante e giusto. Finito il Festival, andremo tutti assieme alla casa dei Kurogane.»

Ikki ripensava ancora a suo padre come tale, infatti. Per quanto lui non lo considerasse nemmeno più un figlio, il legame di sangue era ancora persistente e non si sarebbe mai scalfito. In realtà, in cuor suo, Ikki sperava che si sarebbe riappacificato con lui, in un modo o nell’altro, e dunque conservava una speranza nel suo cuore. I legami di sangue e i legami di famiglia erano eterni.

«Va bene, allora.»

Stella annuì alla risposta, anche se si sentì un po’ a disagio. Onestamente, non sapeva come porre la domanda, conoscendo bene cosa era successo tra Ikki e il resto della sua famiglia dalle storie che prima Kurono, poi Shizuku e poi Ikki stesso le raccontarono.

[Sei un buono a nulla, dunque non fare nulla.]

Che razza di padre potrebbe dire mai delle parole del genere a suo figlio? 

Condannare un figlio all’inutilità, anzi, distruggere il suo ego e il suo orgoglio…per Stella, i cui genitori l’avevano allevata affettuosamente, era una cosa terribile e disgustosa. Quello era il vero motivo del suo disagio.

Ma i legami di famiglia sono eterni.

Pensare così era pericoloso. Il confine tra speranza e illusione è a volte molto sottile e la ragazza temeva fortemente che il cuore di Ikki prima o poi si sarebbe ferito gravemente, quando si sarebbe scontrato con la realtà. Però, poteva sempre non accadere. Si potevano davvero riappacificare…o almeno questo era quello che Stella al momento si disse tra sé e sé. Sperava fortemente che sarebbe successo, lo sperava con tutto il suo cuore. Fu in quel momento che qualcosa ruppe il silenzio tra i due.

«Uhm?»

I due alzarono la testa. Entrambi notarono che la terra si stava lentamente muovendo.

«Un terremoto?»

Ma non sarebbe stato così leggero…anche perché, più che una scossa, sembrava quasi un rimbombo. Un rimbombo ritmato, ad intervalli costanti.

*Thud. Thud. Thud. *

Era come se qualcosa di molto grosso colpisse ritmicamente la terra.

«Che sia il gigante?»

Nella mente di Ikki balenò subito l’immagine degli alberi sradicati e dell’enorme impronta. Se il proprietario di quell’impronta fosse esistito davvero, avrebbe tranquillamente potuto essere così grande e pesante da scuotere la terra in quel modo. Certo, per uno razionale come Ikki era assurdo credere a qualcosa del genere, ma quell’impronta non se l’era di certo sognata.

«Vado a controllare, dato che siamo qui per quello.»

«Ti seguo.»

Stella si alzò subito, ma lui la fermò.

«Non se ne parla.»

*pok! *

 Ikki le sferrò un colpetto con l’indice sulla fronte…sufficiente a farla cadere per terra.

«Ma perché? Anche io voglio vedere il gigante!»

«Ammesso e concesso che sia un gigante, non sei in condizione di combattere. Quindi, resta qui buona buona, Miss Febbre Alta.»

«Uff.»

Stella sbuffò come un bimbo a cui veniva negata una caramella, ma non era davvero in condizione di replicare. Anche se avesse tentato di attaccare Ikki lui l’avrebbe disarcionata in un attimo. Il ragazzo dunque si avviò alla porta di ingresso e cercò di origliare all’esterno appoggiando l’orecchio.

*Thud. Thud. *

Il suono si stava avvicinando. Anche le vibrazioni degli oggetti si erano fatte più forti, il gigante – o qualunque cosa fosse- non era lontano.

«Mostrati, Intetsu.»

La katana nera di Ikki apparve magicamente nella sua mano; una volta armato, il giovane fece un ampio respiro, raccolse la concentrazione…- e spalancò la porta con un calcio, saltando fuori. Di fronte a lui solo il bosco e la pioggia battente. La stessa scena di quando aveva portato qui Stella.

Ma…come…

Confuso, Ikki si girò verso il capanno.

«…Eh?»

E vide un gigante fatto di rocce, in piedi dietro al capanno da cui era appena uscito. Era dietro di loro!

Ma…MA!

Di fronte a quello spettacolo incredibile, Ikki rimase senza parole. L’istante successivo fu ancora più incredibile. Di tutte le cose che poteva fare, il gigante sollevò il suo enorme pugno e puntò il capanno. Con Stella ancora dentro!!!

«STELLA!!!!»

L’istante successivo, il capanno fu disintegrato da due tonnellate di pietra a forma di pugno.

8.

«Eeeh? Ma! Ma! Cosa è successo???»

Stella, aggrappata al petto di Ikki, stava quasi urlando per la sorpresa. Ci era mancato davvero, davvero poco. In una frazione di secondo, Ikki aveva usato Ittou Shura ed era corso dentro il rifugio e messo in salvo Stella appena prima che il gigantesco pugno disintegrasse il capanno.

«Stai bene, Stella?»

«S…sì…ma che cosa?»

«È esattamente come dicevi.»

Nel dirlo, Ikki fissò il gigante.

«C’era veramente un gigante.»

«Cos…»

Stella finalmente vide il gigante tanto desiderato, in piedi non molto lontano da loro.

«Però…non era come me lo ero immaginato.»

«Dopo quello che è successo è questo il tuo primo pensiero??»

Pensiero comunque comprensibile: nella sua immaginazione si figurava un enorme essere umano, mentre quello che aveva di fronte di umano aveva solo la forma. Era letteralmente un gigante fatto di pietre e sassi, e che non sembrava nemmeno un essere vivente. Ma questo ora contava poco: quello che contava era che questo gigante era ostile verso loro due…e quel gigante ora stava tornando all’attacco verso di loro, con un nuovo devastante pugno 

Ikki, con ancora Stella in braccio, si spostò di lato per schivare il pugno che ancora devastò la terra che colpì con un rumore assordante. Non vi erano dubbi che una forza di quel genere sarebbe stata fatale per la maggior parte dei blazer. Non avevano scelta. Dovevano abbatterlo prima che lui abbattesse loro.

