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Un unico, singolo colpo


1.

«Sì, sto bene, sono in buona salute…sì. Il match di domani è l’ultimo delle qualificazioni. Eh? Verranno a vedermi fin da Tokyo? Con…con uno striscione addirittura? Ma no dai, è troppo! E poi, il Festival lo faranno a Osaka quest’anno…eh sì. Comunque vada domani, appena finite le battaglie di selezione verrò a trovarvi. Certo, ci mancherebbe. Ah, grazie per la verdura! Saluta tutti da parte mia. Madre, mi raccomando, prenditi cura di te, ok? Ciao…ciao.»

Dopo quelle parole di commiato, Touka chiuse la conversazione telefonica: il datapad era bollente, segno che la conversazione era stata molto lunga…più di cinquanta minuti, per la precisione.

«La direttrice sta bene?»

Addentando un grosso pomodoro rosso, Utakata si assicurò della buona salute della persona con cui “Raikiri” Toudou Touka stava conversando al telefono, che era la direttrice della Wakaba House, l’orfanotrofio dove i due del consiglio studentesco erano cresciuti.

«Sembrava perfettamente in forma, piena di vita come sempre.»

La direttrice – che Touka chiamava affettuosamente “madre” – aveva avuto un infarto circa un anno prima. Quella sera la ragazza passò l’intera notte accanto a lei in lacrime, e pure Utakata stesso era molto affranto. Adesso la signora sembrava ben in forze, forse pure troppo.

In ogni caso…

«Hanno già fatto uno striscione per te, ha detto?»

Ecco. Nonostante le battaglie di selezione non fossero ancora finite sembrava che l’orfanotrofio intero avesse già deciso che Touka fosse vincitrice già in partenza, ed avevano preparato uno striscione di buona fortuna da farle portare al Seven Stars Sword Art Festival. Touka naturalmente era senza parole per la sorpresa.

«Sono tutti frettolosi…troppo.»

«È solo il loro genuino augurio, lo sai. Tutti i bimbi dell’orfanotrofio vogliono vedere la loro eroina Raikiri vincere.

Nel dirlo Utakata passò a Touka una foto che era assieme al sacco di verdure che le era arrivato dall’orfanotrofio: su di essa campeggiavano decine e decine di visi sorridenti di bambini e bambine di ogni età, tutti gli ospiti della Wakaba House, che auguravano buona fortuna alla loro eroina.»

Raikiri era davvero un’eroina per loro, la sentivano vicina. Uscita dallo stesso orfanotrofio, cresciuta in mezzo a loro e fiera di ciò che era e del suo passato. Quella era la figura che loro ammiravano più di qualunque altra.

Anche Utakata la ammirava allo stesso modo, sognava di risplendere un giorno come lei…quella Touka che gli stava vicino ogni giorno e che gli forniva coraggio e motivazione per non mollare e inseguire i suoi sogni.

Touka stessa sapeva di essere quell’eroina per tutti loro, e sapeva benissimo di non poter perdere. Di non poter mollare mai, nemmeno un centimetro, per non venire meno alle incredibili aspettative di tutti. Quella era la sua vera forza, la forza di Raikiri.

La leggerò con cura più tardi.

La ragazza mise la foto nella sua borsa dopo averla stretta teneramente a sé, come una madre farebbe con un cimelio di famiglia, per poi osservare ciò che era arrivato. Nel sacco di verdure c’era di tutto! Pomodori, melanzane, cocomeri…un ricco assortimento di cibi estivi, ma con il gusto aggiunto dell’affetto dei bimbi.

«Wow, guarda Uta-kun, questa melanzana è incredibile. Gigantesca! Se la usassimo per il curry, verrebbe fuori una cosa deliziosa.»

«Vero, è scurissima ed enorme. Niente male!»

«Ma…ma cosa dici? Non fare quella faccia, pensi sempre ai doppi sensi!»

«Hahaha. Scherzi a parte, meglio portare tutto nei frigoriferi della scuola prima che questo ben di Dio vada a male.»

All’improvviso, Utakata si incupì. Touka, conoscendolo da tanto, capì subito a cosa stava pensando e anche lei si intristì improvvisamente.

«…domani, vero?»

Qualche giorno prima, infatti, le era arrivata una e-mail direttamente dal preside, Kurono Shingujji. Una mail in merito al cambio di avversario per lei nella sua ultima battaglia di selezione…che sarebbe diventato appunto il cavaliere ripetente, nonché centro di uno scandalo senza precedenti, Ikki Kurogane. Qualcosa però non le tornava, era tutto molto sospetto. Dunque, non si fece scrupolo a chiedere lumi alla preside, che non le nascose nulla di ciò che sapeva. 

Non le nascose le condizioni in cui era Ikki, sia fisiche che psicologiche. Non le nascose le sue perplessità in merito a tutta la questione sollevata dal Comitato Etico, e non le nascose che non era assolutamente d’accordo che fosse proprio lei, Raikiri, l’assassina designata per Kurogane. Touka pure non era contenta, naturalmente.

«Touka, sei proprio sicura di voler fare questo ultimo duello?»

Anche Utakata capì il problema, e chiese all’amica cosa volesse fare. Era una situazione difficile in cui nessuno di loro aveva colpe…ma Touka come risposta disse solo, in tono triste:

«Io non ho potere di decidere nulla. Nemmeno la Preside può. E poi per me resta sempre il duello decisivo.»

Ed era vero. Ikki doveva vincere per andare al Festival, ma lo stesso valeva in egual modo per Touka. Era solo un cambio di avversario per lei, con tempo sufficiente per prepararsi al duello: per lei non c’era niente altro, nessuna dietrologia, niente politica. In più non era la prima volta che il Comitato cambiava avversari a chiunque, dunque nessuno poteva muovere reali accuse senza prove. Però…

«Però sai che c’è qualcosa che non va in tutto questo, vero?» «Certo…»

Però entrambi sentivano una sensazione di disagio incombente che non riuscivano a scacciare in alcun modo. A maggior ragione una ragazza sensibile e gentile come Touka non può scrollarsi di dosso questa sensazione come se nulla fosse. Ed ecco perché era già corsa ai ripari.

*Toc toc*

Un visitatore bussò alla porta dell’ufficio del consiglio studentesco con incredibile tempismo.

«Ma chi può essere a quest’ora?»

«L’ho chiamata io. Per favore, entra pure.»

«Scusate l’intrusione.»

La persona che entrò era una ragazza minuta e fragile, ma forte e fredda come il ghiaccio. Era proprio la ragazza che era stata sconfitta da Touka in precedenza, Shizuku Kurogane.

2.

«Un ospite davvero inaspettato. Buonasera.»

«…anche io sono piuttosto sorpresa che la persona che mi ha battuto mi abbia chiamato qui, a quest’ora della sera, per giunta.»

«Haha. Non posso darti torto. Vuoi un pomodoro? Ti assicuro che è delizioso.»

«…mi sono già lavata i denti, quindi no grazie. E poi non credo mi abbiate chiamato qui per mangiare. Presidente, che cosa vuole da me?»

Shizuku portò Touka immediatamente al punto. Certo, forse era stata un po’ brusca, se ne rendeva conto: in fondo, stava parlando con la persona che aveva distrutto il suo sogno di andare al Seven Stars Sword Art Festival assieme a suo fratello, persona che la metteva ancora a disagio.

Touka stessa si sentiva a disagio per lo stesso motivo, dunque, capendo la situazione, andò subito al punto.

«La Preside ha mandato una mail non molto tempo fa, e siccome anche tu sei indirettamente coinvolta, ho pensato di mostrartela e di spiegarti tutta la faccenda in prima persona.»

Touka parlava naturalmente del cambio di avversario per lei, di come Ikki era stato messo in un duello così difficile, di come lui era fisicamente compromesso, di come stava mettendo tutto a repentaglio in quel singolo duello con Raikiri. Man mano che Shizuku ascoltava la spiegazione di Touka, la sorella di Ikki era sempre più arrabbiata. Alla fine, si lasciò scappare un:

«Bastardi…!»

A pugni stretti e con i suoi occhi verdi colmi di rabbia. Detto questo, chiese immediatamente alla ragazza:

«…Presidente, combatterai? Combatterai contro mio fratello anche in quelle condizioni?»

«Devo. Anche se sono il presidente del consiglio studentesco non ho alcun potere di cambiare questa decisione.»

Anche se non voleva duellare in quelle condizioni, non aveva potere di cambiare l’avversario. Nemmeno la Preside poteva farlo. Nonostante tutto, Touka si sentì in dovere di spiegare tutto alla sorella, anche perché voleva chiederle una cosa.

«Shizuku-san, ho una cosa da chiederti. Una richiesta, se mai…per te, che sei la vera famiglia di Kurogane-kun.»

«Chiedere…a me?»

«Sì. Shizuku-san… puoi chiedere a Kurogane-kun di ritirarsi dal duello?»

«…eh?»

«Le condizioni di salute di Kurogane-kun sembrano molto gravi, si parla almeno di polmonite, se non peggio. Parlando francamente, non può sostenere un duello in quelle condizioni fisiche. Eppure, anche se lo conosco da pochissimo tempo, ho l’impressione che un cavaliere onorevole e orgoglioso come lui si presenterà senza dubbio sul campo di battaglia, anche se fosse in punto di morte. E non per mera presenza, ma con serie intenzioni di vittoria. Questo perché è un cavaliere fiero e farà di tutto per onorare il titolo che porta e l’avversario che dovrà affrontare…cioè me.»

In più…

«Io stessa lo farei al posto suo, e sono una donna e un cavaliere che quando è sul campo di battaglia non fa prigionieri. Se si presenterà, è mio dovere onorare lo scontro fino in fondo e combattere al massimo, per il rispetto che ho per lui. E questo potrebbe significare che…anche se non volessi…»

L’esitazione di Touka, seppur momentanea, fece capire benissimo a cosa alludeva. Quella possibilità fece venire un brivido lungo la schiena di Shizuku.

È davvero seria…

Dietro lo sguardo tenero e preoccupato di Touka poteva vedere chiaramente la fierezza di Raikiri. Shizuku ne era certa, avendola affrontata in prima persona…Touka non stava esagerando. Con Ikki in quelle condizioni, un duello al massimo delle sue possibilità…avrebbe potuto uccidere Ikki. Ed ecco il perché di quella richiesta.

«Te lo chiedo ben più come un favore personale, quasi ti supplico. Impedisci a tuo fratello di presentarsi. L’unica che può farlo sei tu.»

Shizuku fissò il vuoto per un attimo. Non sapeva come rispondere. Che doveva fare? Quale era la cosa giusta da fare adesso?

«…lasciami questa notte per pensarci…» Il meglio che poté fare fu prendere tempo.

3.

Shizuku aveva appena lasciato la stanza, ma Touka era ancora pensierosa.

«Se domani Kurogane-kun si ritirasse per davvero…se io lottassi, vincessi e…io…posso davvero essere fiera di una vittoria ottenuta così?»

I sorrisi dei bimbi dell’orfanotrofio le tornarono alla mente: stava davvero rispettando il ruolo di eroina che le era stato affidato? Quel pensiero le si era annidato nel cuore e non la lasciava andare.

