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La fine della Prima Battaglia


1.  

Una volta che Stella abbandonò definitivamente il ring, Arisuin si lasciò andare a un profondo sospiro di sollievo.

«Dio, per un attimo quella tecnica mi ha fatto preoccupare parecchio.»

«Davvero. Personalmente, mi era bastata l’emozione nel vedere mio fratello sopravvivere a malapena nel suo match.»

«Eh…prego?»

Ikki lanciò un sorriso perplesso alla sorella. La vittoria della loro amica però li aveva soddisfatti, al punto da lasciar finalmente scendere la tensione e portare un’atmosfera molto più scherzosa e rilassata. Kiriko Yakushi, invece, che non era così legata a Stella, era più occupata a riflettere sulla tecnica che aveva concluso l’incontro.

«È stata davvero una tecnica portentosa. Essere in grado di incendiare un’area così vasta in così poco tempo è sorprendente. Credo non basterebbe nemmeno vaporizzarsi nell’aria per schivarla…probabilmente mi farebbe evaporare comunque. Sono stata fortunata ad aver assistito a una cosa del genere in anteprima.»

«Onestamente, condivido il tuo sentimento. Meglio evitare di usare Aoiro Rinne contro Stella.»

Shizuku però sapeva che le tecniche di arti marziali da sole non sarebbero servite a schivare una tecnica come Bahamut Howl, in grado di coprire tutta la grandezza del ring in un battito di ciglia. La ragazza sbuffò al pensiero.

«Ora capisco perché ha accettato un match così impari, era già sicura di vincere.»

Shizuku si voltò verso il fratello, come per cercare la sua approvazione.

«Ha ottenuto davvero un’abilità spaventosa nell’allenarsi con la Principessa Yashka.»

Lui però scosse la testa.

«…no, non credo sia così.»

«Eh?»

Davvero? Eppure, Shizuku era certa fosse una tecnica appresa durante l’ultima settimana di allenamento.

«Non ha imparato a usare Bahamut Howl dal suo allenamento speciale. Lo sapeva già fare fin da quando è arrivata nella nostra scuola.»

«Co…cosa?? Ma non l’avevamo mai vista prima d’ora!»

«Naturalmente. Una tecnica così forte non va usata alla leggera quando sono presenti persone nelle vicinanze, non trovi?» Kurono fu d’accordo con Ikki.

«Esattamente. Come ha detto il commentatore, Bahamut Howl ricorda molto il grido di un animale, una tecnica che non si cura del controllo…per questo non richiede alcun allenamento, è solo un rilascio di energia. È qualcosa che tutti sanno fare.  E anche se è stata un po’ coraggiosa nel fidarsi di chi le stava attorno per controllare la sua potenza, questa mi sembra poca roba per qualcuno che si allenato duramente per una settimana intera.» «Quindi l’allenamento speciale non le è servito?» 

Ikki scosse di nuovo il capo alla domanda della sorella.

«Non penso, credo almeno. Quando è salita nel ring aveva una fiducia, una sicurezza in sé stessa che non le avevo visto quando fu sconfitta da Ouma. Ha guadagnato sicuramente qualcosa dall’allenamento con Saikyou-sensei, qualcosa che le ha permesso di superare lo shock di quella sconfitta…e non è Bahamut

Howl.»

Il che significava solo che…

«…che abbiamo visto solo una frazione della sua forza.»

Tutti vennero scossi da un leggero brivido al pensiero, partendo proprio da Shizuku. Lei ricordava bene la forma del drago comparso nel ring dietro a Stella, la manifestazione della sua forza…e probabilmente l’ipotesi del fratello non era così lontana dalla realtà. Sapere di essere nella stessa competizione contro un mostro del genere era terrificante.

Le espressioni preoccupate degli amici di Stella erano perfettamente comprensibili, ma c’era una persona tra di loro che aveva un’espressione completamente diversa. Ikki, infatti, non riuscì a trattenere un sorriso.

