Bookmark(0)

PRECEDENTE SUCCESSIVO

Prologo


1.  

[Ascoltate, ragazzi. L’alcol è roba da grandi. Quindi, chiunque beve alcol è un adulto.]

In una città nevosa nell’ Eurasia, di fronte a una vecchia chiesa e sotto un cielo scuro e nuvoloso, una ragazzina di dieci anni dai capelli rossi diceva così ad alta voce reggendo una bottiglia color verde smeraldo.

[Dal momento in cui lo berrete non sarete più bambini! Sarete adulti forti come noi. E gli adulti forti non tradiscono mai i loro amici! Non abbandonano mai i deboli! Questo alcol è una promessa, un giuramento tra amici. Siete pronti?]

A quelle parole i due bambini -che avranno avuto tra i cinque e i sei anni- di fronte a lei si avvicinarono e risposero a voce alta.

[Certo!]

[Bene! Mostratemi quanto siete pronti!]

[Okay!]

I due bambini avevano in mano due piccole tazze legno, in cui la ragazza dai capelli rossi versò un po’ di alcol. I bimbi senza esitazione bevvero tutto il contenuto delle loro tazze.

[W…wooooa…]

E lo sputarono immediatamente.

[Ma…ma cos’è sta roba? Fa schifo!]

[Mi brucia la gola!]

I due caddero in ginocchio in preda al disgusto; nel vederli, la ragazza dai capelli rossi rise di gusto.

[Mi sa che è ancora troppo presto per voi! Faremo un’altra iniziazione l’anno prossimo, quindi sarete sotto protezione mia e di Alice ancora per quest’anno!]

[Ugh…]

[Diventare grandi è davvero dura… Timur…]

Con le lacrime agli occhi, i due bimbi si pulirono la bocca con un po’ di neve fresca nelle vicinanze. Nel vedere le loro reazioni la ragazza dai capelli rossi e il suo compagno, più o meno della stessa età, sorrisero come fossero padre e madre.

[Ha ha ha. Ne avete ancora di strada da fare prima di essere grandi.]

Il ragazzo che aveva appena parlato aveva dei capelli biondi cenere, e sembrava lievemente deluso. A prima vista, sembrava un ragazzo qualunque, sporco di terra e trasandato…ma dopo un’attenta osservazione, era un ragazzo dalle fattezze molto belle.

Quel ragazzo dai capelli biondo cenere era il giovane Nagi Arisuin, che sarebbe poi entrato alla Hagun Academy. Arisuin – no, Alice – si voltò verso la ragazza.

[A parte tutto, sei davvero perfida, Yuuri. Timur e Condra hanno appena sei anni, non c’era possibilità alcuna che potessero bere quella roba, giusto?]

La ragazza rispose con un sorriso sagace e malvagio.

[Non è un problema. Cercare di superare questa difficoltà li renderà più forti.]

La ragazza dai capelli rossi si chiamava Yuuri e, come Alice, era un bambino della strada, nonché capo di questa squadra che aveva il proprio quartier generale nel magazzino della chiesa. Yuuri era una ragazza fiera, piena di spirito e di energia, mentre Alice era un ragazzo riservato e timido, ma gentile. Erano due personalità diametralmente opposte, ma con una grande cosa in comune: il pensiero di dover proteggere i bambini più deboli che non potevano farcela da soli. Dunque, portavano avanti tale compito in modo ardito, badando agli altri più che a loro stessi e facendo crescere i bambini: Yuuri aveva un grande istinto materno, mentre Alice aveva l’affidabilità e il carattere del buon padre di famiglia. Nonostante anche loro fossero poco più che bambini, sapevano portare quei ruoli alla grande. Quello che avete appena visto era un rito di passaggio per quella squadra. Tutti coloro che potevano bere l’alcol della bottiglia verde venivano riconosciuti come adulti e non più come bambini. Nessuno di loro aveva genitori o adulti con cui potersi confrontare, dunque dovevano crescere il prima possibile. Diventare adulti il prima possibile.