«Touka.»

Improvvisamente, la mano di Touka sentì un leggero calore. Era la mano di Utakata che la stringeva dolcemente ma con fermezza, e l’amico la guardava serio.

«Certo, molte cose ti sono piovute addosso e gran parte della situazione che si è creata non è colpa tua, ma degli adulti che cercano di fare i loro sporchi fini sulle spalle degli altri. Resta però che è una situazione che tocca a te affrontare…e lo farai a tuo modo, come sempre. Nel modo che ti renderà orgogliosa di te stessa. Ti apprezziamo proprio per questo…e sono certo che anche Kurogane-kun vorrebbe lo stesso.»

Utakata, estremamente serio, era fermo e risoluto nel ricordare all’amica la realtà. Non importava cosa pensassero gli altri. Avrebbe fatto quello che secondo lei era giusto, niente altro.  E la ragazza sorrise dolcemente a queste parole. Sì, era la cosa giusta.

«Giusto…grazie, Uta-kun.»

Avrebbe fatto il meglio che poteva.

«Coraggio!»

Touka si diede uno schiaffo: il dolore improvviso la riportò alla realtà e scacciò la sua esitazione. Negli occhi della ragazza ora c’era solo la valchiria di nome Raikiri.

Se domani si presenterà io combatterò e lo farò al mio meglio. Non avrò alcuna pietà.

Perché questo era giusto. Onorare un duello tra cavalieri nell’unico modo giusto, duello che lei avrebbe vinto a tutti i costi.

Vincerò, e sarò fiera di andare al festival!

E così l’accademia si addormentò nella notte che precedeva l’alba del fatidico ultimo giorno delle battaglie di selezione, dove molti destini si sarebbero decisi.

4.

«Bene bene. Siamo solo ad inizio estate, ma fa già parecchio caldo. Se continua così sarà un anno bollente.»

La mattina dell’ultimo giorno delle battaglie di selezione era arrivata: la stazione vicina alla Hagun Academy era ancora tranquilla, e un inserviente stava pulendo per terra già palesemente accaldato. Il cielo era terso, nessuna nuvola che potesse anche solo rallentare il calore del sole che ora di pomeriggio sarebbe stato cocente: il signore stava già sudando ora sotto l’uniforme a maniche lunghe.

Il suono del treno elettrico lo riportò alla realtà. Il signore si voltò verso il treno, il solito che ferma in tutte le stazioni e che aprì la porta a quella fermata. L’inserviente fu però sorpreso.

Che strano, di solito nessuno viene qui a quest’ora del mattino.

La Hagun Academy era una stazione comoda ma molto tranquilla. La scuola infatti disponeva di ampi dormitori, dunque nessuno tornava mai a casa se non nei weekend o durante le vacanze scolastiche. Ecco perché quel signore fu sorpreso. Non fu però l’unico motivo per cui si sorprese.

Uhm?

Dalla porta del treno uscì un solo uomo. Un vecchio, probabilmente, dato che camminava tutto storto.

Un signore anziano, per giunta. Meglio aiutarlo.

Chissà perché era venuto fin qui. L’inserviente si avvicinò al tizio sceso dal treno per aiutarlo, o anche solo per capire chi fosse, quando rimase di sasso. Non era infatti un vecchio, semmai il contrario. Era un giovanotto. Un adolescente che avrebbe dovuto essere al massimo delle sue forze e che invece stava faticando a reggersi in piedi. Fu proprio il cattivo stato di salute del ragazzo a preoccuparlo.

«Ah…haa…»

Respirava affannosamente ed era bianco cadaverico in volto. Gli occhi erano piccoli piccoli, resi ancora più piccoli dalle orbite degli occhi scavate da giorni di digiuno. In più, il ragazzo puzzava di sudore. Un sudore come se avesse camminato sotto il sole per ore…fatto reso ancora più strano dalla presenza nel treno da cui era appena sceso di climatizzatore.

«Sta…sta bene??»

«Cosa…ah, sì…sto bene…»

«No, signore! Non sta bene! Le chiamo subito un dottore!!»

L’inserviente, preoccupato, osservò meglio chi gli stava di fronte…e raggelò. Capi finalmente che aveva di fronte il famoso…anzi, famigerato, Ikki Kurogane, quel criminale che secondo il telegiornale aveva usato la principessa di Vermilion. Alla scoperta, l’inserviente si mostrò schifato e non fece nulla per celare il suo disprezzo, che Ikki notò immediatamente.

«Grazie per… per essersi preoccupato, signore…però…scusi…sono di fretta…»

Ikki fece del suo meglio per fare un inchino semi decente di scuse al signore e poi si girò e si diresse verso l’uscita della stazione.

«Ah…»

L’inserviente osservò quella carcassa umana andarsene di fronte a lui ondeggiando pericolosamente, camminando lentamente come uno zombie fuori dalla stazione. Egli fu però perplesso anche da una cosa…non aveva detto il telegiornale anche che quel ragazzo era “estremamente pericoloso e difficile da gestire”? 

Eppure…è stato molto educato, no?

Quell’incontro lasciò davvero perplesso l’inserviente, che non collegò quella persona a chi era stato descritto dai media.

5.

Ikki uscì claudicante dalla stazione e iniziò a percorrere la stradina in collina che portava all’accademia: era circa un chilometro in leggera salita, una strada che era abituato a fare di corsa assieme a Stella nei suoi regolari allenamenti mattutini. Normalmente non lo avrebbe minimamente disturbato fare quella strada, ma nelle condizioni in cui era anche quel chilometro diventava una distanza insormontabile. Respirava ancora affannosamente, con i polmoni malati e infiammati non riusciva a respirare correttamente.

Che male…

O almeno, ci provava a respirare normalmente: ma ogni volta che apriva la bocca per respirare…

«Ah…! *cough**Cough*»

Una fitta gli perforava il petto e lo faceva tossire, sputando immediatamente fuori la poca aria che era riuscito a raccogliere. Per questo il livello di ossigeno nel suo sangue era modesto e le sue labbra stavano pericolosamente diventano blu. In più la febbre era ancora alta, e tutto questo malessere gli stava facendo venire un gran sonno. Con la sua forza di volontà demolita durante l’interrogatorio, il suo corpo indebolito dalla malattia e dalle droghe del comitato etico era in sfacelo: restavano solo pensieri vaghi e qualche inizio di allucinazione dovuto alla fame e alla fatica.

Davvero voglio sfidare Raikiri messo così…?

Certo, era impossibile. Era un suicidio.

Non posso farcela…

[Certo che no. La tua spada egoista non avrebbe mai potuto sconfiggere quella di una ragazza così giusta e benvoluta.]

Basta…voglio solo dormire…

Pensieri del genere ottenebravano la mente di Ikki mentre scalava a fatica la collinetta sotto il sole già cocente, con solo il suono delle cicale a fargli da sottofondo. Sì, ora aveva davvero sonno…e dormire in quel momento era una grande, dolcissima tentazione.

«Ah…»

Inciampò su una piccola pietra di cui non si era accorto e cadde pesantemente sull’asfalto.

Io…non va bene…

Si doveva rialzare subito. Se non l’avesse fatto, sarebbe arrivato in ritardo all’arena. Se fosse arrivato in ritardo, avrebbe perso. Se avesse perso…

Ma che diavolo cambia se succede?

Si sentiva perso. Colpa anche della sua orribile condizione fisica si stava perdendo in sé stesso: non aveva più chiaro il motivo di ogni sua azione, perché si era dannato l’anima fino ad adesso. Nel bel mezzo del dormiveglia però, qualcosa catturò la sua attenzione.

…ah.

Neve.

Quando aprì gli occhi il cielo era diventato completamente scuro e grossi fiocchi di neve scendevano dal cielo. Ma era appena cominciata l’estate! Come era possibile? Eppure…

Fa…freddo…

Si scoprì battere i denti per il freddo. E quel freddo riportò alla mente un ricordo.

Anche quel giorno nevicava, no?

Quel giorno i parenti erano radunati a casa per il capodanno…e quel giorno lui uscì di casa, incapace di sopportare la situazione in casa. Tanto nessuno lo chiamò, nessuno lo cercò, nessuno si preoccupò di dove fosse.

Che cosa ho davvero cambiato finora?

Davvero, cosa aveva cambiato finora? Nessuno che avesse aspettative per lui, a partire da suo padre, nessun successo…non aveva cambiato nulla della sua vita. Che fosse ora o quando era bambino, per lui era sempre una scura notte di neve, neve che lo copriva fredda e docile. Il cielo scuro e la fitta neve gli impediva di vedere l’orizzonte.

Che cosa c’era da vedere all’orizzonte? Non se lo ricordava.

Si sentiva solo pesante…pesante…pesante… E chiuse gli occhi, cadendo nella fredda oscurità.

6.

L’ultimo giorno delle battaglie di selezione era arrivato. Oggi c’erano però pochi incontri rispetto allo standard, in quanto a giocarsi i posti come rappresentante della scuola per il Seven Stars Sword Art Festival c’erano solo i dodici studenti imbattuti finora, coloro che avevano vinto 19 incontri consecutivamente. In compenso gli spettatori erano tantissimi, con l’arena del duello tra Ikki e Touka strapiena. Un clima di eccitazione e stupore riempiva l’aria, per molti sarebbe stata una giornata di festa oggi.

«Wow, quanta gente!»

«È naturale. Sono tutti qui per vedere il duello tra Raikiri e il

Cavaliere Ripetente.»

«Ma cosa ci fa quella telecamera, lì?»

«È la stampa. Gli occhi di mezzo mondo sono interessati a questo duello…sai, per quella storia.»

«Certo, lo scandalo tra il cavaliere ripetente e la principessa scarlatta. Pensavo però che fossero vietate le riprese durante il torneo.»

«La Lega è fortemente coinvolta in questa situazione, dunque credo abbiano permesso un’eccezione.»

«Ma…ma voi ci credete a tutto questo casino?»

«Certo, è ovvio che erano insieme. Nessuno dei due lo ha negato dopo che è uscito lo scandalo, e poi sono sempre andati d’accordo, li vedevamo sempre.»

«Poi ti ricordi quando la Principessa si alzò in piedi e incoraggiò il Cavaliere Ripetente durante il match con l’Hunter, no?

«Ma è tutto montato, dai! È la famiglia stessa del cavaliere ripetente che ha inscenato tutta questa cosa, lo sapete? Tutto questo finto scandalo, del fatto di lui che è un approfittatore, un bugiardo e un ragazzo difficile, sono tutte balle!»

«Ah, quello?»

«…effettivamente, non credo a queste cose.»

«Neanche io ci credo. Ho imparato a usare la mia arma seguendo le lezioni di quel ragazzo.»

«Ah, sì, le lezioni durante la pausa pranzo! Le ho viste. Ha cominciato a farle prima con i suoi compagni di classe che lo infastidivano.»

«Vero, vero. La persona che ho visto fare quelle lezioni non può essere la stessa che descrivono i giornali, è tutto falso. E poi, è sempre stato gentile e educato sia a scuola che durante le battaglie di selezione…e poi anche nel tenere quelle lezioni. Le ha fatte senza guadagnare soldi né altro! Come può una persona così anche solo pensare di sfruttare la Principessa Scarlatta?»

