Bookmark(0)

PRECEDENTE SUCCESSIVO

Akatsuki alla ribalta


1.  

Era la sera dell’ultimo giorno del campo di addestramento congiunto. Per dare il bentornato agli studenti che sarebbero giunti all’accademia, Yuuri Oreki era l’insegnante che sarebbe stata al cancello principale per accoglierli. In mano aveva una scopa di bambù e stava pulendo i dintorni: nel mentre, una ragazza si avvicinò per salutarla.

«Buonasera, Oreki-sensei.»

Nonostante Oreki fosse di spalle riconobbe subito la voce: era di una studentessa del terzo anno, di quelle che aveva supervisionato durante le numerose battaglie di selezione della scuola. L’insegnante si voltò e la salutò.

«Oh, che sorpresa. Buona sera a te, Ayatsuji-san. *cough*»

«La ringrazio ancora per il suo aiuto.»

Ayatsuji fece un breve inchino ricordando la sua questione nella battaglia con Ikki Kurogane.

«Ah, io non ho fatto nulla. Devi ringraziare Kurogane-kun.»

«Ma se lei, Oreki-sensei, non avesse deciso di ignorare comunque la questione nonostante sapesse che io stavo violando le regole del duello, ora non sarei qui di fronte a lei.»

«Anche quella è stata una precisa richiesta di Kuroganekun. *cough* Conosco le condizioni di tuo padre, dunque non immaginavo saresti tornata a scuola così presto.»

«Anche io volevo rimanere di più con lui e seguirlo durante la sua riabilitazione, ma non ha voluto sentire ragioni. ‘Non permetterti di saltare altri allenamenti in questo periodo. Io ce la farò da solo.’ – così ha detto.»

«Haha, beh, dovevo aspettarmelo da colui che si fa chiamare ‘l’ultimo Samurai’.»

«È due anni che dorme, ora deve recuperare. Fin da quando si è svegliato è stato molto… vivace, diciamo. E non ho intenzione di farmi mettere il sale sulla coda da lui.»

«Bene, mi fa piacere sentirtelo dire. È bello vederti determinata. Di sicuro anche l’altro tuo insegnante si sta dando da fare, Ayatsuji-san.»

Nel dirlo Oreki gettò lo sguardo a nord, verso il cielo. Ayase, capendo a chi si riferisse, annuì con un ‘ne sono certa’ e guardò lo stesso cielo.

«Certo che Kurogane-kun è incredibile, eh? Ha battuto la presidente del consiglio studentesco anche in quelle condizioni.»

«Davvero. Persino io ero sorpresa.»

«A proposito, è vero quello che si dice? Che era lei a capo dell’esame di ammissione di Kurogane-kun?»

«*cough* …sì, è vero.»

«Allora, Sensei, ha davvero un buon occhio.»

Guardando infatti solo dal mero sistema di voto, non c’era dubbio che Ikki fosse un livello F e dunque insufficiente anche solo per entrare nella scuola. Il fatto che Ikki fosse riuscito a passare era pertanto merito della probabile raccomandazione di Oreki. Per quello Ayase si complimentò con l’insegnante che, però, scosse la testa.

«No, anzi. In realtà, io lo avevo bocciato.»

«Davvero?»

Oreki annuì.

Come era molto raro trovare dei grandi talenti, era a suo modo raro trovare anche delle persone così incredibilmente sotto la norma come abilità. Quando Oreki giudicò Ikki la sua impressione fu quella di scartarlo, e per farlo desistere gli sbattè in faccia i suoi meriti e successi in quanto Blazer.

«E cosa pensi lui mi abbia risposto?» «Cosa…?»

«’io ti posso battere.’ -così ha detto.»

Un ragazzo che non era nemmeno del primo anno che sfida un Blazer di livello C, una professionista a livello nazionale e un’insegnante ufficiale.

«Ero così sorpresa che non potevo credere alle mie orecchie!»

«…che incredibile fiducia in sé stesso.»

«*cough* …non solo. Disse che avrebbe continuato a battere chiunque gli avessi messo di fronte pur di essere accettato nella scuola. Compresa me stessa, se fosse stato necessario.»

«Capisco. E che è successo poi?»

Ayase ascoltava rapita la storia dell’ammissione di Ikki. Il ragazzo stesso aveva già capito che non sarebbe mai entrato con il normale esame e per quello tentò la carta della provocazione, nella speranza di potersi giocare l’ammissione su un territorio più congeniale. Ayase fu d’accordo con l’idea: visto che partiva inequivocabilmente più indietro di tutti, Ikki doveva usare qualunque mezzo per sopravvivere ed avere quello che voleva. Sì, era senz’altro una cosa “da Ikki” e sarebbe stato per sempre così.

«Oreki-sensei, lei pensa che Kurogane-kun potrebbe diventare il prossimo Seven Stars Sword King?»

«Quel ragazzo può diventare qualunque cosa voglia, dunque non ne sarei sorpresa. Credo davvero abbia abbastanza

forza per arrivare così lontano, ma…»

«Ma?»

«Quest’anno non c’è solo gente che possa aspirare a quel titolo, ma anche di più. Vincere il Festival sarebbe un traguardo notevole, ma potrebbe solo fermarsi lì. Capisci che intendo?»

La sua risposta assunse un tono pessimista.

«Si riferisce al fratello maggiore di Kurogane-kun, il cavaliere di livello A?»

Oreki annuì preoccupata.

«Sì, c’è anche lui, ma non solo…ci sono molti nomi nuovi quest’anno che non conosco. Molti studenti del primo anno misteriosi e senza nome di cui non si sanno le capacità, disseminati per tutte le scuole. Chissà cosa sono capaci di fare quei ragazzi. Penso però che il Festival ne possa solo giovare.»

«Uh, huh…e poi c’è anche Stella-san, quest’anno sarà grandioso.»

Il tono di Ayase era tranquillo, e ciò rassicurò un po’ la professoressa. Grandioso era senz’altro un aggettivo corretto. Difatti, era già tanto se uno o due nomi nuovi si affacciavano al torneo tra i primi anni. Era perfettamente comune anche trovare le stesse squadre di rappresentanti dell’anno prima, senza scossoni: quest’anno invece c’erano ben dieci nuovi nomi, tutti grandi candidati alla vittoria.

Eppure, Oreki non riusciva a sentirsi tranquilla.

Sarebbe stato normale se si fosse trattato di uno, due, forse anche tre nomi nuovi. Ma così tanti…

…è come se qualcosa stesse lavorando a questo. Troppo strano, no?

La professoressa voleva raccogliere le opinioni della Preside Shinguuji e di Saikyou-san appena fossero tornate dal loro viaggio di lavoro a Osaka. Mentre lo pensava…

«Oh? Oreki-sensei? Sembra che tutte quelle persone si stiano avvicinando.»

Ayase puntò oltre il cancello principale della scuola e Oreki guardò in quella direzione: c’erano sette figure che si stavano avvicinando, camminando in riga, a grandi passi all’Accademia Hagun. Era una scena strana già durante la stagione, figuriamoci ora, durante le vacanze estive. Era strano vedere un gruppetto di studenti dirigersi in quel modo verso la scuola. Dei sette però, due stavano cavalcando una bestia enorme che sembrava un leone. Sempre più strano. Oreki strinse gli occhi, cercando di vedere chiaramente chi fossero.

«Eh…ma quello non è forse…?»

I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa. Tra i sette visi ce n’era uno che conosceva molto bene.

«Il cavaliere di livello A della Bunkyoku Academy, Ouma Kurogane??»

Perché uno della Bunkyoku doveva venire alla Hagun? La domanda logica però venne subito scalzata dalla sua mente, in quanto il suo dubbio venne immediatamente spazzato via. Si trattava degli altri che stavano con Ouma. Oreki aveva visto i loro volti in quanto erano stati comunicati i loro nomi allo staff che avrebbe partecipato al Seven Stars Sword Art Festival dell’anno.

Non c’è solo Ouma-kun…ci sono anche gli altri della Bunkyoku, della Donrou, della Rentei…e anche delle altre scuole!

Erano tutti rappresentanti delle sette scuole che erano qualificati al torneo. I misteriosi ragazzi del primo anno di cui stavano parlando poco fa. Erano tutti raccolti qui davanti a lei. Nel realizzarlo, un brivido passò lungo la schiena dell’insegnante.

Perché questo terribile presentimento? Perché si erano riuniti qui? Perché stavano marciando verso la scuola? E soprattutto…perché tutti erano armati??

In un lampo, le domande trovarono la loro risposta.

«Ayatsuji-san! Vattene!»

Cominciò in un attimo. Uno dei sette, una ragazza vestita pesantemente anche se era estate, fece il primo passo. Era una delle rappresentanti della Donrou, Yui Tatara, che fece un balzo felino verso Ayase! Cercò di colpirla con un Device a forma di motosega, diretto al volto della sorpresa Ayase.

«Eh?»

La ragazza era bloccata, incapace di reagire agli eventi che si erano evoluti troppo in fretta…e la lama stava per abbattersi su di lei.

«Haaa!»

Un attimo prima che la motosega si abbattesse sul collo di Ayase, Oreki respinse il colpo con il suo device a forma di pugnale. Yui Tatara fu sorpresa dalla parata e venne sbalzata via. Era il momento perfetto per l’insegnante di attaccare!

Devo riprendere il controllo della situazione!

Non c’era tempo di fare domande né pensare. Oreki voltò la lama nella sua mano e puntò il device in forma illusoria verso la carotide dell’avversario: una volta colpita, sarebbe svenuta. L’attacco di Oreki stava per arrivare a destinazione, come programma.

«Total Reflect.»

Le labbra di Tatara pronunciarono due parole e un impatto frenò immediatamente l’attacco di Oreki.

2.  

