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La stella di Naniwa


1.  

Tutto successe il giorno dopo il party, ovvero il giorno prima dell’inizio del Festival. Ikki, Shizuku e Arisuin si stavano dirigendo verso la lobby dell’hotel ed erano d’accordo di uscire a cena assieme: la cosa era nata la sera prima dopo il party, che era continuato per un’ora dopo che Ikki andò a cambiarsi e tornò alla festa.

[A proposito, Kurogane. Hai già dei piani per dove andare a cenare domani sera?]

Fu proprio Yuudai Moroboshi, il Seven Stars Sword King, campione in carica, a fare quella domanda a Ikki e Shizuku durante la festa.

[Non ancora, ma penso che ceneremo al ristorante dell’hotel come al solito.]

[Ah, ma dai, non va bene! Sei venuto fino qui a Osaka, è giusto tu provi qualche specialità locale!]

Ikki gli aveva risposto quasi in automatico, ma fu poi sorpreso dalla giusta reazione di Moroboshi.

[Uhm…è vero, effettivamente. Ma quali sono le specialità di Osaka?]

[Tutti i teppanyaki. Anche il takoyaki non è male, ma quello è solo uno stuzzichino. Per un pasto corposo, suggerirei l’okonomiyaki.]

[Ma, fratello mio, abbbiamo già mangiato l’okonomiyaki al Rangetsu a Tokyo.]

[Nononono signorina! È come se dicessi che hai mangiato il miglior Nagasaki Champon essendo solo stata al Ringer Hut! Manca quel tocco in più che…va bene, è deciso, domani ceneremo a base di okonomiyaki! Vi porterò al miglior ristorante di

Okonomiyaki qui a Osaka!]

[Uh, ecco…]

[Ci vediamo domani sera alle cinque qui alla lobby, ok?

Ciao!]

E fu così che Moroboshi invitò a cena Ikki e i suoi amici.

«Accidenti, che personaggio. Qui a Osaka sono tutti così?»

«Beh, no, direi proprio di no…»

«Comunque, sono contento mi abbiate invitato. Non ho mai mangiato l’okonomiyaki e avevo giusto in programma di provarlo qui a Osaka.»

«Davvero? Potevi dircelo, Arisuin.»

«Mi sarebbe spiaciuto sottrarvi alla vostra concentrazione.

Domani avrete il vostro primo match, in fondo.»

Il sistema del Seven Stars Sword Art Festival era semplicissimo: eliminazione diretta. Una sconfitta era sufficiente a terminare la tua corsa e quindi ogni match andava minuziosamente preparato. Il giorno prima del debutto, sarebbe stato normale mantenere un basso profilo e cercare di restare concentrati verso il primo duello.

«Ma non avrei mai immaginato che il tuo avversario domani ti avrebbe invitato a cena.»

E non era un avversario qualunque, era il campione in carica e due volte vincitore del torneo, qualcuno che ha di certo una pressione sulle spalle ben diversa da quella di Ikki o chiunque altro contendente nel torneo stesso.

«Di certo ha del fegato eccome. Chissà se esiste qualcosa che lo imbarazza.»

«Di certo non siamo noi.»

«Beh, per me non è un problema, io di solito non soffro la pressione…ma tu, Onni-sama, sei tranquillo? Sei troppo gentile, se vuoi posso declinare io l’invito per te.»

Negli occhi di Shizuku ripassarono le immagini del primo duello di Ikki contro l’Hunter durante le battaglie di selezione, in cui il nervosismo e la pressione quasi portarono alla sconfitta Ikki. Shizuku sperava che suo fratello questa volta si potesse concentrare e stare tranquillo, ma l’invito di Moroboshi era arrivato giusto a disturbare la loro quiete e la cosa la infastidiva non poco.

«Non ti preoccupare. Certo, mentirei se dicessi che mi sono sentito un po’ costretto ad accettare, ma se non avessi davvero voluto uscire a cena con lui non lo avrei fatto.»

Ikki confermò che era qui perché lo voleva e non perché si era lasciato trasportare dagli eventi, ed era la verità. Era sincero.

«Tra l’altro, lui ha ragione. È una rarità per noi essere fuori da Tokyo: non provare le cose locali sarebbe un delitto. Ma soprattutto…»

«Soprattutto?»

«Soprattutto è molto più interessante conversare con il Re del Seven Stars invece che starmene chiuso in camera mia a meditare.»

Ikki era molto semplicemente curioso di Moroboshi, ma non solo del lottatore…ma della persona. C’erano infiniti motivi per lui di capire come combatteva, ma non ci sarebbero state altre occasioni di conoscerlo come persona. Voleva capire cosa pensava della vita, i suoi valori, il suo modo di vedere le cose.

«…diciamo che anche tu non manchi di fegato come lui.»

Chiunque avrebbe infatti pensato che sarebbe stato quanto meno sospetto un invito a cena del proprio rivale la sera prima, no? Ma evidentemente per Ikki questo non si applicava. «Eccovi! Sono qui!»

Appena usciti dalla lobby trovarono proprio Moroboshi ad aspettarli vicino a una fontana.

«Scusaci, è tanto che aspetti?»

«No, siete puntuali. Non vedevo l’ora.» Poi, Moroboshi fissò Arisuin.

«Oh, chi è questo fustacchione qui?»

Anche se Arisuin si era qualificato per il festival, prima di ritirarsi dopo l’attacco alla Hagun, Moroboshi non sembrò riconoscerlo anche se avrebbe dovuto, dato che le foto dei qualificati erano già circolate molto tempo prima. Il campione però lo continuava a guardare perplesso -in fondo Arisuin non era al party della sera prima. Shizuku quindi lo introdusse.

«Lui è Nagi Arisuin. È un mio amico e un nostro coetaneo alla Hagun academy.»

«Scusaci, forse dovevamo avvisarti che saremmo stati uno in più. Spero non sia un problema.»

«No, no, assolutamente! Più siamo, meglio è. Anzi, tu potrai già conoscermi, ma mi presento comunque. Sono Moroboshi, della Bukokyu.»

E con quella semplice frase, il campione allungò la mano cercando una stretta di mano.

«È gentile da parte tua. Io sono Alice.»

Arisuin contraccambiò la gentilezza accogliendo la stretta di mano.

«Hehehe, sembri un duro, ma in realtà sei un gentleman.

Amo queste qualità in un uomo.»

«Cooooome?»

Moroboshi rimase spiazzato dal complimento ricevuto a freddo da Arisuin, non sapendo come rispondere riuscì solo a dire:

«Eh…scusami. Hehehe, ecco è che non…heheh, bello scherzo, mi hai preso in castagna!»

«Ah, no, sono serissimo. In fondo, dentro questo corpo di uomo batte il cuore di una donna.»

«Oh…oh. Beh, ecco, deve essere difficile…»

«Oh che stretta di mano salda.»

Arisuin mormorò quelle parole mentre accarezzava il dorso della mano di Moroboshi.

«Non mi aspettavo niente di meno dal Seven Stars Sword

King.»

«Uaaaaa!»

Moroboshi, ancora una volta colpito, scattò all’indietro.

«Dai Alice, non prenderlo più in giro.»

«Hahah. Va bene, va bene, chiedo scusa, Moroboshi-san. Stavo solo scherzando.»

«Eh…ah! Ahaha. Sì, sì, certo, che sciocco…è solo che non avevo mai incontrato un okama prima d’ora, quindi ero impreparato.»

«Non ti preoccupare, non fa nulla. Non approccerei mai un uomo eterosessuale.»

«…ah, quindi non scherzavi sull’okama…» Ikki sorrise nostalgico.

Un po’ mi ricorda il nostro primo incontro.

La sua reazione infatti era stata simile, seppur molto meno scomposta.

Ora ci sono abituato, ma all’inizio è stata sicuramente una sorpresa anche per me.

Moroboshi si schiarì la gola per cambiare discorso. Sembrava più scomposto, ma anche più svelto nell’adattarsi.

«B-beh, direi che non cambia nulla. Omosessuali, eterosessuali, tutti mangiamo lo stesso cibo, no?»

Yuudai spiegò un ampio sorriso: sembrava tornato il solito sé stesso in men che non si dica.

«Oh, la Principessa Scarlatta non c’è. Non è ancora arrivata?»

«No, ma arriverà presto. Penso arriverà domani.»

«Ah, capisco. Peccato.»

Il campione sembrava seriamente dispiaciuto e Ikki poteva capire perché. immaginava Moroboshi sarebbe stato curioso di conoscere anche una guerriera famosa come Stella, una delle poche di livello A presente al festival, e poi una che era di gran clas-

«Accidenti, e io che speravo ci avrebbe ricoperto di soldi.

Sembra davvero una buona forchetta-»

«Come? Moroboshi-san, hai detto forse qualcos-»

«Chi? Io? Nononononononono ci mancherebbe! Stavo solo, ehm…parlando tra me e me ecco!»

Ma Ikki lo guardava con sospetto: gli occhi di Moroboshi schizzavano a destra e sinistra e incespicava con le parole…ma il ragazzo cambiò di nuovo argomento. «Oh, che tardi! Faremmo meglio ad andare!» E si incamminò dritto di fronte a lui.

«Mi raccomando, non perdetevi! Qui non è come a Tokyo di certo, ma la zona commerciale sarà super affollata!»

NOTE: 

Teppanyaki: piatti fritti o grigliati alla piastra. Il takoyaki forse lo conoscerete, sono polpette fritte di polipo, mentre l’Okonomiyaki è un piatto a base di pesce che ricorda come forma il pancake.

Rangetsu: ristorante di Ginza, a Tokyo, famoso per i suoi piatti di carne

Nagasaki Champon: piatto a base di noodles, una zuppa tipica di Nagasaki con noodles, maiale, verdure e pesce.

Ringer Hunt: catena di fast food specializzati nel champon

Okama: uomini che acquisiscono tratti femminili, partendo dal travestirsi fino al reale cambio di sesso.

2.  

La zona commerciale era a circa dieci minuti a piedi dalla più vicina stazione accanto al Bay Dome, il gigantesco stadio dove si sarebbe svolto il Festival: Moroboshi guidò il gruppetto dei quattro lungo la zona commerciale, tra negozi e sale giochi.

[Ah! C’è Moroboshi!]

[Ma guardalo! Ma che fai qui, scemo? Non hai un match tra poco?]

[Tu sei lo scemo! Guarda che il match è domani!]

[Hoshi-chan, non vediamo l’ora di vederti trionfare anche quest’anno!]

[Non sono riuscita a prendere un posto al Dome quest’anno, ma farò il tifo per te dalla TV!]

«Ahaha! Grazie! Grazie mille!»

[Yuu-chan, dopo giochiamo a mahjong con Taku-san, vuoi venire a fare un giro?]

«Ah, scusate, oggi sto facendo da cicerone ai miei amici da

Tokyo! La prossima volta vengo!»

[Hoshi, se vinci quest’anno poi ti offro una cena!]

«Serio?? Guarda che me lo segno eh! Non ti dimenticare!»

[Se perdi preparati! Ti farò tirar su col naso un intero tubetto di wasabi!]

Le strade erano trafficate e tutti chiamavano Moroboshi mentre camminavano. C’era chi lo salutava, chi gli augurava buona fortuna, chi lo prendeva in giro amichevolmente. Tutti però gli erano evidentemente molto affezionati.

«Wow, Moroboshi-san è super famoso.»

Shizuku mormorò questo tra sé e sé, sorpresa dalla scena.

«Nemmeno Stella-san aveva tutto questo interesse attorno a sé.»