«Ma è la sua stessa famiglia che dice quelle cose sui giornali. Se lo dicono loro deve essere vero, no? Perché dovrebbero mentire? È un loro parente! Semmai, dovrebbero mentire per proteggerlo, ma perché mentire per danneggiarlo? Non ha senso, se ci pensate.»

«In effetti…»

Un vociare continuo delle persone riempiva l’arena: ognuno si scambiava opinioni e pareri su tutta la faccenda di Ikki e Stella, speculando e spettegolando su cose vere o finte. Dalle poltrone in prima fila, i posti migliori per assistere al duello, si vedeva anche Nene Saikyou – la piccola donna vestita con un kimono che Ikki aveva già incontrato – che guardava verso il ring e nel mentre ascoltava il chiacchiericcio. Seduta a fianco a lei c’era anche la preside, Kurono Shinguuji.

«Hmpf. Sembra che non tutti si bevano le sciocchezze dei giornali, eh?»

«Davvero. O almeno, tutti quelli che hanno avuto a che fare di persona con Kurogane-kun.»

«Basta uno sguardo per vedere che quel ragazzo è innocente.»

«Ma non sempre la verità è quella che tutti sanno.»

Kurono, con un’espressione amara, ricordò la realtà dei fatti. E la verità sarà quella che uscirà da questo duello, qualunque sia stato il grado di colpevolezza di Ikki. Ogni cosa sarebbe passata per quel duello: la vittoria o la sconfitta avrebbero cambiato in modo inequivocabile la vita del ragazzo.

«Lo hanno messo davvero con le spalle al muro quei bastardi.»

Nemmeno Kurono sospettava un piano del genere. Avrebbe forse dovuto ritardare il duello quanto le era possibile, fino all’arrivo del padre di Stella? Kurono si rammaricò per non aver colto il piano di Akaza. Poi…

«Hehehe. Accetto i suoi complimenti.»

Una voce felice, troppo felice, echeggiò poco dietro di lei. Le due donne si voltarono e videro un grasso uomo di mezza età vestito di rosso, intento a sedersi e ad asciugarsi il sudore dalla fronte con un grosso fazzoletto bianco.

«Buon pomeriggio, signore. Oh, cielo, oggi fa proprio caldo, non trovate?»

«Il Capo del Comitato Etico, Akaza…»

Al vederlo, entrambe le donne si misero sulla difensiva: era una persona assolutamente non benvoluta.

«Che vuoi da noi, diavolo rosso?»

Saikyou non trattenne la lingua, e Akaza rispose dopo una sana risata:

«No, no, da voi niente, gentili signore. Ma avendo trovato per caso il Maestro sulla strada, l’ho accompagnato qui di persona affinché vi potesse trovare. Prego, Sensei.»

Un piccolo signore anziano vestito di un kimono elegante che recava lo stemma della propria famiglia si avvicinò e si mostrò alle donne.

«Ah, finalmente vi ho trovato. In un posto così grande mi era impossibile da solo capire dove foste, sapete? Ha!»

«Ah! Il vecchiardo!!»

Saikyou fu la prima a scattare in piedi alla vista del “vecchiardo” …e a ragione. Il “vecchiardo” infatti era Torajirou Nangou, il “dio della Guerra”. Un cavaliere di 92 anni ancora in attività, il più anziano in attività in tutto il Giappone…e soprattutto era il maestro di Saikyou.

«Ho ho. La mia pupilla è sempre la stessa, bene. Che dolce che sei quando fai così.»

«Co…cosa…non dire cose del genere!!»

«Sei rossa, Nene. Perché non lo accetti e basta?»

«Tu vecchio bacucco, smetti di dire cose che non sono vere!»

Ma l’imbarazzo di Nene era evidente sul suo volto rosso di vergogna.

Ah…non ce la può fare ad essere onesta con sé stessa.

A quest’uomo però Nene doveva moltissimo. Oltre ad essere il suo maestro era il suo mentore, una persona che rispettava più di qualunque altra al mondo.

«Kurono-chan, è molto che non ci si vede. Non ci vediamo da quando avevi il pancione, mi sembra. È andata bene la gravidanza?»

«Sì, per fortuna.»

«Sono contento di saperlo. Però, questa gravidanza ti ha reso molto più femminile, Kurono…soprattutto attorno alle anche, devo dire.»

«Tu vecchiaccio! Sei venuto qui per molestare la mia amica?? Ti ammazzo!»

«Ho ho ho. Nene, stai crescendo, questo linguaggio non si addice a una donna come te. Segui l’esempio di Kurono e mostra un po’ di più la tua femminilità, o non troverai nessuno che ti sposerà.»

«Nangou-sensei, credo che questa donna abbia perso il treno già molto tempo fa.»

«Cosa dici? Io…io posso ancora sposarmi! Posso farlo quando voglio! Ora mi diverto a stare single, ma se volessi potrei trovare un uomo quando voglio! Piuttosto, Kuu-chan, sei con me o contro di me?»

Ah, Nene è così carina quando il maestro è nei paraggi.

Kurono moriva dalla voglia di prenderla in giro approfittando del momento propizio. Era un’occasione talmente rara!

«Comunque, sensei, come mai è qui?»

Ignorando per un attimo la faccia da “Non lasciatemi in disparte” di Saikyou, la preside fece quella domanda all’anziano signore. Non la fece solo per educazione, ma per pura curiosità.

«Naturalmente sono venuto a vedere Touka. Certo, avrei potuto andare a vederla direttamente al Festival, ma non potevo perdermi un suo duello contro un avversario forte come Kurogane-kun.

Come pensavo.

Ebbene sì, Nangou è stato il maestro anche di Touka mentre allenava anche Nene. Ha visto subito che la ragazza aveva talento e dunque le insegnò il suo stile di lotta. La tecnica più forte di Touka, Raikiri, era una sua versione della tecnica più forte di Nangou, Otogiri. Ma non era l’unico motivo che li accomunava.

«Hehehe. E poi c’è da ricordare anche il leggendario rivale del gran maestro Nangou, l’eroe Ryouma Kurogane. È anche quello un motivo per cui è venuto, no?»

Nangou combattè infatti da giovane assieme a Ryouma Kurogane durante la seconda guerra mondiale, ma a quel tempo erano rivali. Di solito, la scuola non rendeva pubblico chi duellava, ma questa volta era successo: appena saputo che una delle sue allieve e un parente del suo grande rivale Ryouma Kurogane si sarebbero scontrati, Nangou decise che doveva vedere quel match.

Però…

«…però temo di deluderla, Nangou-sensei. Oggi potrebbe non vedere nessun duello.»

Akaza sorrideva beffardamente nel dirlo.

«Cosa?»

Il tono greve della voce di Kurono mise tutti sulla difensiva. Quel suo sorriso, quel tono di voce non promettevano nulla di buono. E come a dargli ragione…

[Avviso per tutti gli spettatori. Il momento del match tra Toudou Touka e Kurogane Ikki è giunto, ma Kurogane non si è ancora presentato. Come da regole del match, se Kurogane non si presenterà entro dieci minuti perderà per forfait. Ci scusiamo per l’inconveniente.]

Quello fu l’annuncio dallo speaker.

«…ma se ricordo bene, fu proprio lei, Akaza, che doveva scortare Kurogane qui per il duello. Non mi aveva forse detto così?»

Esatto, era proprio quello che Akaza le aveva detto…ieri.

Oggi invece…

«Hehehe. No, mi spiace. Sono stato sbadato e mi sono completamente dimenticato di andare a prenderlo. Le pongo le mie più umili scuse. Però il grattacielo della Lega non è distante da qui, sono sicuro che può farcela da solo a raggiungere questo posto…se non collassa per strada, si intende. Hehehe.»

Che figlio di puttana…

Il sangue ribollì nelle vene di Kurono a sentire tanta cattiveria gratuita: i suoi pugni si strinsero da soli per la rabbia. La mano di Saikyou però afferrò il polso della preside, fissandola seriamente e riportandola alla realtà.

«Non lasciarti prendere la mano da quello, Kuu-chan.» Kurono non rispose.

«Quello che succede qui tra noi non conta, dato che Kurogane ha accettato il duello. Ma dopo il duello, comunque vada, possiamo fare qualcosa, quello sì.»

Saikyou era altrettanto infuriata contro il capo del Comitato Etico. Kurono, notandolo, lasciò perdere, per il momento.

«Hai ragione, sì.»

Le due strinsero un tacito accordo di sistemare quel tizio comunque andasse. Che Ikki vincesse o perdesse, quel diavolo rosso non avrebbe lasciato vivo questa arena. Ma il diavolo rosso, Akaza, le ignorò totalmente, perso nel suo vantarsi del piano congegnato. Tutto infatti stava andando come voleva, e se Akaza fosse riuscito nell’intento di buttare fuori Ikki dalla Lega, era certo che sarebbe stato promosso da Itsuki. Sarebbe diventato almeno capo delle pubbliche relazioni. Finalmente, basta agire all’oscuro. Basta sotterfugi. Sarebbe stato finalmente un uomo di primo piano.

Finalmente sarò uno che conta.

Difatti, il Comitato Etico non aveva altra reputazione che quella di una polizia segreta atta solo a risolvere le cose in modo losco, a differenza di una volta quando meritava il titolo di Comitato Etico. E lui era stufo di stare nell’oscurità.

Niente di personale, ma Ikki-kun, oggi ti farò fuori.

Era vero. Per lui Ikki sarebbe potuto anche morire davanti al mondo, e non gliene sarebbe interessato nulla. Non era una sua responsabilità.

7.

La coscienza di Ikki era persa nella tempesta di neve: la neve fredda che lentamente lo copriva però gli fece tornare alla mente il suo passato. Più precisamente ricordò lo stesso giorno che si sentiva così, il giorno in cui quasi morì di freddo.

Il giorno in cui nacque l’Ikki Kurogane che conosciamo ora.

Quando incontrò Ryouma Kurogane, che fu il primo a dirgli che doveva continuare a credere in sé stesso, che era giusto farlo ed era giusto esserne felice. Qualche mese dopo Ryouma morì di vecchiaia, ma quelle parole che gli dissero non morirono con lui. E Ikki stesso decise che sarebbe diventato qualcuno degno di poter dire quelle stesse parole a qualcun altro perso come era lui. Qualcuno che non si sarebbe lasciato scoraggiare dal talento e che avrebbe continuato a combattere contro i suoi limiti. Se non ci fosse mai stato quell’incontro, lui non esisterebbe ora.

Fu un incontro di cui era sempre stato fiero, ma…

[Davvero fu la cosa giusta?]

…una voce che gli ricordava la propria gli sussurrò quelle parole.

[Quell’incontro ti ha causato solo solitudine e tristezza.]

E altre scene del passato di Ikki gli tornarono alla mente.