Per quello Yuuri fece quella cerimonia, pur sapendo che non ce l’avrebbero mai fatta. Come potevano dei bimbi bere quella roba?

[Ehi! Yuuri! Stai dando ancora alcol ai bambini??]

[Oh, no! La suora!! Via, nascondiamoci!]

Scoperti dalla spaventosa suora che gestiva da sola la chiesa, Yuuri e i due bimbi non poterono far altro che darsi alla fuga. I bambini scapparono immediatamente al comando di Yuuri, tale era la fiducia che avevano in lei. 

[Fermi lì, voi monelli! Se non tornate subito qui niente cena per voi stasera!]

[Il capo ci ha costretti.]

[È tutta colpa del capo. Non abbiamo fatto niente di male. Davvero!]

Di fronte a quella minaccia la loro lealtà a Yuuri si spezzò immediatamente.

[Ah…bastardi! Me ne ricorderò!!]

[Ha ha ha.]

Nel vedere il bisticcio Alice si lasciò scappare una risata. Poi però ripensò che la sera si stava avvicinando…e tra poco sarebbe stata ora di andare al lavoro.

 [Uhm…sorellona Alice!]

Tre bimbe uscirono dal magazzino: una aveva cinque, l’altra sei e l’ultima sette anni. La ragazzina di sette anni -che si chiamava Anastasia- si avvicinò ad Alice innocentemente, per poi arrossire.

[T…tieni…]

Le presentò una sciarpa fatta a mano. Era fatta con la lana che la Suora le aveva prestato, dopo che Alice stesso le aveva insegnato a lavorare a maglia. Sicuramente voleva che fosse proprio Alice a dirle se era stata fatta bene, quindi prese la sciarpa dalle mani della bimba.

[Oh, cielo. Hai fatto un lavoro straordinario. Chissà quanto ci hai messo.]

Dopo averla lodata, tentò di ridargliela…ma la bimba spinse con forza la sciarpa al petto di Alice.

[È…è un regalo per te, sorellona!]

[Per me?]

Anastasia annuì con forza.

[Tu sei…sei sempre al lavoro…fuori…al freddo…]

[…capisco.]

Capendo cosa voleva dire la piccola Anastasia, Alice si avvolse la sciarpa al collo. Improvvisamente, sentì più calore a usare quella che non la sua solita sciarpa di seconda mano.

[Che calda… grazie, Anastasia.]

[Ehehe…]

Dopo quel ringraziamento, Anastasia fece un sorrisone amorevole, di quelli che solo i bambini possono fare. Un sorriso che ti scalda il cuore. Parlando francamente, però, la loro vita era un inferno. Con solo quel piccolo magazzino era impossibile per due ragazzi di dieci anni prendersi cura di due maschi e tre femmine tra i cinque e i sette anni. 

Certo, loro due avevano un lavoro, ma si trattava di lavori loschi per le gang dei bassifondi, e le tasse pensavano a portare via quel poco che guadagnavano.  Per quanto riguarda il cibo, c’era la zuppa che la suora ogni tanto riusciva a preparare, e del pane secco in buste di plastica nel magazzino. Naturalmente, il cibo era diviso tra tutti, ma era insufficiente a sfamare sette bambini che stavano crescendo. Nonostante tutto però, quei giorni erano una benedizione per Alice. Rispetto a quello che mangiava quando era stato solo, ora mangiava sicuramente meno e lavorava molto di più. Ma se doveva comparare quei tempi da solo, dove rubava quando possibile, con quelli di adesso, ora era molto più felice. Viveva vicino ai suoi amici. Non c’era nulla che potesse volere di più. Sarebbe andato avanti così domani, e dopo domani e sempre.

Ah, se solo…

PRECEDENTE SUCCESSIVO