«Certo, Stella è popolare, ma è pur sempre una straniera, un’ospite da un altro stato. Nemmeno lei può essere più famosa del Re del Seven Stars.»

Il Festival infatti veniva trasmesso interamente in diretta Tv nazionale ed era talmente famoso e talmente spinto che ogni contendente finiva per avere le sue schiere di fan, sia dentro che fuori le proprie scuole di appartenenza. Il campione in carica era ovviamente il personaggio più in vista.

«Riuscire a vincere per due anni di fila il Festival è un’impresa titanica mai realizzata prima d’ora, e poi è nato qui.

È l’idolo di casa. È naturale che tutti qui confidino in lui.»

«Haha, certo che ha veramente del fegato, chissà come è difficile sopportare tutta questa pressione, tutte le aspettative degli altri senza metterlo in mostra.» Ikki annuì.

«Davvero, è un ragazzo in gamba. Soprattutto se consideri quello che gli è successo in passato.»

«Che intendi, Onii-sama?»

«Eh?… ah…dunque non conosci la sua storia.»

Ikki si rammaricò di essersi lasciato scappare quelle parole. Il passato di Moroboshi era stato influenzato pesantemente da un episodio tragico che, a giudicare dall’espressione triste di Arisuin, anche lui conosceva. Shizuku non lo conosceva perché non si curava di sapere granché degli altri: tuttavia, Ikki non sapeva se sarebbe stato giusto raccontare quell’episodio con il suo protagonista a pochi passi da loro. Potrebbe ancora essere una ferita aperta.

Che faccio ora?

Moroboshi, fortunatamente, era impegnato a salutare la gente e a conversare con loro, quindi Ikki spiegò a bassa voce cosa era successo.

«Devi sapere che Moroboshi-san fu costretto al ritiro durante le scuole elementari.»

Quando aveva otto anni per la precisione. A quel tempo era già famoso a livello nazionale e si era guadagnato il nome di “Stella di Naniwa”, ma rimase gravemente ferito in un incidente ferroviario mentre si stava dirigendo alla finale del torneo under 12. 

«Le sue ferite erano così gravi che ebbe ripercussioni nonostante il massiccio utilizzo delle capsule di pronto soccorso. I dottori dicevano che probabilmente non avrebbe mai potuto più camminare.»

I Blazer sono persone straordinarie e fuori dal comune, ma c’era naturalmente un limite ai loro poteri…e un incidente pazzesco come quello fu comunque in grado di portarlo sull’orlo della morte.

«Naturalmente, non poté competere in quelle condizioni. Fu costretto prima a dare forfeit al torneo e poi a ritirarsi del tutto dalla scena agonistica.»

«Incredibile…eppure, ora è qui che cammina e combatte normalmente.»

«Esatto. Incredibile.»

Non solo camminava di fronte ai loro occhi, ma sembrava avere una volontà incrollabile, una volontà tale che lo ha portato in cima al mondo per due volte di fila.

«È riuscito a superare un programma di riabilitazione tremendo, talmente pesante e difficile che i dottori stessi dubitavano ci sarebbe riuscito. La strada del successo per Yuudai Moroboshi fu ben peggio che tortuosa. Dopo essere sprofondato nell’abisso, riuscì a risalire da solo dopo quattro anni di riabilitazione, tornando sul campo di battaglia e vincendo. La sua strada è stata difficilissima a dir poco.»

«Straordinario. È una cosa che una persona comune non sarebbe in grado di sostenere.»

«…verissimo.  Riuscire a riprendersi da un incidente del genere…»

«Certo Shizuku, ma non parlavo solo delle ferite.»

«Eh?»

Ikki infatti intendeva ben altro: il ragazzo proseguì mentre fissava i sorrisi sinceri che la gente rivolgeva a Moroboshi.

«Quello che vedo adesso con i miei occhi è ancora più impressionante. Nessuno ha il minimo timore che lui possa perdere. Nessuno gli chiede se sta bene, se le ferite gli fanno male. Nessuno ha il minimo dubbio verso di lui. Hanno tutti una fiducia totale in lui.»

Tutti erano certi che la Stella di Naniwa si era ripresa al cento per cento: non solo si era riappropriato del proprio corpo, ma era riuscito ad instillare in chi gli stava intorno una sicurezza e una fiducia incredibile.

«Questo è ben più difficile che vincere un torneo.»

Se si fosse presentata l’occasione giusta, Ikki glielo avrebbe chiesto direttamente: cosa ti ha spinto fino a qui? Quale è stato il motivo, la ragione di vita che lo ha sostenuto fino a tornare a dove era? Perché, qualunque cosa fosse, quel motivo doveva essere la cosa più importante al mondo per lui. Shizuku fece un sospiro.

«…quindi, questo grande campione e grande uomo sarà il tuo primo avversario al Festival. Sei davvero sfortunato, Onnisama…chissà che razza di crimini orribili avrai commesso nelle tue vite precedenti.» Arisuin sorrise.

«Forse ha usato tutta la sua fortuna per avere una fidanzata splendida e un’ottima sorella.»

«Beh, se le cose stanno davvero così sono ben felice di aver usato la mia fortuna in questo modo…uhm?»

Ikki si bloccò per un attimo in mezzo alla strada. Aveva sentito come un brivido lungo la schiena…come se qualcuno lo stesse fissando. Fissando in modo minaccioso. Ikki si voltò ma non vide nessuno…nessuno di sospetto in mezzo alla folla. Un attimo dopo la cattiva sensazione si dileguò.

«Onii-sama? C’è qualcosa che non va?»

«No… non è niente.»

Ikki riprese a camminare e raggiunse gli altri tre. Era certo di aver captato qualcosa di strano, ma sarebbe stato impossibile seguire quella traccia ora…quindi, meglio non preoccuparsene.

Nel mentre, arrivarono finalmente al loro ristorante.

«Eccoci! Eccoci, siamo arrivati!»

Moroboshi indicò il locale di fronte a loro.

«Questo è il miglior ristorante dove mangiare l’okonomiyaki a Osaka! Benvenuti all’Ichiban Boshi!»

3.  

Il posto che stava mostrando un fiero Moroboshi era un locale che da fuori sembrava semplice, ma molto antico. Aveva un ampio e rosso stendardo con su scritto il nome del locale, “Ichiban Boshi” ed era un edificio a due piani fatto di legno scuro all’apparenza decisamente solido. Quella costruzione aveva un’aria antica ma forte, probabilmente era più vecchia non solo di Yuudai, ma anche dei suoi genitori.

«Però, questo posto ha uno stile interessante.»

«Hahaha. È un modo gentile per dire che cade a pezzi, vero? Dai, puoi essere sincero, anche perché è vero. Questo locale è in piedi dall’era Taisho e a suo tempo era un locale dove si preparava il sukiyaki.»

«A me piacciono i posti di una volta. Hanno sempre quell’aria nostalgica…non trovate che sia bello?»

«Ma Alice…tu non vieni da fuori Giappone?»

«Io ho del sangue giapponese in me…forse. Credo!… ma quello, che cos’è?»

Arisuin stava fissando una piccola insegna accanto alla porta del locale: Ikki seguì lo sguardo dell’amico e vide che era un’insegna arrugginita e piuttosto vecchia, probabilmente quanto il locale. Sull’ insegna di legno c’era scritto semplicemente una parola “Moroboshi”.

«Eh…Moroboshi…? Aspetta…! Ma questo è il tuo ristorante, Moroboshi-san??»

Beccato! Yuudai arrossì un pelo, scoperto in flagrante.

«Aaaaah. E io che volevo farvi una sorpresa. Però sì, mi avete beccato! Questa sì, è esattamente casa mia.»

Gli occhi di Arisuin si spalancarono per la sorpresa.

«Quindi questa era solo una scusa per portare dei clienti da te? Certo che sei un volpone.»

Moroboshi rise alla velata accusa.

«Hahaha. Beh, non posso negarlo. Sono un commerciante di Naniwa, in fondo. Ma non preoccupatevi! Ero dannatamente serio quando dicevo che questo è il miglior posto dove mangiare l’okonomiyaki. Non esiste che i miei ospiti vadano via insoddisfatti. Voi mangiate bene, noi guadagniamo dei soldi – voi siete felici, noi siamo felici. Non è stupendo? Non è perfetto?» Shizuku però lo fisso perplessa:

«L’ultima frase che hai detto è piuttosto sospetta. Facciamo bene a fidarci di questo tizio? Non faremmo meglio a trovare un altro posto ora?»

Ikki poteva capire la sua reazione.

«Ma dove possiamo andare? Non conosciamo minimamente la città.»

«Beh, se a te sta bene, io non ho altre obiezioni, Onii-sama. »

«Bene, allora entriamo. Sento già un odorino davvero interessante, mi stuzzica l’appetito.»

«Quindi siamo d’accordo?»

Raggiunto un accordo, i quattro entrarono nel ristorante passando dalla porta vecchia quanto il mondo.

«Oh-»

«Wow…»

Appena entrati quell’odorino che prima era fuori si fece molto più intenso e lì avvolse come un abbraccio, stuzzicando la loro fame.

«Però, che buono…»

Anche Shizuku, di solito non molto interessata al cibo, si trovò d’accordo.

«Davvero. E Poi guardate, è pieno di gente.»

Anche se era presto per l’ora di cena, il locale era già pieno zeppo. Praticamente tutti i tavoli erano pieni e ordini venivano presi (e urlati) da tutte le parte: questo era già un ottimo biglietto da visita per il locale. In fondo, se tutta questa gente stava mangiando non poteva essere un cattivo posto.

«Ehi, mamma!!!»

Moroboshi urlò letteralmente verso il bancone e da lì una donna di mezza età si sporse, mentre stava preparando vari okonomiyaki e restituì uno sguardo severo.

«Che fai qui? Non avevi detto che stavi all’hotel fino alla fine del torneo?»

«Sono passato solo per salutare la mia dolce mammina!»

«Non dire cazzate! Non fare lo sciocco, mi farai arrossire!»

«E come lo dovrei dire? Come faccio ad essere gentile con la mia mammina?»

«Dai, dacci un taglio! Non fare il leccaculo, tanto io non ti mollerò mai questo posto! Scordati che io vada in pensione!»

«Guarda che c’è gente, non dire certe cose!»

«I ragazzi che leccano il culo devono essere rimessi al loro posto, giusto, tutti quanti??»

I clienti urlarono e risero nella grossa dopo l’invito della signora. Questo scambio tra madre e figlio fece ridere tutti di gusto, evidentemente abituati a questi scambi. Questa era l’atmosfera di casa!

«Dai, seriamente, perché sei venuto?»

Moroboshi puntò il pollice all’indietro verso Ikki e il suo gruppo.

«Ho portato un po’ di cittadini di Tokyo a farsi un giro e dato che eravamo qui, volevo assolutamente fargli provare il miglior okonomiyaki di Osaka!»

«Ah, ecco!»

La donna si fermò per un attimo, per poi rivolgersi direttamente ai ragazzi e dar loro il benvenuto con un sorriso gentile.

«Benvenuti! Io sono la madre di Yuudai. Grazie per essere venuti.»

«Ah grazie a lei signora, lei è troppo gentile.»

«Ora, io non so se saremo i migliori di Osaka, ma sono certa che farò del mio meglio, quindi vi prego di aspettare e non ve ne pentirete!»

«Siamo nelle sue sapienti mani.»

«C’è pieno però, oggi. Ci sono posti?»