«Stella, resta qui. Mettiti al riparo dalla pioggia.»

Ikki appoggiò delicatamente Stella a terra ed evocò Intetsu.

«Ma come farai a combatterlo? Contro quell’ammasso di pietre una lama non è molto efficace!»

«Ci riuscirò. Ho una tecnica per questo genere di avversari.»

Nel dirlo, Ikki alzò la sua mano sinistra e la mise parallela alla sua lama, mentre spostò la mano destra, che reggeva Intetsu, all’indietro. Era una posa da attacco frontale, da affondo. Il gigante di pietra però non si fermò in alcun modo. Semplicemente, estrasse il pugno enorme da dove aveva appena colpito e scattò ancora verso Ikki. Un colpo del genere, così lento e prevedibile, non avrebbe mai scalfito il Cavaliere Ripetente. Sfruttando l’effetto di Ittou Shura, ancora attivo, scattò in avanti dritto verso il gigante, con una velocità pazzesca, e sferrò un mici-

diale affondo…ma non era un “semplice” affondo. In quell’affondo c’era tutta la forza, la velocità, la coordinazione e il controllo del corpo che Ikki possedeva, tutto concentrato nella punta della sua spada. Era una delle sette tecniche segrete che il cavaliere aveva appreso, una delle più forti che conoscesse.

«Il primo segreto di spada – Saigeki!»

Ikki, veloce e potente come un proiettile umano, colpì in pieno il petto del gigante e lo trapassò letteralmente da parte a parte, uscendo dalla schiena immensa del colosso. Dall’enorme buco che ora c’era nel petto si sentirono dei rumori di pietre che cadevano, e le pietre che formavano il gigante lentamente iniziavano a rotolare per terra…fino a rendere il gigante solo una pila di pietre scomposte per terra.

«Evvai!»

Ma il momento di vittoria di Ikki durò ben poco.

«Eh…?»

Qualcosa di incredibile accadde subito dopo: le pietre si stavano rimettendo assieme! Come dei magneti che attraevano il ferro, le pietre stavano formando di nuovo il gigante…e non era solo un gigante. Erano dozzine di colossi umani, più piccoli del gigante di prima, ma tutti ben più alti di Ikki. Nel mentre, Ikki vide chiaramente qualcosa di inusuale: vide come un sottile filo invisibile che legava assieme le pietre mentre si ricostruivano i giganti…come se fosse un filo magico che tirasse le fila! Questo non era un semplice mostro. Qualcuno stava deliberatamente usando energia magica per creare questi nemici, come un burattinaio che muove le sue bambole!

 «Una Noble Art…C’è un Blazer! Stella! Attenta! C’è un

Blazer nei dintorni!»

«Dietro di te!!»

Nell’immediata reazione all’avviso della fidanzata, Ikki si voltò per parare il pugno di pietra diretto alla sua nuca. Il ragazzo sentì un duro rumore metallico, quello della spada che colpì il braccio del mostro di pietra, generando poco più che una crepa nel nemico.

Come pensavo…se non uso Saigeki, non posso far granché.

Ma Saigeki era un attacco uno contro uno. Come avrebbe fatto a adoperarla mentre era praticamente circondato da nemici? Non c’era il tempo materiale di eseguirla.

«Ah!»

«Ikki!»

Non riuscì a difendersi dai numerosi attacchi contemporanei, e un pugno lo colpì alla fronte ferendolo. Stava usando ora la tecnica di difesa e contrattacco di Ayatsuji, ma c’era ben poco da fare quando venti nemici ti attaccavano contemporaneamente.

Si mette male…

Oltre al numero di nemici, Ikki sapeva benissimo che il tempo di Ittou Shura stava scadendo: gli restavano meno di trenta secondi. Doveva vincere o scappare in fretta!

Come posso…

Ma i nemici attaccavano continuamente, impedendo a Ikki anche solo di pensare. Mentre lui era circondato da almeno venti nemici, cinque di loro si avvicinarono a Stella, ancora seminuda e vestita solo della coperta.

«Stella!»

Ikki urlò spontaneamente nel veder i mostri avvicinarsi alla sua amata, ma non poteva davvero fare altro. Non riusciva a rompere l’assedio a cui era sottoposto, e Stella era ancora debole…se venisse attaccata ora…

«Prendi questo!»

Mentre Ikki si arrovellava, Stella letteralmente incenerì i cinque mostri di pietra di fronte a sé, con un singolo colpo di Laevateinn, la sua spada a due mani. L’onda di calore colpì anche tutti i nemici attorno ad Ikki, che crollarono a terra e si scomposero.

«…beh, diciamo che non mi aspettavo una cosa del genere da una ragazza ammalata.»

«Sono sorpresa anche io, effettivamente. Ma in fondo, non sono la più forte di tutti?»

Ikki era davvero senza parole, e non fece altro che annuire di sorpresa.

«Evidentemente, mi è bastato dormire quel poco per recuperare parte della mia forza. Ora posso combattere anche io al tuo fianco. Per i miei poteri questi sono avversari semplici.»

Sicuramente. Con le sue fiamme Stella avrebbe polverizzato gli altri nemici restanti: era altrettanto certo che Ikki, in cuor suo, era ancora preoccupato per le condizioni di salute di Stella, ma la situazione non gli lasciava alternative. Avrebbero dovuto combattere e…

«No, no, Stella-chan. Una persona malata deve stare a riposo!»

Una voce infantile, completamente fuori posto nella situazione, comparve dal nulla. Altrettanto dal nulla sbucò il suo proprietario.

«Vice presidente Misogi!»

9.

«Ehilà, voi due. Sono venuto a salvarvi.»

«Più rapidi del previsto. Pensavo avremmo dovuto aspettarvi almeno un’altra mezz’ora.»