Sei veramente portentosa.

Naturalmente il solo pensiero di affrontare una persona così sconsideratamente forte gli dava il mal di testa, ma Ikki fu comunque felice per lei. Felice che fosse riuscita a ritrovare la sicurezza perduta e tornare più forte di prima.

[Non sapevo che sentirsi deboli fosse così doloroso…]

Non voleva più vedere Stella così triste e depressa, gli faceva letteralmente male al cuore. Lui voleva che splendesse sempre forte e fiduciosa in sé, come una stella nel cielo. Quella era la donna che lui voleva inseguire.

Io voglio esserti più vicino di chiunque…e voglio esser l’unico ad esserti così vicino. Sono un egoista, lo so…

Mentre lo pensava, le voci degli annunciatori ripresero ad echeggiare nell’arena.

[Signore e signori, un attimo di attenzione, per favore. Ora procederemo alle riparazioni del ring, per cui avremo 20 minuti di pausa. Una volta concluse le riparazioni, partiremo con i match del gruppo D. I partecipanti si rechino nella sala di aspetto.] Kurono si mosse per prima all’annuncio.

«Mi sa che è meglio dia loro una mano.»

Dopo una boccata dalla sigaretta, saltò graziosamente nel ring. Shizuku e Kiriko si alzarono a loro volta, erano le prossime in gara per il gruppo D.

«Andiamo, dunque, sorellina?»

«Sì. Ero stanca di stare con le mani in mano.»

Entrambe erano cariche e pronte all’azione. Probabilmente vedere il match di Stella le aveva ulteriormente rafforzato l’agonismo, e nei loro occhi splendeva una chiara e decisa voglia di combattere.

«Fate del vostro meglio. Noi vi supporteremo da qui.»

«Grazie, Alice. Ma tu, onii-sama, non dovresti andare a riposare? Potresti aver dei problemi domani se non recuperi come si deve.»

«Sto bene Shizuku. Non recupererò comunque la mia forza magica, e mi sono comunque riposato abbastanza nel vedere da qui il match di Stella. Soprattutto, tu sei sempre mia sorella, e non esiste che non resti qui a vederti. Ti sosterrò assieme ad

Alice.»

«Grazie…»

Le guance di Shizuku si colorarono leggermente di rosso per via della gentilezza del fratello. Da dietro, però, Kiriko lanciò loro uno sguardo accusatorio.

«Oh, suvvia. Non supportate anche me? Sono così una sconosciuta per voi?»

«Beh, ci conosciamo solo da ieri…ma naturalmente sono molto curioso di assistere anche al tuo match. La fama di cavaliere del White-Robed Knight è tanto alta quanto quella della sua capacità di medico.»

Ed era sincero. Finora lei si era mostrata sempre prima come medico che come cavaliere, e per questo non si era mai esibita al Festival. Le dicerie però parlavano di come fosse almeno materiale da quarti di finale come forza, e Ikki era genuinamente curioso di vederla in azione.

…ma non era l’unico motivo.

«…sono anche preoccupato per il tuo avversario, Yakushisan.»

«Il mio avversario? Shinomiya della Akatsuki, intendi?»

Annuì. L’avversario di Kiriko era proprio il famoso Amane Shinomiya, qualcuno che Ikki non poteva ignorare.

«Uhm…non lo vedo così pericoloso come i suoi compagni della Akatsuki, ma…come mai ti preoccupa?»

«Io…io non lo so.»

«Come non lo sai?»

«Non so spiegarlo a parole…solo che mi dà da pensare.»

«Ti sei innamorato di lui?»

«No!»

Ikki quasi sputò per terra, colto alla sprovvista da quell’affermazione.

«Non è quello, davvero…come posso dirlo, è come se avessi un cattivo presentimento su di lui.»

«Un cattivo presentimento, eh.»