La mamma di Moroboshi chiamò qualcuno in cucina e subito dopo, una giovanissima ragazza uscì di corsa dalla cucina, vestita da cameriera con tanto di grembiule. Sembrava un po’ troppo giovane per essere una cameriera: al massimo poteva essere una studentessa delle medie.

«Oh, ma guarda che tesoro. Deduco che lei sia tua sorella?»

«Esatto! Lei è mia sorella Koume. Lei però non è una Blazer.»

Non assomigliava per nulla né a Moroboshi né a sua madre…forse aveva preso dal padre.

«Koume, porta gli ospiti al tavolo là in fondo.»

Koume annuì e si portò di fronte a loro per scortarli come richiesto. I suoi occhi si incontrarono con quelli di Ikki e lo sguardo della ragazzina si spalancò, come se fosse molto sorpresa.

Uhm?

Moroboshi capì subito la situazione e intervenne:

«E’ sorpresa di vedere il mio avversario di domani qui.»

«Ah, capisco.»

La sua sorpresa passò in un istante per tornare a un sorriso molto gentile e professionale. Notevole, ma non ci si poteva aspettare di meno dalla figlia di una famiglia così dedita al locale. Koume fece un inchino formale molto elegante, poi estrasse dalla manica del kimono un quaderno.

Sfogliò la prima pagina di quel quaderno e mostrò la parola scritta sopra agli ospiti: era un [Benvenuti! <3] scritto in una calligrafia davvero tenera.

«Eh…?»

I tre rimasero naturalmente sorpresi: in fondo, non era comune vedere lo staff di un locale interagire con i clienti solo tramite linguaggio scritto. Moroboshi arrivò ancora una volta in loro soccorso, prevedendo la logica domanda in arrivo.

«Non preoccupatevi troppo: è solo che non riesce a parlare.»

«Ah…ecco perché scrive…»

«Esatto.  Ma non è un problema fisico…i dottori dicono che è un blocco psicologico.»

Moroboshi lo disse sorridendo, come se volesse far passare il messaggio che non fosse questo gran problema.

[Sono più femminile in questo modo.]

Anche se era una frase scritta, il sarcasmo era evidente nella calligrafia e nel sorriso di Koume.

«Ah, ma guarda te questa qui, si vanta pure ora!»

Moroboshi con fare dolcissimo le mise una mano sulla testa e iniziò a spettinarla, ma Koume sembrava soltanto contenta di quella reazione. Ikki all’inizio era piuttosto preoccupato sul come reagire alla cosa, ma vedendo fratello e sorella sorridere sinceramente si rilassò anche lui.

«Andate molto d’accordo voi due.»

«Beh, lei è la mia insostituibile sorellina.»

Un attimo dopo, Ikki sentì picchiettare sulla sua spalla: si voltò e vide naturalmente Shizuku.

«Anche io sono la tua ‘unica e insostituibile sorellina’.» Ehm, e ora che dovrei dire?

Completamente perso su cosa avrebbe dovuto fare, Ikki pensò solo di…imitare il gesto di Moroboshi.

«Uh…»

La risposta di Shizuku fu altrettanto strana: all’inizio sembrò ribellarsi, ma dopo un po’ si lasciò andare contenta al gesto particolare del fratello che le stava scompigliando i capelli. Stava forse cercando di reagire meglio dei fratelli Moroboshi? Mah.

Capire i pensieri della sorella era un mistero per Ikki. «Chissà se va davvero tutto bene, però.» Moroboshi lanciò uno sguardo alla sala.

«Qua è tutto pieno, e siamo pure arrivati presto.»

Koume iniziò a scrivere sul quaderno rispondendo al fratello.

[Queste sono tutte persone che sono venute per il Festival.

Molti di loro sono nuovi clienti.]

Moroboshi, letta la frase, prese una decisione.

«Ah, capisco…meglio che vada a dare una mano, allora. Chiedo infinitamente scusa per avervi portato fino qui, ma cercate di capire…è pienissimo, è giusto che vada ad aiutare mia madre.»

«Oh, non mangi con noi?»

«Era la mia intenzione, ma…vedete, è pieno…»

Ed era proprio così: il locale era pieno e soprattutto era grande. La cucina era tutta un fremito con gente che andava avanti e indietro freneticamente, così come i camerieri. Era chiaro che era un momento piuttosto concitato.

«Vai tranquillo, ci mancherebbe. Noi mangeremo tranquillamente.»

Ikki si rammaricò di non poter conversare con Moroboshi come sperava, ma trattenerlo qui sarebbe stato peggio.

Moroboshi fece loro un inchino.

«Scusatemi di nuovo…anche per avervi portato qui. Oggi vi offro la cena. Se volete qualcosa, qualunque cosa, riferitelo a

Koume e sarà a spese mie.»

«Eh? Ma non volevi fare un mucchio di soldi con noi?»

«Naaaaah, stavo scherzando! Ricordatevi, noi del Kansai non siamo mai seri quando diciamo le cose sorridendo.»

E quindi offrir loro la cena era il suo piano fin dall’inizio…li aveva fregati fino ad ora. Però…

«Non ti preoccupare, possiamo pagare tranquillamente noi.»

Lo avevano appena conosciuto, sarebbe stato brutto chiedergli anche di pagare per loro. Ikki era intenzionato a non accettare la sua offerta.

«Macché, mica costa tanto, poi.»

«Ma, ecco-»

«Ho detto di non preoccuparti. Ricordati che sono uno del terzo anno. È giusto ascoltare i tuoi superiori, giusto?»

…e li fece accettare con quella frase. Yuudai Moroboshi era uno che non mollava di certo l’osso.

«Bene, Koume, li affido a te.»

Dopo il cenno della sorella, il ragazzo si strinse la bandana in testa e scattò verso la cucina. Koume intanto voltò una pagina del quaderno, mostrando loro una nuova frase.

[Prego, da questa parte.]

Era una frase già scritta, di sicuro era una delle tante che era normale dire per il suo lavoro.

[Prego, ecco il vostro tavolo.]

«Grazie.»

La sorella di Yuudai prese quindi l’ordine e, dopo aver verificato con loro che fosse, corretto, scattò anche lei verso la cucina. Ora dovevano solo aspettare che arrivasse il tanto atteso cibo! Nel mentre, ascoltarono le conversazioni del tavolo dietro il loro.

«Coooosa. Quindi Kiriko-san non sta uscendo con Moroboshi?»

«E’ quello che ti sto dicendo. In fondo, non è nemmeno il mio tipo.»

Erano due voci femminili, una delle quali era loro nota dal giorno prima. Shizuku e Arisuin, voltandosi all’unisono con la faccia del “oddio, che sia…?” videro…

«Eh?» «Ah!»

«Oh, cielo.»

…che anche quel tavolo li aveva appena notati e stava facendo le stesse facce sorprese. 

«Yakushi-san!»

Come anche Ikki aveva previsto, dietro loro c’era il “Cavaliere Bianco” Kiriko yakushi e con lei Yagokoro, la presidente del club di giornalismo della Bukyoku che avevano già incontrato al campo di addestramento.

4.  

Una riunione decisamente inaspettata in un luogo altrettanto inaspettato. Fosse accaduto nella lobby dell’hotel o al ristorante dello stesso sarebbe stato normale, ma trovarsi proprio qui, alla stessa ora, a un tavolo di distanza era sicuramente una coincidenza singolare. O almeno, così Ikki pensava, ammesso e concesso che fosse davvero una coincidenza.

«Ah! Quindi sei stata tu a curare Moroboshi-san dopo l’incidente, Yakushi-san?»

«Esatto. Strana la vita, eh?»

Sembrava qui più per Moroboshi che per l’okonomiyaki…

«Oh, certo, ma ora che ci penso, tu hai la sua stessa età, giusto? Ti hanno permesso di curarlo anche se non eri ancora dottoressa?»

«Beh, sta bene ora, quindi è tutto ok, no?» Non penso sia questo il punto….

Ikki non fu esattamente convinto della risposta, ma si accorse anche che scavare più a fondo sarebbe stato cacciarsi in un vespaio, quindi glissò.

«Sei quindi venuta a trovare un tuo vecchio paziente, Yakushi-san?»

«Non è esattamente un check-up, diciamo più un giro di visite.»

«Eh-»

A quelle parole Ikki si preoccupò:

«Quindi, Moroboshi-san non si è ancora ristabilito del tutto?»

La donna però scosse la testa.

«Ah, no, no, sta bene, l’ho sistemato al massimo. Questo non toglie che sia un paziente vivace, diciamo, quindi lo tengo d’occhio. D’altronde, è compito di un bravo dottore seguire i pazienti, giusto?»

«Ah, quindi è qui solo per un suo scrupolo?»

«Sì, esattamente.»

«Ah, sono più sollevato ora.»

Ikki infatti si sarebbe sentito quasi a disagio se la sfida più grande della sua carriera fosse avvenuta con un avversario non al cento per cento. Egli voleva assolutamente che il Re del Seven Stars fosse al massimo della forma per il loro match.

«Sono passata prima all’hotel da lui per verificare come stava, ma non era in camera sua. Jougasaki mi ha detto che era tornato a casa, quindi ho preso un taxi e sono venuta fino qua. Il mio solo errore è stato quello di arrivare troppo presto e difatti la qui presente Miss Paparazzi mi sta assillando da mezz’ora.» Kiriko lanciò un’occhiataccia a Yagokoro.

«Haha. Eh, mi sa che si è creato un bel malinteso.»

«Davvero.»

«Oh, eddai! Eri qui che stavi cercando ovunque! Aveva tutta l’aria di essere la classica storia d’amore tra paziente e dottore! C’era puzza di gossip da qui fino allo stadio! Certo che ero sospettosa, il mio istinto non mi inganna!»

«Non esagerare. Ti ripeto, non è il mio tipo. Ha gli occhi di una bestia, mentre io preferisco gli uomini più dolci…come

Kurogane-kun, per esempio.» «EEEEH?»

Tirato in ballo dal nulla, Ikki quasi saltò indietro.

«Haha <3»

Kiriko fece un sorrisone, come ad aver colto l’inesperienza del giovane.

«Se lo desideri però, la qui presente dottoressa potrebbe farti

anche         da      sorella      maggiore      e      farti      un      check-

up…completissimo… prima del match. Un check up con un

‘servizio extra’. Che ne dici?»

Nel dirlo lo fissò sensuale e accavallò le gambe maliziosamente davanti al ragazzo, prima di sporgersi in avanti mettendo naturalmente in risalto il suo seno. Non era di certo al livello di Stella, ma faceva decisamente la sua sporca figura: in più, Kiriko possedeva il fascino della donna più adulta, e quello non poteva lasciare indifferente nemmeno Ikki.

Oddio, che sarebbe questo ‘servizio extra’ adesso?

Al momento, la sua pressione del sangue era DECISAMENTE fuori controllo.

Shizuku si mise come a scudo del fratello, di nuovo…sotto attacco.

«Chiedo scusa, ma come donne volgari ci basta Stella-san.»

«Sono certo ci fossero modi migliori per rifiutare, Shizuku!»

Ikki tirò poi un grosso sospiro di sollievo nel ricordare che la sua ragazza non fosse lì in quel momento.

Yagokoro cambiò discorso e si rivolse ad Arisuin.

«Quindi Moroboshi vi ha portati qui?»

«Ottima deduzione.»

«Lo sapevo…»

Arisuin non fece nulla per negare la realtà, non vedendo che male ci fosse nel dire la verità. Il tono di Yagokoro però lasciava presagire qualche altro pensiero…

«Di solito porta spesso altre persone qui a mangiare da lui?»