«Ahaha…beh, io sono uno che rende possibile l’impossibile.

Sul serio!»

Disse Utakata con il suo strano sorriso. Dietro di lui però…

ROAR!

Cinque dei mostri di pietra erano giusto dietro Utakata e lo stavano per attaccare! Evidentemente avrebbero attaccato chiunque si sarebbe mosso nelle vicinanze. Le bambole di pietra diressero immediatamente i loro pugni verso il giovane, pugni che avrebbero tranquillamente spaccato la testa di chiunque.

«Misogi-san, dietro di te!»

Ma l’avvertimento di Ikki non sembrò raggiungere il vice presidente, che non si mosse minimamente dalla sua posizione. I possenti pugni di pietra dei nemici spazzarono via qualunque cosa sopra il collo di Utakata.

«AH!»

«ODDIO!!»

I due fidanzati urlarono alla terribile vista: il cranio di Utakata quasi esplose, come un pomodoro lanciato contro un muro. Il suo piccolo corpo senza testa stramazzò senza vita per terra…e fu la fine del Vice Presidente Utakata Misogi.

«Oh, che brutto spettacolo. Per fortuna non ero io!»

Un secondo dopo, Utakata disse quelle parole seduto sulla spalla di uno dei mostri di pietra.

«Ahah! Ecco cosa stavo cercando di dirvi, ragazzi!»

«…ma!»

«Eh??»

Utakata sorrise ai due come nulla fosse accaduto e Ikki e Stella lo fissarono come se avessero visto un fantasma. D’altronde, mettetevi nei loro panni. Avevano visto la testa del loro amico esplodere in pezzi, sangue e materia grigia che schizzavano ovunque. Lo avevano visto, non era un sogno…e un’immagine del genere non è di quelle che si dimentica facilmente. Era vero, per forza vero, lo avevano visto sia Stella che Ikki. Dunque, perché Utakata era ancora lì? La soluzione razionale poteva essere solo una.

«Una Noble Art…che sia questa una delle Noble Art che manipola gli eventi?»

«Esatto.»

Rispose Utakata, sempre col sorriso. Le abilità dei Blazer erano di moltissimi tipi, ma si potevano categorizzare tutte in alcune macro categorie. Per esempio, Ittou Shura di Ikki era un’abilità di potenziamento, mentre il Dragon Breath di Stella era un’abilità di manipolazione degli elementi. L’abilità di Ayase di aprire le ferite era una di manipolazione del fisico…ma una delle categorie di poteri più forti di tutte, e una delle più rare, era quella della manipolazione degli eventi.

«La mia Noble art, Black Box, è proprio una di quelle che mi consente di cambiare l’esito degli eventi. Chiunque mi attacchi sbaglia. Sempre.»

Ikki ripensò alla serata al ristorante dopo quelle parole, quando incontrarono Utakata e Kanata dopo che Kuraudo se ne andò. Quella sera, il vice presidente guarì la ferita di Ikki con un solo tocco ma… “guarire” era il termine corretto? A quel tempo, Ikki non capì cosa fosse successo, ma era come se la ferita non ci fosse mai stata.

Non ero più ferito. Che abbia…riscritto l’evento che ha generato la ferita??

Nel capire le potenzialità di quel potere Ikki tremò. Era un potere davvero incredibile, che non aveva mai visto prima.

Dunque, è davvero questo uno dei poteri più forti tra le Noble Arts…

Come lo avrebbe affrontato, se avesse dovuto combatterci contro? Per fortuna non era questo il problema, ora. Anzi, era grato di avere un tale potere dalla sua parte, un potere che avrebbe risolto quella battaglia in quattro e quattr’otto. Ikki pensò e Stella disse:

«Con un potere del genere possiamo vincere in fretta, vero senpai? Per favore, ci aiuti. Sconfiggeremo queste cose in men che non si dica!»

«Ah…temo che sia impossibile, purtroppo.»

Utakata con un pizzico di dispiacere respinse l’offerta di Stella.

«Eh? Perché??»

«Perché Black Box è un potere che può cambiare l’esito degli eventi, anche da una chance minima. Questo significa, però, che posso cambiare l’esito di qualcosa…ma non creare qualcosa. In altre parole, posso prendere un evento che ha anche l’1% di possibilità di riuscita e trasformarlo in un 100% di riuscita…ma non posso prendere un evento che ha lo 0% di chance di successo e farlo diventare anche un 1%. Con questo mio corpo e questa mia scarsa forza fisica, non c’è possibilità alcuna per me di poter battere anche uno di questi mostri…dunque il mio

potere non vi sarebbe di alcun aiuto.»

«Ah, dunque è questo il tuo limite.»

«Esatto. Se potessi cambiare ogni cosa, avrei partecipato alle battaglie di selezione. Ma siccome io posso cambiare solo gli eventi possibili per il mio fisico, la mia scarsa forza fisica mi limita molto.  La mia abilità non mi permette di fare cose che mi sarebbero comunque impossibili.»

E il corpo quasi bambinesco di Utakata era evidentemente molto debole, quindi le cose che gli erano impossibili erano troppe per poter vincere le battaglie di selezione. Per questo decise di non partecipare nemmeno. Ma se era così…

«Allora come mai sei qui?»

Era la domanda logica: se altre persone che non si potevano difendere finissero coinvolte nella battaglia sarebbe stato solo un problema. Il ragazzo però spalancò un nuovo sorriso alla domanda ragionevole di Stella.

«Sono venuto a salvarvi, ve l’ho letto…ma non combattendo. Il mio scopo era fare da navigatore a una certa persona.»

Nel dirlo, Utakata saltò giù dalle spalle del mostro di pietra e si mise di lato.

«Ti lascio il campo, Touka.»

Dove Utakata stava guardando, dall’altra parte del campo di battaglia e non troppo distante dai resti del rifugio fatto a pezzi…

«Okay. Grazie per avermi portato qui, Uta-kun.»