Per esempio, durante la scuola elementare. Si rivedeva bambino mentre si allenava da solo con Intetsu, finchè gli sanguinavano le mani dal troppo esercizio. Era quella la cosa davvero giusta per la sua vita? Quei giorni non aveva la minima idea di come si diventasse forte. Era giovane, non sapeva granché della vita. Senza nessuno che lo allenava, imparava come poteva dai pochi libri che riusciva a recuperare. Era costretto ad osservare di nascosto le lezioni degli altri per imparare nuove cose. Era davvero…triste, a ripensarci. Non aveva mai sperimentato la gentilezza e la fermezza di un istruttore che lo seguisse.

Poi gli tornò in mente un dojo. Ikki era alle scuole medie e girava di dojo in dojo per cercare nuove sfide e nuovi modi di apprendere. In una di quelle sfide ebbe un duello…duello che subito venne abortito, con i discepoli del dojo che lo attaccarono tutti assieme, per poi tenerlo fermo a terra.

[Ora ti sistemeremo per bene, in modo che non ti possa mai più permettere di sfidare un dojo!]

E dicendo così, l’avversario designato di Ikki gli ruppe il mignolo, e in seguito tutte le altre dita. Nessuno che lo aiutasse, nessuno che lo proteggesse. Tutti che lo deridevano, che ridevano di gusto. Quel dolore e quella paura di quel giorno ora riemersero in tutta la loro forza.

Una nuova scena, ora…un anno fa.

[Ehi, ehi. Ignorarmi non farà di te una persona forte, non trovi? Io, l’Hunter, ti sto sfidando davanti a tutti! Reagisci!]

Ridotto quasi a un colabrodo da Kirihara, fermo in mezzo a tutti con nessuno pronto ad aiutarlo, ma tutti pronti a vederlo reagire…e gli insegnanti pronti ad espellerlo al primo segnale di reazione.

Tra le persone che osservavano c’era anche…

[Scusami, Kurogane-kun. Non posso più essere tuo amico.]

L’unico amico che gli era rimasto, il suo coinquilino, che se ne andava…

E ora di nuovo la sua voce che lo rimproverava.

[E ora guardati. Stremato a terra, qui, nel mezzo del nulla. Tutto perché hai voluto seguire quelle parole folli e irresponsabili di Ryouma Kurogane. Tuo padre aveva ragione, vedi…se ti fossi limitato a fare quello che sai fare, non saresti in queste condizioni ora. Non ti staresti dannando l’anima, trascinando quel che resta di te per arrivare in tempo al posto dove ti uccideranno. La tua ambizione di ucciderà. Ognuno ha il suo posto nel mondo, e chi cerca di più trova solo dolore e tristezza. Quindi? Non ne hai ancora abbastanza? Sii ragionevole. Basta. Fermati. Sei ancora in tempo. Se ti fermi ora, tutto tornerà al suo posto.

Quelle parole non ti tormenteranno più, mai più. Solo…] Dormi.

Sì, doveva dormire. A continuare così sarebbe stato sempre peggio. Doveva solo chiudere gli occhi e lasciarsi andare…allora sarebbe stato felice…felice…felice.

…felic….

«AAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHH!»

Un ruggito uscì spontaneamente dalla sua gola assetata e si alzò immediatamente da terra. Passo dopo passo, lentamente, camminò di nuovo in mezzo alla tormenta di neve che ancora lo assediava.

[Basta! Fermati! Perché continui a farti del male?]

La voce che gli assomigliava gli fece quella domanda, e Ikki stesso non sapeva la risposta. Anzi, ora come ora, non sapeva proprio nulla. Non ricordava niente, aveva la mente totalmente sgombra da pensieri.

Ma c’era una cosa…un’immagine che gli era dritta davanti a sé. Chiara, nitida oltre ogni cosa: una fiamma rossa.

Non una fiamma cattiva che lo volesse bruciare, un calore gentile e forte che lo sosteneva. Che gli faceva da luce, che voleva lo raggiungesse. Aveva una forma strana…come dei capelli di donna.

Ma di chi erano? E quella schiena che stava comparendo ora, di chi era? Non se lo ricordava.

Ma il suo cuore non riusciva a fermarsi. Non voleva fermarsi. Anche se quella fiamma gli sembrava lontana, sentiva di doverla raggiungere. Sentiva meno freddo, il suo corpo che lentamente tornava caldo e in sé.

[Basta. Che pensi di fare in queste condizioni contro qualcuno come Raikiri? Che vuoi fare? Ti ucciderà! Cosa pensi di fare anche se arrivi al luogo del duello?]

Ancora, non lo sapeva. Non sapeva niente.

Ma…

Ma…

Un dolce calore, una fiamma gli bruciava nel petto. E quel calore finalmente gli ricordò una cosa fondamentale. Io ho fatto una promessa.

[Quindi…vai…vai…vai!]

Non si ricordava quale promessa, ma sapeva che era una promessa importante, fatta a una persona importante. Ora iniziava a sentire una nuova voce. Non capiva bene le parole, ma in cuor suo sentiva che era la voce di qualcuno che gli stava a cuore…e che lo supportava. Lo rassicurava e gli diceva di continuare ad andare avanti.

Sì…devo…andare avanti.

Ecco la risposta di Ikki. Una volta arrivata, la voce che prima gli intimava di smettere gli disse in tono disgustato:

[Dunque, è così? Vuoi davvero continuare a farti del male?]

La voce ora circondata da una figura scura, fece un largo sorriso diabolico.

[E sia. Ma sappi che è inutile. Tutto inutile.]

In quel momento…

Ah…

Ikki collassò di fronte all’ingresso della scuola. Anche se aveva ritrovato la determinazione, il suo fisico non gli permetteva di andare oltre. Non riusciva a rimettersi in piedi. Quello era il limite della persona chiamata Ikki Kurogane. [Non resisti più, vedi.]

Ikki era immobile come una marionetta a cui erano stati tagliati i fili. Da lì non si sarebbe rialzato stavolta.

…se solo non ci fosse stato….

*thump*

Appena prima che il suo corpo toccasse terra, due braccia gentili e calde lo presero al volo. Sentì una forza incredibile ma altrettanto dolce attorno a sé, e una voce tremula ma serena allo stesso tempo.

«Bentornato, fratello mio.»

Quella voce tremula e serena era la stessa che prima lo aveva incoraggiato nella tormenta. Era una delle pochissime persone che aveva a cuore… sua sorella.

«Shi…zu…ku…»

8.

Shizuku, che prese al volo suo fratello poco prima che toccasse terra, ora gli parlava dolcemente:

«…ieri sera ho ascoltato le motivazioni di Touka-san, e non mi hanno fatto dormire tutta la notte.»

In merito al fermare o meno suo fratello dallo scontrarsi con lei.

…e ad essere sinceri, lei avrebbe voluto farlo. Era davvero troppo per lei: suo fratello aveva già scalato abbastanza montagne e non voleva più vederlo soffrire così. Basta dolore. Basta sotterfugi. Basta tentare di diventare un cavaliere. Avrebbe voluto riportarlo a casa con lei, e tenerlo là, lontano da tutto. Sarebbe stata forse una prigione, ma lei lo avrebbe supportato e amato. Lei le avrebbe dato tutto l’amore di una donna, di una sorella, di una madre, di una moglie… di tutto quello che lui avrebbe voluto. Sempre, per sempre.  Per cui ora avrebbe dovuto lasciarlo riposare.

«…ma ogni volta che ci penso, non riesco a dirti di fermarti. Ogni volta che ti vedo qui a scuola, sei sempre così felice…»

A casa non era mai stato felice. Non aveva sorriso mai per davvero, né per gli altri, né per sé. Per quello ora che suo fratello aveva ritrovato la felicità…un posto che poteva davvero chiamare casa, non poteva strapparglielo. Non poteva togliergli il sorriso che finalmente aveva ritrovato.

«Quindi, farò un azzardo. Dato che sei venuto qui da solo… che sei riuscito a fare tutto questo da solo, starà a me mandarti

avanti. Ti incoraggerò come meglio potrò.» E dietro di lei, altre voci la seguirono.

«Esatto, senpai! Ce la puoi fare! Devi vincere!!»

«Sei ancora in tempo per il match! Vai!»

«Kurogane-kun! Ti manca poco all’arena! Fai del tuo meglio!»

«Ikki-kun!! Combatti!! Combatti!!»

«Ancora un piccolo sforzo!! Facci vedere di che pasta sei fatto!!»

Shizuku aveva radunato con lei alcune persone che avevano ricevuto aiuto da Ikki nel tempo a scuola. Amici, compagni di classe, gente che aveva allenato, persino studenti che aveva sconfitto nelle battaglie di selezione…tutti erano venuti lì per accoglierlo, per supportarlo, per sostenerlo.  Ikki stesso non credeva ai suoi occhi…erano tutti venuti davvero per lui.

«Fratello mio, sono tutti qui per te. Possiamo solo immaginare le difficoltà che hai sopportato in questi giorni, ma sappi che…non sei solo. Forse una volta lo eri, ma adesso non è più così. Vedi quanta gente ti supporta ora. Persino Stella-san e Alice, che ora stanno lottando per i loro posti al Festival, sono al tuo fianco. Vogliono che tu vinca. Credono in te. Tu sei il nostro eroe, quindi…. combatti e vinci!!»

9.

Gli incitamenti venivano da Shizuku e dagli altri. Erano…riusciti a raggiungere la coscienza di Ikki, ancora persa nella tormenta di neve, e lui ora li vedeva, seppur non perfettamente…ma li sentiva.

«Combatti e vinci!!»

E sua sorella era lì davanti a loro.

«Senpai, farò un’edizione speciale su di te nel prossimo numero del giornale scolastico! Non puoi perdere!»

Anche Kagami, del club di giornalismo, era lì con loro. «Kurogane-kun. Sei a un punto fondamentale della tua vita!» Un ragazzo alto che gli aveva fatto da allievo lo incitava ora. «Sensei crede in te. Non sei uno che si fa buttare giù!»

«La presidente del consiglio studentesco è fottutamente forte, ma mi hai battuto, quindi ora devi battere anche lei!»

«Esatto! Ha ragione!»

«Ikki-kun! Noi crediamo in te! Nella tua vittoria!»

A mano a mano tutti gli studenti a cui aveva insegnato scherma o qualunque altra cosa durante le sue lezioni del pranzo erano lì. Tutti quelli che lui aveva aiutato erano lì, studenti e insegnanti. Persino tutti i diciannove studenti che aveva sconfitto nelle precedenti battaglie di selezione per esser lì ora dove era.

Tutti lo chiamavano ora. Tutti volevano che vincesse. Una delicata ma fiera convinzione iniziò a rinascere in lui.

Ora…ora capisco…

Quello che ora sopportava il suo corpo, già oltre i suoi limiti, erano le loro voci. Le loro speranze!

Persone che lo ammiravano, che lo amavano e… persone a cui aveva strappato il sogno di essere al Festival. Ognuna di quelle persone ora stava affidando le proprie speranze, i propri sogni a Ikki, e quelle voci, quei sogni, ora gli davano la forza di continuare.

Perché da quando Utakata gli disse [tra voi due, il peso delle responsabilità che portate è differente.] quella cosa gli rimase nel cuore come un peso. Pensava di non aver nessuna speranza altrui dentro di sé, ma si sbagliava. Davanti a lui ora c’era la prova tangibile del suo errore.