«Uhm…beh, non che lo faccia spesso, ma non è nuovo a farlo, ecco. Porta qui studenti molto forti da altre scuole, magari quando vengono qui a fare amichevoli. È il suo modo di dare il benvenuto a chi viene da fuori Osaka. Che poi, anche io ero qui oggi per lo stesso motivo…speravo di intervistarlo, di sentire qualcosa di interessante. E l’ho trovato! Chi mai si sarebbe aspettato avrebbe ospitato il suo primo avversario? Di certo è un ragazzo stupido.»

«Diciamo che è sicuramente qualcuno fuori dalla norma.»

«Tu non sei da meno, hai accettato il suo invito!»

«…haha, non posso darti torto.»

Ma se non fosse stato anche lui fuori dalla norma, fuori dagli schemi, ora non sarebbe qui a sfidarlo.

Quindi è così che dà il benvenuto ai suoi avversari, eh?

«Haha…però…»

Kiriko mormorava tra sé e sé accanto a Shizuku.

«…ricordatevi che sarà strano, ma non è stupido.»

«Che intendi?»

«Esattamente quello che ho detto. Se ha portato qui Kurogane-kun c’è un motivo ben preciso.»

«Sarebbe?»

Yagokoro alzò il sopracciglio, non capendo cosa volesse dire in realtà Kiriko.

«Vuoi dire che gli sta offrendo la cena solo per ingraziarselo? Non pensavo fosse tipo da trucchetti di così basso rango.»

«Haha. E hai ragione, non è tipo da queste cose. Difatti non è quello il motivo. Anzi, è proprio l’opposto.» L’opposto?

Che voleva dire? Ikki non ebbe il tempo di riflettere oltre che…

«Whoa! Che sta succedendo qui? Questa non me l’aspettavo!»

…Moroboshi arrivò al loro tavolo con il cibo che avevano ordinato.

5.  

Moroboshi era veramente sorpreso di vedere la situazione, ancora lì a fissare la gente con due piatti, uno per mano.

«Koume mi ha detto che c’era il dottore, ma ci sei anche tu, Yagokoro.»

«Non pensi che sia scortese accogliere con “whoa!” una donna?»

«Forse è per via di tutti i tuoi peccatucci, Miss Paparazzi? Spero tu non stia disturbando Kurogane, la dottoressa o gli altri!»

«Certo che no.»

La menzogna sparata con assoluta nonchalance lasciò Kiriko senza parole. Che sfacciataggine!

«Eh-»

Dio, se c’è una persona che non voglio che mi chiami stupido è proprio lei…

«Che poi, senti chi parla. Se qui c’è qualcuno che disturba qualcun altro sei tu, che porti a mangiare da te i tuoi avversari giusto il giorno prima del match.»

«Ma mica li ho costretti, che problema c’è?»

«Ah questo devi dirmelo tu…sei uno noto per spaventare le persone, quindi può essere che abbiano accettato solo perché avevano paura della tua reazione.»

Moroboshi rise di gusto a quella affermazione.

«Ma dai, finiscila. Se basta così poco a qualcuno per esser spaventato da me non sarebbe di certo arrivato fin qui al Festival. Vero, Kurogane?»

«Beh, di certo non ci ha costretti a venire fin qui.»

Moroboshi sorrise alla risposta del suo futuro avversario, ma poi si rattristò.

«Anzi, mi spiace solo di non potermi sedere tra voi e parlare tranquillamente…in fondo, c’è così tanta gente interessante qui stasera.»

Nel pronunciare quelle parole appoggiò con destrezza sui tavoli i piatti col cibo ordinato.

«La mia solita fortuna, lavorare in un momento così!»

Yuudai appoggiò per ultimo il piatto che aveva chiesto Ikki, un butatama okonomiyaki. Una porzione decisamente abbondante, grande quasi come una pizza.

«Ecco! Tre Buta tama e due misti di pesce. Scusate per l’attesa!»

«Che roba. Sembra spettacolare…e i bonito flakes sembrano quasi danzare in cima al piatto!»

Essendo nato oltreoceano, Arisuin era ansioso di assaggiare per la prima volta il vero okonomiyaki. Gli altri invece erano già innamorati del piatto dall’aspetto invitante e dall’odorino succulento. Certo, Ikki era ancora preoccupato di quali fossero quei famosi ‘altri motivi’ che aveva menzionato Kiriko prima riguardo l’invito di Moroboshi, ma per il momento decise di accantonarli.

Anche perché in queste condizioni non posso conversare tranquillamente con Moroboshi-san.

Meglio pensarci a pancia piena!

Il giovane prese quindi le sue bacchette, ma notò che i loro piatti erano differenti da quelli che avevano trovato a Tokyo.

«I tavoli qui al ristorante non hanno la griglia.»

«Eh, sì, se lo facessimo, sai che bolletta del gas! E poi finirebbe per rovinare il piatto, l’okonomiyaki uscirebbe troppo caldo da un lato. Cioè, avere le griglie per ogni tavolo dà sicuramente più atmosfera, ma qui non lo facciamo. Pensiamo che così il cibo sia al suo meglio, e ci teniamo che i nostri clienti siano soddisfatti!»

Come ci si poteva aspettare dal figlio di una famiglia così dedita al locale, Moroboshi era orgoglioso e convinto che quello fosse il modo migliore perché i suoi clienti andassero via soddisfatti. Ikki quindi decise di non indugiare più, tagliando il piatto in piccoli pezzi e iniziò ad addentare la carne.

«Buon appetito.»

Appena messo in bocca il primo pezzo… Ooooh!

Rimase letteralmente a bocca aperta. Sapore perfetto, la carne gli si scioglieva quasi in bocca: eh sì, questa era sicuramente tutta un’altra storia rispetto all’okonomiyaki di Tokyo. Non solo il sapore, ma anche l’aroma era delizioso, un misto di spezie, dell’ottimo maiale e anche del cavolfiore mescolato nella base.

Stupendo.

«Delizioso! Davvero stupendo! Che ne pensi, Shizuku?»

«…sono d’accordo. È completamente diverso da quello di Tokyo. Là puoi sentire solo la salsa di soia, ma qui è quasi dolce. Davvero delizioso. L’unico appunto che posso fare forse è solo che è una porzione un po’ troppo abbondante per me.»

Anche Arisuin sembrava più che soddisfatto del cibo, ma Ikki rimase sorpreso dalla reazione favorevole di sua sorella, abituata ai lussi di casa Kurogane e di grandi chef. Anche le altre due ospiti stavano mangiando di gusto, e Moroboshi sorrise contento.

«Hahah, è buono, vero? Sapete, è tutto merito del nostro ingrediente segreto. Hai capito quale è, Kurogane?»

«Un ingrediente segreto…?»

Ikki si focalizzò sui sapori che aveva percepito mentre continuava a masticare. C’era la carne che era molto dolce e un ulteriore retrogusto dolciastro dalla base, merito anche del cavolfiore. La salsa di soia enfatizzava ancora di più il sapore dolce…ma non era tutto lì. Non poteva essere solo la salsa che faceva risaltare la dolcezza, quindi il ragazzo si concentrò per capire cosa potesse essere l’ulteriore ingrediente.

Ora che ci penso, può essere solo…

«Formaggio. Penso sia quello!»

Quella dolcezza molto acuita gli ricordava vagamente il sapore della cheesecake, quindi tentò di indovinare così.

«Wow, hai un palato davvero fine. Hai ragione, è quello!

Usiamo il formaggio come ingrediente segreto.»

Moroboshi rimase impressionato, ed era vero. Usavano davvero un pizzico di formaggio, ma era sufficiente per moltiplicare ancora il sapore.

«Ci speravo.»

«Ero quasi preoccupato quando hai confessato di averci quasi “attirato qui” ma devo dire che sono assolutamente deliziato da ciò che ho mangiato. Venire qui con te è stata un’idea grandiosa.»

Moroboshi era riuscito a sorprenderli in positivo e la differenza tra il cibo di qui e quello di Tokyo era come quella tra cielo e terra. Ikki fu davvero contento di aver accettato l’invito, ma allo stesso tempo, trovò cortese rifare la domanda di prima:

«Moroboshi-san, sei davvero sicuro di volerci offrire la cena?»

«Certo, certo! Se vi facessi pagare dopo avervi trascinato qui mi sentirei in difetto…e mia madre mi ucciderebbe. Quindi davvero, non preoccupatevi. Prendetelo davvero come un regalo di benvenuto!»

«Capisco, ma lo stesso mi sento anche io in difetto…»

Ikki non sapeva se il locale di Moroboshi fosse davvero il migliore di Osaka, ma era certissimo di aver mangiato qualcosa di sensazionale. Gli era grato per avergli davvero dato un ottimo benvenuto giusto prima di una sfida difficile come quella di domani: per quello si sentiva quasi in difetto, come se dovesse ripagare la sua gentilezza. Moroboshi però sorrise ancora.

«Beh, puoi ripagarmi durante il match di domani.»

«Durante il match?»

«Esatto. Un buon pasto ti motiva al meglio prima di un match, no? Quindi mangia bene, riposati meglio e affrontami domani al meglio delle tue condizioni. Sconfiggere un avversario al meglio delle sue condizioni, questo è ciò che desidero! Questa è la più grande soddisfazione per me, ben più grande di offrire una cena a una brava persona.»

In quel momento, Ikki capì qualcosa: riusciva a vedere il vero sguardo di Moroboshi, celato sotto un sorriso amichevole. Poteva vedere chiaramente la sua voglia di vincere, il suo spirito guerriero, quasi al limite dell’istinto omicida. Era una sensazione fortissima, da fargli venire la pelle d’oca.

[Anzi, è l’opposto.]

Ecco, ora aveva capito le parole di Kiriko di prima. 

Moroboshi non cercava vantaggi nel trattare bene la gente prima dei match, anzi, era davvero l’opposto. 

Trattarli al meglio significava portarli al massimo della forma, e sconfiggere un avversario al top è una soddisfazione infinita per un vero guerriero. Una vittoria ottenuta da un avversario debole non era nulla ai suoi occhi. Ciò che voleva era un vero duello, una battaglia all’ultimo sangue. Questo era lo spirito del Re del Seven Stars.

«In una battaglia così importante né io né il mio avversario dobbiamo lasciare il ring con dei rimpianti. Per cui, domani, diamo tutto il nostro meglio, fino in fondo. Che ne dici, Re senza Corona?»

Diamo tutto il nostro meglio, fino in fondo. Il Re del Seven Stars con quelle parole aveva appena riconosciuto Ikki come degno avversario, come un avversario pericoloso e alla sua altezza, contro cui era necessario dare il cento per cento per batterlo. 

E Ikki non solo lo sperava, ma lo desiderava, perché anche lui pensava lo stesso dal suo lato. Si aspettava di essere sottovalutato, essendo uno degli ultimi arrivati, ma colui che era il migliore del mondo lo stava riconoscendo come vero avversario.

Che bello esser venuti qui oggi.

Il samurai era davvero felice. Uno dei più grandi campioni di sempre aveva appena riconosciuto il suo valore, e, come cavaliere, come guerriero e come uomo, non c’era onore più grande da ricevere. 

«Se è così che la pensi, allora accetto volentieri la tua offerta. Restituirò volentieri il favore domani, con gli interessi!»

«Perfetto! Non vedo l’ora!»

6.  