Il sentimento a pelle che provava era puro e semplice ribrezzo. Era una persona che lo disgustava, ma non capiva perché. Certo, era uno di quelli che aveva attaccato la Hagun Academy, quindi motivi per odiarlo ce n’erano…ma si sentiva così verso di lui anche da prima dell’attacco. Era veramente “odio a prima vista” …ma non riusciva a spiegarsi il perché.

«Beh, dato che il Cavaliere Ripetente, uno dei migliori a percepire le intenzioni dell’avversario, mi dice così non sottovaluterò il tuo consiglio. Ci deve essere qualcosa che non conosciamo in lui. Lo terrò a mente.»

«Va bene. Sii prudente – »

Mentre Ikki stava salutando le due ragazze…

«Ahahahah! Sì! Finalmente ti ho trovato, Ikki-kun!!»

Sentì una voce quasi femminile e qualcuno abbracciarlo all’improvviso alle spalle. L’impatto fu quasi nullo, come se il corpo non avesse peso, ma fece gelare il sangue nelle vene del Cavaliere Ripetente. Infatti, colui che lo stava abbracciando era nientemeno che Amane Shinomiya, il ragazzo biondo e dal visino dolce di cui stavano giusto parlando.

2.  

L’arbitro, svenuto per colpa del calore generato da Bahamut Howl, non riuscì a dichiarare la vittoria di Stella sul momento, ma quell’annuncio passò in quel momento sui maxischermi dell’arena. L’annuncio del trionfo di Stella fu immediatamente diffuso in tutto il Giappone tramite internet e generò un gran clamore. La notizia arrivò anche all’ospedale di Tokyo da dove Touka e Kanata stavano guardando il match: le due sorrisero alla notizia.

«Bene, bene, anche se forse non dovevo aspettarmi un altro risultato…forse l’avevo sottovalutata di nuovo.»

«Solo alla fine abbiamo capito che aveva il match in pugno fin dall’inizio, e non ne avevamo la minima idea. Incredibile.» «Continuerà così fino alla vittoria?» Touka scosse il capo.

«Non penso sarà così semplice. Se hai notato, l’Imperatore del Vento è riuscito a fermare Bahamut Howl. Lei è sicuramente tra le candidate alla vittoria, ma questa non è affatto scontata.»

«Questo Festival si è trasformato quindi in un duello tra cavalieri di livello A?»

«Quei due sono sicuramente tra i più accreditati per vincere, ma non sono così superiori al resto del lotto. Tra gli altri ci sono ancora la White-Robed Knight, Lorelei, Panzer Grizzly e il Cavaliere Ripetente…non sarei così sorpresa di vedere uno di questi quattro vincere.»

«C’è molto da vedere ancora.»

«Già…e vorrei tanto esser parte di quella gara.»

Touka sorrise amaramente. Aveva accettato la sconfitta da parte di Ikki, ma il desiderio di competere con quella gente era ancora vivo.

Accidenti, non riesco proprio a mandarla giù…

«Puoi sempre sfidarlo di nuovo finito il Festival.»

«…haha, sì, sarebbe bello.»

Nel mentre…

«Ugh…»

Un grugnito arrivò dal letto vicino a Touka e la piccola figura coricata in esso lentamente si mise a sedere. Era il vicepresidente del consiglio studentesco, Utakata Misogi, che era rimasto svenuto finora.

«Uta-kun??»

«…Tou…ka…»

«Sei sveglio! Finalmente!!» Touka lo accolse con un sorriso.

«Come stai? Ti fa male da qualche parte?»

Utakata la fissò ancora perplesso, cercando di ritrovare la lucidità dopo il lungo sonno.

«Eh…uhm, sì, credo di star bene…dove sono…? In infermeria…? Come mai sono qui…» «Uta-kun…non ricordi niente?» Utakata scosse il capo.

«Lo shock da un attacco in Forma Illusoria può avere anche questi effetti. Capitano talvolta delle brevi amnesie.»

«Ah, è così, quindi.»