La ragazza con gli occhiali e i capelli castani raccolti in una treccia stava brandendo la sua spada, avvolta nell’elettricità.

«Toudou-san…»

«Siamo arrivati giusto in tempo, ma sono contenta siate salvi.»

Touka fissò i due ragazzi sul campo di battaglia per poi di nuovo concentrarsi sui nemici.

«Potete stare tranquilli ora. Ci penso io.»

Con una voce improvvisamente bassa e minacciosa, Raikiri stava entrando nella battaglia. Si abbassò e si preparò ad attaccare i mostri, ma Stella…

«Aspetta! Touka-san! Le lame non faranno molto contro quei corpi di pietra!! Ti darò una…»

…mano, stava per dire. Ma Touka la fermò.

«Non c’è problema. So il loro punto debole.»

«Eh?»

«È semplicemente materia inorganica tenuta insieme da magia e controllata da un nemico. Questa è una tecnica usata da alcuni blazer chiamata Steel Wire Usage. Come un burattinaio che tiene le sue bambole sfrutta fili invisibili…e anche questo caso non fa eccezione. Tuttavia, il burattinaio non manovra singolarmente tutte le sue bambole, ma ne sfrutta alcune per manipolare quelle vicine. In altre parole, è come se alcune fossero dei piccoli centri di controllo.  In questo modo, il burattinaio può stare fuori dal campo di battaglia e attaccare senza timore di essere ferito…però questa tecnica ha una debolezza. Se segui i fili, per quanto complicati e suddivisi essi siano, prima o poi trovi il filo che è diretto con le mani del burattinaio. Tagli quello e il gioco è finito.»

Quella era una tecnica che non c’era bisogno di usare in un’arena aperta come a scuola, dato che non vi erano punti per nascondersi: non era una sorpresa che Ikki e Stella non l’avessero mai affrontata. Touka però aveva già avuto esperienze reali di combattimento nel “mondo Reale” e assieme a Toutokubara aveva già affrontato e sconfitto diversi gruppi di terroristi. Ecco l’esperienza in più che faceva la differenza. Dopo qualche istante in cui essa stava guardando ovunque sul campo di battaglia disse:

«Trovato.»

Vide la bambola che faceva da filo diretto con il burattinaio e in un momento scomparve. Più che scomparire, scattò così velocemente che si faceva fatica a vederla.

Shippu Jinrai.

Potenziando i suoi muscoli con l’elettricità, la ragazza scattò verso il nemico quasi alla velocità della luce e le già lente bambole di pietra non poterono fare nulla per fermarla.

«Raikiri.»

Un secondo dopo, un lampo. L’attimo successivo era già finito tutto. La lama indistruttibile di Raikiri, la tecnica perfetta tagliò di netto in due la bambola che Touka captò essere la centrale…e un istante dopo tutte le altre bambole collassarono. Di tutti i nemici rimasero solo cumuli di pietre e il silenziò regnò sul campo di battaglia.

10.

Cumuli di pietre non davano più alcun segnale di “vita”, erano tornati ad essere semplici sassi. Era come se il nemico fosse scomparso nell’esatto momento in cui il perno centrale era stato distrutto.

«Incredibile… non solo che Touka-san abbia riconosciuto il punto debole del nemico in un baleno, ma anche la sua forza e velocità…»

«Indubbiamente.»

Ikki era d’accordo. Raikiri però era così efficace non solo per la sua pura potenza, ma anche per la versatilità dello stesso. La forza del fulmine che Touka poteva controllare non era solo usabile a scopi prettamente offensivi, ma anche sull’ottenere informazioni e vedere cose che all’occhio umano comune sarebbero sfuggite, come già lei stessa aveva spiegato a Ikki. Questo però non significava affatto che Touka non fosse affatto abile con la spada, anzi. Sapere controllare così tanta potenza e velocità in un misto di eleganza ed efficacia come faceva la presidente era segno di un costante allenamento, un allenamento ad altissimi livelli.

Ikki, che aveva visto tantissimi maestri e tipi di allenamenti diversi in vita sua, era certo che il livello di Touka fosse al momento più alto di quello di Stella…e probabilmente lei stessa era sicura di ciò.

«Sono davvero impressionata.»

Un complimento del genere ad alta voce era davvero inusuale da sentire da Stella…seppur lo disse quasi con cattiveria. Bastò quello a far vedere subito a Ikki che Stella aveva capito che al momento era più indietro rispetto a Raikiri, nonostante lei fosse un livello A e Touka fosse un livello B. Eppure, quella battaglia non lasciava adito a dubbi agli occhi di due persone così esperte. Al momento, se Stella e Touka avessero combattuto, nove volte su dieci avrebbe vinto Raikiri. Stella lo sapeva e per quello era contrariata. Voi non lo sareste?

«Stella-san.»

Touka corse dalla ragazza.

«Ho…ho sentito che sei svenuta! Tutto bene??»

La voce seriamente preoccupata e incredibilmente gentile di Touka Toudou ora avvolgeva la Principessa Cremisi. La stessa ragazza che fino a cinque secondi fa era Raikiri ora era completamente diversa, davvero in ansia per le condizioni della fidanzata di Ikki.

«Eh? Ah, sì, ma sto meglio ora che ho riposato un po’.»

Stella, compresa la situazione, cambiò anche lei totalmente atteggiamento e quasi rise dolcemente della preoccupazione di Raikiri, che però non si fermò. La presidente del consiglio studentesco immediatamente appoggiò la sua fronte a quella della ragazza e la smascherò subito.

«Ma hai una febbre alta ancora! Non stai per niente bene! E guarda, sei ancora fradicia…non puoi rischiare che il tuo raffreddore peggiori!»

«Non ci potevamo fare granché, il rifugio in cui eravamo è stato fatto a pezzi.»

Stella puntò il dito verso i resti del rifugio…facendo preoccupare ancora di più la sua interlocutrice.

«Uta-kun! Ci sono altri rifugi di emergenza qui vicino?»