Era quasi sera, col cielo macchiato del rosso del tramonto. Ikki e la squadra dei rappresentanti al Festival della Hagun Academy, assieme a Shizuku e al consiglio studentesco, stavano tornando dal campo d’addestramento a bordo di un autobus. L’atmosfera era tranquilla e i ragazzi e ragazze stavano allegramente chiacchierando mentre mangiavano qualche snack.

Tra loro, solo Stella era mogia e seduta in disparte.

«Uh…»

«Dai, Stella, tirati un po’ su.»

Nonostante Ikki fosse seduto accanto a lei, era preoccupato del suo umore.

«Ma è così… frustrante!»

All’improvviso, due studentesse si avvicinarono. Erano due ragazze praticamente uguali, entrambe rappresentanti della scuola al Festival. Erano le gemelle Hagure, Kikyou e Botan.

«Che c’è che non va, Stella-chan?»

«Soffre forse di mal di auto, sua Maestà?» Ikki fece cenno di non preoccuparsi.

«È solo infastidita dalle sue statistiche di battaglia contro

Toudou-san.»

Fu lui stesso a spiegare il motivo.

«Ora che ne parli, avete combattuto parecchie volte. E come è finita?»

«…tre vittorie e tre sconfitte.»

Fu Stella a rispondere a voce bassa. Il suo obiettivo era quello di vincere più match contro Touka di quanti ne avrebbe persi. Nonostante i suoi sforzi, però, finirono pari e quell’obiettivo sfumò, per la rabbia di Stella.

«Ma aver sconfitto per tre volte nientemeno che la presidente del consiglio studentesco è già un grandissimo risultato.»

«No, Stella-chan è un cavaliere di livello A. Dovrebbe vincere sempre contro qualcuno di livello inferiore, giusto?»

«…io non credo Touka-san sia davvero a un livello più basso del mio.»

Stella rispose così al commento di Kikyou e pensava davvero che Touka non fosse assolutamente di livello inferiore a lei, anzi, semmai il contrario. Proprio perché si sentiva inferiore a Raikiri voleva a tutti i costi batterla durante questo campo d’addestramento, in modo da arrivare a morale alto al Festival.

Ma il risultato non fu quello che si aspettava Stella.

«Ooooooh! Che rabbia! Che rabbia! Non riesco proprio a togliermelo dalla testa! Forse è meglio che scenda e che corra a piedi alla scuola, almeno mi calmerei!»

«Ma non ha senso…»

Ikki fece un sorriso imbarazzato: d’altronde lei era proprio così.

«…beh, meglio distrarsi col cibo.»

Nel dirlo Stella estrasse tre barrette di cioccolato dal suo zainetto e cominciò a divorarle… per lo sgomento delle sorelle Hagure.

«Hai già mangiato tre pozioni di udon e ramen a pranzo, e ora mangi di nuovo??»

«Metterai su ciccia!!»

«Tranquille. Tanto non riesco a ingrassare per quanto mangi.»

Ed era vero, per quanto incredibile. Stella era una buona forchetta a dir poco, ma nonostante la grande mole di cibo che mangiava il suo corpo era sempre tonico e in forma. Persino Ikki a volte la invidiava, e lui stesso si considerava fortunato ad avere un ottimo metabolismo. 

«Eeeeh?»

Le due senpai però trovarono la sua sincerità disarmante: evidentemente non lo avevano ancora realizzato durante il periodo in cui si erano allenate assieme. 

«…Botan-chan. Negli udon c’era carne, curry e del kakiage, più ramen tonkotsu, più miso e salsa di soia. Io non ci credo che non possa ingrassare se ci aggiunge persino delle barrette di cioccolato!»

«Non esiste stregoneria al mondo perché sia possibile. Deve avere una pancera sotto i vestiti.»

«Ma… ma figuratevi! Che modi. Sembra che tutto il peso mi vada sul seno fin da quando ero piccola, quindi non sono mai stata granché sovrappeso.»

Stella rispose mentre continuava a mangiare le barrette, ma Ikki -che era ancora seduto vicino a lei- sentì decisamente il rumore di qualcosa che si spezzava… più o meno dove c’era il petto delle due sorelle.

«Ma non diciamo cazzate!!»

Le due sorelle Hagure ora avevano cambiato espressione, assumendone una arcigna, quasi demoniaca… e puntavano Stella!

«Ma!??»

La presero di peso e la portarono in piedi tenendola ferma per le spalle.

«Ehi! Che…che state facendo?»

«Non ce la dai a bere! Devi avere un segreto! Devi nascondere qualcosa! Confessa!»

«Ma vi ho appena detto che mi va tutto sul seno!»

«Figurati se ci possiamo credere!!»

«Vediamo allora se è vero quel che dici!»

Le due gemelle iniziarono a cercare sotto il suo vestito, mentre Stella non poteva fare altro che arrossire e gridare imbarazzata.

«Ehi! Ferme! Che avete in mente! Non toccatemi lì! Ikki, non stare lì impalato, fai qualcosa!!»

«Ah, eh, sì! Ok, ferme voi due!»

Nel momento in cui Ikki tentò di alzarsi per dividerle- FLASH! Le gemelle lo fissarono iraconde e con gli occhi iniettati di sangue.

«Questa è una faccenda tra donne, non ti immischiare.»

«I ragazzi devono solo starsene seduti a mangiare dei Pocky.»

«O…ok. scusatemi.»

«Ikki???»

Perdonami, ma mi fanno davvero paura.

Improvvisamente intimidito dalla ferocia delle due sorelle, Ikki voltò lo sguardo dalla scena che avrebbe potuto creare un bel problema. Nel sedile lasciato vuoto da Stella si sedette quindi la sorella minore di Ikki, Shizuku Kurogane: guardò con i suoi occhi color smeraldo il casino che stavano facendo le tre ragazze di fronte a lei e disse sarcastica.

«Kusakabe-san si romperebbe il dito a forza di scattare se fosse qui a vedere questa scena.»

«Ah, haha…certo, assolutamente. Anzi, credo che sarà seriamente dispiaciuta di non esser stata qui quando lo  verrà a sapere.»

Ikki ne era sicuro: anzi, credeva che Kagami si sarebbe addirittura unita alla scena.

«Kagami-san è andata fino in Hokkaido da sola?»

La domanda di Ikki ora era rivolta ad Arisuin che era seduto nel posto al finestrino dal lato opposto al loro. 

Per risposta, Arisuin fece un cenno di sé con la testa.

«Esatto. È andata a vedere il campo di allenamento dell’accademia Rokuzon cominciato tre giorni fa, ed è partita stamattina molto presto.»

Era naturalmente una bugia: difatti, Kagami era legata per bene e imprigionata in un posto sicuro all’interno del campo dell’accademia Kyomon, là dove solo Arisuin sapeva. Ma Ikki non aveva alcun motivo di pensare fosse una bugia.

«Peccato, sarebbe dovuta tornare con noi.»

Non solo Ikki credette a quella storia, ma anche Shizuku che, per risposta, si lasciò sfuggire un sospiro.

«Kusakabe-san è davvero una gran lavoratrice. Persino io mi sento un po’ stanca.»

«È perché hai lavorato molto, Shizuku. Grazie al tuo lavoro siamo riusciti a fare molte più cose.»

Nonostante le capsule di pronto soccorso fossero immensamente utili, bisognava comunque fare le anestesie ai pazienti prima di usarle e il trattamento stancava molto il corpo del proprietario. Quindi, con una curatrice sopraffina come Shizuku le cure erano molto più semplici e veloci, per quello Ikki decise di portarla al campo di allenamento nonostante non fosse parte del team, e fu davvero utile nel curare immediatamente le ferite più lievi. Shizuku sorrise dolcemente al complimento del fratello, un sorriso che finora aveva riservato solo a lui. «È un piacere esserti d’aiuto, fratello mio.» Estrasse poi una scatola di Pocky.

«Ne vuoi un po’?»

«Uno andrà benissimo.»

Ikki non era grande amante delle cose dolci, ma se era sua sorella ad offrire allora era diverso. Allungò la mano verso il pacchetto per estrarre un bastoncino ma, nel momento in cui la sua mano si avvicinò, la scatoletta rossa si spostò.

Eh?

Ikki rimase perplesso. 

Shizuku infatti spostò la scatola, estrasse lei un bastoncino e se lo mise tra le sue delicate labbra rosa come se stesse chiedendo al fratello di mangiarlo da lì.

«Nnn…»

«Ma…ma che vorresti facessi esattamente?»

Ikki fu sorpreso dall’improvviso cambio di eventi, e non fu l’unico. La sua amata infatti non poteva di certo restare in silenzio a vedere tale scena.

«Ehi…ehi, tu! Shizuku! Che stai cercando di fare?»

«Wo!»

«Eek!»

Stella si liberò improvvisamente e con estrema facilità dalla presa delle sorelle Hagure e scattò verso di lei.

«È solo una piccola molestia sessuale. Niente di che.»

«Ma come fai a dirlo così tranquillamente!! E sei serissima! Non pensi di essere immorale?»

«Visto come sei messa non credo tu possa darmi lezioni di moralità.»

«Eh?»

Vedendo il dito di Shizuku puntato verso di lei, Stella si guardò e… rimase di sasso. Dopo il “trattamento” delle sorelle Hagure infatti la sua gonna era quasi completamente scivolata a terra e le si vedeva il reggiseno.

«Eeeeek!»

Ogni altro pensiero svanì nel nulla mentre Stella, colta dall’imbarazzo, si sedette per terra cercando di coprirsi. A quel gesto Utakata riflettè a voce alta.

«…sembra davvero una ragazza senza esperienza alla sua prima volta.»

«Uta-kuuuun…appena torneremo a scuola ti darò una bella lezione!»

«Hiiii! Ho fatto un casino! Aiutami, Kanata!» 

Stella però rimaneva sempre una nobildonna, educata e di classe: si risistemò l’uniforme e tornò all’attacco di Shizuku.