Ikki e gli altri passarono un’altra ora all’Ichiban Boshi prima di lasciare il locale: Moroboshi li aveva fermati dicendo che sperava di poter stare con loro non appena il lavoro fosse calato, ma più la serata andava avanti e più i clienti aumentavano invece di diminuire. Siccome il gruppetto stava lentamente diventando quasi una distrazione per Moroboshi, decisero a malincuore di tornare all’hotel.

«Aah. Era da un bel pezzo che non facevo una mangiata così. Sono pienissimo.»

«Sì, forse fin troppo.»

«Mio fratello e Alice hanno mangiato addirittura due porzioni. È davvero troppo, mica siete come Stella-san.»

«Beh, sono sicuro che Stella-chan non si sarebbe fermata solo a due…»

Ancora una volta, meno male che la Principessa non era lì o sarebbe scoppiata una guerra. Ikki nel mentre, anche se erano passati soltanto pochi giorni da quando si erano separati, ne sentiva sempre più la mancanza. Convivere tutto il giorno a scuola lo aveva abituato alla sua presenza costante, e ora che non c’era si sentiva un po’ triste.

Quando il Festival sarà finito, torneremo a mangiare qui da Moroboshi-san.

E avrebbe portato anche Stella con sé la prossima volta: lei lo avrebbe sicuramente apprezzato. Poi si voltò verso Kiriko, improvvisamente pensieroso.

«Permettimi una domanda, Yakushi-san.»

«Sì?»

«Sei sicura di andare via senza fare la tua visita di controllo a

Moroboshi-san?»

La ragazza infatti era andata via dal locale assieme al gruppetto di Ikki. Che si fosse scordata? Ma Kiriko gli rispose semplicemente con un:

«Ah, ma io ho già fatto il check-up.»

«Eh? Quando?»

«Haha. Una esperta di magie di cura e dell’acqua come me può percepire il flusso sanguigno e lo stato dei linfonodi anche attraverso i vestiti di qualcuno. Se mi concentro, posso percepire anche le intenzioni e lo stato mentale ed emotivo di quella persona attraverso il suo sangue…e volendo, anche prendere il controllo del suo corpo.»

«Ma è pazzesco!»

Ikki esclamò a voce alta.

«Quindi è così che hai preso il controllo del corpo di Tatarasan ieri?»

«Esattamente. Lo scopo principale di questa abilità e di aiutare i pazienti nella riabilitazione, facendogli capire i movimenti, ma diciamo che è utile anche per punire gli idioti. E poi..»

«poi…?»

«Controllare il corpo di qualcuno quando ti pare è davvero, davvero una figata.»

Kiriko stava sorridendo soddisfatta, ma quella era un’abilità che faceva davvero paura. Ikki giurò in cuor suo che avrebbe fatto l’impossibile per non farsi visitare mai da lei.

«E quali sono i risultati del tuo check-up, quindi?»

«Ah, non preoccuparti, sta fin troppo bene. D’altronde, è un mio paziente.»

«Quindi…mi confermi che è al cento per cento?»

«Sì…domani per te sarà una sfida molto, molto difficile.»

Kiriko sembrava dispiaciuta per lui, ma Ikki invece era felice. Aveva promesso che avrebbe dato il suo meglio, avere un avversario non in perfette condizioni fisiche non avrebbe concesso ad entrambi il duello eccezionale che si erano promessi. Il gruppetto intanto raggiunse la stazione dei treni, usciti finalmente dalla zona commerciale.

«Bene, qui ci separiamo. Io non alloggio al vostro hotel.»

«Volete che vi accompagniamo a casa?»

Arisuin si preoccupò cavallerescamente per la sicurezza di Kiriko e Yagokoro, ma le ragazze declinarono l’invito.

«Grazie, ma non c’è problema. Non è così tardi e poi, non dimenticate che siamo cavalieri anche noi due.»

Le due così si staccarono dal gruppetto e iniziarono a camminare nella direzione opposta alla loro, ma prima di salutarsi, Yagokoro aveva un’ultima domanda per Ikki.

«Oh, giusto. C’è una cosa che ti vorrei chiedere, Cavaliere

Ripetente.»

«Sembri serissima. È qualcosa di grave?»

Yagokoro fece una faccia mista tra imbarazzo e timore.

«Beh, ecco, diciamo che…io sono sempre pronta a cercare scoop e mi interesso a tutte le voci che sento, ma questa che ho sentito su di te è così grossa, ma così grossa, che mi sembra davvero incredibile. Per questo è giusto chiedere al diretto interessato.»

Se persino una senza vergogna come Yagokoro si stava comportando così, doveva certamente essere qualcosa di molto serio. Ikki, deglutendo, si preparò al peggio.

«E…cosa sarebbe…?»

«Eh, ecco…si dice che tu abbia…abbia sconfitto Edelweiss Twin-Wings a duello. È vero?»

Ikki rimase sbalordito. Si riferiva naturalmente alla battaglia di Ikki contro Edelweiss Twin-Wings, lo spadaccino più forte del mondo, avvenuta non molti giorni fa di fronte alla Akatsuki Academy. Ma non c’erano stati testimoni a suo tempo, come poteva essersi sparsa quella voce? Non avrebbe mai pensato di dover rispondere a qualcuno di quel duello…e Yagokoro, vedendo la sua reazione sorpresa, affondò il colpo.

«Eh? Che cos’è questa reazione? Non dirmi che è vero?? Hai davvero vinto?? L’ hai battuta??»

«No, no, aspetta, aspetta, aspetta, fermati! Calmati un attimo.

Cioè, sì è vero che ci siamo affrontati ma-»

«Quindi è vero!!»

Ikki prese Yagokoro per le spalle, saldamente, e riuscì non si sa come a calmarla dalla sua reazione mista tra stupore assoluto ed entusiasmo. Il ragazzo poi negò fermamente quella voce.

«Non negherò che ci siamo affrontati – ma non c’è altro da dire. La voce è vera solo fino a quel punto. Non ho vinto. Ho perso conoscenza durante la battaglia e ricordo solo di esser svenuto, e un attimo dopo ho riaperto gli occhi in un letto d’ospedale. Sono vivo soltanto perché si è trattenuta.»

Negò fermamente la voce e doveva farlo a tutti i costi: chissà cosa sarebbe successo se qualcuno avesse sparso una voce talmente incredibile.

«Ah…ah, capisco…quindi era tutta una bugia, eh…»

Yagokoro si convinse abbastanza in fretta che fosse una voce falsa.

«Sì, deve essere andata senz’altro così. C’è da dire che sono in pochissimi a poter dire di averla affrontata ed esser riusciti a portare a casa la pelle, quindi è già una grande cosa questa. Ora devo andare, ma prima di farlo puoi dirmi soltanto qualche veloce dettaglio del vostro scontro?»

La giornalista si ravvivò pensando che avrebbe potuto comunque cavarne una grande notizia, e i suoi occhi si illuminarono.

«Perdonami, ma non posso farlo.»

«Pe-perché? Non ti prenderò in giro perché hai perso.»

«No, non è quello il motivo. Semplicemente, non mi ricordo nulla.»

«Non…ricordi nulla…?»

«Sì…ricordo soltanto di aver subito un brutto colpo e da lì solo il nulla. Soprattutto gli ultimi istanti sono molto fumosi nella mia mente.»

Ed era vero. Ricordava solo fino a quando la sua ultima tecnica rimase bloccata e quando Edelweiss distrusse la sua spada, Intetsu, mandando in frantumi anche la sua coscienza e facendolo svenire. Per questo non poteva ricordare i momenti successivi… in cui era riuscito a ferire la spadaccina più forte del mondo. Certo, Kurono glielo aveva riferito poi, ma non gli sembrava vero, sembrava come se stesse parlando di un’altra persona.

«Vedi, non posso dirti altro perché non so altro.»

«Ah, capisco…»

Ikki Kurogane è un uomo che non sa mentire: Yagokoro lo conosceva da poco, ma era certa di questo aspetto del suo carattere, quindi gli credette subito.

«Come temevo…purtroppo solo questi pochi dettagli non sono abbastanza per creare una storia sensazionale…però, ti dispiacerebbe se aggiungessi…qualche dettaglio?»

«Sì, mi spiacerebbe.»

«Dai, andiamo, ti farei perdere in modo dignitosissimo!»

«No.»

«Eddai…che noioso che sei.»

La ragazza lo fissò male, ma Ikki fu irremovibile. Lasciarla fantasticare sarebbe stato ancora peggio che far uscire la voce: Yagokoro fu costretta a mollare l’osso.

«Peccato, dunque non se ne fa nulla. Questo articolo non s’ha da fare.»

«Te ne sarei grato.»

«…ma ad essere sinceri, la mia stima nei tuoi confronti è cresciuta ancora, Cavaliere Ripetente. Sono ancora più ansiosa di vedere il tuo match domani con Moroboshi. Bene, ora ci salutiamo per davvero. A presto!»

Con un cenno di approvazione verso Ikki, Yagokoro si diresse verso la fermata dell’autobus lì vicino. Shizuku poco dopo si rivolse al fratello.

«Torniamo insieme? Stiamo allo stesso hotel, in fondo.»

«No, grazie, passo. Vorrei fare due passi.»

«Perché? L’hotel è lontano da qui.»

«Diciamo che la doppia porzione è stata un po’ troppo, ecco.

Una passeggiata mi aiuterà a smaltire.»

Ma anche…

«E poi la voglia di vincere di Moroboshi è contagiosa. Ora non riesco proprio a stare seduto.»

Shizuku rifletté un attimo e poi ricordò che l’hotel era solo a dieci minuti di tram da lì, una distanza assolutamente nelle corde di suo fratello. Solo si sentì di consigliarlo:

«Se lo desideri, va bene. Ma mi raccomando, domani hai un match importante, non esagerare.»

«Certo, starò attento.»

«Vuoi che venga con te, Ikki?»

«…no, tranquillo, Alice, torna con Shizuku.»

«Ah, va bene allora.»

«Ci vediamo domani prima del match.»

Ikki li salutò prima di incamminarsi in direzione opposta alla loro.

«Mio fratello sembra proprio felice.»

Shizuku sorrise al realizzarlo, e anche lei era contenta come lui.

«Sì. Sembra che il Re del Seven Stars lo abbia davvero convinto, che sia rimasto impressionato. In più, sapere che combatterà al meglio delle sue forze lo invoglia ancora di più.»

«Mio fratello non ci è andato giù leggero con le risposte, stasera.»

«Probabilmente non riusciva davvero a trattenersi. In quanto Livello F è sempre stato messo alla porta, umiliato, ridicolizzato, ma lui ha sempre creduto nel suo potenziale. Potersi mettere alla prova con il Re del Seven Stars in persona è già una grandissima fonte di motivazione per lui. E ora che sa che ha anche un grande uomo di fronte, è ancora più carico. È bello vederlo così felice.»

Shizuku e Arisuin vedevano indubbiamente un grande entusiasmo negli occhi dell’amico, la voglia assoluta di competere contro uno dei migliori al mondo lo portava al settimo cielo. «Ma questo non gli basterà a vincere.» Kiriko ruppe il clima brutalmente.

«Eh?»

«Non sarà abbastanza, dici?»

«Sì, esatto.»

«Pe-perché lo dici?»

Shizuku rimase quasi offesa dal pensiero del Cavaliere Bianco, dal pensiero che suo fratello potesse perdere. «E’ un problema di mentalità.» Kiriko ora era estremamente seria.

