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Epilogo

1.

L’assalto alla Hagun perpetrato dalla Akatsuki Academy divenne immediatamente notizia principale della TV di quei giorni. Il comitato direttivo del Seven Stars Sword Art Festival subito condannò l’atto, dando dei terroristi a quelli dell’Akatsuki e procedendo a revocare le loro licenze di cavalieri e cominciando una fitta indagine sulla faccenda. Tale atto non sarebbe assolutamente lasciato impunito, sarebbe stata una macchia indelebile sull’onore della lega. Ma poi comparve un uomo, che si proclamò “Preside della Akatsuki Academy” e bastò il suo nome per cambiare completamente tutto. Infatti, il nome del Preside della Akatsuki Academy venne svelato pubblicamente, e si chiamava Bakuga Tsukikage. Era l’attuale Primo Ministro del Giappone. Sempre pubblicamente, non si scusò verso la Lega, anzi, disse con un sorriso compiaciuto.

«È stupendo, non trovate? Che sorpresa. Una delle accademie della Lega non è stata capace di tenere il passo di fronte a loro. Questa è la vera forza del Giappone, la nuova Akatsuki Academy che rimpiazzerà il Festival e che annienterà i cani fedeli della Lega!»

Annunciò pubblicamente il suo scopo: la Akatsuki avrebbe vinto il Festival e poi lo avrebbe annullato per sempre, cancellando poi il sistema imposto dalla Lega dei Cavalieri e imponendo il proprio. Una manovra politica senza precedenti. Dopo quel discorso infatti, la situazione cambiò radicalmente e in un modo che nessuno poteva prevedere. La polizia non portò più avanti le indagini, né arrestò alcuno dei coinvolti nell’attacco, ma non solo: vennero diffuse delle notizie nuove secondo cui il report dell’attacco alla Hagun era tutta una messa in scena, e non era niente più che uno spiacevole incidente successo durante un match di allenamento. I media iniziarono a spingere sempre più questa storia e il pubblico non sapeva più a cosa credere.  Naturalmente, le altre scuole partecipanti al Festival, con la Hagun in testa, protestarono vivamente verso il comitato del festival, che a sua volta era molto scontento di esser stato così delegittimato di fronte all’opinione pubblica. Il comitato del Festival inoltrò immediatamente alla Lega la richiesta di sospendere i rappresentanti della Akatsuki Academy al Seven Stars Sword Art Festival. Ma nessuno venne sospeso: un nuovo ordine, infatti, venne inoltrato dalla Lega stessa. Tale sequenza di affronti non poteva essere ignorata e dunque la Lega decise di rispondere sul campo a tale affronto. La Lega dichiarò che il Festival si sarebbe svolto senza alcuna sospensione, in modo che la supremazia dei Blazer della Lega venisse mostrata pubblicamente al mondo intero. Tutto procedette esattamente come aveva descritto Hiraga. Solo che il nemico che complottava dietro le quinte era il Giappone stesso! Ma non solo, tutte le azioni politiche avvennero esattamente come raccontò prima dell’attacco. La Lega in fondo, non aveva scelta. Per riguadagnare la fiducia dell’opinione pubblica dopo un attacco così violento doveva rispondere con la forza e di fronte a tutti, in modo inequivocabile e netto.

L’unico modo per farlo era il Festival. Vincere il Festival.

Fu così che la Akatsuki Academy entrò ufficialmente nel Festival come ottava accademia partecipante.

2.

«Sono desolata.»

Kurono si scusò formalmente così verso Ikki e Shizuku dopo l’attacco alla Hagun, ritenendosi incapace per ciò che era successo.

«No, signora Preside, non c’è bisogno che si scusi con noi.»

«Esatto. Incredibile… chi lo avrebbe mai detto che una cosa così grossa si nascondesse dentro il nostro Paese?»

«Sta covando fin dalla fine della seconda guerra mondiale.» Kurono rispose così a Shizuku. 

Fin dal principio, infatti, il dopoguerra e l’unificazione dello Stato furono tutt’altro che pacifici. Fu solo l’opinione pubblica che, stanca della guerra, fece sufficiente pressione sul Primo Ministro che si trovò costretto a fermare le sue mire espansionistiche e imperialistiche. L’armonia nel Giappone rimase solo concedendo territorio all’esterno ed entrando a far parte della Lega dei Cavalieri internazionale.