«Ah, ti sei cacciato da solo nei guai, non ci penso nemmeno ad aiutarti.»

«Shizuku, non hai ancora accettato la storia tra me e Ikki?»

«Di voi due che state insieme?»

«Esatto!»

«Certo che l’ho accettata.»

«E allora, per favore, non fare certe cose!»

Stella alzò la voce infastidita, ma Shizuku per tutta risposta si limitò a ridere.

«Oh, cielo. Vorrei che tu riflettessi per bene su una cosa.»

«Sarebbe?»

«Ho sicuramente accettato che tu sei la donna che mio fratello ama, ma è tutto quello che ti concedo, Stella-san. Io amo mio fratello come sorella, mi prendo cura di lui come una madre, lo seguo come un’amica e lo amo come donna.»

«Ehm, Shizuku, mi sa che hai aggiunto qualcosa di troppo verso la fine…»

Ikki protestò ma Shizuku lo ignorò magnificamente. Ora mostrava il gesto del numero quattro con le dita verso Stella.

«In altre parole, io amo mio fratello quattro volte più di te.

Come pensi di rispondere a tutto ciò?» «Ma non ha senso quello che dici!»

Certo che non ne aveva. Era un argomento a dir poco irrazionale.

«E smetti di dire sciocchezze e allontanati da Ikki! Quello è il mio posto!»

«Scordatelo!»

Stella decise di afferrare letteralmente Shizuku e di spostarla di peso, ma la ragazza si avvinghiò letteralmente al fratello: Ikki fu costretto a dire qualcosa, ancora coinvolto nella situazione.

«Ehi…ehi, ascolta Stella. Non fate troppi movimenti qui dentro, è pericoloso.»

«Ma…»

«Non c’è problema se stiamo seduti così ancora un po’, no? In fondo, siamo quasi arrivati a scuola.»

Nel dirlo, Ikki fece un cenno verso il finestrino che mostrava la fine della strada di montagna: si vedevano ora alberi e paesaggi familiari, gli stessi che Ikki e Stella percorrevano abitualmente durante la loro corsa mattutina. Sarebbero arrivati a scuola davvero in poco tempo.

«Uff…e va bene, non ho scelta. Ma regoleremo i conti arrivati alla scuola!»

Capendo che sarebbero arrivati nel giro di pochi minuti, Stella capì che non c’era davvero bisogno di litigare oltremodo, finché… L’autobus frenò all’improvviso.

«EEEEK!»

«Ehi!»

Il mezzo inchiodò e tutti quanti furono sbalzati in avanti per la brusca frenata. Che era successo?

«Che… che succede Saijou-kun?»

La prima a parlare fu Touka Toudou, la presidente del consiglio studentesco. Si alzò subito e scattò verso il posto di guida, là dove c’era proprio Saijou. Saijou era bianco in volto: guardava dritto davanti a sé con un’espressione scioccata, inusuale per una persona sempre calma come lui.

«Abbiamo… investito qualcosa?»

«No… no, non è quello…»

Saijou alzò timidamente un dito ed indicò oltre il parabrezza: Ikki e gli altri accorsero anche loro accanto a lui e guardarono tutti dove puntava il dito.

«Eh…? Ma non è l’accademia quella?»

Quello che il dito indicava, circondato dal cielo rosso fuoco del tramonto, era… una colonna di fumo nero. Esattamente dove c’era l’accademia Hagun.

Quella vista lasciò tutti senza parole e con gli occhi sbarrati.

Tutti tranne uno: Arisuin.

L’unico ancora seduto al proprio posto.

3.

L’autobus che stava riportando all’accademia Ikki e tutti gli altri si fermò bruscamente quando entrò nel cancello principale. Appena si arrestò tutti quanti scattarono fuori dalle porte del bus.

«Mio dio…è terribile…»

Buona parte degli edifici scolastici erano in fiamme, e fumo nero si alzava al cielo. Le stradine della scuola erano distrutte come se fossero state bombardate. Ma quel che era peggio era vedere gente, sia insegnanti che studenti, stesi a terra un po’ ovunque. Questo non era un incendio. Era un campo di battaglia!

«Ikki, laggiù!»

Il giovane si voltò in direzione dove gli aveva indicato Stella. 

«Oreki-sensei…e Ayatsuji-san???»

Due persone che conosceva bene, stese a terra. Erano forse svenute? Ikki e gli altri corsero da loro e tentarono di svegliarle.

«Ayastuji-san! Rispondi!»

Ma non ci fu risposta.

«Dannazione! Stella, lì da te?»

«Niente neanche qui… ma non sembrano ferite gravemente, solo svenute.»

In effetti sembrava proprio così: non c’erano ferite sui loro corpi, ma sui vestiti c’erano evidenti segni di lama, di tagli. Che sia dunque…

«Armi in modalità virtuale?»

«SIGNORE E SIGNORI!!»

Dal nulla, una voce squillante risuonò dall’alto: Ikki e gli altri alzarono immediatamente lo sguardo al cielo e lo videro. Sul tetto in fiamme videro un uomo alto e slanciato, vestito da clown.

«Tutti voi della squadra della Hagun Academy, bentornati!

Scusate per l’attesa.»

«Un…clown?»

Tutti furono sorpresi dal vestiario bizzarro dell’interlocutore, ma tra loro Ikki e Touka…

«No, lui è…»

Si ricordarono di quel costume: lo avevano visto nel catalogo dei volti dei partecipanti al Seven Stars Sword Art Festival di quest’anno.

«Tu. Tu sei Reisen Hiraga, della Bunkyoku Academy, giusto?»

Touka pronunciò quelle parole in tono freddo, ma il clown rispose con un sorriso felice.

«Oh, mi conosci, dunque? È un onore essere riconosciuto niente meno che da Raikiri in persona! Ha ha ha! Che ne pensi di tutto questo? Vi ha sorpreso?»

«È opera tua tutto ciò?»

Ma il clown scosse con forza la testa.

«No, no, no! No, anzi. Non sono stato affatto io a farlo.»

E nel dirlo Hiraga saltò giù dal tetto, che era almeno a dieci metri da terra. 

Non solo lui saltò da lì, ma un nugolo di altre figure saltò giù con lui. E atterrarono tutti di fronte a Ikki e agli altri. Un uomo che indossava i vestiti tradizionali giapponesi, con un nodachi. Una donna bellissima che indossava a prima vista soltanto un lungo grembiule marrone. Una ragazza che portava una benda sull’occhio e accanto a lei un’altra ragazza vestita da maid, entrambe a cavallo di un grosso leone dalla pelliccia nera.

Assieme a loro c’erano altre tre figure, per un totale di sette persone compreso Hiraga. Tutti quanti erano bizzarri, ma ognuno di loro aveva una presenza inquietante, un’aura potente e terrificante. Hiraga si puntò un dito al petto e poi rispose alla domanda di Touka.

«Non sono stato io. Siamo stati noi. La Akatsuki Academy.»

Eccola, la proclamazione ufficiale dell’Akatsuki Academy, l’ottava scuola nascosta nell’ombra tra le altre sette. Questa era la loro nascita, la loro comparsa dalle tenebre: per loro era una nuova alba, mentre per le altre sette scuole sarebbe stata una notte eterna.

Ikki e gli altri osservarono i nuovi nemici, sconvolti e con ragione. Di fronte a loro c’erano tutti rappresentanti delle scuole che avrebbero partecipato al Festival, tutti tranne gente della Hagun. Soprattutto, tra loro c’era anche un parente di Ikki e Shizuku: c’era Ouma Kurogane, loro fratello maggiore. Ma non solo lui.

«Ah, di nuovo tu! Quello della Kyomon al campo di allenamento!»

«Ahahah, ci ritroviamo, Stella-san. Ikki-kun. Sono felice di rivedervi.»

Tra i sette che si erano professati dell’accademia Akatsuki c’era anche Amane, lo stesso Amane che Ikki e Stella avevano incontrato qualche giorno prima.

«Ikki…quel cattivo presentimento che avevi… era questo, giusto?»

Il ragazzo infatti si era lamentato di una strana sensazione di disagio e pericolo che non riusciva a spiegare… sensazione che ora era tornata in pieno adesso che Amane lo stava fissando. Stella tossì come per aver compreso anche lei, ma Ikki continuò a riflettere.

Siamo sicuri sia… solo questo?

Quel cattivo presentimento coinvolgeva sicuramente anche questo evento e sarebbe stato quasi un bene se si fosse limitato a questo, ma Ikki non era certo si sarebbe fermato qui. Quel sospetto lo rodeva, lo faceva quasi tremare, e doveva trovare subito nuove risposte.

«Kyomon, Rokuzon, Bunkyoku, Bukyoku… a parte la Hagun perché ci sono tutti rappresentanti di scuole qui? Spiegamelo, Fratello.»

Cercò di coinvolgere colui che tra i nemici era il più vicino a lui.

«Ma che sta succedendo? Non ho mai sentito parlare di Akatsuki, ma…»

«Taci.»

Ouma rispose con uno schiaffo verbale, un tono che non ammetteva repliche.

«Ho tagliato i ponti con i Kurogane. Non rivolgerti a me senza essere formale.»

Ouma non fissava in alcun modo Ikki o Shizuku, suoi fratelli di sangue. Il suo sguardo era fisso su una e una sola persona… Stella, che era accanto a Ikki. La ragazza si sentì addosso quello sguardo tagliente, oppressivo.

Quest’uomo non va giù per il sottile, eh?

Solo a sentire quello sguardo addosso si sentiva la pelle vibrare. Ma tutti e sette erano carichi e severi, dei demoni pieni di ambizione. Tra loro Ouma Kurogane, l’Imperatore del Vento, era chiaramente il più impressionante di tutti. Era colui che emetteva più carisma, più forza, colui che intimidiva più di tutti.

Non c’è dubbio… lui è di sicuro il più forte di tutti.