«No, ma ci dovrebbe essere una caverna poco a nord di qua.»

«Bene, rifugiamoci immediatamente là. Non possiamo permettere che una malata prenda pioggia o freddo. E dobbiamo anche curare Kurogane-kun.

Nel dirlo, Touka prese in braccio Stella senza chiedere il permesso.

«Andiamo subito, Stella-san.»

«Ehi, ehi, aspetta! Posso camminare, non portarmi in braccio, dai!»

«Non se ne parla. Una persona malata deve essere obbediente e lasciarsi aiutare.»

Con la gentile fermezza di una madre che ammonisce il figlio Touka mise a tacere Stella e corse via con lei verso la grotta. Nel vederle andare, Utakata rivelò un altro dettaglio del passato di Touka.

«Entrambi i genitori di Touka sono morti di malattia, ecco perché è così premurosa…lo è sempre stata, ed è meglio non mettersi contro di lei quando fa così. Farlo ti porterà solo a una sonora sculacciata.»

«Ti è successo?»

«Ah, i suoi schiaffi sul polso sono leggendari. Impossibili da vedere.»

La sua non risposta diceva tutto. Se non altro, Ikki comprese il motivo della preoccupazione quasi strana di Toudou per Stella.

«Permettimi, Kurogane-kun, riesci a camminare da solo? Altrimenti ti aiuto io.»

Utakata chiese perché sapeva dell’effetto collaterale di Ittou Shura, che svuotava Ikki di tutte le forze quando terminava…ma il ragazzo scosse la testa.

«No, ti ringrazio. Se è solo camminare, non c’è problema.»

«Benissimo, allora. Seguimi.»

E i quattro iniziarono ad andare verso il loro nuovo rifugio per ripararsi dalla pioggia battente.

************ 

«Hhahaha. Io volevo solo collaudare un po’ il nuovo giocattolo, ma che ripassata mi sono preso. Che peccato!»

Una stanza ignota in un posto ignoto. Nell’oscurità della stanza, un uomo molto alto si accomodò con quelle parole su un vecchio divano, lasciandosi scappare un sospiro.

«Non ci potevamo aspettare niente di diverso da Raikiri, in fondo.»

«Che odoraccio. Ti ha bruciato il braccio?»

In piedi dietro al divano, un uomo nell’ombra chiese questo all’uomo molto alto.

«Peggio.»

Alla domanda l’uomo molto alto, il controllore delle bambole di pietra di poco fa, mostrò il braccio sinistro…o quel che ne rimaneva. La corrente ad alto voltaggio aveva ustionato tutto l’arto, bruciato gran parte della pelle e reso inutilizzabile vari tendini e nervi. Un danno ben più che serio, tale che nemmeno una capsula di pronto soccorso probabilmente avrebbe riportato al 100% l’arto… e allora, perché l’uomo non soffriva? Non sentiva dolore, forse? Invece di essere addolorato, si complimentava con chi lo aveva ridotto così.

«Credo che la mano sinistra sarà inutilizzabile per sempre.»

«Colpa tua che hai fatto qualcosa di irragionevole prima del festival.»

«Ahaha…sì, penso di non poter controbattere.»

«Io sono uno studente come gli altri, dunque non so cosa abbia in mente l’organizzazione…ma tu che sei uno dei piani alti lo saprai di certo.  Se lo sai perché non ti sei trattenuto?»

«Hai pienamente ragione, ma sai…starsene con le mani in mano è così noioso…non va bene. Io non amo le cose noiose. Da bravo Pierrot io devo sempre ridere. Che sia una risata benevola o malvagia non è importante, l’importante è che io rida, non trovi?»

«Sei sempre così enigmatico.»

«Hahaha, lo prendo come un complimento. Sai, anche non farsi capire è parte del mio essere un Pierrot. Io devo solo capire gli altri…»

Nel dirlo, l’uomo molto alto si prese con la mano destra il polso sinistro e si strappò di netto il braccio sinistro, ormai inutilizzabile. La ferita era totalmente cauterizzata, dunque non vi fu nemmeno una goccia di sangue.

«Ne vuoi un po’? Non sarà il massimo, però…»

«Non ne ho bisogno. Per quanto mi riguarda, lo puoi dare a quel gatto laggiù.»

«Hahaha. Non chiamarla così, si metterà di nuovo a piangere se non la chiami ‘sfinge’, come vuole lei.»

«Anche se avesse delle ali vere, un gatto resta sempre un gatto.»

A quella pronta risposta l’uomo molto alto sospirò di nuovo. Accidenti, davvero quel tizio lì non aveva un briciolo di compassione.

«Ah, a proposito…la tua amata Principessa Cremisi non mi sembrava molto in forze. Era pallidina, chissà…forse un semplice raffreddore?»

«Non saprei.»

«Oh? Non sei preoccupato? E io che pensavo fossi venuto qui solo per lei.»

«E’ così. È solo per quello che sono qui con voi bastardi affamati di sangue. Ma se basta un raffreddore per mettere fuori gioco la tanto declamata Principessa Cremisi, allora non ha più la mia attenzione.»

La voce compassata ma fredda dell’uomo in piedi nell’ombra non mentiva di certo…e questa sincerità infastidiva molto il Pierrot sul divano, che amava invece i doppi sensi e le mezze verità. 

Davvero questo qui non è un granché nemmeno nella conversazione.

«Oh, ma guardati, sei freddo come un pezzo di ghiaccio. Se non sai nemmeno chiacchierare un po’ di frivolezze, le donne di oggi non ti considereranno neanche un po’.»

«Tieni per te queste sciocchezze, pagliaccio.»

L’uomo nell’ombra era chiaramente stufo di perdere tempo e se ne andò. L’uomo seduto sul divano lo guardò andarsene e scosse la testa.

«Ah, che peccato. Che persona poco socievole. Sarei più contento se fosse umile come suo fratello minore.»

************

11.