Quindi…sono diventato anche io…quel tipo di persona…

Nel momento in cui lo capì un nuovo fuoco iniziò ad ardere nel suo petto. Il cuore tornò a battere fieramente e la sua forza tornò a scorrergli in corpo. La mente era sgombra da ogni pensiero cupo, da ogni remora.

E avrebbe combattuto. Certo che avrebbe combattuto! Ora che aveva le speranze di tutte queste persone da soddisfare non si sarebbe mai e poi mai tirato indietro! Ma più di tutto, c’era una cosa…una promessa che doveva onorare. Una promessa importante fatta a una persona importante. A Stella.

[Andiamo avanti assieme, io e te, verso la vetta che solo i migliori cavalieri possono raggiungere!]

E ora era tutto chiaro. Quella promessa era chiara, limpida.

Non poteva permettere di mancare alla parola data!

«…grazie, Shizuku. Kusakabe-san. Ayatsuji-san. Tomarusan. Saijou-san. Oreki-sensei. E tutti voi qui.»

La tempesta di neve finalmente finì. Ringraziando i presenti, Ikki si separò da Shizuku ed iniziò a camminare da solo con le sue gambe, a testa alta, con una nuova forza ritrovata, verso il luogo della battaglia finale…a cuore sereno.

[Uno senza speranza come te verrà solo distrutto da Raikiri.]

La voce che gli assomigliava ora era molto più debole, e la risposta a quella affermazione fu perentoria. Ora sì che poteva ribattere.

… distrutto?

Ora portavano lo stesso peso e le stesse responsabilità. Ora erano cavalieri di eguale livello. Non era sicuro di potere vincere, perché lei rimaneva sempre un avversario straordinario. Si era spesso chiesto se avrebbe potuto batterla, ma ora in queste condizioni, c’era una speranza?

Più ci pensava e più trovava svantaggi e punti deboli, ma avrebbe comunque fatto l’unica cosa che poteva fare. L’avrebbe fatta per il bene di tutte le persone che ora si stavano fidando di lui, che ora credevano in lui! Era suo dovere farlo!

«Bene, ora vado…»

Ma in quel momento…

«Iiiikkiiiii!!!»

Una voce risuonò nell’aria estiva.

Una voce forte, fiera, felice…più bella di qualunque canto di usignolo. Una voce femminile.

10.

«Stella!»

«Grazie al cielo! Ho fatto in tempo!!»

La ragazza stava correndo a perdifiato, ansimando per la lunga corsa. Tutti furono sorpresi, persino Shizuku che si lasciò scappare un gridolino di sorpresa.

«Ma…Stella-san! Dovresti avere il tuo match ora! Che…»

Sì, quella era la vera ragione della sorpresa di Shizuku. Anche Stella infatti era una delle finaliste e oggi aveva il suo ultimo duello, così come Arisuin che difatti non era lì con loro. Ma allora, perché era qui Stella?

Lei rispose con i fatti.

Prese una cosa dalla tasca e la mostrò fiera a Ikki, dicendo:

«Ikki, come promesso, ora sono ufficialmente una rappresentante della scuola per il Seven Stars Sword Art Festival!»

Quello che aveva estratto infatti Stella era la medaglia che veniva conferita a chi si guadagnava quel ruolo.

Ebbene sì, Stella era lì perché aveva già vinto il suo match. Per giunta, con il record assoluto di durata di tutta la scuola, mettendo KO il suo malcapitato avversario in tre secondi netti. 

Tutto…tutto per essere lì con lui in questo momento. Anche lei continuava a pensare a cosa avrebbe dovuto fare.

 Cosa era giusto fare. Cosa era meglio fare per lei, per Ikki, per la loro storia, per il loro futuro assieme.

La sua risposta fu chiara: proteggere la promessa che si erano fatti. E per farlo doveva vincere i suoi duelli, e venire a salutarlo ora…ad incoraggiarlo. Ad incoraggiare il suo uomo.

«Ora tocca a te IkkI! Andiamo avanti insieme! Verso la vetta che solo i migliori cavalieri possono raggiungere!»

A sentire quelle parole, a vedere la sua ragazza lì, felice…Ikki si sentì commuovere. Accidenti, era davvero, davvero fortunato di averla incontrata. Di aver incontrato una ragazza così forte, così fiera, così premurosa, che si è fatta in quattro da sola pur di essere lì con lui in quel momento, per incoraggiarlo.

Dio, quanto la amo. Sono fiero, fiero di te!

E ora doveva dimostrare di meritare tanto affetto. Doveva dimostrare di essere all’altezza della sua donna, di essere fiero di sé stesso.

… e avrebbe fatto l’unica cosa che poteva fare.

La voce che gli assomigliava ora era totalmente scomparsa. Nessuna remora, nessun dubbio. Per cui, le parole di congedo che stava per dire cambiarono. Non sarebbe più stato un “ora vado!”, ma…

«Vado a vincere!»

11.

«Ok. Va bene, ho capito. Grazie di avermi avvertito.»

Utakata riattaccò il telefono dopo aver salutato il suo interlocutore, per poi avvisare Touka accanto a sé: i due erano seduti nella sala d’attesa dell’arena, con la ragazza intenta a concentrarsi e ad aspettare il suo momento.

«Era Renren. Kurogane…è qui. È arrivato.»

«…capisco.»

Touka rispose così, seccamente. I suoi capelli le celavano gli occhi e Utakata non riuscì dunque a capire il suo stato d’animo. Ikki era qui. Era arrivato per davvero. Chissà cosa stava pensando ora…

«…ha ha.»

L’istante dopo Utakata sentì tutti i suoi peli rizzarsi: un sorriso fiero era nato sul volto di Touka, e la sua soddisfazione accese il suo spirito guerriero, elettrizzando tutta l’aria lì intorno. Alcuni piccoli fulmini cominciavano a vedersi attorno alla ragazza. Quella vista fece tremare Utakata.

È…completamente entrata nella sfida.

Non l’aveva vista così eccitata da quando aveva duellato con Moroboshi al Festival l’anno scorso, colui che poi avrebbe vinto il torneo.

Quando Touka chiese a Shizuku di impedire a Ikki di presentarsi era sinceramente preoccupata per il ragazzo e per le sue condizioni fisiche. Quello era il lato gentile, umano di Touka. Ma…non si arriva al top della competizione solo con la gentilezza e l’umanità. Serviva anche la brutalità, la spietatezza, la voglia di annientare il nemico. Anche questo faceva parte di Raikiri.

Ma così…così davvero raramente l’ho vista.

Ikki aveva riportato al massimo la serietà di Touka che lo considerava davvero un avversario formidabile e degno. Come tale non c’era alcun modo per lei di andarci leggera con lui, non sarebbe nemmeno stato corretto ed onorevole da cavalieri. E con un Ikki in quelle condizioni, le sue chances di vittoria erano ridotte al lumicino.

[Touka Toudou. Il match comincerà tra poco. Ti prego di avvicinarti all’ingresso.]

«…vado, Uta-kun.»

Alzandosi lentamente dalla sedia, Touka uscì dalla saletta. Utakata, vedendola così contenta e così concentrata, in cuor suo provò pena e compassione per il suo malcapitato avversario, già in punto di morte per le sue precarie condizioni fisiche e ora pronto a sfidare il suo destino contro un guerriero del genere.

Mi dispiace. Mi dispiace davvero, Cavaliere Ripetente.

Nulla di personale.

12.

[Okay! Benvenuti a tutti nel pubblico! Vi chiediamo scusa per l’attesa, ma ora avremo l’ultimo match delle battaglie di selezione dei rappresentanti della scuola al Seven Stars Sword Art Festival! Dal cancello rosso ora esce Raikiri, imbattuta nei diciannove precedenti match! La presidente del consiglio studentesco ha un ruolino di marcia impressionante, con diciannove vittorie tutte ottenute per KO e senza riportare alcuna ferita! D’altronde, ormai la conoscete! È il fiore dell’occhiello della scuola, il nostro orgoglio, la nostra stella polare! E oggi sta per calcare questo campo di battaglia per la ventesima volta, in modo da splendere di nuovo sul campo del Seven Stars Sword Art Festival! Ed eccola di fronte a voi, fiera e concentrata, con le aspettative di tutti di noi sulle sue spalle! Ecco a voi la studentessa del terzo anno, ‘Raikiri’ Toudou Touka!]

Touka era sul ring, fiera e a testa alta, mentre fissava seriamente il cancello blu di fronte a sé, da cui sarebbe uscito il suo avversario.

«Che concentrazione spaventosa. Posso sentire l’elettricità nell’aria.»

Stella, che guardava dagli spalti, sentiva perfettamente la carica elettrica e la forza di volontà della ragazza nell’aria, seppur da molto lontano. Shizuku invece, che aveva già assaggiato in prima persona la forza di Raikiri, non sentì solo quella volontà. Un brivido di terrore le percorse la schiena e istintivamente la paura stava per farle chiudere gli occhi. Comunque, Shizuku resistette a quella tentazione. Si strinse nelle spalle e resistette alla voglia di andarsene da lì. La paura però era lampante sul suo viso.

«Shizuku, tutto ok?»

«Sinceramente…no. Ma mio fratello sta per lottare, dunque non lascerò questo posto per nulla al mondo. Guarderò ogni istante di questo match, qualunque cosa accada.»

[E dal cancello blu un altro dei nostri imbattuti, ma a differenza della nostra Raikiri la sua presenza a questo punto del torneo è quanto meno inaspettata! Senza sostegno di nessuno, senza l’appoggio di nessuno, è il lupo solitario dell’accademia lasciato al fondo della classifica…da cui è risalito con le unghie e con i denti, sconfiggendo chiunque gli stesse di fronte! Ha sconfitto la Principessa Scarlatta! Ha sconfitto l’Hunter, e poi Runner’s high, tutti i cavalieri più forti dell’Accademia! Ora tutti conoscono perfettamente il suo nome! Il nome dell’astro nascente della Hagun Academy, il Cavaliere Ripetente, lo studente del primo anno di livello F…Ikki Kurogane! E il nostro lupo ora fissa l’ultimo ostacolo prima del paradiso a zanne sguainate!]

Dopo l’introduzione, Ikki uscì dal cancello blu. 

Camminando a passo deciso, senza barcollare nonostante il suo corpo fosse ben lontano dalla migliore condizione fisica, Ikki fissava con fierezza il campo di battaglia. Il ragazzo camminava sicuro, a schiena dritta e testa alta, senza staccare per un attimo gli occhi da Touka.

Però…

«Ma…ma cosa…che atmosfera…strana?»

«Vero…non so come definirlo, ma anche io ho una strana sensazione. La sua espressione è diversa dal solito.»

«Mi mette quasi paura…ho una strana sensazione addosso.»

Anche se l’aspetto esteriore di Ikki era il solito, grande parte del pubblico ebbe un sussulto nel vederlo. Non parlava né diceva nulla, ma bastava vederlo per capire che c’era qualcosa di diverso dal solito nella sua postura e nel suo modo di fare. Molti del pubblico avevano notato questo cambiamento.

«Oh, ho? È quello l’avversario di Touka, dunque? Capisco…sembra molto forte.»

«Davvero, Nangou-sensei?»