Stella ne era certa e lo fissava di ritorno con la stessa intensità. Non solo Stella però, ognuno della linea di Ikki ora fissava il nemico di fronte a sé con ritrovata intensità, con sicurezza. Ognuno era ormai pronto al peggio. Nel mezzo di quel silenzio pesante fu Hiraga a continuare, certo che Ouma non avrebbe proferito ulteriore parola.

«Perché lo abbiamo fatto, dite. Chi siamo, dite? Beh, la domanda del fratellino è legittima, quindi lasciatemi spiegare, anche se è tutto molto semplice. Non importa quanti studenti partecipino al festival, la Lega non avrebbe mai accettato una nuova accademia senza averle dato il permesso… ma noi intendiamo farci riconoscere, a tutti i costi. Quindi, ecco perché siamo qui, per farci riconoscere e per partecipare a uno stupido e inutile Festival che deciderà chi è il più forte in Giappone.»

«Ma certo. In altre parole, distruggendo la scuola pensate di poter prendere il suo posto come settima scuola al Festival?»

«Come mi aspettavo da Raikiri, hai capito immediatamente.

Esatto!»

«…ma pensate che basterà questo per farvi entrare?»

«Il comitato organizzatore non è stupido, si limiterà a sospendere il Festival.»

Naturalmente non vi era modo per tale efferatezza di esser lasciata passare: erano successe cose gravissime dal punto di vista legale, ma Hiraga rise di gusto alla giusta obiezione di Touka e Saijou.

«Haha, no, anzi! Vi sbagliate. Tutti noi compariremo al Festival, ne siamo certi. Anche perché il comitato organizzatore e la Lega stessa saranno costretti a riconoscerci e ad ammetterci! Dopo che ci siamo spinti così in là, fino al distruggere un’accademia storica come la Hagun, la Lega non può non accettare la nostra sfida. Sarebbe come correre via impaurita, non trovate? Loro non tollereranno un simile atto e per mantenere alta la fiducia della gente e degli stati amici nei suoi confronti devono rispondere con forza. Dovranno provare che i Blazer che loro hanno cresciuto nelle loro scuole sono più forti di noi. È loro dovere proteggere il monopolio sui Blazer che hanno in Giappone!»

Era vero. Il Seven Stars Sword Art Festival non era solo una festa, o un evento tra studenti. Era una manifestazione di forza della Lega dei Blazer di fronte a tutto il Giappone, di come la sua educazione fosse superiore a quella di chiunque. Era un luogo per far conoscere alla nazione e al mondo intero i frutti migliori dei loro alberi, il tutto per tenere i cittadini sotto la loro influenza, per farli sentire sicuri sotto l’egida della Lega.

E che sarebbe successo se qualcuno avesse abbattuto tale simbolo, se una nuova organizzazione avesse distrutto tale luogo? La fiducia della gente nella Lega sarebbe crollata, mandando allo sfascio tutta l’organizzazione. Quello era lo scopo della grande organizzazione che aveva al suo soldo sia la Akatsuki Academy che la Rebellion, l’organizzazione vera nemica della Lega.

«Quindi, è giunto il momento. Scusatemi tanto, ma vi chiedo cortesemente di… morire qui. Sarete il nostro punto di partenza.»

E in quel momento una forte aura malvagia si alzò dalle sette figure dell’Akatsuki. Un chiaro intento omicida si alzò, chiaro segnale di guerra assieme alla manifestazione di tutti i Device.

«Avete agito da folli e da vigliacchi finora, e pensate davvero che vi lasceremo andare?»

Anche loro estrassero tutte le loro armi, chiara risposta verso la dichiarazione dell’Akatsuki.

«Se volete combattere, siamo pronti!»

«Non aspettavamo altro. Ha ha.»

Non era più il tempo di parlare. Era tempo di combattere!

4.

«Nangou-sensei. La ringrazio molto per esser stato nostro ospite.»

Al campo di addestramento della Kyomon Academy, ora quasi deserto dato che metà studenti erano tornati a casa, il grande maestro Torajirou Nangou stava per lasciare a sua volta la struttura con il preside che lo stava salutando.

«Nessun altro dei nostri insegnanti sarebbe stato all’altezza.»

«Hohoho, non si preoccupi, davvero. Anzi, speravo di poter fronteggiare quel ragazzo almeno una volta. Sono stato contento… e poi, quel ragazzo è davvero forte, no?»

«Davvero?»

Il preside rispose sorpreso all’apprezzamento di Nangou.

«Stavo anche io guardando con attenzione il vostro duello, ma non vi siete scambiati altro che sguardi senza mai neanche sfiorarvi… pensavo che Ikki-kun fosse semplicemente rimasto al suo posto.»

«Hoho. Beh, non posso sorprendermi se un non professionista come lei ha visto questo.»

Al campo di addestramento, infatti, Nangou e Ikki si erano affrontati ben tre volte, ma in nessuna delle tre occasioni uno dei due si era mosso. Entrambi avevano lasciato scadere il tempo limite del duello senza sferrare alcun colpo. Ecco perché il preside era giunto a quella conclusione.

Nangou invece sapeva bene che la verità era ben diversa. Tre match per un totale di sessanta minuti. Fin dall’inizio il Cavaliere Ripetente aveva sempre pronta una contromossa per ogni attacco del Dio della guerra, sia fisicamente che mentalmente. Per uno spadaccino del calibro di Nangou ogni errore significava morte certa: ogni passo falso sarebbe stato immediatamente sfruttato senza alcuna pietà, e Ikki lo sapeva perfettamente. Per quello egli scartò subito ogni approccio troppo aggressivo, cercando varchi nella difesa del nemico.

Il nemico, però, era appunto il Dio della Guerra, Torajirou Nangou, colui che aveva combattuto ai massimi livelli mondiali e l’unico giapponese a vincere il torneo cinese chiamato “War God League”. Ikki non poteva trovare varchi nella sua difesa perché non ne aveva, dunque fu costretto a rimanere in difesa tutto il tempo, sull’attenti. Nonostante un approccio forse eccessivamente cauto, Nangou era felice di aver affrontato Ikki.

Per qualche motivo che non riesco a spiegarmi, non riuscivo a staccare gli occhi da lui.

Esattamente. Perché se Ikki era quasi forzato a stare in difesa, lo stesso valeva anche per Nangou. Il Cavaliere Ripetente per ben sessanta minuti non aveva offerto alcuno spiraglio di offesa a niente meno che al Dio della Guerra che, per quanto egli provasse ad intimidirlo o a metterlo sotto pressione, non trovava alcun varco nella difesa di Ikki. Anzi, Nangou non si poteva permettere di regalare un’apertura al suo avversario con qualche attacco esageratamente aggressivo.

Da chi guardava il match da fuori, sicuramente era stato brutto e anche noioso, ma per Nangou che lo stava vivendo furono sessanta minuti eterni.

Se avessimo usato entrambi le nostre abilità speciali sarebbe stato tutto diverso, ma…

Il viso di Nangou si aprì, svelando un sorriso sincero.

«Se guardiamo solo alla scherma è più forte di Ryouma, mi sa. Che giovanotto interessante.»

«Quel ragazzo è fortunato a ricevere un tale complimento da lei.»

«Ho. Non credo riuscirebbe a battermi però, ver…uhm?» Nangou si fermò improvvisamente.

«Sensei? Qualcosa non va?»

Il preside si fermò anch’egli preoccupato. Nangou si era voltato a guardare un piccolo magazzino sulla strada.

«Cosa c’è lì dentro?»

«Ah, è solo un magazzino. Ci teniamo le varie attrezzature sportive e i materiali per riparare i campi di battaglia.»

«Soltanto quello?»

«Sì, certo.»

La risposta sincera del preside lasciò dubbioso Nangou, che ora si strofinava il mento pensieroso.

«Capisco… e sì che è strano.»

«Perché?»

«Perché c’è una persona là dentro.»

Le parole del maestro sorpresero grandemente il preside che rimase davvero senza parole.

«Eh? Ma… ma come…?»

Nangou non aspettò risposte dal preside e si diresse verso l’ingresso del magazzino: con un breve movimento estrasse il suo device a forma di spada e con un colpo quasi invisibile all’occhio ruppe il lucchetto della porta. 

«Come pensavo.»

«Mmm! Nnn!!»

Scoprì una giovane ragazza rinchiusa lì dentro, legata mani e piedi. Il preside sbiancò nel vedere quella scena… anche perché la conosceva.

«Tu!! Tu… tu sei del club di giornalismo della Hagun!» Esatto, la ragazza era proprio Kagami Kusakabe. «NNN!!!»

«Tranquilla, ora ti libero.»

Nangou in un baleno recise le corde e la ragazza, finalmente libera, si tolse il bavaglio che le copriva la bocca. Prese un grande respiro, finalmente libera.

«Ah… ah! Grazie, grazie infinite! Mi avete salvato la vita!!»

«Che è successo?»

Il preside chiese immediatamente spiegazioni: una ragazza di un’altra scuola chiusa in una struttura di sua competenza poteva essere un grave problema. Ma Kagami scosse la testa.

«Ah…ve lo dirò tra poco. Per favore, fatemi solo fare una telefonata immediatamente! È importantissimo!»

Aveva scoperto la verità, una verità terribile. Doveva avvisare i suoi amici che erano in pericolo! Kagami prese in fretta il suo datapad.

Non c’è segnale??

Kagami provò a chiamarli subito, ma né Ikki, né Stella, né Shizuku risposero. Non era un buon segno. E subito le giunse in mente la terribile immagine dei suoi amici tutti stesi a terra, inermi, ai piedi di Arisuin. Se qualcuno forte come lui era al soldo del nemico, tale situazione non era così assurda.

«Uh!»