La pioggia continuò a cadere incessantemente per circa altre tre ore: quando smise, il sole stava preparandosi per il tramonto e i ragazzi uscirono finalmente dalla grotta. Ora il cielo era sgombro da nuvole e un meraviglioso tramonto rosso fuoco inondava il cielo. Era buffo, secondo il gruppetto, come il tempo qui in montagna cambiasse così repentinamente, da una pioggia fitta ora si preparava probabilmente una splendida sera stellata. Mentre la luce calava sempre più, gli studenti tornarono verso il campo: tra loro Ikki portava ancora Stella in braccio.

«Touka-san, dici che dovremmo cercare il tizio che manovrava le bambole di pietra ora che ha smesso di piovere?»

Difatti gli studenti erano praticamente bloccati nella grotta dalla pioggia battente, dunque le loro indagini furono costrette a un brusco stop. Stella sembrava la più dispiaciuta, ma forse “dispiaciuta” non era l’aggettivo corretto…si sentiva a disagio, come se ci fosse qualcosa che non va, e quel qualcosa non riguardava la sua salute. A dir la verità, tutto il gruppetto condivideva senza saperlo quello stesso presentimento. Touka però rispose così:

«…se avessi potuto catturarlo o inseguirlo lo avrei fatto volentieri, ma era impossibile.»

«Perché?»

«Quando ho distrutto la bambola centrale, ho misurato la distanza tra me e l’utilizzatore attraverso l’elettricità di Raikiri passando dai cavi magici che usava, ma ho capito che il nemico era davvero troppo distante.»

«Quanto, più o meno?»

«Se ho fatto bene i conti, almeno un centinaio di chilometri.»

«COSA *cough*??»

Stella tossì per la risposta inaspettata: di certo Touka non mentiva e compiere un inseguimento del genere era impraticabile.

«Cielo, davvero? È davvero possibile per una persona controllare i suoi burattini da così lontano?»

«In realtà no, di solito non è possibile. Nel gruppo di Blazers in cui ero coinvolta durante gli attacchi terroristici c’era un livello B che usava quelle tecniche, ma non poteva usare le sue abilità da più di cinquecento metri.»

Sottolineò per bene quel numero. In altre parole, quello che ha fatto il loro nemico era ben oltre le normali possibilità…e questo fece incupire Touka.

«Chissà…forse se fossi partita per inseguirlo sareste stati voi a salvare me, questa volta.»

«Meglio non pensarci nemmeno.»

Era naturalmente fuori questione rintracciare un nemico così distante senza un piano e senza uno straccio di informazione. Ikki fu d’accordo con Touka nel chiudere lì la questione, almeno per il momento. Stella aveva però il tono di chi non voleva farla passare liscia al nemico:

«Lasciare perdere proprio ora però è snervante.»

«Abbiamo riferito tutte le informazioni della battaglia a Toutokubara-san, che ha trasmesso i dati al preside. Sarà il preside a prendere eventuali decisioni di attacco. Posso però dirti con certezza che quel nemico è stato gravemente ferito, e non si ripresenterà tanto in fretta.»

Mi fai quasi paura quando parli così, Touka-san.

Perché se era vero che era incredibile per una persona manovrare delle bambole a cento chilometri di distanza, Touka aveva appena fatto la stessa cosa. Aveva fulminato una persona a cento chilometri di distanza. Dopo quel breve briefing, il gruppetto si rilassò ed iniziarono a colloquiare di cose più veniali: il percorso era tranquillo, seppur scivoloso dalla pioggia, ma i ragazzi erano riposati e non ci fu nessun problema nel tornare al campo base prima che la sera giungesse del tutto.

«Ah! Eccoli! Bentornati!!»

Ikki e gli altri furono accolti da Renren e Saijou.

«Stella-chan! Ho sentito che sei svenuta! Tutto bene?»

«Scusate per avervi fatto preoccupare. È la prima volta che sto così poco bene, non sapevo come comportarmi.»

«Potevi tranquillamente riposare, ma sei davvero una persona piena di energia. Voglio dire, prima hai fatto letteralmente dei buchi per terra giocando a badminton! Non riesci proprio a trattenerti, vero?»

«Perché ho la sensazione che tu mi stia prendendo in giro…» E meno male che era malata!

Per fare dei buchi per terra con un volano, quanta forza aveva impresso? Ikki restò ancora impressionato dalle capacità della sua amata. D’improvviso fu quasi sicuro che nemmeno quella malattia avrebbe frenato Stella dallo stravincere le battaglie di selezione.

«Hai combattuto un gigante da solo mentre difendevi chi era con te…una situazione critica, vero Kurogane-kun?»

La voce profonda di Saijou non portava rimprovero né prese in giro, ma una sincera preoccupazione.

«Haha…beh, diciamo che sono abituato alle situazioni critiche. Niente di nuovo.»

«Ho sentito che ti hanno ferito. Stai bene?»

«No, solo una ferita leggera, niente di che.»

«Uhm.»

Saijou estrasse dalla tasca una boccetta di un liquido verde e lo passò a Ikki.

«Discendo da una famiglia di medici: questo è un olio speciale di nostra invenzione, perfetto per le ferite come quella che hai sulla fronte. Applicalo sugli ematomi e tutto passerà in men che non si dica.»

«Davvero? Beh, ti ringrazio davvero, provvederò tra poco.»

Ikki rispose con un sorriso sincero alla gentilezza di Saijou: nel vederli, Utakata disse col suo solito sorrisetto sarcastico:

«Come siete intimi.»

«Ah!! Dunque, è per quello che non mi consideri quando sono in mutande nella stanza del consiglio studentesco??»

«Ma-ma-ma che state dicendo! Di sicuro questa, questa è…solidarietà maschile! Ecco! Certo!»

«Cos’è tutta questa incertezza, Touka-san…?»

Ikki fu perplesso da quella strana ma scherzosa conversazione.

«Perdona i miei colleghi per essere così invadenti. Io ormai ci sono abituata.»