«Quell’atto però fece perdere sovranità al Giappone sul suo stesso territorio. Molti politici protestarono verso quella scelta definendola come un suicidio e il dissenso tra le due parti, soprattutto a livello politico, non si è mai placato. C’è chi dice che il Giappone, se non avesse fatto quelle concessioni, sarebbe diventato una superpotenza mondiale al livello di Russia e Stati Uniti. Adesso è troppo tardi per dirlo, ma c’è ancora chi la pensa così. Quelle stesse persone non hanno mai visto di buon occhio che i blazer locali venissero poi controllati da un ente esterno al Giappone.»

«Fino a creare una sotto branca della Lega?»

«I nostri rapporti con la Lega sono tutto fuorché buoni. Hanno preso la nostra autorità sul nostro corpo di Blazer, in fondo. In più, siamo costretti a cooperare con l’estero anche se non vogliamo: la frangia anti Lega è diffusa anche in buona parte dell’opinione pubblica attuale.»

Senza contare chi era estremista, tale argomento era decisamente sensato. Perché un sistema creato da esterni doveva controllare le persone di un altro Stato, in fondo? Tuttavia, c’erano molti civili che guadagnavano sicurezza da tale sistema, quindi era veramente complicato trovare una risposta che soddisfi tutti e che dia sicurezza al Paese.

«…la guerra ha fatto un gran lavoro nel mantenere la gente tranquilla e l’opinione pubblica si è via via quietata di fronte a questo sistema, fino al sistema politico che abbiamo oggi. Un incidente di queste proporzioni, però, era plausibile sarebbe successo, era solo questione di tempo.»

«Quindi, il piano del Primo ministro Tsukikage è dimostrare le sue ragioni vincendo il Festival, a casa della Lega. Vincendo lì vuole riottenere il controllo sull’educazione dei Blazer, giusto?»

«Questo è il minimo. Potrebbe volere addirittura staccarsi completamente dalla Lega.»

«E che si dice in merito all’affiliazione della Akatsuki con i terroristi del Rebellion?»

«Non ci sono prove tangibili per questo. Noi sappiamo qualcosa solo perché ce lo ha svelato Arisuin, ma se quelli della Akatsuki negassero, non avremmo prove per forzarli a confessare. E anche se ci fosse qualcosa, il governo stesso metterebbe a tacere tutto, come ha fatto per l’attacco alla nostra scuola.» Kurono sbuffò per poi estrarre una sigaretta.

«È assurdo. Assurdo che Tsukikage-sensei abbia fatto una cosa del genere…»

«Sensei, lei conosce il Primo Ministro?»

«Sì, era il preside di questa accademia quando ero una studentessa qui. Lo ricordavo come una persona intelligente, razionale e rispettabile… chissà che gli è successo da quando è sceso in politica.»

Kurono si accese la sigaretta: il posacenere sulla sua scrivania era zeppo, come un riccio di mare. Rispecchiava perfettamente la sua frustrazione attuale.

«In ogni caso, è ufficiale che quelli della Akatsuki parteciperanno al Festival. Sono tutti molti forti e possiamo dire con certezza che il Festival quest’anno sarà tutto tranne che tranquillo. Per questo stiamo pensando di chiedere ai partecipanti se vogliono ancora gareggiare al Festival. Sta a voi la scelta.»

«Davvero?»

Ikki capì finalmente il motivo della sua convocazione nell’ufficio della Preside.

«Arisuin, Toutokubara e le gemelle Hagure si sono già ritirati. Arisuin si è sentito in dovere di non farlo, come mi aspettavo. Toutokubara vuole stare al fianco di Touka che ancora non si è risvegliata. Per quanto riguarda le gemelle Hagure, sembra che abbiano perso la fiducia in sé stesse dopo aver visto quelli della

Akatsuki.»

«… capisco… accidenti.»

«Che vuoi fare? Viste le circostanze, chiuderò un occhio sulla mia promessa…»

«No, non c’è problema.»