Presto, bisognava fare presto! Ogni secondo era fondamentale, ogni attimo poteva fare la differenza tra la vita e la morte. La ragazza, in preda all’ansia, digitò in fretta un codice speciale sul suo datapad, quello per le emergenze: in quel modo si poteva mandare comunque un messaggio vocale a tutti gli studenti. come se il datapad fosse una ricetrasmittente. Kagami alzò il volume al massimo e urlò con tutta la sua forza nel dispositivo:

«SENPAI! FATE ATTENZIONE! ALICE-CHAN È UNA

SPIA DEL NEMICO!!!»

5.

Il messaggio di Kagami echeggiò con forza in tutti i datapad degli studenti: ogni orecchio della Hagun l’aveva ascoltata… solo un momento troppo tardi.

Il messaggio di Kagami arrivò nel fatal momento in cui lo schieramento di Ikki e dell’Akatsuki si scontrarono, e nel momento in cui lo stesso Arisuin si mosse. Era alle spalle dei suoi amici che ora stavano fronteggiando i nemici dell’Akatsuki. Materializzò varie copie del suo pugnale, Darkness Hermit, e li dispose come un ventaglio di lame nella sua mano. 

Arisuin stava attendendo esattamente quel momento. Era lì solo per quel momento. La sua abilità infatti era quella di manipolare le ombre: la sua Noble Art, Shadow Bind, era capace di bloccare completamente i movimenti di ogni persona letteralmente inchiodando la sua ombra a terra. Era sufficiente pugnalare l’ombra, e una volta che il pugnale era arrivato a destinazione, non c’era modo o forza di liberarsi. Nemmeno qualcuno forte come Stella sarebbe stata in grado di liberarsi.

Tale abilità in un attacco a sorpresa era fondamentale per il successo. Ottenere la chance di tale attacco era altrettanto fondamentale e dunque ogni sua azione era fatta in vista di questo momento. Entrare nell’accademia, farsi tutti amici, guadagnare la fiducia di tutti… ognuna di quelle cose era fatta solo per ottenere questa chance. Per garantirsi un attacco a sorpresa che avrebbe fatto sicuramente vincere i suoi.

Quello era il piano dell’Akatsuki fin dall’inizio, e tale piano era stato finora portato a compimento senza il minimo errore. Arisuin aveva fatto alla perfezione la sua parte e ora vedeva solo le schiene dei suoi amici voltati verso il nemico. Nessuno di loro poteva sospettare nemmeno lontanamente di lui.

Quello fu il loro unico, e più grave, errore. Il grido di Kagami era arrivato un secondo troppo tardi.

«Shadow Bind.»

Senza pietà o compassione, i pugnali volarono nell’aria diretti verso i loro obiettivi, verso le ombre a cui Arisuin aveva mirato.

E fu così che tutti i membri dell’Akatsuki rimasero bloccati.

6.

Dieci minuti prima… 

«Accademia Akatsuki. Questo è il nome di chi ha attaccato la Hagun.»

Solo la fredda voce di Nagi Arisuin ora spiccava nel piccolo bus pieno di persone impaurite. Un attimo prima, Darkness Hermit era stato conficcato nelle ombre di ciascun altro passeggero.

«Eh?? Alice?»

«Che significa tutto questo?»

Tutti erano molto preoccupati, soprattutto dopo aver capito che erano incapaci di muoversi. Nel mentre, Arisuin continuò.

«Vi racconterò tutto per bene, quindi state tranquilli ed ascoltatemi.»

E raccontò veramente tutto. Partendo dalla sua vera natura, assoldato come assassino dalla Rebellion, dal loro piano e di come volevano gettare il caos al Seven Stars Sword Art Festival. Di come per compiere tale piano lui e altri potenti personaggi della malavita fossero stati infiltrati nelle scuole. Infine, tutta la strategia che avevano preparato per cogliere Ikki e gli altri di sorpresa.

«In altre parole, il mio ruolo è quello di rendervi inermi e colpirvi alle spalle non appena arriveremo alla Hagun. Se questo accade, non vi saranno più ostacoli per realizzare il nostro piano. Per questo sono giunto alla Hagun e per questo mi sono infiltrato tra di voi.»

«Per questo ci hai ingannato per tutto questo tempo??»

«Se è uno scherzo, sappi che è davvero di pessimo gusto.»

Stella e Ikki risposerò così, confusi, a tutto questo inaspettato cambio di eventi. Arisuin però scosse il capo.

«Non è assolutamente uno scherzo. È tutto vero.»

Lo disse chiaramente e quelle parole cancellarono l’ultimo dubbio dai volti di tutti. 

«Non capisco.»

Shizuku, probabilmente la persona più vicina ad Arisuin tra tutti, interruppe la questione con un tono incredibilmente calmo, piatto come uno specchio d’acqua in un giorno tranquillo di sole.

«Perché ci stai dicendo tutto questo? Non sarà più un attacco a sorpresa ora che sappiamo tutto.»

La domanda di Shizuku era perfettamente logica. Dato che il piano era basato tutto su un attacco a sorpresa, il tempismo sarebbe stato l’arma vincente di Arisuin. Shizuku dunque non riusciva a capire il perché di questo dietrofront, e Arisuin le sussurrò letteralmente il motivo… che aveva deciso col cuore.

«Esattamente. Io ho intenzione di mandare il loro piano all’aria.»

Il tono di chi non ammette repliche, di chi è sicuro di ciò che sta dicendo. Quelle erano senza dubbio le vere intenzioni di Arisuin. Avrebbe veramente fatto di tutto per mandare in fumo il progetto dell’Akatsuki.

«Ma perché? Ti sei infiltrato nell’accademia e ti sei avvicinato a Shizuku solo per quel piano! Perché??»

«…esatto, quello era il piano all’inizio.»

Il sorriso contrito di Arisuin seguì alla domanda di Ikki.  «Sapete, nonostante tutto, non sono riuscito a non affezionarmi a Shizuku.»

Mentre osservava la giovane ragazza dai capelli d’argento, tutto tornò alla mente di Arisuin.  Una famiglia devastata. Relazioni familiari terribili. Assurdità dopo assurdità. E nonostante tutto, nonostante il dolore e le ferite…anche se non poteva essere la persona più vicina a suo fratello, questa ragazza avrebbe sempre amato il fratello. Agli occhi di Arisuin, che conosceva fin troppo bene questo tipo di amore, il modo di fare di Shizuku fu impossibile da resistere. Lei era nobile, splendente più del sole. E proprio questo aveva fatto riflettere molto attentamente Arisuin recentemente.

I forti prendono, i deboli perdono. 

Queste erano le parole di Wallenstein, parole che gli erano sempre rimaste impresse. Ma lui non avrebbe mai voluto prendere qualcosa da questa ragazza.  Se lo avesse fatto, non sarebbe stato meno di quei criminali che gli portarono via tutto.

«Se mi chiedete il perché, è tutto qui. Non voglio rovinare il sogno, i desideri di Shizuku e della persona che le è cara. Non voglio più rovinare nessuno… per questo, voglio cooperare con voi. Tutto per proteggere il luogo dove i vostri sogni si possono avverare, il Seven Stars Sword Art Festival.»

«Cooperare?»

«Esatto. Quelli della Akatsuki sono tutti molto forti e se li fronteggiamo in modo diretto potremmo perdere. Per questo, avremmo migliori chance con un attacco a sorpresa.»

Un doppio tradimento. Nessun combattente, per quanto esperto, per quanto scaltro, avrebbe mai potuto pensare una cosa del genere. Era una loro spia che essi stessi avevano mandato all’accademia, non c’era possibilità alcuna che qualcuno potesse comprendere il piano. Piano che era esattamente come quello dell’Akatsuki stessa, in confronto. Per questo Arisuin aveva agito come un membro dell’organizzazione senza pietà e senza rimorso, in modo da creare la perfetta chance.

«Se la Hagun riuscisse a capovolgere la situazione oggi, il piano della Akatsuki finirebbe sicuramente a monte. Non sarebbero più in grado di poter comparire al Festival, né potrebbero scappare… quindi, vi prego, vi scongiuro. Aiutatemi. Lavoriamo insieme e sconfiggiamo insieme il piano della Akatsuki.»

Arisuin quindi si inchinò formalmente di fronte a loro, a completare la richiesta di aiuto. Stava facendo tutto quello per l’affetto che provava per Shizuku e le persone che lei amava. Fare soltanto cose buone non avrebbe mai cambiato granché, lui rimaneva sempre un assassino, e soprattutto questo tradimento non sarebbe mai stato dimenticato. Shizuku non l’avrebbe più chiamato “fratellone” come una volta, esattamente come i bambini non lo fecero più dopo quel giorno… ma non importava. Non importava più se non avrebbe fatto più parte della vita di Shizuku, contava solo che lei fosse al sicuro. Quello era il solo, grande, unico motivo di tutte le azioni di Arisuin.

«A… anche se ci dici tutto questo, come faccio a crederti! I Rebellion sono dei terroristi!!»

«È vero! Hai ammesso tu stesso di essere un assassino, come possiamo fidarci di una persona che ci ha bloccati finora?»

Non c’era modo di vedere però quelle reali intenzioni. Soprattutto le Gemelle Hagure, che erano le persone che meno conoscevano Arisuin, si sentivano in pericolo e non le si poteva biasimare. Stavano guardando Arisuin come se stessero guardando un criminale, un assassino appunto… una reazione perfettamente plausibile. D’altronde, la loro fiducia era stata tradita. Poi c’erano altri sentimenti: paura, terrore, preoccupazione. Tutte emozioni forti e di pura repulsione verso di lui, tutto perfettamente normale. Non sareste anche voi terrorizzati nello scoprire che il vostro vicino di casa ha ucciso almeno una dozzina di persone ed è ancora a piede libero? Tutti i loro ricordi con lui erano ormai improvvisamente diventati una cosa di cui vergognarsi. Anche se le vittime di Arisuin erano tutti criminali come lui, un assassino resta un assassino. 