«Certamente. Guardalo bene in viso. Quel giovanotto è pronto a tutto. Persino a morire qui, se fosse necessario. Il pubblico è ammutolito da tanta determinazione. Non credevo esistesse un personaggio simile tra i Kurogane…eh sì, sarà un match decisamente interessante.»

«Davvero? È vero anche che non è in forma, guarda quanto è pallido e magro. Kuu-chan, in quelle condizioni ha qualche speranza di vincere?»

«Hehehe. Che ci sia o meno, lui non ha scelta se non provarci. Questo è un duello che cambierà per sempre la sua vita, in un modo o nell’altro.»

Queste ultime parole di Akaza vennero ascoltate e lasciate scivolare via dal terzetto in prima fila. Kurono rispose alla domanda di Nene a voce bassa.

«…onestamente, la situazione è grave. Da come mi sembra, credo possa al massimo sferrare uno, due colpi con la spada…ed ecco perché Kurogane sarà cautissimo e sulla difensiva. Conosce perfettamente l’atteggiamento aggressivo di Raikiri, e soprattutto come attacca.»

«Uhm? Può tornargli davvero utile saperlo?»

Kurono pensò di ignorare nuovamente Akaza, ma immaginava che se avesse continuato a non dargli bado sarebbe stato solamente più fastidioso. Dunque, Kurono si rivolse finalmente al capo del comitato etico per spiegare il suo ragionamento. «…Raikiri è una tecnica di estrazione di spada veloce. Proprio per questo, non può andare a segno se la lama non è completamente uscita dal fodero…o se è già uscita del tutto. Se Kurogane continuasse a sollecitare l’estrazione in modo che la lama non esca mai o esca del tutto, Raikiri non potrebbe essere usato almeno in quegli istanti. La sua chance di vittoria sarebbe in quei momenti…ma per creare quei momenti gli serve una lunga battaglia di attrito che il suo corpo ora non so se potrebbe reggere.»

Era una battaglia in salita a dir poco. Però, che scelta aveva? Se si fosse buttato all’attacco subito, sarebbe finito preda dell’attacco invincibile Raikiri, perfetto a corto raggio. Non avrebbe avuto scampo a quella tecnica infallibile.

Era vero che Ikki disponeva di Ittou Shura, una tecnica che migliorava sensibilmente le sue caratteristiche fisiche, ma nessuno era certo sarebbe bastato quello per sfondare le difese di Touka: da lì restava dunque solamente la scelta della battaglia di resistenza, secondo Kurono. Opinione che trovava d’accordo anche Nene. Però…c’era un cavaliere lì che non era d’accordo.

«Ho. Dunque, Kurono-kun, dici che questa sarà una battaglia di logoramento?»

Quel cavaliere era il 92enne Nangou. I suoi piccoli occhi nascosti tra le rughe degli anni erano sicuri e concentrati sui duellanti.

«Io dico che questo duello si deciderà con un singolo, unico colpo.»

Sugli spalti la gente iniziava a caricarsi e a tifare per l’uno o per l’altra. L’atmosfera era viva, lo scontro era attesissimo.

Dentro il ring invece, Touka si rivolse a Ikki.

«Kurogane-kun, ti devo delle scuse.»

«Scuse?»

«Ho pensato per tutto questo tempo che non saresti dovuto venire qui oggi, per il tuo bene. Ho persino chiesto a tua sorella di convincerti a non presentarti al duello. Eppure… anche se lo considererai un comportamento da ipocrita… io… ora che ti vedo qui, di fronte a me, non riesco a trattenere la mia voglia di combatterti!!»

Ikki non rispose.

«Kurogane-kun, vedo che sei ridotto molto male. Vedo che sei stanco, spossato, ferito. Eppure, non riesco a non essere ansiosa e contenta di questo duello. Fin dal momento in cui ti ho incontrato ho sempre desiderato questo momento… il momento in cui ci saremmo scontrati!!»

Quelle parole liberatorie fecero uscire un sorriso sincero a Touka, che si mise in posizione d’attacco. Un fulmine attraversò il cielo e si condensò nella mano di Touka, prendendo la forma della sua spada Narukami. La sua faccia era quella di un bambino che aveva aspettato i regali di Natale per mesi, e ora li aveva di fronte a sé pronti da scartare.

Ikki, dal canto suo, rispose…

«Vedo che la pensiamo uguale.»

E sguainò la sua katana nera, Intetsu. Era verissimo, anche lui era ansioso di quel match. Era davvero ansioso di capire chi tra loro due fosse davvero il più forte. Sapeva per certo che si sarebbero affrontati prima o poi e lo sperava, anche se a volte lo preoccupava. Ma ora ne era contento.

Ora siamo solo io e te, due cavalieri, pronti a fare un duello leale per capire chi tra di noi è il più forte. Nessuna politica, nessuno scandalo, nulla di nulla. Quindi, ora ti farò una promessa.

Ikki alzò la sua lama e la puntò verso Touka.

«Con la mia più grande debolezza distruggerò la tua invincibilità!»

Giurò che avrebbe vinto. Era lì per quello.

[I due nostri rivali si sono scambiati parole di rispetto prima del loro duello e hanno già evocato i loro device. La ragazza che scende dal cielo contro il ragazzo che scala la montagna: chi sarà il più forte tra di loro? Chi sarà l’ultimo dei nostri rappresentanti della scuola al Seven Stars Sword Art Festival? Signore e signori, che l’ultimo duello cominci!! VIA!]

13.

Nel momento in cui il segnale acustico annunciò l’inizio dell’ultimo match del torneo tutti videro qualcosa che non si aspettavano.

«ITTOU SHURA!!»

Un attimo dopo il via del match, il corpo di Ikki si illuminò di blu e scattò alla massima velocità verso Touka!

[Ma-ma-ma-ma cosa succede?? Kurogane ha usato subito la sua tecnica più forte, Ittou Shura!]

Il pubblico ruggì di sorpresa: era una cosa che Ikki non aveva mai fatto prima d’ora, cogliendo tutti di sorpresa.

Se ci pensate però, era solo naturale farlo. Ittou Shura durava un minuto, e un avversario in grado di muoversi al massimo delle sue forze poteva gestire la situazione finchè il minuto non fosse trascorso: ecco perché Ikki non usava mai subito quella tecnica. Ora però, la situazione era completamente rovesciata: il ragazzo non aveva la resistenza fisica sufficiente per condurre una battaglia di logoramento che lo portasse a sfiancare Touka per poi sferrare il colpo di grazia con Ittou Shura. Forse voleva cogliere di sorpresa anche Touka? O forse la fatica lo aveva reso poco lucido e si era soltanto buttato in avanti alla cieca?

Qualunque fosse la risposta… Sei stato avventato, Kurogane!

Kurono si morse il labbro al vedere quella decisione con cui era completamente in disaccordo. È vero che non era al massimo della sua condizione, ma c’era ancora margine di lotta in questo duello, tempo da prendere…opzioni da studiare. Non era ancora spalle al muro, e se le cose si fossero messe bene allora, forse…

Ma perché lo hai fatto? Ti rendi conto di chi stai affrontando?

Era Raikiri, una delle migliori quattro della nazione intera, impossibile da sconfiggere con uno scellerato attacco suicida. Touka lo avrebbe colpito subito con Raikiri o avrebbe semplicemente evitato l’avversario fino al termine di Ittou Shura? In ogni caso, Kurono non vedeva la strategia di Ikki minimamente vincente. Anche Saikyou al suo fianco era rabbuiata, probabilmente sulla stessa lunghezza d’onda della preside. Sugli spalti anche Arisuin e Shizuku erano perplessi alla scelta. Era strano, troppo strano.

Ma tra loro…la Principessa Scarlatta, Stella Vermilion…

«Ma guardati…anche con la tua vita da cavaliere in bilico, non ti smentisci mai, vero Ikki?»

E sorrise leggermente. Aveva capito.

Perché Ikki aveva scelto questa strada? Perché così Touka avrebbe usato Raikiri. E quando lo avrebbe fatto, lui avrebbe colpito lei prima, quando la lama era ancora nel fodero. Doveva anticiparla.

L’ho capito io stando qui, dunque lui lo saprà per certo.

Ma non era quello il piano di Ikki. Perché? Pensava di essere troppo debole per farlo?

No. In realtà, era tutto molto semplice. Stella aveva capito la vera intenzione di Ikki ed aveva ragione. Lui infatti… …ho già deciso tutto fin dall’inizio!

Fin da quando aveva conosciuto Touka, lui aveva pensato a ogni strategia possibile per batterla. In quelle riflessioni considerava naturalmente anche la sua tecnica invincibile, Raikiri, che era la tecnica favorita della ragazza. Pensava a come batterla senza che quella tecnica lo sconfiggesse.

A dire il vero, il suo corpo era davvero al limite. Aveva sufficiente forza magica per attivare Ittou Shura, ma poco di più. Per quanto riguarda il fisico, aveva le forze per sferrare al massimo un colpo solo.

Ma sarebbe bastato. Doveva bastare. Se avesse concentrato tutta la sua forza e la sua resistenza in un colpo solo sarebbe bastato!

Non sarebbe crollato. 

Non sarebbe scappato. 

Non avrebbe usato male le sue ultime forze, ma le avrebbe concentrate tutte nella sua lama e contro il suo nemico! E lo avrebbe battuto! Avrebbe sconfitto il Raikiri di cui Touka Toudou era così orgogliosa! Ed era la cosa più giusta da fare, più sincera e più onesta verso Touka, che era un avversario che rispettava e ammirava.

Questa è la mia più grande sfida!!!

Non importava ciò che era successo prima, dall’interrogatorio fino a qui, quello sarebbe stato un match limpido che non avrebbe lasciato alcune ombre sul loro futuro. Avrebbe fatto del suo meglio per onorare la sfida, onorare l’avversario e onorare sé stesso. Con quello spirito fiero Ikki continuò a correre a perdifiato verso Touka, col vento che gli ululava intorno.

La ragazza, vedendolo arrivare, capì le sue intenzioni.

[“Con la mia più grande debolezza distruggerò la tua invincibilità!”]

Quelle parole erano genuine, dette con convinzione.

Non aveva bisogno di usare Reverse Sight per capire cosa avrebbe fatto Ikki, perché glielo aveva detto apertamente. Ikki Kurogane avrebbe messo tutta la propria forza in un colpo solo e il suo scopo era anticiparla mentre preparava Raikiri.

E sarà semplice finire questo incontro.

Avrebbe fintato Raikiri per poi schivarlo all’ultimo e farlo andare a vuoto. Una volta che Kurogane fosse stato sfinito, avrebbe vinto il match in tempo zero. Era fatta, e questo significava…

MA NON SCHERZIAMO!

Touka soppresse subito quella ridicola idea. Era Raikiri che dominava quelle situazioni da attacco ravvicinato, era Raikiri la tecnica imbattuta e imbattibile. Quale signore feudale sarebbe fuggito di fronte all’invasione nemica del suo feudo? Il feudo di Touka era il corto raggio. Ma soprattutto, come avrebbe potuto evitare la sfida di una persona che aveva apertamente e onestamente dichiarato le sue intenzioni di abbattere la sua tecnica migliore di fronte a tutti? Certo, se lo avesse evitato avrebbe vinto…ma che onore ci sarebbe stata in una vittoria così?