«Hahaha! Saijou-san è forte. Forte e molto saggio, probabilmente. Chissà quante ne avrà viste.»

«Aaah. Beh, sapete che vi dico, tutto questo camminare mi ha messo gran fame. Touka, che dici se facciamo un bel barbecue prima di tornare?»

«Ottima idea! Non ho mangiato granché oggi a pranzo, dunque un po’ di carne sarebbe davvero perfetta.»

«Giusto!!»

Stella e Renren appoggiarono immediatamente l’idea di Utakata, ma Touka incrociò le braccia e scosse il capo.

«Non se ne parla. Stella-san è malata, deve andare da un dottore quanto prima.»

«Eeeeh…»

«Stella-chan in realtà mi sembra perfettamente in forze, dunque direi che non ha più niente…»

«Sì! Sto molto meglio!»

«Vedi, anche lei lo dice. Da presidente del consiglio studentesco non dovresti essere fiera della sua voglia di indipendenza?»

«Anche se la metti così insisto sul no. Se non trattiamo come si deve la febbre di Stella potrebbe peggiorare. In più, per lei è un periodo cruciale, deve essere al cento per cento.»

«Oh…»

*grrrrrr*

Lo stomaco di Stella, appoggiato ancora alla schiena di Ikki, espresse molto sonoramente il suo disappunto per la decisione di Touka: sembrava davvero le stesse tornando la fame. In più Ikki era certo che la febbre le era calata, la temperatura della ragazza era sicuramente più stabile e normale. Forse si stava davvero riprendendo subito dalla malattia, probabilmente grazie ai suoi poteri. Sarebbe stato incredibile pensarlo, ma di fronte a quella donna tutto era possibile.

«…Toudou-san. È sicuramente vero e necessario che dobbiamo andare da un medico, ma anche non mangiare nulla non è salutare. Il corpo ha bisogno di cibo per combattere la malattia.»

«Ikki!!»

Renren urlò al sentire Ikki dalla sua parte.

«Esatto! Esatto! Kurogane-kun ha ragione!»

«Uhm…in effetti non hai torto. Pensavo avrebbe mangiato direttamente in ospedale ma…capisco. Allora facciamo così: portiamo Stella al pronto soccorso per una visita veloce e poi andiamo a cena tutti assieme in un all you can eat. Se andiamo a cena prima, non faremo in tempo ad andare al pronto soccorso.» «Grazie Touka! Evvai!» Utakata sorrise di gioia.

«Misogi-senpai! Andiamo a quel ristorante nuovo che avevi detto!»

«Certo. Li chiamo subito!»

«Aspettate! Ho detto che saremmo andati a un all-you-caneat!»

Sono tornati in fretta ad essere caotici come al solito.

Ikki però notò che mancava qualcuno. «Oh, dov’è Toutokubara-san?» Renren rispose subito.

«Kanata-senpai? È andata a ricevere un ospite.»

«In effetti, ora che mi ci fai pensare, c’è un messaggio che ti devo recapitare. Qualcuno, poco tempo fa, è venuto a cercare te qui, Kurogane.»

«Me?»

«Sì. È andato all’accademia ma poi è venuto qua quando ha saputo che eri con noi.»

Questa era bella. Chi poteva essere? Non pensava a nessuno che sarebbe venuto per lui fino a Okutama. Nessun parente senza dubbio.

«Saijou-san, ti ha detto come si chiama?»

«Mi sembra si chiamasse…»

Saijou ci pensò un attimo, poi ricordò.

«Ah, giusto. Akaza. Si chiamava Akaza.»

Quel nome fece cambiare di netto espressione a Ikki. E parli del diavolo…

«Oh, eccolo. Eccoti, finalmente.»

Una voce maschile irriverente risuonò. Voltandosi, Ikki vide la splendida e tetra figura di Toutokubara che scortava l’ospite.

«Quanto tempo che non ci vediamo, Ikki-kun. Hahaha.»

Un omuncolo obeso di mezza età, vestito con un completo firmato di alta moda e con un sorriso che nascondeva solo problemi.

«Ikki, chi è quest’uomo…?»

Stella immediatamente percepì un pericolo e chiese timidamente a Ikki cosa stava succedendo. Per risposta, il ragazzo fece scendere dolcemente la fidanzata dalle spalle e rispose.

«Lui è…Mamoru Akaza-san. Il capofamiglia di una parte acquisita della famiglia Kurogane.»

Il tono e il viso di Ikki bastarono a Stella per farle capire che tipo di persona avesse di fronte. Sentendosi già in collera, come un gatto che si sente minacciato, anche la ragazza si mise sull’attenti. Kanata, che aveva guidato l’ospite fino da Ikki, solo non capiva cosa stava succedendo…ma aveva percepito che l’atmosfera si era fatta improvvisamente tesa.

«Qualcosa non va?»

Ma Akaza, che era il centro dell’ostilità…

«Ahaha. Per favore, non fare quella faccia. Non sono contento nemmeno io di essere qui, sai? In fondo, ho dovuto fare tutta questa strada solo per un buono a nulla come te.»

Quel sorriso dannato sembrava incollato alla sua faccia, completamente in contrasto con le parole velenose che sgorgavano dalla sua bocca. Tutti nella stanza capirono immediatamente che c’era ben più di qualcosa che non andava, anche i ragazzi del consiglio studentesco che praticamente non conoscevano Ikki per nulla. L’atteggiamento tracotante del vecchio però rese chiaro a tutti che lui era un nemico di Ikki…e Touka si sentì in dovere di rispondere.

«Che cosa vuole? Non le sembra di essere scortese?»

Lo sguardo di Raikiri stava lentamente prendendo il posto di quello Touka Toudou.

«Oh, la famosa Raikiri-san. Buon pomeriggio. O forse dovrei dire buona sera? Ho sentito cosa è successo, so che è andata a salvare Ikki-kun. Mi scuso per questo imprevisto, per il lavoro straordinario che è stata costretta a fare. Mi scuso per lui come parte della famiglia Kurogane.»