Essere colpiti da un device in Forma Illusoria non feriva il corpo, ma danneggiava direttamente la forza magica del nemico: questo portava spesso a shock di breve durata e perdita di sensi, come se qualcuno ti assorbisse la forza vitale. Se un attacco è particolarmente forte, può portare anche a stati comatosi di varie settimane e anche perdite di memoria. Touka però sapeva che i ricordi erano ancora lì, bastava solo riportarli in superficie: per cui, doveva farlo lei. Si mise accanto a lui ed iniziò a raccontare cosa era successo in tono dolce e delicato, come una madre che parla a suo figlio.

«E quando la nostra scuola è stata attaccata abbiamo combattuto tutti quanti, e siamo stati battuti da quelli della Akatsuki

Academy. Non ricordi?»

«Akatsuki…»

Mormorò tra sé, pensando – poi i suoi occhi si spalancarono e scattò verso Kanata.

«Kanata! Sono stato svenuto per una settimana??»

«Esattamente.»

«Ti ricordi, meno male.»

«Ah, sì…e che è successo allo Sword Art Festival?»

«È cominciato oggi. Kurogane-kun e Stella-san hanno vinto i loro primi incontri senza problemi. Shizuku sta sostituendo Kana-chan, tra poco tocca a lei lottare.»

Touka si aspettava che fosse contento della notizia, ma non ricevette la risposta che credeva.

«Cosa…ah!»

Scattò giù dal letto gettando via la coperta, ma cadde per terra: le sue gambe, ferme da una settimana, non erano ancora pronte a sostenerlo.

«Ah!»

«Uta-kun!»

«Per favore, stai tranquillo. Sei stato fermo per una settimana, datti tempo per muoverti.»

«Ma io devo fargli sapere…! Giusto, il mio datapad. Dov’è il mio datapad!!»

Gli sanguinava il naso, ma Utakata si mise a rovistare nella borsa accanto al letto in cerca del datapad senza pulirsi il naso cosa assolutamente strana per lui, una persona sempre calma e pacata. E questo fece preoccupare le sue due compagne.

«Uta-kun, che ti prende? Che cosa devi dire, e a chi soprattutto?»

«Non devono…affrontarlo.»

«Eh?»

«Amane…Amane Shinomiya…! Non devono lottare con lui!

Se lo faranno…sarà la fine!»

Amane Shinomiya. Naturalmente sia Touka che Kanata conoscevano bene quel nome: era uno di quelli che aveva attaccato la loro accademia.

Ora che ricordo, è stato proprio Uta-kun a combattere con lui allora…

Touka era focalizzata a lottare contro Ouma, e dunque non aveva notato nulla del suo duello. «E’ davvero così forte quel tizio?» Utakata fece di no con la testa.

«Non è una questione di forte o debole…è molto, molto peggio.»

«Oddio…cosa vuoi dire?»

«Pensavamo tutti avesse solo il potere di predire il futuro, ma non è affatto così. Non è quello, è qualcosa di molto peggio! Qualcosa di più brutale…è un potere assoluto! Non devono assolutamente lottare con lui, o avvicinarsi a lui…non hanno possibilità di batterlo!!»

3.  

«Quanto tempo che non ci vediamo, Ikki-kun! Congratulazioni per la tua vittoria!»

«A-Amane-kun…»

Ikki era piuttosto scosso dopo l’apparizione improvvisa di Amane. Non solo non sapeva bene come rivolgersi a lui, ma avevano appena finito di parlare alle sue spalle, il che lo lasciava piuttosto in imbarazzo. Amane però non sembrava averlo colto e si stava rivolgendo ad Ikki come di consueto, dolcemente e sorridente.

«Ho visto il match prima! Sei stato grande, volevo assolutamente farti le mie congratulazioni di persona!»

«Ah…grazie.»