Ikki interruppe Kurono, sapendo già cosa voleva dirgli. Era già certo di cosa fare.

«Parteciperò al Seven Stars Sword Art Festival. La nostra promessa non è un problema.»

«Sei sicuro?»

«Sì. Il Festival non mi sembrava già normale quest’anno ben prima di questo evento. In più dei criminali si sono introdotti in modo vile nel sistema, nel Festival dove valorosi cavalieri stanno partecipando… possiamo tranquillamente dire che non è più nemmeno il Seven Stars Sword Art Festival. Ma c’è una sola cosa che mi interessa davvero. Non mi importa cosa vuole il Primo Ministro o gli altri, non interessa noi cavalieri. Io voglio solo mantenere la mia promessa con Stella, duellare con lei nella finale del Festival.»

Lo disse con la sua solita risolutezza, certo nel suo cuore.

«Tuttavia, c’è un avversario di cui sono preoccupato.»

«L’Imperatore del Vento?»

«No. Non che non sia preoccupato di mio fratello Ouma, intendiamoci, ma c’è qualcuno che mi preoccupa di più.»

«Più di lui? E sarebbe?»

«Quello che si era spacciato per il rappresentante della

Kyomon Academy. Amane Shinomiya.»

«Onii-san, sarebbe quello con il viso carino?»

Ikki annuì. Kurono però fu confusa da quella dichiarazione.

«…non mi sembrava un cavaliere così forte.»

«Lo pensavo anche io.»

«Davvero?»

«Chiunque si spinga a fare quello che hanno fatto loro, deve avere un’ambizione incredibile, esattamente come mio fratello Ouma. Ognuno di quelli della Akatsuki ha lasciato

un’impressione particolare, e il potere di Shinomiya come cavaliere non è molto se comparato al resto dei suoi compagni… ma nonostante tutto ho una terribile impressione su di lui. Un presentimento orribile che non mi lascia mai.»

Non si spiegava il perché di quel presentimento esclusivamente per Amane. Ma non poteva nemmeno sottovalutarlo. «Non capisco perché mi infastidisce così tanto Amane-san. Quindi, voglio sapere il perché.»

Doveva esserci una ragione, per forza. Kurono annuì dopo la spiegazione di Ikki.

«Di certo non sei uno di quelli che odia le persone senza un valido motivo, Kurogane. Forse sei l’unico che ha notato qualcosa di questo Shinomiya. Comunque, capisco la tua determinazione. Approvo la tua partecipazione al torneo.»

«La ringrazio molto.»

Ikki ringraziò ufficialmente Kurono e poi fece una nuova domanda.

«A proposito, signora Preside…Stella…parteciperà?» Kurono fece una breve risata divertita.

«Se glielo avessi chiesto di persona stamattina ti avrebbe detto ‘perché mi stai così appiccicata’?»

«Sì, sembra decisamente una risposta da lei, Onii-san.»

«…decisamente.»

«Ah, ecco, me lo hai appena fatto ricordare, Kurogane. Stella ha lasciato un messaggio per te. Dice: ‘per il resto del tempo che porta al Seven Stars Sword Art Festival, non tornerò al dormitorio.’. Oh, c’è anche un P.S.: ‘e non pensare che solo perché non ci sono Shizuku può fare quello che le pare!!’.»

«Declino la sua offerta.»

Mentre Shizuku rispondeva al post scriptum, Ikki fissò Kurono sorpreso.

«Non torna per una settimana… che ha in mente?»

«Non ne ho idea.»

Ikki ripensò… alle parole che disse Stella quando andarono a trovare Touka e Utakata, che ancora non si erano risvegliati. Quando la vide stringere con forza i pugni, così forte da sanguinare.

[Non ricordavo… che essere debole… fosse così doloroso.]

«Anche Stella ha molti pensieri per la testa.»

Quelle sensazioni, quella frustrazione, quelle lacrime… non erano quello che Stella voleva vedere. Ecco perché Ikki non rispose alla domanda.

«Comunque, Shizuku Kurogane, ho qualcosa di importante da chiederti.”»

«Certo, mi dica.»