«Hagure-senpai ha perfettamente ragione. Sono assolutamente certo che il tuo dubbio sia lecito, non deve essere piacevole scoprire di esser stata a fianco di un assassino per tutto questo tempo. Quindi, appena tutto questo sarà finito, prometto di sparire dalle vostre vite per sempre. Se dovessi venire ferito in questa battaglia non sarò sorpreso se mi lascerete indietro, però vi chiedo solo… solo… di credermi per un’ora. Un’ora soltanto e niente più.»

Fece un nuovo inchino, realizzando che stava ancora chiedendo molto. Stava chiedendo alle persone che aveva appena tradito di fidarsi di nuovo di lui. E lo sapeva benissimo, sapeva di non poter fare altro che implorarli: non c’era modo di fargli capire realmente che era sincero, non dopo tutto questo. Poteva solo dire la verità, come stava facendo, e sperare che gli credessero. Fu Touka ora a prendere la parola.

«Ho un dubbio. Chi è l’organizzazione dietro l’Akatsuki… e dietro i Rebellion? Chi vi sponsorizza?»

«Non… non posso risponderti.»

«Perché?»

«…non è un nemico che possiamo affrontare, ora. Dirti chi è sarebbe solo una distrazione, per cui per ora preferisco non rivelarlo.»

«Quindi ancora ci tieni nascoste delle cose??»

«Davvero non possiamo fidarci i te!»

Touka però fermò con uno sguardo la protesta delle gemelle. «…e se non volessimo crederti, che farai?»

«Prenderò il volante dell’autobus, faremo inversione e ci allontaneremo il più possibile dall’accademia.»

Anche quella era la verità, l’unico piano alternativo che Arisuin avesse se la situazione si fosse messa davvero male.

«Non posso in alcun modo impedirvi di andare avanti fisicamente, né posso battervi tutti contemporaneamente. Questo di tenervi bloccati quando non potevate reagire era per me l’unico modo per farvi ascoltare tutto quello che vi dovevo dire.» «Capisco.»

Touka, da veterana, stava già traendo le sue conclusioni nonostante gli eventi inaspettati. «Che facciamo, Kurogane-kun?» Lasciò la decisione finale a Ikki.

«Scappare o combattere, credergli o meno…dobbiamo comunque decidere e decidere in fretta. Non abbiamo tempo. Tu sei il capitano della squadra e credo tu sia anche colui che è più qualificato al momento per prendere la giusta decisione.»

Ikki, per tutta risposta, si chiuse in silenzio e riflettè. Non poteva fidarsi completamente di Arisuin, ma era anche vero che lui non stava di certo facendo un favore al nemico svelando tutta la loro strategia anzitempo. Poi alzò lo sguardo, incrociò quello della sorella e rispose.

«Per ora ci fideremo di Alice.»

7.

Il risultato fu evidente, con il piano di Alice che funzionò alla perfezione. Ogni membro della Akatsuki Academy rimase inchiodato a terra nel preciso momento in cui i due schieramenti collidero, rimanendo completamente indifeso.

«AAAAAAAAAAAAH!»

E ognuno di loro cadde di fronte alle lame abili e libere dei membri della Hagun Academy. Essendo completamente indifesi erano incapaci di parare o schivare e dunque ognuno di loro venne annichilito con un sol colpo da ogni attaccante: non vi era via di scampo per loro.

Grazie al cielo…ora, prossimo piano.

I sogni di Shizuku, della sua dolce sorellina, erano stati davvero protetti. Il loro amato festival era ancora salvo: Arisuin e tutti gli altri sorrisero, felici.

[Meno male… non so cosa sarebbe successo se tu ci avessi attaccato alle spalle.]

Ognuno degli studenti fece un grosso sospiro di sollievo, con la tensione che finalmente poteva liberarli. Sentivano un immenso peso sulle loro armi, tutti preoccupati per la loro scuola e con un grosso carico di responsabilità su di essi. 

Solo uno di loro non era ancora contento. Naturalmente, Ikki era l’unico che stava ancora contrito, intento a fissare il corpo svenuto di suo fratello che giaceva a terra di fronte a lui. Lui stesso era stato colui che aveva abbattuto niente meno che Ouma Kurogane, l’imperatore del Vento.

Impossibile.

Ikki sentì improvvisamente un brivido corrergli lungo la schiena. Sentì come un senso di nausea addirittura, il peso di qualcosa di grosso che non andava.

Siamo sicuri che…

Eppure, da qualunque parte lo vedesse, quello era senza dubbio suo fratello maggiore Ouma. Sia nel comportamento, nella voce, nell’aura, nella presenza, nell’aspetto esteriore… era senza dubbio lui. Anche quando Intetsu lo colpì era certo di averlo abbattuto. Eppure, per quanto fosse veramente reale… era certo che fosse impossibile. Possibile che suo fratello, l’Imperatore del vento Ouma Kurogane, cadesse ai suoi piedi così come niente? Quel momento gli fece ricordare una sensazione strana e tremenda che aveva provato qualche giorno prima. Tornando indietro ancora a quando era al campo di addestramento, tra le montagne…

[Aspetta! Fermo! Non puoi farlo, noo!!]

Quel giorno, in quella cittadina tra le montagne il giovane ragazzo protagonista di quel grido di aiuto si era aggrappato al corpo dell’aggressore più velocemente di un Ikki allenato e pronto a scattare. Il ragazzo disse che era la sua abilità di Blazer che glielo aveva permesso. Esaminando per bene la dinamica e contando anche il corpo fragile e piccolo del ragazzo, non vi era altra soluzione logica che fosse riuscito ad anticipare l’aggressore solo perché si fosse mosso prima dell’aggressore stesso. Altrimenti Ikki sarebbe sicuramente arrivato prima di lui. Restavano solo due opzioni plausibili per definire quell’abilità. La prima era una vista a raggi X. Se il ragazzo avesse visto con quell’abilità la lama nella tasca del nemico prima ancora che la estraesse, era logico che avesse già calcolato un piano e si fosse mosso di conseguenza.

Però, Ikki ricordò che Kagami disse, parlando di lui, che questo ragazzo aveva uno dei rari poteri di manipolazione di causa ed effetto: solo per quello era stato scelto per il Seven Stars Sword Art Festival. Una semplice vista a raggi X non era di certo un potere che manipolasse gli eventi o qualcosa di simile, quindi era da scartare… lasciando solo la seconda opzione.

L’abilità di prevedere il futuro.

Realizzando quella possibilità, Ikki fu certo di aver fatto centro. In un istante si voltò e urlò con tutto sé stesso.

«ATTENTO, ALICE! È UNA TRAPPOLA!!»

Ma ancora una volta, fu un secondo troppo tardi.

«Eh…?»

Più veloci delle parole di Ikki o del voltarsi di Arisuin, varie spade si conficcarono nel corpo di Alice da dietro.

«Ah…»

«Ali…ce…?»

Alice cadde per terra con un tonfo: dieci spade argentate lo avevano trapassato. Tutti quanti rimasero senza parole, sconvolti dall’evento.

«Oh, che peccato. Se solo lo avessi capito un attimo, soltanto un attimo prima…»

Quella voce gioiosa stonava immensamente nella situazione.

«Ma hai capito la mia abilità dopo averla vista in azione solo una volta… incredibile! Davvero incredibile! I miei complimenti. D’altronde, non mi aspettavo nulla di meno da Ikkikun.»

La voce gioiosa risuonava da dietro Arisuin. In piedi c’era un ragazzo che reggeva varie spade d’argento nelle mani.

Amane Shinomiya.

8.

Il corpo di Alice stramazzò a terra, colpito da una decina di spade: fortunatamente erano armi in modalità illusoria, dunque Alice svenne soltanto. Shizuku però, a quella vista, scattò immediatamente in avanti.

«Alice!»

Cercò di correre verso di lui, ma…

«Shizuku, aspetta! Attenta!!»

L’avvertimento di Ikki arrivò in tempo questa volta. Difatti, poco di fronte a Shizuku si formò improvvisamente un piccolo vortice d’aria.

Questo è…!

Shizuku riconobbe immediatamente l’attacco e si coprì la testa, per poi essere colpita da… qualcosa. La ragazza venne respinta all’indietro, come se fosse stata una palla ed avesse rimbalzato contro qualcosa. Era come se qualcosa di invisibile l’avesse spinta via… ed era proprio così.

«Ma…!»

Tutti gli studenti della Hagun rimasero nuovamente sorpresi, e non a torto. Da quel vortice d’aria infatti uscirono i sette studenti della Akatsuki, completamente illesi. Eppure, erano per terra, ai loro piedi, sconfitti!!

«Ma…ma che significa??»

«Copie delle stesse persone?? Impossibile! Ma noi allora chi abbiamo sconfitto??»

Renren e Sanjou guardarono allora per terra di fronte a loro dove di nuovo i corpi dei nemici erano presenti. Solo ora però videro che quelli per terra erano dei semplici manichini fatti di legno.

«Ma…che cosa…??»

«Trick Art. La mia arte è più vera del vero.»

Fu una delle ragazze della Akatsuki a dire quella frase. Era la donna vestita solo con un grembiule, anch’ella assoldata dai Rebellion. Si chiamava Sara Bloodlily, la “Bloody Da Vinci”.

«In altre parole, quelli che voi pensavate fossimo noi erano semplici bambole di legno che io ho reso vere con la mia Noble Art.  I veri noi erano nascosti qui, con Ouma-kun che stava manipolando il vento in modo che non riusciste a vederci, finché non vi sareste accorti di quel che stava succedendo.»

«Avevate capito il piano di Alice sin dall’inizio?»

«Beh, sì. Sapete, abbiamo un eccellente profeta tra di noi… anche se non credevamo comunque ci sarebbe stato un traditore tra di noi.»

Il clown rise di gusto, come se avesse appena pensato a una nuova battuta, e disse.