«Sono io quello che ti deve ringraziare! In fondo, non c’è gioia più grande per un fan se non quella che vedere il proprio beniamino vincere! E sei stato davvero incredibile prima. Sei riuscito addirittura a replicare lo stile di lotta di Edelweiss! Avevo già visto qualcosa del genere contro l’Hunter, e pensavo che il tuo Blade Steal fosse meno utile della tua Perfect Vision…ma quanto mi sbagliavo!»

Amane era entusiasta, gesticolava molto e parlava a voce alta mentre snocciolava le sue opinioni sul match.

«E quel Shinkirou? Lo avevo già visto prima solo in video, ma il filmato era terribile, a bassa risoluzione e ripreso con una telecamera nascosta. Quindi lo hai usato per confondere il nemico…notevole. Davvero notevole per essere qualcuno che non

possiede molta forza magica…sono impressionato!» Ikki sembrò quasi vergognarsi.

«Lo so…però, per favore, rilassati.»

Come previsto, non riusciva proprio a parlare con Amane. Il ragazzo sembrava così ben disposto verso di lui, ma Ikki proprio non era in grado di parlarci come si doveva, per via di quel presentimento che gli attanagliava il petto ogni volta che lo vedeva. Anche adesso, la tentazione di allontanarlo, di spostarsi, di andare via era fortissima. Ikki però non disse nulla, e non per codardia o timore…ma non voleva inimicarsi qualcuno che sembrava apprezzarlo davvero così tanto, il tutto per via di un solo stupido presentimento che aveva senza fondamento.

Però…

«Chiedo scusa.»

«Ah-»

Shizuku, che era vicino a loro, non aveva alcuno di questi scrupoli. Senza la minima esitazione scagliò un calcio allo stomaco di Amane prima di frapporsi tra lui e il fratello, come a volerlo proteggere.

«Ah…ahi, ahi…che fai…»

Amane si tenne le mani sulla pancia in protesta, ma Shizuku non fece mezzo passo indietro.

«Non avvicinarti a mio fratello. Non ti vuole bene, e anzi, ti detesta. Quindi per favore, puoi tenere le distanze da lui? Non vedi che lo metti a disagio?»

Disse apertamente della sensazione che attanagliava Ikki, senza il minimo riguardo.

«Eh…è vero ciò che dice, Ikki-kun?»

«Shi-shizuku…»

Tentò di fermare la sorella, ma –

«Onii-sama, so che non ti piace come ti senti. So che non ti piace il pensiero di non sopportare qualcuno senza fondamento: io apprezzo questo lato di te, ma non c’è il minimo bisogno di sprecare tale gentilezza con lui e quelli come lui. Tienila per me, piuttosto. Soprattutto, il presentarsi qui e dire che è un tuo fan dopo quello che ha fatto alla nostra scuola è incredibile…Non vedo perché tu debba concedere del tempo a questo pagliaccio.

Se non lo respingi con fermezza si approfitterà ancora di te.» -ma venne zittito dalla spiegazione esaustiva della sorella.

«Uh.»

Il fatto dell’attacco all’accademia era più che sufficiente per mettere Amane sotto una cattiva luce agli occhi di Shizuku. Aveva già dei sospetti sul disprezzo del fratello per lui ancora prima dell’attacco, ma a questo punto quello non contava più. Il ragazzo di fronte a loro era un nemico che ha attaccato e ferito dei loro cari. Niente più, niente meno. Ikki doveva respingerlo, e se non avesse voluto farlo, allora avrebbe toccato a lei mettersi di traverso per lui.

«Vedi di sparire dalla vista di mio fratello. Che poi, hanno appena comunicato ai partecipanti del Gruppo D di radunarsi. Non tocca anche a te?»

Il tono di Shizuku ora si era fatto ancora più minaccioso.

«Ma forse posso accompagnarti io, se vuoi. Non garantisco tu ci arrivi intero, però.»

Amane sobbalzò, rimettendosi in piedi.

«Ahh…beh, in effetti ho tradito Ikki-kun, quindi il fatto che tu mi odi è comprensibile. Sono desolato.» Fece un inchino.