«Dato che Kanata Toutokubara, Nagi Arisuin, Kikyou e Botan Hagure si sono ritirati dal torneo, volevo offrirti la possibilità di partecipare. Sei l’unico cavaliere che ha battuto il suo nemico durante questo incidente, quindi non ho dubbi sulle tue capacità. Se desideri partecipare, farò in modo che accada. La scelta è tua.»

Shizuku non fu sorpresa dalla domanda, anzi, forse Arisuin glielo aveva già svelato in anticipo. Per questo la ragazza rispose subito.

«Certo. Accetto volentieri l’offerta.»

«Bene, preparo subito i documenti.»

Nel dirlo, Kurono raggiunse un paio di fogli di carta che erano sulla scrivania, scrisse qualcosa e appose il suo sigillo. Poi alzò quei fogli verso Ikki e Shizuku, per dire, con espressione fiera e decisa.

«Quest’anno un incidente mai verificato prima ha disturbato la nostra quiete, ma come ha detto prima Kurogane, non c’è bisogno per voi che vi preoccupiate dei giochetti e delle cospirazioni degli adulti attorno al Festival. Gli attori protagonisti siete senza dubbio voi. Potrete affrontare a viso aperto cavalieri del Rebellion in un mondo dove non potranno abusare delle regole. Al festival non ci saranno più ‘eroi’ e ‘criminali’, ma soltanto persone forti che vogliono mettersi in mostra per decidere chi è il più forte del Giappone. Non è splendido, se ci pensate? Potrete mettervi in mostra di fronte al mondo intero. Mettevi alla prova e dimostrate ciò che siete, fino ai limiti della vostra forza!»

«Sarà fatto!»

3.

In quello stesso momento, Stella Vermillion era in piedi di fronte all’ingresso della palestra nell’area metropolitana di Tokyo riservata agli atleti del King of Knights. Stava aspettando qualcuno.

«Ma pensa, non credevo ci saremmo incontrati qui.»

Era la Principessa Yaksha, Nene Saikyou. Usava questa palestra per gli allenamenti mentre insegnava alla Hagun.

«La stavo aspettando, Nene-sensei.»

«Oh? Quindi vuoi qualcosa da me, Principessa?»

Saikyou ascoltò quindi la richiesta della Principessa Scarlatta, la cui espressione era un misto di preoccupazione e determinazione.

«Per la prossima settimana, fino all’inizio del Festival, vorrei chiederle di allenarmi.»

«Che richiesta improvvisa. Perché me lo chiedi?»

Alla domanda, Stella si morse il labbro e rispose a malincuore.

«…ci penso fin da quando non sono riuscita a battere Toukasan al campo di addestramento, ma ora ne sono certa.»

La sensazione dopo la sconfitta contro Ouma Kurogane era ancora fresca nei pensieri e sulle mani di stella. Era la prima volta che sperimentava la sconfitta, soprattutto nel campo della pura forza bruta dove sempre aveva eccelso. Quella sconfitta, assieme al vedere Touka ancora convalescente, aprì gli occhi alla ragazza.

«Io… sono debole. Di questo passo, non potrò raggiungere

Ikki dove ci siamo promessi.»

«Per questo vuoi che ti alleni?» Stella annuì con decisione.

«Per come la vedo, lei è la più forte all’accademia, Nenesensei! Ecco perché vorrei passare questa settimana con lei! La prego!»

«…e se rifiutassi?»

Saikyou vide la ragazza inchinarsi ancora di più, ma poi Stella alzò la testa.

«Non deve essere facile spazzare via in fretta le scintille se cadono su tutta queste gente.»

Stella rispose con occhi di sfida a quell’affermazione: Saikyou fu certa che se avesse rifiutato, Stella avrebbe risposto con la forza. La donna sospirò mentalmente.

È davvero in una situazione difficile.

Saikyou capì che Stella era veramente spalle al muro: l’esperienza completamente nuova di essere sconfitta, la sensazione terribile di non poter fare nulla, la rabbia, la frustrazione, la voglia di fare qualcosa ma non sapere cosa. Un insieme di tutte quelle cose era nascosta in quello sguardo, nascoste dietro a quella richiesta di aiuto difficilissima per Stella da dire. Però non poteva più sopportare di non fare nulla, di stare con le mani in mano.