«Alla fine, Amane-san aveva veramente ragione. Sono certo che Wallenstein-sensei sarà triste di questo sviluppo, nonostante gli avesse concesso una nuova chance.»

Hiraga sollevò il corpo di Alice da terra.

«Bene, lascio a voialtri il compito di finire qui. Gli ordini del nostro sponsor erano solo quelli di fare qualcosa di così clamoroso che fosse impossibile da coprire… che costringesse il mondo a sapere chi siamo. Per quanto mi riguarda, ho l’ordine di riportare questo traditore dal sensei, quindi…»

Saltò qualche metro più in là senza finire la frase, con un’agilità impressionante. Portando lo svenuto Arisuin con sé.

Naturalmente, Ikki non lo avrebbe mai permesso.

«Fermati!»

Con uno scatto balzò immediatamente verso il clown. Era veloce abbastanza per prenderlo… o almeno, avrebbe dovuto. La corsa di Ikki venne arrestata dalla spada di Ouma Kurogane, l’imperatore del vento.

«Fratello…!»

«Muori.»

Ouma, senza esitazione alcuna, fece partire un colpo netto con la sua spada Ryuuzume. Ikki si convinse in un istante che quello era un colpo mortale: se non si fosse fermato subito e si fosse protetto con Intetsu sarebbe stato tagliato di netto in due!

«Uh!»

Ma nel momento in cui Ikki stava per parare…

«Haaaa!»

Una spada dorata gli si parò davanti!

«Stella!!»

Urlò il nome della sua amata che si era messa a sua protezione, parando il colpo di Ouma. Mentre lei stava difendendo il colpo, disse a Ikki.

«Ikki! Shizuku è già andata a prendere Alice!»

Al sentirlo, Ikki guardò là dove doveva esserci Shizuku…e non c’era già più nessuno. Si voltò in avanti e la vide di sfuggita correre appresso a Hiraga alla massima velocità.

«L’hanno lasciata andare avanti! Devono esserci sicuramente delle trappole se lo hanno fatto! Vai e aiutala!!»

Alle parole di Stella, Ikki esitò. Era davvero giusto lasciare qui i suoi compagni? Però, era certo anche che Stella non fosse sola. Con lei c’era tutto il consiglio studentesco, con nientemeno che Touka. Era più saggio effettivamente andare ad aiutare chi era da solo.

«Ho capito! Vi affido la situazione qui!»

«Contaci. Se non hanno il potere di Alice dalla loro parte riusciremo a battere questi tizi!»

Le parole piene di fiducia di Stella convinsero Ikki che scattò verso Shizuku, ora lontana. Stella ora fissava con orgoglio la schiena di colui che è sia il suo più grande rivale che il suo vero amore. Ma adesso, il suo nemico era qui, davanti a lei.

«Ho sentito il tuo sporco sguardo addosso per tutto questo tempo. Vuoi combattere, eh?»

Se anche quello era un pupazzo che copiava la vera forma di Ouma, quello sguardo continuava a non mentire. Era ben intenzionato a combattere!

«E sia! Accetto la tua sfida, Imperatore del Vento!»

La Principessa Scarlatta non aveva alcuna ragione di declinare la sfida, perché il suo avversario era di livello A come lei. Certa della sua intenzione, spinse il suo nemico indietro con tutta la forza che aveva. Ouma venne respinto di circa una trentina di metri e lei iniziò a preparare la sua tecnica più forte: era quella che concentrava tutta la sua forza nella sua arma, creando una spada gigante animata da fiamme e calore infernale.

Non ho idea di cosa sia in grado di fare, ma sono certa che non è affatto come tutti gli altri!

E quindi decise di usare il massimo della sua forza fin da subito. Non c’era tempo e c’erano altri sei nemici attorno a lei. Se fosse stato un duello normale avrebbe cercato di capire cosa nascondesse il suo avversario, ma non c’era modo di farlo ora.

Stella quindi passò subito all’artiglieria pesante. 

«…umpf.»

Ouma si rivolse a Stella, che stava letteralmente scaldando l’atmosfera, con disprezzo.

«È tutto qui quello che sai fare?»

Mostrò poi un sorriso tremendo e crudele, per poi attivare la sua Noble Art più forte. Per cominciare assunse la stessa posizione di Stella. Sollevando la sua grossa spada con entrambe le mani gli infuse tutta la sua energia magica: il potere di Ouma Kurogane, come dice il suo soprannome “Imperatore del vento” era quello di controllare a proprio piacimento i venti.

La tempesta di vento che si scatenò da Ryuuzume diventò in fretta un vero e proprio ciclone che circondò tutta la zona… mangiando letteralmente ogni cosa. Dalle fiamme, al calore, alle scintille, tutto venne inghiottito da quel ciclone. Stella riusciva a mantenere il suo potere ora solo nella sua zona, con Ouma che aveva creato una spada gigante fatta di puro vento.

«Kusanagi.»

Una spada di luce e fiamme contro una spada fatta di lame di vento. Entrambe le lame erano alte più di cinquanta metri, forti ben oltre ogni immaginazione. Tra i due attaccanti c’erano poco più di trenta metri, quindi le lame si sarebbero sicuramente incrociate presto… restava solo da sapere quando sarebbe successo. E in un istante avvenne: le due smisurate lame magiche si scontrarono con un vortice di scintille, luce, calore e vento, in una tempesta di fiamme pazzesca che rischiava di distruggere tutto quello che toccasse.

«Eeeeek!»

Al vedere lo spaventoso duello le due gemelle Hagure urlarono dal terrore: anzi, non solo loro. Chiunque, amico o nemico, si trovasse in quelle zone, fu costretto a proteggersi usando al meglio la propria magia per non finire letteralmente spazzato via o bruciato vivo. Chiunque non fosse stato sufficientemente forte o concentrato per restare attento in quel duello sarebbe stato sicuramente ucciso, chi per le fiamme o chi per il vento a folle velocità. Tutti in quel momento pensavano solo a difendersi con le unghie e con i denti, spettatori di un duello che era ben oltre la portata dell’umano. Di lì a poco però l’equilibrio iniziò a rompersi. Una delle due spade infatti iniziò a cedere. Era quella della Principessa Scarlatta.

I…impossibile!!

Stella iniziò a sentire dei rumori di crepe e una fortissima pressione sulle sue mani e polsi che reggevano la sua arma. Si sentiva sprofondare i piedi nel suolo, con l’asfalto che stava gradualmente finendo in pezzi. 

Stella, al vedere tutto ciò, rimase stupefatta.

Sto… perdendo sulla mera forza?? Io??

Era la prima volta. Il solo motivo per cui aveva usato Katharterio Salamander, la sua tecnica più forte, era perché era certa che lo avrebbe distrutto in un colpo solo. E la sua era una sensazione perfettamente normale: non c’era mai stato alcun avversario che avesse respinto o anche solo resistito a quella tecnica, la tecnica di cui la Principessa Scarlatta era orgogliosa. Ma ora non aveva alcuna esperienza di questa situazione…e se non aveva esperienza, non aveva nemmeno la conoscenza per trovare una soluzione per uscirne.

Che… faccio?

Lentamente, lentamente, la croce fatta dallo scontro delle due lame magiche si abbassò sempre più, con la lama di vento che stava letteralmente scavando nella lama di fuoco, come un trapano nella pietra. Finché alla fine la spada di fuoco di Katharterio Salamander venne tagliata in due. La lama di vento di Kusanagi iniziò a precipitarsi verso la testa di Stella.

Oh… no…

Stella, nell’istante in cui vide la sua lama rompersi di fronte ai suoi occhi, sentì solo superficialmente la pressione esagerata della spada gigante che stava per colpirla… e non poté schivarla. Nello stesso momento, nessun’altra persona poteva aiutarla, dato che chiunque era intento a proteggersi dalle fiamme e dal vento come meglio poteva. Stella non avrebbe mai schivato in tempo quel colpo. La sua sconfitta era segnata. Se non fosse per l’unica persona che potesse davvero fare qualcosa in quel momento. Touka Toudou.

«Stella-san!!»

Un istante prima che Kusanagi colpisse Stella, Touka usò il suo passo veloce “Shippu Jinrai” per scivolare a lato di Stella e spostarla fisicamente lontano dalla traiettoria della lama magica giusto pochissimo prima che l’arma colpisse il suolo.

Nel momento dell’impatto di Kusanagi a terra, la lama di vento fece un disastro, facendo letteralmente scoppiare e disintegrare tutto quello che si trovò sulla sua strada. Mentre si aggrappava, senza nemmeno sapere come, a Touka, Stella vide con i suoi occhi la distruzione che portò quel folle attacco. La lama lasciò un solco profondissimo nella terra, e tagliò letteralmente in due la strada, il resto dell’edificio scolastico dell’accademia Hagun e un’arena di allenamento. Un solco quasi senza senso rimase di fronte a lei, come se un gigante avesse scavato la terra con un dito. Se Stella si fosse trovata sulla traiettoria, di sicuro non sarebbe rimasto nulla di lei.

O… oddio… se solo Touka-san non mi avesse salvata, io…

«Grazie…Touka…mi hai salvato la vita…Touka…??»

La voce della principessa si fermò improvvisamente. Il motivo era semplice: la mano destra di Touka che stava reggendo Stella, stava anche mandando dell’elettricità verso il cranio della ragazza.

«Pe… perché…?»

«Scusami, Stella-san. Ma in queste condizioni non puoi affrontare Ouma-san. Anzi, non saresti nemmeno in grado di stare in piedi ora, quindi non puoi pensare di vincere.»

«…ah…»

Stella svenne di lì a poco, con la risposta sulle labbra che non riuscì mai a dire. Fu Touka a farla svenire agendo su una parte del suo cervelletto. 

«Kikyou-san! Botan-san!»

«Eh?»

«Sì?»