«Scuse respinte.»

«Mi stavo scusando con lui, non con te…»

«E io non te lo permetto, né di scusarti, né di parlare con lui.»

«Sei…tremenda! Sapevo già che fossi piuttosto…frigida prima, ma che ho fatto per guadagnarmi questo odio? Non ricordo di averti fatto niente…»

«Non ti trattieni nel tentare e provocare mio fratello, e la tua voce mi dà fastidio.»

«Come fai a dire certe cose senza battere ciglio??»

«Anche se non fossi dettagliata, le cose non cambierebbero.

Se non piaci a mio fratello non piaci nemmeno a me.»

«Cosa, non mi dai nemmeno qualcosa a cui appigliarmi?»

«Adesso stai pure dicendo che sono piatta?»

«Ora esageri, stai solo trovando motivi a caso pur di odiarmi!»

Realizzando che sarebbe stato impossibile bucare il muro di assoluto disprezzo di Shizuku, Amane si voltò verso Ikki cercando con gli occhi empatia.

«Shizuku-chan non mi vuole perdonare, ma io sono davvero desolato. Infatti, sono venuto qui non solo per congratularmi di persona con te, ma anche per offrirti qualcosa come penitenza.»

«Penitenza?»

«Sì. Vorrei fare pace con te…dandoti qualcosa che ti può tornare utile.»

Qualcosa che può tornarmi utile?

Ikki fu interessato, e cercò risposte.  «Che cosa intendi per- »

 [Attenzione, partecipanti del Gruppo D] Gli altoparlanti dello stadio li interruppero.

[I vostri match cominceranno in dieci minuti. Vi preghiamo di recarvi alle sale di aspetto preposte.]

Intanto, il ring sotto di loro era stato ricostruito e i match dell’ultimo gruppo sarebbero partiti presto. In quel momento, Kiriko, zitta fino a quel momento, si rivolse ad Amane.

«Shinimoya-kun. Io sono qualcuno che non c’entra niente con la situazione, e non so di cosa parlate, ma penso sia davvero ora di andare. Sono certa che gli arbitri non sarebbero felici di un ritardo. Non pensi sia meglio discutere dopo di queste cose?»

Amane la fissò perplesso, come quasi si potesse vedere il classico punto di domanda disegnato sopra la tua testa.  «Oh, perdonami…tu chi sei?»

Gli occhi di Kiriko si spalancarono. Questo era decisamente strano – non sapeva il nome di chi stava per affrontare.

«Oh, cielo, e io che pensavo di essere abbastanza nota al grande pubblico…comunque, piacere di conoscerti. Mi chiamo Kiriko Yakushi, terzo anno della Rentei Academy e medico ufficiale.»

«Ohh, chiedo scusa. Non conosco altri cavalieri oltre Ikkikun.»

«Almeno il mio nome dovresti averlo già sentito. In fondo, sono la persona che affronterai nel tuo match tra poco.»

«…ah, davvero? Beh, non che mi importi granché.»

Amane le scagliò un sorriso preoccupante. Sembrava davvero che non la conoscesse, e la cosa infastidì parecchio Kiriko, che socchiuse gli occhi per la rabbia.

«…ma senti, quanta fiducia che hai in te.» La sua voce era già carica di tensione.

«Mi hanno pregato di essere qui al Festival stavolta, ma devo dire che tu mi stai incuriosendo. Spero tu possa essere all’altezza della tua fiducia in te stesso.»

Era visibilmente irritata, e già si era prefissata di attaccare a testa bassa nel suo match tra poco, senza trattenersi minimamente. Non avrebbe avuto pietà.

«Oh…ma tanto non accadrà. Almeno credo.» Il sorriso rimase dipinto sul volto di Amane.

«Che stai insinuando?»

«Oh, beh, ecco…Kiriko-san, giusto? Io penso non lotteremo, quindi non c’è fretta di andare alle sale di aspetto.»