Non voglio essere soltanto la più forte dell’accademia! Io sconfiggerò questo nobile cavaliere e salirò al cielo, per diventare la regina dello Sword Art Festival!!

E per farlo ora doveva…

Fatti sotto!! Ti sconfiggerò con Raikiri!!

Allargò la sua posizione e il fodero dove Narukami era rinfoderata iniziò a brillare prima, e poi a seminare piccoli fulmini lì vicino. Raikiri era pronto a scattare, pronto ad abbattere un nuovo nemico senza pietà. Quella posa, quella presa di posizione di Touka era la stessa di Ikki in quel momento: entrambi stavano rischiando tutto in un colpo solo!!

Come era giusto che fosse. Come era onesto, da cavalieri veri, da persone vere che si rispettano. Quella era la strada giusta da percorrere per essere veri cavalieri!

E ora due di loro si stavano confrontando su quella strada.

Ikki stava attaccando con la sua tecnica più veloce, il settimo segreto di spada, Raikou. Una spada talmente veloce da essere quasi invisibile, come un fulmine che in un attimo dal cielo veniva sparato alla terra. Ma anche così, persino nel nome Raikiri era meglio. Dove Raikou è un fulmine, Raikiri è un fulmine che divide i fulmini.

La velocità dei due era ormai largamente fuori dal comune, e lo scontro sarebbe stato deciso dal peso che entrambi portavano su di sé e sulle loro lame. Dalle speranze alle preghiere loro affidate, alle aspettative degli altri fino alle proprie, alla mera voglia di vincere, allo spirito competitivo che voleva prevaricare il nemico. Tutti quei sentimenti erano concentrati nel loro unico, singolo attacco.

«AHHHHHHHHHH!»

«YAAAAAAAAAAAHH!»

I due cavalieri misero ogni oncia della loro forza nel loro attacco! Un fulmine si vide partire da una lama d’acciaio mentre le due spade stavano per scontrarsi! E Raikiri era leggermente, leggermente più veloce!

…non va bene!

E Ikki lo aveva notato!

…non sono abbastanza veloce!

I suoi occhi non riuscivano a percepire i colori, ma il calore non mentiva. Una lama di plasma si stava abbattendo su di lui!

Di fronte a quella forza e velocità… …è troppo veloce!

E avrebbe perso. Raikiri non avrebbe avuto pietà, e sarebbe potuto persino morire in quel momento.

Quello era un bellissimo, elegantissimo, attacco mortale.

Toudou Touka era davvero, davvero forte!

…e allora??

Lo sapeva già. 

Sapeva benissimo che era forte e che lui non era al suo livello, né a quello di altri. Ma questo non fece indietreggiare minimamente Ikki!

No!

Continuò a combattere! Non si ritrasse dall’inevitabile!

E per quello, fece l’unica cosa che poteva davvero fare.

Se era meno forte, avrebbe raccolto tutta la sua forza.

Se era imperfetto, avrebbe raggiunto un nuovo livello.

Un minuto era troppo. Ora gli bastava un secondo!!

E dunque avrebbe affilato la sua anima!

Vista, tatto, udito, olfatto, gusto – tutte cose che ora non gli servivano. Non gli serviva nemmeno respirare in quel secondo. Abbandonò tutte quelle cose per un secondo e prese la forza che gli serviva da quei sensi. La prese da ogni fibra del suo corpo, da ogni cellula, da ogni punto di sé. Prese tutta la forza che aveva in corpo, e…per un secondo ruppe il suo limite!!

Uno scoppio pazzesco seguì immediatamente dopo lo scontro delle due lame. L’aria esplose attorno a loro e lo scontro generò numerosi fulmini e vari tuoni che la gente avrebbe sentito anche a chilometri di distanza. 

Poi il mondo si fermò. Negli attimi successivi non ci furono rumori, suoni, colori.

*crack*

Il lungo silenzio venne rotto dal rumore di una spada che si spezzò.

Poi, un tonfo. Qualcuno era caduto.

Gli spettatori rimasti accecati dall’esplosione di luce timidamente riaprirono gli occhi e guardarono il ring.

La spada che si era rotta era Narukami.

E chi era caduto sulla via dei cavalieri era Toudou Touka, Raikiri.

14.

[E’…è a pezzi!! Come è possibile? Dopo un solo scontro, un solo colpo, la spada di Toudou Touka, Narukami, è finita a pezzi! Il suo Raikiri è stato sconfitto!! E Toudou ora è a terra che non dà segni di vita!! L’arbitro si sta avvicinando a lei per vedere se può continuare a combattere! E se non potesse…]

Il pubblico era letteralmente col fiato sospeso mentre vedeva l’arbitro correre verso Touka. Il direttore di gara si avvicinò a lei e la esaminò per un breve attimo, che sembrò tuttavia infinito, per poi alzarsi e fare con le braccia una X.

[L’arbitro ha deciso che Toudou non è più in grado di continuare! Il match è dunque finito! E che conclusione! Che match! Le due lame erano veramente vicinissime prima dell’impatto, ma è stata la spada della studentessa numero uno della scuola quella più lenta di qualche centesimo di secondo! E il vincitore è l’unico in piedi nel ring, il cavaliere ripetente, Ikki Kurogane!!]

Il momento dell’annuncio del vincitore scosse tutto lo stadio che esplose in un boato di approvazione. Cori e urla di incredulità e estasi riempivano l’arena.

[Non…non è possibile!]

[Ha vinto! Ha vinto davvero!! Contro Raikiri!!]

[Impossibile! La presidente del consiglio studentesco ha perso nel corpo a corpo!!]

[È la prima volta che vedo un’arma rompersi in quel modo…speriamo la presidente sia ancora viva!]

[Eeeeek! Vai Ikki, sei il migliore!]

L’arena era letteralmente una bolgia! Tra i cori e il tifo però, Ikki se ne andò subito dal ring, camminando molto lentamente verso l’uscita. Nel vederlo, Stella si alzò immediatamente dal suo posto e corse via… la sua destinazione era sicuramente la stessa di Ikki. Voleva corrergli incontro.

«Shizuku, tu non vai?»

Kagami fece quella domanda alla sorella di Ikki…che però scosse lievemente la testa.

«Davvero ti stai…trattenendo per Stella-chan? Sono sicura che a Ikki farà piacere vederti.»

«Non…è…questo…»

«Shizuku…?»

La ragazza si irrigidì di nuovo nel sedile, e Kagami capì che non era che non volesse andare… non poteva. Era letteralmente bloccata.

Il suo amato fratello, che aveva rivisto in condizioni pietose dopo tre settimane di lontananza, aveva appena vinto un duello mortale contro un nemico che non aveva avuto alcun rimorso o pietà nell’attaccarlo al massimo della sua forza. Nonostante tutto questo, Ikki aveva vinto…ma se il ragazzo avesse fatto il minimo errore, ci sarebbe stato lui ora al posto di Touka. Per terra, e probabilmente senza testa.

Tutta la tensione, l’ansia, la paura, la preoccupazione che Shizuku aveva dovuto sopportare in queste settimane era svanita… portando con sé però tutte le forze della giovane studentessa. Ora però…

«…sì…è salvo…è salvo!»

La giovane Shizuku piangeva a dirotto per il sollievo. Finalmente libera dal terrore, finalmente sicura che è andato tutto bene. Parlando però del match in sé…

«Hai visto, Nene?»

«Certo che ho visto. Accidenti, che uomo straordinario è Kuro-bou.»

I due cavalieri, Nene e Kurono, avevano visto per filo e per segno ogni istante del combattimento. Avevano visto Raikiri e Raikou, con le due spade che si erano scontrate in un’esplosione di tuoni e fulmini…ma soprattutto, avevano visto chiaramente che un attimo, no, un microsecondo prima del contatto – Ikki aveva accelerato.

«Ittou Shura, che concentra tutta la tua forza in un minuto, non era sufficiente contro Raikiri e Kurogane stesso lo sapeva. Quindi quel ragazzo ha concentrato tutta la sua forza in un colpo solo anziché in un minuto! Con una forza di volontà spaventosa ha concentrato tutto in quell’ultimo colpo, decuplicando la sua forza e velocità…!»

Se dovessimo fare un paragone, Ikki aveva speso in quel colpo di spada circa quello che un centometrista professionista spenderebbe di energia nel correre i suoi cento metri sotto i 10 secondi. Era una cosa assolutamente fuori dal dominio umano, ma ben più che superumano. Qui eravamo quasi all’opposto…eravamo quasi a livelli di un Shura…di un demone. E Ikki ora aveva superato il limite dei limiti, seppur per un solo istante. Lui era diventato per un istante come un demone tra gli umani.

Se dovessimo dargli un nome sarebbe… Ittou Rasetsu.

«Ma questo è solo uno dei tantissimi colpi con cui si vincono le battaglie. Lo scontro in realtà è stato deciso da qualcosa di ben diverso.»

«Nangou-sensei…»

«Ma che dici, vecchiaccio?»

«Il Raikiri che ha rilasciato Touka oggi era un colpo che aveva piena intenzione omicida verso il suo nemico. Il Raikiri che ho visto oggi è stato il più bello, elegante e potente che le abbia mai visto fare. E non ci sono dubbi che fosse assolutamente più veloce della tecnica del giovanotto… ma quel giovanotto, in un istante ha superato, no, distrutto il suo limite solo perché si era reso conto che non ce l’avrebbe fatta…tutto pur di battere Touka, pur di vincere. E forse quella è stata la sua intenzione fin dall’inizio. Quel giovanotto è venuto qui con la volontà di vincere a tutti i costi, pronto a morire pur di superare l’ennesima difficoltà. Dopo essere stato messo da parte, mai aiutato, sempre sotto pressione ha continuato a credere in sé stesso anche in questo duello apparentemente senza speranze, migliorandosi sempre, diventato più forte, più veloce, più resistente. Touka senza dubbio ha lottato al massimo delle sue forze, ma quel ragazzo all’ultimo ha spostato l’asticella più in là, ed è stata questa sua volontà a farlo vincere.»

Dopo questa analisi attenta, l’anziano maestro fissò per bene il claudicante Ikki che zoppicava ancora nel ring.

«…giovanotto, mi ricordi proprio lui…»

Lo fissava come se gli ricordasse qualcuno di familiare.

Nel mentre, poco dietro di loro…

«I…impossibile!! Come cazzo può essere successo? Come? Quel ragazzino era mezzo morto! Deve essere successo qualcosa! Ma certo, deve essere andata così. Non può essere altrimenti! Nessuno può accettare un tale risultato per questo duello, vero? Chi mai potrebbe farlo?»

Solo Akaza poteva fingere di non capire quello che i suoi stessi occhi avevano visto, e se ne andò dagli spalti urlando ferocemente.

Nel sentirlo andare via trafelato, Nene chiese a Kurono:

«Kuu-chan, sicura di lasciarlo andare? Non è che mi soddisfi saperlo a piede libero.»