Touka, che ora si stava rivolgendo alle gemelle Hagure, lanciò loro il corpo svenuto della principessa con tutta la forza che aveva. Le gemelle rimasero sorprese dall’evento, ma non dimenticate che anche loro erano forti abbastanza da essere degne rappresentanti della scuola al Festival. Nonostante la sorpresa riuscirono ad afferrare il corpo della principessa senza problemi. 

«Portatela via, ora! E anche voi, andate via da qui con lei! Voi tre siete rappresentanti della Scuola al festival, non possiamo assolutamente permettere che vi capiti qualcosa!!»

Touka restava calma e lucida, anche in questa situazione di emergenza assoluta.

Sconfiggere subito quelli della Akatsuki era un’idea giusta, Stella-san, ma a questo punto non dobbiamo pensare a questo.

Dobbiamo limitare i danni.

La situazione infatti era cambiata drasticamente dopo il fallimento dell’attacco a sorpresa di Arisuin: tenendo conto della differenza di abilità combattiva già sarebbe stato uno scontro molto difficile, ma ora con Stella e le gemelle Hagure non al top della forma era uno scontro impossibile da vincere, per disparità di numero e di forze in campo. Se ci fosse stato ora lo scontro, la Akatsuki avrebbe davvero preso il posto della Hagun come settima scuola al Festival, e questo era lo scenario da evitare a tutti i costi.

Adesso quello che dobbiamo fare è proteggere i rappresentanti della scuola!

Touka, veterana delle battaglie e delle situazioni critiche con i terroristi anche nel “mondo reale”, valutò subito la migliore strategia e la impose immediatamente alle sorelle.

«S…sì!!»

Risposero immediatamente, rafforzate dall’autorità nella voce di Touka. Kikyou, la più forte delle due, si mise Stella sulle spalle e immediatamente corsero via dal campo di battaglia.

«Pensate forse di poter scappare??»

La voce di Ouma riverberò nel campo di battaglia e due studenti della Akatsuki volarono subito all’inseguimento delle due fuggitive. Erano la ragazza vestita elegantemente che cavalcava il leone nero gigante, Rinna Kazamatsuri, la “Beast Tamer” e la “Unturning” Yui Tatara. 

Scattarono immediatamente verso di loro.

«Crescendo Axe!»

«Mach Grid!»

Runners’ High e Destroyer si intromisero altrettanto immediatamente nella traiettoria.

«E voi, pensate forse di poterle inseguire?»

Touka ora disse così a Ouma mentre sguainava Narukami di fronte a lui. Assieme a lei, tutto il resto del consiglio studentesco la seguì, puntando tutti le proprie armi contro i nemici.

«Volete sacrificarvi solo per lasciare scappare i rappresentanti? Che decisione nobile e saggia. Ma sappiate che rallenterà solo l’inevitabile.»

Alle parole minacciose di Ouma gli studenti della Akatsuki si fecero più vicini. Ci sarebbe stato presto un secondo scontro e questa volta nessun pupazzo di legno sarebbe stato coinvolto. Sarebbe stato un duello mortale. Nell’atmosfera che si faceva sempre più tesa, Touka chiamò la ragazza accanto a lei.

«…Kana-chan.»

Kanata Toutokubara. L’unica rappresentante della scuola al Festival rimasta lì, e l’unica appartenente al consiglio studentesco della Hagun. Touka le intimò di andarsene.

«Non me ne andrò. Resterò con te fino alla fine, Toukachan.»

Il breve gioco di sguardi tra le due fu ben chiaro, e Kanata si voltò poi a fissare solo ed esclusivamente i loro nemici.

«…e sia.»

Touka sapeva bene che era uno sguardo che non ammetteva repliche. Si conoscevano fin da bambine, quindi non disse altre parole inutili.

«Quello che avete fatto oggi è un affronto all’onore del consiglio studentesco dell’Accademia Hagun! Non tollereremo questo affronto! Vi restituiremo il doppio di quello che ci avete fatto!»

E la sfida tra i due schieramenti ripartì.

9.

«Haa…ha…»

Shizuku era molto che correva ormai, inseguendo i nemici lungo la strada deserta che veniva dall’accademia. La ragazza si fermò un attimo, dolorante al fianco, appena superato il quartiere commerciale.

Sono… davvero fuori allenamento, eh?

Infastidita dalla sua debolezza, guardò con disappunto la distanza che ancora la separava da Hiraga e Arisuin. Era già fuori dal suo campo visivo, e non aveva certezze se stesse ancora andando a piedi: per quello che ne sapeva, poteva anche esser già fuggito a bordo di un’auto.

Ma non mi è ancora sfuggito del tutto.

Infatti, Shizuku, al momento del rapimento di Arisuin, lanciò una fune magica invisibile fatta di acqua al polso del ragazzo: quella fune poteva superare ogni sostanza materiale e se Shizuku l’avesse tirata avrebbe sempre saputo dove fosse Arisuin in ogni momento. Adesso però l’inseguimento a piedi per lei era diventato impossibile. 

«Mi scusi!»

Richiamò l’attenzione di un motociclista che stava fermo al semaforo rosso lì vicino.

«Sono una studentessa della Hagun Academy. Vorrei chiederle in prestito la sua moto, è un’emergenza!»

«Eh? Ma che dici, piccolina? Non farmi ridere. Perché dovrei?»

Shizuku puntò Yoishigure alla gola del malcapitato.

«È un’emergenza, ripeto. La supplico.»

«Va bene, va bene!! Vai!»

L’uomo saltò immediatamente giù dalla moto e fuggì impaurito. Shizuku si sentiva a disagio a fare una richiesta del genere ma al momento non aveva scelte. Si tranquillizzò poi pensando che poi attraverso la scuola sarebbe riuscita a risalire al proprietario e a restituirla. Salì quindi in sella ma… si rese conto che aveva fatto un grave errore di valutazione.

Non… non arrivo ai pedali!

«…e chi si aspettava una trappola del genere.»

«Ma che stai facendo, Shizuku?»

Improvvisamente, una voce la richiamò da dietro.

«Onii-san.»

Ikki, anche lui senza fiato per l’inseguimento, era ora lì davanti a lei: la sorella spiegò tutto al fratello.

«La distanza tra me e Alice è cresciuta troppo, probabilmente sta fuggendo a bordo di un veicolo. Quindi mi sono procurata una moto, ma come vedi c’è un grave difetto strutturale in essa. Anche se è una moto fatta in Giappone, non rispetta gli standard di conformità.»

«Io non credo proprio sia colpa del costruttore.»

Ikki scherzosamente prese in giro l’ingenuità della sorella, ma poi tornò subito serio nel valutare la situazione. Adesso doveva riportare Shizuku alla realtà di tutta la situazione e di tutti i fatti che riguardavano anche questo inseguimento.

«…Shizuku. Anche se sanno che stiamo inseguendo Alice, Ouma e gli altri non ci stanno inseguendo. Se non lo fanno è perché sanno che non è necessario. Probabilmente perché dove stiamo andando c’è un loro alleato di cui si fidano e che potrebbe essere più forte di noi. Lo capisci questo?»

«Sì.»

«Alice ci ha imbrogliato.  Potrebbe essere anche che stiamo per cadere dritti in una trappola. Sei conscia anche di questa possibilità?»

«Sì.»

«E anche se Alice ha davvero tagliato i ponti con la Akatsuki in modo da salvarci, ha espressamente chiesto di non aiutarlo se fosse in difficoltà, questo per tenerci al sicuro… e per tenere al sicuro soprattutto te. Sai anche questo?»

«Sì.»

Shizuku confermò senza paura per tre volte tutte le obiezioni di Ikki. Lui era venuto per fermarla, o almeno per metterla in guardia: in fondo, era pur sempre il suo adorato fratello. 

«Fratello mio, sei venuto fin qui solo per chiedermi questo?»

Per Shizuku erano tre domande dalla risposta ovvia. Era già risoluta nel suo piano e non nascose minimamente le sue intenzioni, fissando con sicurezza il fratello.

«Alice è la prima persona a cui tengo oltre a te, fratello mio. Lui è un mio prezioso amico, e ora quel mio prezioso amico è finito nelle mani del nemico. Salvarlo è la mia priorità assoluta ora. Non importa quale sarà il pericolo che mi aspetta e non importa cosa Alice voglia o meno – io lo salverò a tutti i costi.»

La sua decisione fu chiara e limpida, né sarebbe mai tornata indietro. Era conscia dei rischi ma sarebbe andata comunque.

Nel sentire quelle parole suo fratello… sorrise.

«… ottima risposta.»

«Eh?»

Non si aspettava affatto quelle due parole da suo fratello:

Shizuku infatti rimase di stucco alla reazione di Ikki.

«Non sei… venuto a fermarmi?»

«Se ti avessi sentito anche solo un briciolo insicura, ti avrei riportato indietro anche con la forza se necessario. Ma sento che sei convinta al cento per cento, dunque non ho più motivo di fermarti.»

Mentre rispondeva, Ikki sollevò leggermente la ancora sorpresa Shizuku e la spostò di pochi centimetri nel posto dietro della moto e si mise alla guida del veicolo.

«Anzi, seguirò la tua stessa convinzione, Shizuku.»

Anche lui conosceva tutti i rischi, ma segui lo stesso sua sorella.

«Oh, Onii-san…»

A quella premura che solo lui sapeva darle Shizuku sentì una sensazione dolcissima nel suo cuore. Si strinse al fratello e appoggiò la fronte alla sua schiena.

Probabilmente il mio amore non verrà mai ricambiato, ma… Era felice di amare questa persona.

«Grazie.»

Un piccolissimo brivido la percorse mentre lo ringraziava.

«Non ringraziarmi, Shizuku. Sono pur sempre tuo fratello maggiore. E adesso, andiamo! Guidami tu!»

«Sì!»

E partirono sgommando dritti verso dove stava Arisuin… verso la Akatsuki Academy.

PRECEDENTE SUCCESSIVO