Le sue parole colpirono tutti quanti. Eppure, la scaletta del torneo era già stata comunicata e decisa, era ufficiale si sarebbero affrontati tra poco. Come poteva affermare il contrario, dunque?

«Ma che diavolo stai d-»

Kiriko venne interrotta dal suono del telefono legato al suo datapad studentesco. Una grande parte di lei voleva ignorare quella chiamata per affrontare subito Amane, ma la suoneria che stava ascoltando era quella per le chiamate dall’ospedale di cui era direttrice. Non poteva ignorarla. «Aspetta un momento.» Cercò il telefono.

«Sì, sono io. Che succede? Tra poco ho il mio match e-» [Dottore!!]

Una voce preoccupata la accolse dall’altro capo del filo. Era la voce di Mio Kajiwara, sua vice all’ospedale.

[Abbiamo un problema! Un grosso problema!!]

Dietro di lei si potevano sentire diverse altre voci che davano ordini, il tutto in una situazione di pericolo. Kiriko capì subito cosa stesse succedendo.

«Dimmi che succede.»

[Le condizioni dei pazienti si sono aggravate! Sono tutti in pericolo di vita!]

«Cosa…??»

Kiriko sobbalzò, stupita. Prima di partire per il Festival, si era scrupolosamente accertata che tutti i suoi pazienti fossero stabili e in condizioni non di pericolo di vita. Un dottore non avrebbe potuto infatti partire per il Festival e lasciare i suoi pazienti in pericolo…ma fu sicura che tutto fosse a posto e decise di partire.

Un brutto presentimento le si manifestò nel cuore.

Ho…sbagliato la diagnosi??

Ma scartò subito quel pensiero. Non era il momento di dannarsi per un errore, doveva capire la situazione.

«Chi è in pericolo?»

La voce di Mio era ancora più scossa. [Tu…tutti i pazienti! Tutti quanti!!] Kiriko sbiancò.

«C…come??»

[Lo staff sta facendo del suo meglio, ma non siamo abbastanza persone per seguire tutto contemporaneamente! Non abbiamo nemmeno idea del perché sia successo tutto così all’improvviso…e le nostre cure non hanno effetto!!]

Kiriko fu sicura che ci fosse qualcosa che non andava. Era assolutamente impossibile. Una o due diagnosi potevano anche essere sbagliate, ma TUTTI i pazienti? Impossibile. E quindi, come poteva essere accaduto? …c’era un solo motivo possibile.

«Ho capito. Manda qui un elicottero, arriverò il prima possibile.»

[L’ho già mandato, dottore! Sarà lì in dieci minuti! Io…io sono terribilmente desolata…! *sob* doveva essere un…un match importante per lei…]

«Non piangere. Sono stata io a chiederti di chiamarmi se ne avessi avuto bisogno. Sono certa che non è colpa né tua né vostra l’aggravarsi delle condizioni dei pazienti. Puoi tenere duro finché non sono lì?»

[S…sì! Possiamo farcela!]

«Bene, questa è la risposta che volevo sentire. Conto su di te.»

Kiriko riattaccò e fissò immediatamente Amane con uno sguardo colmo di furia omicida.

«Posso sapere di cosa si tratta, Shinomiya-kun?»

Dato che era impossibile uno sbaglio così grosso e così…tempestivo, la colpa poteva essere solo l’influenza di una terza parte. «Che cosa hai fatto ai miei pazienti?»

«Ehi, ehi, ora stai esagerando. Come posso aver fatto qualcosa io, da qui, a Osaka, ad alcune persone che stanno a Hiroshima?»

Questa terza parte stava agendo in modo da escluderla dal Festival: una situazione del genere l’avrebbe costretta al forfait, e questa terza parte era evidentemente il ragazzo innocente di fronte a lei ora. Eppure, proprio questo stesso ragazzo era qui a ribattere convinto di non esser stato lui. Non stava infatti dicendo cose fuori dal mondo, in effetti: non solo per la distanza, ma era molto complesso colpire tutte quelle persone in una sola volta, superando la sicurezza dell’ospedale. Ma non si parlava di persone normali. A ikki tornò in mente una frase che Kagami gli aveva detto poco prima di partire per Osaka.