«Non c’è dubbio che Kurogane-kun sia un cavaliere eccezionale. Essendo arrivato fino qui essendo un semplice livello F è già un incontestabile atto di fiducia in sé stessi, dimostra che ha una volontà fortissima e una forza sufficiente per essere qui. Persino faccia a faccia con il Re non ha avuto minimamente paura di lui, anzi, lo ha sfidato a testa bassa! Leggo la giusta ambizione nei suoi occhi…ma temo stia prendendo la cosa sottogamba.»

«Addirittura?»

Shizuku rimase ancora colpita da questa quasi accusa verso il fratello. Arisuin, vedendo la situazione, tentò di calmarla e parlò per lei.

«Dici che Ikki la sta prendendo sottogamba, ma anche Moroboshi lo sta facendo se entrambi sono sulla stessa lunghezza d’onda.»

Kiriko però scosse la testa.

«…non è vero. Penso che anche voi non abbiate capito chi si celi davvero dietro al nome di Yuudai moroboshi. Dietro a lui c’è ben più della semplice ambizione di essere il migliore. La semplice ambizione non lo avrebbe fatto arrivare dove è ora, non gli avrebbe mai fatto superare le sue ferite e tornare a camminare quando era quasi impossibile per chiunque. Quello che lo sostiene, il motivo che lo spinge a combattere è molto, molto diverso. È più forte, più unico del semplice desiderio di combattere chi gli sta di fronte, o di trionfare di fronte al mondo intero. Quello che lo porta avanti è il suo incrollabile senso del dovere. Se Kurogane-kun pensa che gli basterà la voglia di vincere, si sbaglia di grosso. Ne sono certa.»

7.  

Dopo essersi separato dai suoi amici, Ikki non prese la strada che portava all’Hotel, ma andò verso un parchetto tranquillo ed isolato. Laggiù non c’erano persone, ma soltanto il frinire delle cicale.

«Perché non esci allo scoperto, ora? Nessuno ci disturberà adesso.»

Non stava parlando all’aria, ma alla persona che li seguiva fin da quando erano al ristorante. Questo era il vero motivo per cui Ikki aveva deciso di tornare da solo, lasciando andare avanti gli altri: voleva capire chi fosse quella persona che lo seguiva e che non aveva sicuramente intenzioni amichevoli. Quella persona non aveva mollato di un centimetro, nemmeno quando il Re del Seven Stars era lì nei paraggi: bastava questo a far capire la forza dell’inseguitore.

…e un momento dopo, le ipotesi di Ikki si avverarono, prendendo una delle forme peggiori possibili. 

«…e chi si immaginava fossi tu…»

Il nuovo arrivato indossava abiti tradizionali giapponesi e la leggera brezza serale lo avvolgeva: i suoi occhi erano stretti e fissavano Ikki in modo severo, come se fossero lame. 

Ma soprattutto, i due si assomigliavano in modo inequivocabile, se non per una cicatrice a forma di croce sul viso di uno dei due.

«…Ouma.»

Era il fratello maggiore di Ikki, l’unico studente giapponese di livello A. Ouma Kurogane, l’imperatore del vento. Anche se si era mostrato, Ouma non aveva ancora proferito parola. Lasciava però che il suo sguardo parlasse per lui: uno sguardo più che severo, e anche più che cattivo, o malvagio. Nei suoi occhi c’era puro risentimento. I due fisicamente erano molto simili e alti praticamente uguali, ma l’aura di Ouma lo faceva sembrare due, tre volte più grande del fratello, tale era la sua presenza. Ikki però non si lasciò soggiogare da quell’aspetto.

«Quindi, cosa vuoi? Dopo quello che avete fatto alla Hagun, non credo tu sia qui per una riunione di famiglia, dico bene?»

Conoscendo Ouma, era bene andare dritto al punto. Non era uno che faceva qualcosa senza un vero motivo. E il fratello di Ikki finalmente parlò.

«Certo. Sono venuto qui a trovarti per un solo motivo: ti devo parlare.»

«Mi devi parlare?»

Ouma annuì col capo, poi disse ciò per cui era venuto.

«Ritirati all’istante dal Seven Stars Sword Art Festival, Ikki.»

Il suo tono era di quelli che non ammetteva repliche, né era lontanamente un consiglio. Ikki rimase sorpreso, però: perché avrebbe dovuto farlo?

«E perché dovrei farlo?»

«Non lo capisci da solo? Sciocco.»

Le sopracciglia di Ouma si inarcarono, infastidito dalla risposta di Ikki.

«La tua esistenza è un freno per la Principessa Scarlatta.»

«…come, scusa?»

Di nuovo Ikki rimase sorpreso.

«E da quando sarei un freno a Stella? Gradirei non parlassi di cose che non conosci minimamente.»

«Ma è vero. Per colpa dei tuoi trucchetti, verme che non sei altro, la Principessa Scarlatta sta perdendo tempo nel competere al tuo livello.»

«Trucchetti?»

«Sotterfugi, tattiche, tutti i mezzucci che usi per stanare il tuo avversario, tutte le cose ridicole che hai usato per scalare come un verme, quale sei, la tua strada fino qui. La stai ingannando. La vera forza non è qualcosa che si trova in tali inganni e lei non potrà mai diventare forte se segue un uomo volgare come te. Sono rimasto deluso dalla nostra battaglia alla Hagun.

Lei avrebbe dovuto esser stata alla mia altezza, almeno.»

Quindi era così che la pensava Ouma: Che Ikki l’avesse rallentata, bloccata, pur di non farla crescere. L’imperatore del Vento fece un passo avanti.

«Per cui sparisci, verme. La Principessa Scarlatta è troppo per uno come te.»

«Ah, quindi è così che stanno le cose.»

Ikki fece un sospiro, e capì il motivo di tanto risentimento. Ouma lo stava giudicando -anzi, lo aveva già condannato- secondo la sua scala di valori. Per Ouma Kurogane la forza è qualcosa che si ha e non il modo in cui la si usa. Per lui la persona più forte doveva sempre, assolutamente vincere, e le tecniche che ribaltavano tale risultato erano solo inganni.

Mi detesta per davvero.

Difficile pensare il contrario dopo quelle parole. In fondo, Ikki, da cavaliere di livello F era al fondo della scala di forza del mondo e per Ouma, in cima a quella scala, la sua era una esistenza inutile. Ma naturalmente, Ikki non sarebbe stato a guardare.

«Ora ho capito perché dici che sono un ostacolo alla crescita di Stella, fratello. Tuttavia, non ho alcun motivo di seguire i tuoi principi.  Anche se fossero veri…Stella mi ama e desidera un nuovo scontro con me. Per me questo è ciò che conta. Lei è tutto ciò che conta. Le tue parole non mi toccano, non valgono nulla per me, Ouma.»

 Respinse seccamente la “Richiesta” di Ouma che non sembrava affatto sorpreso dalla cosa.

«Stupido. Non prendermi in giro. Ricorda che non te lo sto chiedendo, te lo sto ordinando. Se non mi ascolterai verrò a prendermi con la forza ciò che voglio.»

Materializzò in un semplice e rapido gesto la sua spada lunga Ryuuzume , lunga anche più della katana di Ikki. L’aria nel parco sembrò improvvisamente elettrica, e gli animali presenti iniziarono a scappare e volare via. Persino loro avevano capito che era meglio darsela a gambe. Ikki conosceva bene la forza del fratello, ma non sarebbe mai, mai scappato in questo momento. Anzi, un sorriso sarcastico gli si stampò sulle labbra.

«Benissimo. Se per te è più facile capire in questo modo, meglio ancora.»

Sguainò anche lui la sua spada, Intetsu.

Fin dal momento in cui era arrivato al parco si era già preparato psicologicamente a un’evenienza del genere: e fin da quando suo fratello iniziò a parlare, sapeva già che questo scambio non poteva finire in altro modo che così.  Ouma poi aveva definito il tempo assieme tra Ikki e Stella come “inutile”, mentre per Ikki tutti quei giorni erano infinitamente preziosi. Non poteva assolutamente lasciar passare un’offesa del genere, per il bene suo e quello di Stella. Avrebbe fatto rimpiangere all’uomo che gli stava di fronte di aver detto quelle cose!

«Forza, vieni a saggiare con la tua spada cosa può fare questo verme!»

«Non osare prendermi in giro con le mie stesse parole, maledetto schifoso!»

E lo scontro tra i fratelli Kurogane iniziò.

8.  

La battaglia tra il Cavaliere Ripetente e l’Imperatore del Vento scosse una città che stava per andare a dormire. Fu Ouma a fare la prima mossa, che alzò la sua spada lunga e già intrisa di energia che risplendeva nell’oscurità della sera – «Ha!»

-sferrando un fendente orizzontale all’altezza della vita verso Ikki che lo stava per caricare. Tuttavia, i due erano ancora lontani più di dieci metri…come poteva sperare Ouma di colpire

Ikki a quella distanza? Eppure…

«Tch!»

Ikki si piegò verso terra, sempre correndo a testa bassa, per schivare quell’attacco: un attimo dopo una violenta folata di vento gelido gli passò poco sopra la testa, mozzando di netto un albero poco distante. Vero, una lama fatta di acciaio non avrebbe potuto colpire così distante…ma una lama fatta di vento sì. Quella tecnica si chiamava Shinkuuka , una tecnica comune tra gli esperti delle magie di elemento di Aria, che creava praticamente un’onda d’urto anche più tagliente della lama stessa.

Ouma naturalmente la sapeva usare. «Haaa!»

E lo fece di nuovo, mandando una nuova lama di vento verso Ikki: probabilmente non sarebbe stato forte come le tecniche di fuoco della Principessa Scarlatta, ma il fatto che fosse praticamente un attacco invisibile e velocissimo compensava di gran lunga la minor capacità offensiva.

Ma il Cavaliere Ripetente non si sarebbe mai lasciato impensierire da una tecnica così semplice: Ikki continuò ad avanzare verso il fratello senza perdere minimamente velocità e schivando agilmente le lame di vento, schivandole di un capello, l’essenziale per non perdere velocità. Questo perché aveva già scoperto il segreto dietro la tecnica di suo fratello: bastava seguire la spada di Ouma e il movimento che avrebbe fatto. La lama conseguente poteva andare solo dritto, seguendo la traiettoria che l’Imperatore del Vento gli avrebbe impresso all’inizio. Una volta colto questo, bastava restare concentrati sui movimenti di Ouma per evitare i suoi attacchi: per uno con i riflessi del calibro di Ikki evitare tali colpi era quasi semplice.

«Uhmf…»

Vedendo che il fratello minore si stava avvicinando troppo, Ouma cambiò strategia in un attimo, caricando anche lui e sferrando un (vero) fendente a Ikki!

«Kaaaa!» «Tch!» È veloce!

Nonostante la spada di Ouma fosse più grande e più pesante di quella di Ikki, la manovrava come fosse una piuma, ben più veloce del Cavaliere Ripetente.

Questo però non era dovuto alla maggior forza o tecnica di Ouma, ma al fatto che egli, sfruttando il suo dominio del vento, era in grado di annullare la resistenza del vento alla sua lama rendendola di fatto molto più veloce! Ikki ci mise un secondo a capirlo e si mise in parata – Swosh!

-ma il rumore sordo che accompagnava la lama di Ouma gli fece cambiare idea in fretta!

«Oooooh!»

Dimenticò la difesa e si gettò all’indietro con tutte le sue forze per evitare il colpo di Ouma: la sua lama non si limitò a colpire il terreno, ma non si fermò lì andando a perforare la terra di diversi metri sotto di lui creando un buco nel terreno lungo…non si sa quanto. Ikki sbiancò a quella vista: certo, aveva già visto anche Stella sferrare colpi di tale portata, ma mai fino a questo punto. D’altronde, i colpi dell’elemento fuoco disperdono calore e molta energia nei dintorni, perdendo di efficacia al contatto… mentre invece un fendente dritto come una colonna d’aria non aveva questo problema, e riuscì a tagliare la terra come un coltello nel burro.