«Ma-ma che scusa sarebbe…»

«Sono davvero mortificato.»

Touka rimase quasi scandalizzata dalla mancanza assoluta di sincerità nelle parole di scusa di Akaza, che agiva come se nemmeno la stesse ascoltando. Il suo inchino da manuale era talmente falso che lasciò tutti senza parole per quanto quest’uomo era spregiudicato. Akaza dopo un attimo si alzò come se nulla fosse e spezzò il silenzio.

«Comunque, vogliate scusarmi se vado dritto al punto. Non sopporto più le dannate zanzare di questo postaccio infame. Hahaha. Sono venuto fino qui perché il capo del comitato etico della Lega dei Mage Knight giapponese ha una cosa importantissima da comunicare a Ikki-kun.»

Eccolo il punto, finalmente. Il sorriso falso di Akaza era misto a uno sguardo terribile e allo stesso tempo felice di comunicare una cattiva notizia.

«Dunque, che cosa mi dovete comunicare?»

«Hahaha. È ancora presto per dirtelo…ma per ora, puoi leggerlo. Tieni, il giornale che uscirà domani.»

Akaza consegnò un giornale, con un grosso titolo in prima pagina. Perché avrebbe dovuto interessare Ikki? Alla vista dell’articolo, però, tutto fu chiaro. In prima pagina c’era una foto di Ikki e Stella che si baciavano dentro la foresta dove si allenavano.

12.

Anche Stella guardò il giornale…e lo guardò ancora, e lo riguardò. La foto era lì, davanti a lei.

«Ikki!! Questo…questo è…!»

Una foto vera. Era uno dei punti che preferivano per allenarsi dentro la piccola foresta dietro la scuola. Era una semplicissima foto di uno dei loro baci. Quella foto era però stampata su ogni dannata pagina del giornale che Akaza gli aveva consegnato.

Erano stati scoperti. La loro relazione, la loro storia, il loro amore, svelato a tutti alla luce del sole.

«Ah, che bella foto. Come siete dolci. Anche se era praticamente notte, le macchina fotografiche di oggi sanno fare miracoli. Ahahah! Forse non lo sapevate perché eravate qui, ma in città c’è un putiferio. L’opinione pubblica è in fermento! Un civile che mette le mani addosso a un ospite da un altro stato, una nobile per giunta! Che scandalo senza precedenti.»

«Aspetta, aspetta!»

Stella strappò di mano da Ikki il giornale.

«Che cosa è questo articolo? Cosa sono queste sciocchezze?»

La ragazza stava urlando e puntando il dito contro il titolo in fondo al giornale.

[L’uomo che ha rubato la purezza della principessa]

[Il Re di Vermillion umiliato!]

[Problemi diplomatici in arrivo tra Giappone e Impero Vermillion?]

In più, l’articolo era una sequenza orribile e schifosa di cattiverie gratuite contro Ikki, testimoniate dalla sua stessa famiglia: un figlio maleducato, sconsiderato e problematico, che metteva sempre a repentaglio l’onore della famiglia Kurogane. Oltre a quello c’erano altre bugie totalmente montate ad arte, tra cui assurde relazioni precedenti tra Ikki e altre donne prima di Stella. Bugie. Niente altro che bugie…ma raccontate benissimo.

[Ikki Kurogane è da sempre stato un ragazzo problematico, fin da giovanissimo.]

Stella era talmente sconvolta e arrabbiata da essere senza parole: Akaza, però, aggiunse il carico da novanta.

«Assolutamente. Tutto ciò che legge è vero, e mi dispiace che lei non sapesse nulla, principessa. Io non sono di certo un poco di buono che ama spargere il seme della discordia in giro, sa? Noi sappiamo bene che razza di persona sia Ikki Kurogane…e per quanto mi spiaccia dirlo di un mio parente, questo ragazzo è sempre stato colpevole di vari atti orribili. Furto, ricatto, lesioni aggravate a cose e persone. Vede? È tutto scritto qui, per filo e per segno, con tanto di testimonianze.»

«Sono tutte cazzate! Balle! Non è assolutamente una persona così! Chiunque lo conoscesse un minimo lo saprebbe!!»

«Ahaha. Può pensarla come vuole, Principessa, ma la verità è questa che è scritta e la verità è quella che il mondo saprà. E quando il mondo la saprà, le voci che circolano dentro la Lega dei Mage Knights contro Ikki Kurogane si faranno più forti…e dunque la sezione giapponese della Lega farà un controllo speciale delle qualità di Ikki Kurogane. Ogni suo aspetto verrà valutato e, se verrà ritenuto non idoneo, la sezione giapponese chiederà di revocare la qualifica di Mage Knight a Ikki-kun…a cui seguirà l’espulsione dalla scuola. Oggi sono qui per procedere con quel controllo a Ikki Kurogane.»

Quelle parole fecero capire tutto a Stella. Era un dannatissimo piano della famiglia Kurogane contro Ikki: stavano sfruttando lo scandalo di loro due per mettere in dubbio l’etica professionale di Ikki e per togliergli il diritto di essere un Mage Knight…tutto perché agli occhi della sua famiglia Ikki era un fallimento.

«Questo è un ordine ufficiale del comitato etico. E se lo trovi inaccettabile, beh…ehehehe, temo che la tua situazione, Ikkikun, sia piuttosto seria. Sono certo che verrai con me senza fare storie, vero? Hahaha.»

Akaza mise le sue sudicie mani sulle spalle di Ikki: il suo sorriso faceva ampio contrasto col viso scuro del giovane samurai.

«Capisco.»

L’unica cosa che poteva rispondere. La disse però guardando Akaza dritto negli occhi, senza timore. Aveva accettato la sua sfida. Stella lo vide allontanarsi assieme a quell’odioso uomo, che ora era la minaccia più forte che il loro rapporto avesse finora incontrato.

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