Certo che no, e Kurono era pure della stessa opinione, ma… «…se devo essere sincera, avevo già pensato a un paio di stratagemmi per vendicarmi di quel tizio, ma quello che ha fatto Kurogane mi ha talmente sconvolta che quel tizio non mi interessa più. Akaza non può più fare davvero nulla, ormai. Qualunque cosa tentasse di dire o fare, è troppo tardi, ha perso il controllo della faccenda. Accuse scellerate e senza fondamento, manipolazione dei giornali, duelli senza senso e iniqui non sono bastate a fermare Ikki Kurogane, che con un unico, singolo colpo di spada ha messo a tacere tutti quanti di fronte al mondo intero.»

E davvero nessuno avrebbe potuto obiettare alcunché: le telecamere di mezzo mondo avevano ripreso il duello in diretta, e tutto il mondo avrebbe presto saputo che Ikki Kurogane aveva sconfitto in modo leale e pulito Raikiri, una delle migliori quattro del Giappone.

«Non importa cosa ora voglia fare la famiglia Kurogane verso suo figlio, è tutto inutile. Con questo duello la reputazione del cavaliere ripetente…no, del Re Senza Corona, sarà già di fama mondiale.»

15.

La gente è…così distante.

Come se fosse il suono tranquillo e ritmico della pioggia che batte sulla finestra. La coscienza di Ikki sentiva tutto distante, ovattato, mentre il ragazzo cercava di mantenere la concentrazione per non crollare a terra per la fatica. Forse, ora sì, si sarebbe potuto concedere di riposare. Il match era finito per davvero e lui aveva vinto. Ma Ikki non si fermò.

…c’era un posto dove voleva andare.

C’era una persona che doveva vedere, adesso.

C’è qualcosa che devo dirle…adesso…

E quindi non si fermò, lasciandosi alle spalle i cori e il tifo, e uscì dal cancello blu.

«Ikki!»

La persona che voleva vedere era venuta per lui.

…meno male.

Sinceramente, per lui camminare fino agli spalti in quelle condizioni sarebbe stato piuttosto complesso. Stella però era lì di fronte a lui, ad accoglierlo letteralmente a braccia aperte. E Ikki le cadde letteralmente tra le braccia. Stella abbracciò il suo uomo stringendolo forte al suo petto.

«Bravo…Ikki…!»

Singhiozzò. 

Stava piangendo.

«Eri…preoccupata?»

«Certo! Certo che lo ero! *sob* ti hanno portato via da me e sei stato via per settimane! E quando sei tornato eri mezzo morto! E nonostante tutto ti sei buttato a testa bassa contro Raikiri!

…che razza di idiota che sei! Idiota! Idiota idiota idiota!» Ha ha…aveva già capito cosa volevo fare.

«Ma…sono un’idiota anche io. Perché è proprio per questo tuo continuare a metterti in gioco che ti amo così tanto!»

E lo abbracciò ancora più forte. Ora che la pelle delicata e profumata di Stella lo stringeva dolcemente, Ikki percepiva chiaramente il suo calore. Quella fiamma forte e delicata che l’aveva sempre contraddistinta.

Ah…questo tepore…

Era proprio questo calore che aveva ridato forza al suo corpo semi morto. Quando era sprofondato nella tempesta di neve, quando tutto era freddo e morto attorno a lui, quel calore gli aveva dato la forza di andare avanti. Non ricordava il suo nome, ma era certo che fosse lei.

…grazie…

Se Stella non ci fosse stata lui ora non sarebbe affatto qui. Dopo essere stato definitivamente scaricato da suo padre e in preda alla disperazione e alla solitudine, sarebbe morto sulla strada dell’accademia. Ma finchè questa ragazza era con lui…lui si sarebbe rialzato. Finchè lei era con lui, Ikki avrebbe combattuto.

Dunque, doveva dirglielo. Era già chiaro, limpido, cristallino nel suo cuore, fin dal momento in cui aveva vinto.

«…Stella.»

Ikki prese un ampio respiro e ricambiò finalmente l’abbraccio con la forza che gli rimaneva. «Mi vuoi sposare?»

Tre semplici parole, ma che contenevano un universo intero.

In quelle tre parole c’era tutto l’affetto che lui provava, trasmesso con la delicatezza ma la fermezza di un uomo che sapeva cosa stava dicendo. Erano parole pesanti, mature, che avrebbero cambiato per sempre la loro storia qualunque cosa avrebbe risposto lei.

L’istante dopo, il corpo di Stella tremò. Ma solo per un istante. Subito dopo, lo abbracciò ancora di più e disse.

«Sì. Ikki… fai di me la tua sposa.»

Con una voce rotta dalle lacrime, ma con una nota di felicità mai sentita prima, disse quel sì che tutti gli uomini vogliono sentirsi dire.

Nel momento in cui sentì quelle parole, il cuore di Ikki fu avvolto da una gioia incolmabile, inesprimibile a parole o pensieri – e finalmente svenne.

«Ikki…? No! IkkI! Torna in te!!»

Il ragazzo si abbandonò totalmente a lei, svenuto. Respirava ancora, ma Stella vedeva che era in condizioni davvero gravi. E più lo guardava, più vedeva che quel corpo stava sanguinando ovunque. L’effetto tremendo di Ittou Rasetsu, molte volte più forte di Ittou Shura, svuotava Ikki della sua energia molto più in fretta.

Devo portarlo di corsa in infermeria!

«Stoooooooopp!»

Mentre la ragazza stava sollevando il corpo del suo futuro marito, un uomo le si parò di fronte. Un uomo di mezza età, vestito di rosso e con occhi da pazzo. Sudato, paonazzo, Mamoru Akaza aveva perso ogni traccia dell’uomo freddo e calcolatore che avevamo conosciuto.

Aveva fallito.Aveva fallito e lo sapeva.

Sapeva che sarebbe stato sicuramente punito per il suo fallimento, e avrebbe almeno perso la sua posizione attuale… …a meno che non avesse sistemato la faccenda, adesso.

Subito!

Quell’impazienza lo portò di fronte a Stella nel peggior momento che potesse scegliere. Akaza ora brandiva la sua arma, un’ascia e si scagliò verso i due.

«Hehehe! Per favore, Principessa, aspetti! Quel ragazzo deve duellare con me ancora! Esatto! Il suo avversario designato non era Raikiri, ma ero io! Questo è un accordo fatto tra gentiluomini, mi capisci, no? Quindi mi consegni subito quel rag…uh?»

Un attimo dopo Stella sparì dalla sua vista. O meglio, più che sparita, l’aveva persa di vista: Stella stava usando Trackless Step contro di lui, una tecnica che usava Raikiri e che permette di scivolare nell’inconscio del nemico e di non farsi vedere finchè non diventi un pericolo.

Per qualcuno del livello e dell’allenamento di Stella capire e usare Trackless Step era semplice, una volta capito come funzionava. La riprodusse quasi alla perfezione e scivolò letteralmente di fianco ad Akaza mentre trasportava Ikki in braccio.

«FUORI… DAI… COGLIONI!!!»

… mentre sorpassò il farabutto però, lo colpì con un manrovescio a tutta forza, che fece letteralmente volare via il pagliaccio.

«Aaaaaaaaah!»

Il corpo di Akaza venne sparato via come da un cannone, schiantandosi e distruggendo il cancello blu dell’arena per poi rotolare per terra.

[Whoa! Che razza di volo ha fatto quel tizio!]

[Ma quel tizio…è un volto familiare!]

[Ahi ahi, guarda come è piegato male sulla schiena…non sta affatto bene.]

[Mi fa male solo a vederlo!]

[Ma è morto?]

Il pubblico rumoreggiava impaurito, ma a Stella non interessava ora. Tutto quello che doveva fare adesso era trasportare immediatamente Ikki da un dottore. Il volto della persona che aveva appena colpito non lasciò una minima traccia nella sua mente.

16.

Un’ora dopo la fine del match, Touka, svenuta nel momento in cui la sua spada Narukami era finita in frantumi, si risvegliò.

«Ti sei ripresa, Touka?»

«Come stai? Come ti senti?»

Era ferma a letto, con Utakata e Kanata a fianco a lei piuttosto preoccupati. Le bastò vedere i loro visi per capire cosa era successo.

«Ah…quindi ho perso, giusto?»

Il suo ultimo ricordo infatti era il rilascio di Raikiri un attimo prima dello scontro con Ikki, ma da quel momento buio pesto. Vedendo i visi dei suoi amici però non era difficile intuire come era andata.

«…e io che pensavo di aver fatto un Raikiri quasi perfetto.»

«Pure il maestro Nangou lo ha detto.»

«Ah, sì? Il maestro è venuto?»

«Sì. Vero, Kanata?»

«Esatto. Il match di oggi era aperto al pubblico, quindi è venuto a vederlo.»

«Era davvero contento, ha detto che il Raikiri che hai fatto è stato il più bello ed elegante che ti abbia mai visto fare.» …davvero?

«Se il maestro la pensa così, non ho motivo di dargli torto, credo.»

Aveva usato tutto il suo potere, ed era sicuramente stata migliore di Ikki Kurogane. Eppure…

In un attimo, Kurogane-kun è diventato improvvisamente più veloce.

In quell’attimo lui aveva superato il suo limite, pur di batterla. Non che Touka non avesse un suo obiettivo, ma paragonato a Ikki, lei era sempre stata forse troppo abituata bene. Il cavaliere ripetente combatteva in condizioni disperate da sempre, e in ogni occasione spostava il suo limite sempre un po’ più in avanti.

…che persona eccezionale.

Era probabilmente inevitabile che lei perdesse quel match oggi.

…fino ad oggi, almeno.

Nelle mani di Touka qualche piccolo fulmine saettò, come se i pezzi del Raikiri stesso le dessero conferma del suo pensiero: sarebbe diventata più forte. Quella era la sua risposta a ciò che era successo oggi. Qualunque cosa la rallentasse l’avrebbe superata prima del loro prossimo duello. Avrebbe seguito e inseguito quell’uomo con tutte le sue forze: ora i ruoli si erano ribaltati, era lei la sfidante.

«…comunque, Touka…»

«Sì?»

Improvvisamente Utakata si rivolse a lei con una faccia molto triste. Che aveva in mente? Touka lo incoraggiò a parlare. «Dovremmo dirlo a tutti alla Wakaba House.» …ah, giusto.

Ora che ci pensava, ricordava che avevano già preparato un cartellone di congratulazioni per lei, certi che avrebbe vinto e sarebbe andata al Festival. Doveva informarli ora che aveva perso. Era giusto così. Utakata era pronto a dire che sarebbe stato lui a riferire la notizia se lei non se la fosse sentita, ma…

«Grazie per preoccuparti per me, ma glielo dirò io.»

«Non sforzarti, se non vuoi.»

Touka però scosse gentilmente la testa. Non si stava sforzando. Aveva combattuto contro Ikki al meglio delle sue possibilità senza trattenersi minimamente. Il duello, la tecnica, l’atteggiamento che aveva avuto nel combattimento di oggi erano sinceri, di cui non c’è da vergognarsi anche nella sconfitta.

Non doveva vergognarsi di aver perso.

«Andrò a casa a testa alta.»

E avrebbe detto loro che aveva perso contro un cavaliere sensazionale.

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