Quanta forza, quanta pressione, quanto peso c’era dietro un attacco del genere? Quintali, tonnellate di potenza? Ikki non riusciva a calcolarlo precisamente, ma di certo sapeva che non era un colpo da poter parare. Però…

Questa terribile potenza gli è possibile solo perché ha quel corpo a sostenerla.

«Sei cambiato molto rispetto a quando ci siamo incontrati l’ultima volta vari anni fa, Ouma. Anzi, potrei dire che sei cambiato fin troppo. Che segreto nascondi dietro quel corpo?» «Oh?»

Ouma sferrò un ghigno alle parole del fratello.

«Hai già capito che c’è qualcosa di anomalo in me solo da uno scambio. Anche se ci sei riuscito con l’inganno, è chiaro che non è solo quello che ti ha portato a ferire in battaglia TwinWings…ma sappi che averlo capito non aiuterà in alcun modo. Questa mia anomalia è soltanto forza bruta, pura e semplice, a differenza dei tuoi inganni da quattro soldi.»

Di certo quell’attacco era un bel problema da gestire. Certo, Ikki era abituato a difendere attacchi così potenti: era già riuscito a sviare la potenza di Stella una volta grazie a una difesa ben studiata, ma quello fu anche demerito dell’inesperienza in battaglia di Stella. Difendersi da un fiume in piena come quello di Ouma sarebbe stato ben altro compito. Difatti, il modo di combattere del fratello non mostrava alcuna esitazione o deviazione: avrebbe tagliato senza alcun problema allo stesso modo sia una sequoia gigante che una semplice foglia cadente.

Di questo passo anche parare con Ten’i Muhou sarebbe pericoloso.

Come gestire una tecnica così potente? Ittou Shura avrebbe sicuramente aiutato dal punto di vista della velocità, ma il limite di utilizzo di un solo minuto era ancora troppo restringente e Ikki non sapeva ancora abbastanza di come lottava il fratello.

Doveva avere più informazioni su di lui.

E come ottenerle? Ikki pensò ai suoi scontri passati per cercare di trovare una soluzione, ma-

«Qualunque cosa tu stia pensando, è inutile.»

-il fratello lo interruppe prendendolo in giro da lontano.

«Te l’ho già detto. Non puoi fare nulla contro di me.»

E tornò all’attacco, ma non come prima. Stavolta alzò la spada al cielo, come se volesse perforare la luna con la punta.

«E poi non ho intenzione di perdere altro tempo con gente del tuo livello. Mettiamo un limite di tempo a tutto ciò. Tutto

questo tergiversare mi deprime.»

Pronunciò poi poche altre parole.

«Imprigiona il mondo, Mukou Kekkai.»

Una fiamma rosso scarlatto iniziò a fuoriuscire dalla spada di Ouma e improvvisamente una fortissima bufera di vento si alzò nel parco. La terra si levò e la sabbia iniziò a volare nell’aria creando un turbine di sabbia altissimo e fittissimo. Ikki si avvinghiò alla terra e solo a fatica riuscì a non cadere per via del fortissimo vento.

Mi vuole oscurare la vista!!

La tempesta di sabbia e il vento forte gli avevano tolto in un sol colpo la vista del campo e la mobilità. Riconobbe immediatamente quanto fosse efficace tale mossa, ma si sorprese di quanto il fratello -tanto dedicato a non usare stratagemmi e a usare solamente la forza bruta- fosse così ipocrita nell’usare appunto una tecnica volta esclusivamente a indebolire l’avversario senza ferirlo direttamente. Ikki un secondo dopo cambiò idea: realizzò infatti quale fosse il vero obiettivo di quella tecnica, qualcosa di molto più immediato ed efficace.

Non…non riesco a respirare!!

La mancanza di aria pulita a terra. Il turbine di Ouma stava infatti spazzando la zona con terriccio e altre cose e se poi si aggiunge anche il forte vento che spingeva in su l’aria buona, l’ossigeno sarebbe diventato presto merce rara. Il tempo si era fatto improvvisamente pochissimo.

«Hai dieci minuti. Se combatti, forse ne hai al massimo uno: questo è il tempo che ti rimane. Non ho pazienza per i miserabili come te che trattengono la propria forza. Fatti sotto. »

Ikki si convinse. Non aveva più bisogno né tempo di trattenersi, esattamente come gli ricordò suo fratello. In più- Lui non è uno contro cui mi posso risparmiare.

Non sapeva cosa gli fosse accaduto negli anni in cui non si erano visti, ma era chiaro che questo Ouma era diverse volte più forte di come Ikki lo ricordava. Non poteva più tergiversare, il tempo stringeva. Dunque, si concentrò per incanalare la forza magica che aveva.

«Ittou Shura.»

Una fiamma azzurra si manifestò attorno al corpo di Ikki un secondo prima che scattasse in avanti, come una folata di vento artico che tagliava l’aria. Gli alberi del parco si scossero ancora, altre foglie caddero dai loro rami: ormai la presenza di Ikki era diventata tangibile. Ouma però non fu minimamente scosso: anzi, più che intimidito sembrava infastidito, seccato, come se stesse guardando un insetto schifoso.

«Una abilità che concentra tutta la forza magica in un rilascio esplosivo per contrastare solo per poco tempo qualcuno contro cui altrimenti non avresti scampo…questa è l’apoteosi dell’inganno. Solo vedere una cosa del genere mi fa rabbrividire. Mi fai schifo. Fatti sotto, sarà un piacere cancellarti dall’esistenza. »

Con un movimento quasi annoiato si mise in posizione di guardia: fermo e impassibile, sembrava come una montagna, una presenza stoica e irremovibile. Ikki si sentì sotto pressione solo a causa di quella presenza, ma non aveva tempo per pensare. Aveva solo un minuto per agire. Ogni spreco di tempo poteva fare la differenza tra la vita e la morte!

«Haaaaa!»

Il cavaliere nero caricò a testa bassa, correndo quasi come un’ombra sul terreno. In risposta, l’Imperatore del Vento si mosse a sua volta sferrando un fendente verso la testa di quell’ombra. Ma quando Ikki era avvolto nel potere di Ittou Shura era più veloce di ogni vento!

Posso farcela!!

La sua intenzione infatti era di sfruttare la sua maggiore velocità, deviando il colpo di Ouma e contrattaccare in un colpo solo.

Non avere paura.

I suoi occhi erano fissi sulla lama che stava calando sulla sua testa. Sapeva che Ouma poteva spaccare il mondo a metà, se avesse voluto, e se avesse avuto paura per un solo attimo, sarebbe stata la fine.

Concentrati!!

Cercò la massima concentrazione per evitare questa Spada di Damocle. Ce la poteva fare. Ce la doveva fare. Con tutto l’allenamento che ha fatto, sapeva di potercela fare.

FORZA!!!

Si diede coraggio e Ikki puntò dritto verso il nemico. In quel momento, all’improvviso – …eh?

Si fermò.

9.  

Che….succede???

Gli occhi di Ikki si spalancarono di terrore all’anomalia che gli scosse il corpo un attimo prima di incrociare le spade con suo fratello Ouma. Questo era esattamente il momento in cui aveva concentrato tutto il suo potere su di sé, il momento in cui avrebbe deviato l’attacco di Ouma quel tanto che basta per passagli nella guardia e colpirlo. 

Eppure, in quel momento decisivo per la battaglia e per la sua vita -era come se la mente si fosse scollegata dal corpo. Era conscio, ma non riusciva a muoversi.

Che mi succede??

Ma non ebbe tempo di fare altro. Era l’unico ad essersi fermato, perché la lama di Ouma non era per nulla ferma.

Cazzo!

Alzò la guardia all’ultimissimo, appena prima che la spada lo colpisse alla gola. Però fece quello che si era ripromesso di non fare: parare il colpo del nemico, che gli era impossibile.

«AAAAH!»

Ikki venne scagliato come un proiettile a una dozzina di metri di distanza, come se fosse stato investito da un TIR, e si schiantò duramente contro un muro.

«Gah!»

Un fiotto di sangue gli uscì dalla bocca dopo il violento contatto -di sicuro alcune costole erano rotte, assieme alle braccia che avevano parato quel colpo. Ma al momento, non era questo il problema!

Che cosa diavolo mi è successo poco fa??

Si era come congelato nel momento decisivo. Perché? Non gli era mai successo di perdere completamente la concentrazione in un modo simile, a maggior ragione a un secondo da uno scambio potenzialmente mortale. Ma ancora una volta fu il fratello ad interromperlo, vedendolo pensieroso.

«Bah. Non posso credere tu sia veramente sorpreso. Davvero pensavi di continuare come se nulla fosse dopo aver affrontato la spadaccina più forte del mondo? Ne sarai anche uscito senza ferite fisiche, ma lei ti ha lasciato una profonda cicatrice nel tuo spirito.»

«…eh?»

«E tu, proprio tu che non hai capito nemmeno questo, che non hai compreso quale sia stato il suo dono per te, osi sguainare la tua spada contro di me. Davvero non hai idea di quale sia il tuo posto nel mondo!»

Ouma si rimise in posizione di offesa e alzò di nuovo la sua spada concentrando nuova energia e alzando ancora il vento da diverse direzioni. Il risultato fu una bufera di intensità crescente, come un buco nero che risucchiava al suo interno tutto ciò che stava a tiro. Poi tale bufera si condensò attorno alla sua spada creando una gigantesca lama fatta di puro vento.

Esatto, questa era la stessa tecnica che aveva sconfitto sia la Principessa Scarlatta che Raikiri.

«Per un farabutto come te Kusanagi è un mero spreco. Tuttavia, non sarebbe nemmeno giusto lasciare le cose a metà. Voglio essere sicuro che tu non lasci questo posto vivo. Per cui, prendilo come un favore che ti sto facendo, e muori!»

La lama di vento cadde come un intero pianeta pronto a schiantarsi su un gravemente ferito Ikki Kurogane.

La devo evitare, a tutti i costi!!

Certo, nei pensieri di Ikki rimbombava ancora l’idea di questo “dono” che Edelweiss gli aveva fatto, ma ora lo allontanò. Non era il momento di pensarci -e anzi, doveva concentrare tutti i suoi sforzi sul sopravvivere!

Ma si bloccò ancora, come prima. Il suo cervello urlava di fuggire al suo corpo, ma le sue gambe erano ferme, come recise dal resto del corpo. Il primo istinto fu che le ferite gli avessero danneggiato dei centri nervosi, ma Ikki capì in fretta che non era quello il problema. Certo, non stava affatto bene, ma non al punto di non potersi muovere. E allora, perché? Non riusciva a capire. Non riusciva a capire! Ma doveva farlo in fretta, o per lui sarebbe stata la fine. Pensa, pensa a qualcosa. A qualunque cosa! 

Ma la sua mente era sgombra, completamente svuotata da ogni pensiero. Continuava a rimuginare ma non riusciva a mettere insieme i pezzi del puzzle, a trovare una soluzione logica. E mentre era in procinto di essere annientato dalla gigantesca spada di vento –

“Fallo a pezzi, Tora-Ou!»

                                                                 10.      