Onestamente, dovrebbe stare calma e ragionare, ma…

Un allenamento improvvisato sarebbe stato pericoloso, e doveva essere chiara nel dirlo. Il potenziale di Stella era enorme, ma esso andava alimentato col ritmo e col tempo giusto. Questa sarebbe stata la risposta perfetta di un insegnante comune.

…ha bisogno di qualcuno che le dia una mano.

Stella sembrava sul punto di scoppiare in lacrime da un momento all’altro. Certo, calmarla e farla ragionare sarebbe stata la soluzione migliore a lungo termine. Col tempo sarebbe stata indubbiamente la migliore di tutti e non c’era nessun’altra persona all’interno della Hagun in grado di tenere testa all’imperatore del vento. Per Saikyou il suo futuro era certo. Ma il futuro era a tre anni da questo momento. C’era da pensare ad adesso, al Festival imminente. Per come stava ora Stella sarebbe stata un’impresa arrivare alle finali del Festival. E lei stessa lo sapeva, per cui era giunta a questa richiesta.

Sei una ragazza dal grande talento quindi… non c’è motivo per me di accettare, no?

Ripensando ai suoi giorni da studentessa, Sakiyou fece un sorriso amaro. Anche lei, da giovanissima, fece richieste al limite dell’assurdo pur di diventare più forte. Ricordò quando esagerò nell’usare i suoi poteri nel duello con Kurono e fece sospendere l’incontro. Le sembrava di esser tornata indietro nel tempo, quando anche lei non guardava al futuro. Come lei a suo tempo, questa Stella non stava guardando al futuro, e avrebbe fatto di tutto per vincere.

I giovani hanno i loro valori, in fondo.

Ma forzare i giovani e il loro modo di pensare dovuto all’inesperienza nei modi di fare degli adulti era… …senza senso. No?

Quindi, Saikyou le fece una proposta.

«Stella-chan. Ti do una condizione. Se accetti, ti allenerò.»

«Da…davvero?? Quale sarebbe la condizione??»

«È semplice. Faremo una terapia d’urto. Tuttavia, non ti insegnerò alcunché.»

«…eh?»

«In altre parole, Stella-chan, per la prossima settimana sarai il mio sacco da allenamento. Non farò altro che colpirti, prenderti a calci e pugni e infierire su di te come un sacco. Forse il tuo corpo si spezzerà, e forse lo farà anche il tuo cuore, ma io continuerò ad andare avanti senza pietà. Se sei d’accordo con

questo tipo di allenamento, allora ti allenerò.»

«Quindi sta dicendo che devo capire tutto da sola?»

«Più o meno. Naturalmente, non ti garantisco che capirai qualcosa ma… hai altre alternative?»

Fu la miglior soluzione che venne in mente a Saikyou: mostrarle la loro differenza di forza. Far capire a Stella la sua debolezza, fargliela accettare… e sperare che lei trovasse una soluzione in merito. Se non l’avesse fatto, Saikyou non si sarebbe fermata. Non era di certo una proposta comune per un insegnante, ma per come era Stella ora era più che sufficiente. La ragazza infatti voleva solo una direzione, un punto di partenza. Per diventare più forte, per rompere lo stallo in cui era, le serviva un impatto, una spinta, rompere il suo attuale modo di essere. 

«Va benissimo! La ringrazio!»

«Bene allora…per la prossima settimana ti mostrerò come è fatto l’inferno.»

E così tutti partecipanti passarono a modo loro la settimana prima del festival. Sia sopra che sotto terra, adulti e ragazzi, tutti prepararono le loro armi e le loro ambizioni verso il Seven Stars Sword Art Festival.

Due giorni prima dell’inizio del Festival venne annunciato il tabellone ufficiale. Vedendo il tabellone, le labbra di Ikki si voltarono all’insù, in un sorriso. Sorriso compiaciuto o amaro?

Dopo tutti i ritiri, restavano 32 partecipanti al Festival. Di quelli uno era stato scelto come avversario di Ikki per il suo primo match: era uno studente del terzo anno della Bugyoku Academy.

Lo studente più forte in tutto il Giappone. Il campione in carica.

Il re del Seven Stars, Yuudai Moroboshi.

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