Un giovane ragazzo armato di lancia si interpose tra il Cavaliere Ripetente e la lama di vento gigante pronta a ridurlo in briciole come se nulla fosse! Ben piazzato e con gli occhi feroci, come quelli di un predatore, non era altri che il Re del Seven Stars, Yuudai Moroboshi!

«Fallo a pezzi, Tora-Ou!»

Con un grido che squarciò la notte puntò la lancia dorata verso il tornado: una luce dorata fortissima partì dalla punta della lancia e assunse in fretta la forma di una testa di tigre che ruggiva contro il tornado stesso. La tigre dorata scattò verso il tornado e lo addentò! E a poco a poco, pezzo a pezzo, la gigantesca spada di vento, la tecnica più forte di cui Ouma Kurogane era capace, venne letteralmente fatta a pezzi e dispersa nella notte. 

«Tutto ok, Kurogane?»

Moroboshi si sincerò delle condizioni di Ikki.

«Mo…Moroboshi-san, perché sei…?»

«Ti sei dimenticato una cosa al ristorante, così ti stavo cercando per restituirtela.»

E gli allungò il suo datapad della scuola Hagun.

«La dottoressa mi ha detto che non stavi tornando con loro, così me la sono presa con calma mentre rifacevo la strada verso l’hotel…e sono finito ad assistere a qualche folle litigio tra fratelli.»

Moroboshi poi si rivolse a Ouma.

«Ehilà, da quanto che non ci si vede, Ouma. Sarà dalle elementari che non ti vedo.»

«Moroboshi, la Stella di Naniwa…o forse, meglio dire Re del Seven Stars?»

«Ha. Non voglio esser chiamato così da te. Non eri presente a quel torneo.»

Moroboshi si riferì a una loro rivalità in passato, evidentemente.

«Quel titolo vinto così non conta nulla per me…ma questa è un’altra storia.»

Il campione si guardò attorno e vide un macello: alberi devastati, buche, crepacci nel terreno, il muro di pietra vicino a loro quasi rotto in due.

«Non credete di esagerare un po’ per questa scaramuccia tra fratelli? Se non fossi intervenuto io qualcuno ci poteva rimettere le penne!»

«Quindi questa è la famosa Noble Art in grado di annullare completamente tutte le altre Noble Art? la famosa Tiger Bite?

Sei riuscito ad annullare Kusanagi e anche Mukou Kekkai.»

«Esatto. In altre parole, il tuo controllo dei venti non ha alcun effetto su di me. E ora che lo sai, lascia che ti chieda io una cosa…hai ancora intenzione di lottare? Perché se hai tanta voglia di far casino a casa mia, da buon padrone di casa non ti lascerò agire indisturbato.»

Moroboshi puntò la sua lancia verso Ouma, sfoderando un tono aggressivo e minaccioso. 

«No. Non mi interessa più combattere.»

Chiudendo gli occhi, ripose la sua spada, Ryuuzume: la Tiger Bite di Moroboshi, la tecnica che annulla le altre tecniche, era riuscita a sconfiggere la sua arma migliore in men che non si dica. Che fosse quindi impaurito, che si sentisse improvvisamente in svantaggio a causa di quello? Nossignore. Ouma non continuò a combattere perché, come disse lui stesso, non era più interessato a farlo. Scrutò un’ultima volta Ikki, seduto per terra dolorante dietro Moroboshi.

«Se lui non è in grado di accettare il dono che gli ha fatto Twin Wings, non c’è bisogno per me di farlo fuori ora. Lo farai tu domani, e forse è persino meglio così. Chissà che così la Principessa Scarlatta non capisca che razza di uomo patetico ha scelto e rinsavisca.»

Dopo quell’ultimo insulto, Ouma si voltò e fece per sparire nella notte esattamente come era venuto. Tuttavia, prima di dileguarsi, mormorò una frase tra sé e sé.

«Davvero, si è dimenticato quel datapad? Che razza di uomo fortunato sei.»

Moroboshi sbuffò nel vedere Ouma andarsene.

«Beh, diciamo che è cambiato un bel po’ dalle elementari…solo nel fisico, non nel modo di fare.»

Il campione si voltò verso Ikki, ora appoggiato al muro.

«Adesso, raccontami per bene che diavolo è successo. Vi ho sentito che parlavate di Stella-chan. Che è, una rissa per amore? Fate come nei film dove ci sono due fratelli che duellano per la stessa donna?»

Ikki sorrise amaro a Moroboshi mentre si rialzava a fatica.

«Ti prego, non è il momento…ho appena rischiato di morire. Comunque, davvero, grazie, grazie di cuore. Grazie per avermi salvato la vita e…per il datapad, ovviamente.»

«Ah, tranquillo, tranquillo. Non c’è di che. Anzi, c’è una cosa che mi dà da pensare.»

Il tono del ragazzo cambiò, diventando improvvisamente serio.

«Che ti succede, Kurogane? Ti ho visto solo di sfuggita e solo da lontano, ma ti muovevi in modo strano. E non mi sembrava per via delle ferite.»

Lo aveva visto bloccarsi mentre Kusanagi stava per abbattersi su di lui. Purtroppo, anche Ikki avrebbe tanto voluto sapere la risposta a quella domanda, più di chiunque altro.

«Onestamente, non ne ho la minima idea…»

Quella cosa arrivò completamente dal nulla, pensava di essersi preparato alla perfezione per questo torneo, ma evidentemente non era così. Ikki poté solo scuotere la testa.

«Ah…davvero, sembravi un cervo un attimo prima di essere investito da un camion. Però non può essere quello, no?»

Certo, non poteva essere semplicemente paura. Se Ikki si fosse lasciato prendere dal panico e dalla paura non sarebbe mai arrivato fin qui, ed entrambi lo sapevano bene. Però…

…le parole di Moroboshi fecero ricordare una cosa al Cavaliere Ripetente.

[Davvero pensavi di continuare come se nulla fosse dopo aver affrontato la spadaccina più forte del mondo? Ne sarai anche uscito senza ferite fisiche, ma lei ti ha lasciato una profonda cicatrice nel tuo spirito.]

Le parole di Ouma durante il combattimento, e ora che ci poteva riflettere…era esattamente così. Non solo aveva combattuto, ma era sopravvissuto al duello contro la spadaccina più forte del mondo. Certo, aveva perso, ma ne era uscito vivo. Davvero pensava di essersela cavata con così poco, però? Poteva davvero essere che bastasse curare le ferite del corpo per andare avanti come se nulla fosse?

…forse aveva sottovalutato tutta quella situazione?

Quest’ultima realizzazione fece correre un brivido lungo la schiena di Ikki. Questo succedeva frequentemente nel mondo della lotta, specialmente nella boxe. Dopo una brutta sconfitta, poteva accadere che un lottatore sviluppasse un timore irrazionale di essere colpito di nuovo, e quindi di perdere il controllo delle sue azioni qualche secondo prima di un nuovo colpo. Era un blocco psicologico chiamato “Punch Eye” e naturalmente non era facile curare questo blocco. Molti erano costretti al ritiro, incapaci di tornare a lottare e di riavere controllo del proprio corpo. Forse anche lui era così, “rotto”? Fisicamente non c’era stato alcun problema, aveva fatto tutti i test fisici e nessun problema era stato riscontrato…però nessuno di quei test era avvenuto mentre la sua vita era in serio pericolo. Quindi, non aveva mai potuto immaginare una situazione del genere senza esserci in mezzo.

Era una situazione preoccupante e di non facile soluzione. Ouma aveva ragione, come poteva pensare di uscire davvero illeso da una battaglia mortale contro la persona più forte del mondo? Sarebbe stato innaturale il contrario.

Vedendo Ikki sbiancare Moroboshi si preoccupò ulteriormente.

«Che c’è? Tutto bene? Ti vedo preoccupatissimo…a che pensi?»

«Nie…niente…»

Non disse a Moroboshi a cosa stava pensando, e non poteva farlo. Lui rimaneva il suo avversario. Anche perché, se lo erano promessi:

[Non vedo l’ora di affrontarti al mio meglio!]

Entrambi ci tenevano tantissimo a quel duello. Per questo non poteva dirglielo, non lo avrebbe fatto nemmeno sotto tortura. Ikki forzò un sorriso e respinse quei pensieri. Moroboshi lasciò scorrere e anzi disse:

«Beh, intanto pensiamo a trovarti un dottore. Siediti qui e aspettami.»

Estrasse il suo datapad e digitò per chiamare un’ambulanza. «Mi dispiace tantissimo…”

Era per il disturbo di chiamare un’ambulanza…o altro? Ikki mormorava questo mentre si mise le mani fratturate sopra il petto. L’effetto di Ittou Shura si era dileguato da un po’ e ora la stanchezza iniziava a farsi sentire. Fortunatamente non gli faceva sentire nemmeno il dolore.

Che mi sta succedendo…? Che succede al mio corpo?

Ma quella paura non smise di lacerargli il cuore.

Più tardi, dopo esser stato curato e riportato in albergo, Ikki continuò ad auto esaminarsi. Si concentrò con forza, cercando di riflettere e di rilassarsi, vagliando ogni parte di sé e della sua coscienza…senza trovare alcun problema di sorta. Ma quindi, dove era il problema esattamente?

Non lo sapeva, e finché non trovava la fonte del problema non era possibile trovare una soluzione. Ma doveva pensare a qualcosa, e farlo in fretta: tra poche ore avrebbe affrontato il campione in carica nella sfida più difficile ed importante della sua vita, e non poteva fallire in alcun modo. Doveva superare quel blocco in qualche modo.

E tra tutti quei pensieri, la mattina finalmente arrivò.

La mattina in cui tutto sarebbe finalmente cominciato.

                                                                 11.      

[Si dice che:

Lottare sia sbagliato, perché è da quello che nasce l’odio;

La pace è giusta, perché è da quella che nasce la gentilezza;

La violenza è un peccato mortale, perché è con quella che ci feriamo gli uni con gli altri;

La riconciliazione è una virtù, perché è con quella che miglioriamo. 

Se l’umanità fosse sensibile, tutti vivremmo secondo queste linee guida. Ma nonostante tutto, l’umanità vive per diventare sempre più forte! Più forte di chiunque altri! Gli uomini bramano potere, di essere più forti gli uni degli altri! Di essere i più forti di tutti per poter guidare il mondo!]

[Lasciate che parli chi non lo desidera. Lasciate che dicano la loro! Ma chiunque in questo mondo è nato per questo, per diventare più forte: alcuni se ne sono semplicemente scordati per strada. Ma ora coloro che non hanno mai mollato il loro sogno

di essere il migliore sono tutti qui, a questo Festival!] [Dall’ Hokkaido, la Rokuzon Academy.

Dal Tohoku, la Kyomon Academy.

Dal Kanto del Nord, la Donrou Academy.

Dal Kanto del Sud, la Hagun Academy.

Dal Kinki, la Bukyoku Academy.

Dal Chugoku-Shikoku, la Rentei Academy.

Dal Kyushuu-Okinawa, la Bunkyoku Academy.

E ultimi, ma non per importanza, i nuovi arrivati della Akatsuki Academy.]

[Trentadue valorosi sono stati scelti da queste otto scuole, ma solo uno di loro potrà reclamare il trono di Re del Seven Stars, il titolo di essere lo studente numero uno in Giappone! E lo faremo a modo nostro, nel modo di noi cavalieri. Duellando!]

[Per i nostri trentadue valorosi è giunto il momento di dare il massimo, di lottare, di lottare per tutto e con tutto quello che hanno! Con questo il 62esimo Seven Stars Sword Art Festival è ufficialmente…aperto!!!]

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