«Senpai. Mi hai chiesto di cercare informazioni sull’ex studente della Kyomon, Amane Shinomiya, giusto? Dunque, ho fatto un po’ di ricerche ed effettivamente ho trovato qualcosa di molto strano. Ha vinto le selezioni della sua scuola senza mai lottare. Su sei match ha vinto per sei volte per forfait. Molto sospetto, non trovi?»

In quel momento, tutto fu chiaro a IKki. Finalmente, i pezzi del puzzle si incastrarono.

«Oh…adesso ho capito. Sì, ho capito tutto…»

«Onii-sama?»

«Quindi è questo il tuo vero potere…»

4.  

«Ikki-kun…? Il mio vero potere…cosa intendi? Pensavo sapessi già che so prevedere il futuro, no? Io sapevo già che Kirikosan non avrebbe combattuto con me, ma a parte quello io non-» Ikki lo interruppe.

«No, non è possibile una cosa del genere. Può avere sbagliato una, forse due diagnosi, ma sbagliarle tutte quante è assolutamente fuori questione. E non c’è modo per cui tu possa aver previsto un fatto così grave.»

«Beh…ahaha, non mi aspettavo una simile reazione da te,

Ikki-kun.»

Amane lo fissò preoccupato.

«In fondo, non si dice che anche un saggio può sbagliare? E sì che tutte le previsioni che ho condiviso con te si sono sempre avverate…»

Ed era vero. Gli aveva predetto persino il tradimento di Arisuin, molto prima che accadesse. Anche adesso stava succedendo.

«No, tu non prevedi il futuro. Anzi, direi che è l’ordine delle cose è diametralmente opposto.»

A quelle parole il sorrisetto di Amane si cancellò dal suo viso.

Arisuin si intromise.

«Aspetta, Ikki, che vuoi dire?»

«Avrei dovuto capirlo quando ha sconfitto il vicepresidente Utakata. La sua abilità, “Fifty”, manipola le probabilità che un determinato avvenimento accada: tuttavia, la sua abilità non può fare cose che gli sono fisicamente impossibili. Dato che gli manca l’abilità offensiva, non può usare molto la sua capacità in termini di attacco, ma se decidesse di concentrarsi sulla difesa potrebbe essere praticamente invulnerabile. Eppure…eppure ha perso contro Amane. Contro qualcuno che fisicamente è come lui, che non conosce le arti marziali e che ha come potere solo quello della previsione del futuro…pensi sia possibile?»

«Effettivamente…»

«È impossibile, esatto. Per far sì che sia possibile deve entrare in gioco una qualche abilità nuova, di manipolazione degli eventi esattamente come quella di Fifty Fifty…possibilmente molto più forte. Qualcosa che alteri le probabilità degli eventi, magari in base a ciò che desideri avvenga. Amane non prevede il futuro. Lui letteralmente CREA i futuri, e poi ce li racconta. Il tradimento di Alice, e adesso il collasso di tutti i pazienti di yakushisan…sono tutti “futuri” che lui ha creato. O sbaglio, Amane?»

Dopo la sua arringa, Ikki semplicemente scrutò Amane, ancora zitto da prima. «…haa.»

Il ragazzo sospirò e mostrò un sorriso rassegnato.

«Come mi aspettavo da Ikki-kun. Hai detto tutto ciò che volevo dire. Sai, stavo per svelarti io di persona questo mio potere assieme alla mia penitenza promessa, ma sei troppo bravo. Il mio sotterfugio da quattro soldi non poteva resistere di fronte alla tua capacità di capire gli altri.»

«Quindi è vero che sei stato tu a colpire i pazienti di Yakushisan.»

«Ah, no! No! Aspetta! Non è così!»

Avvertendo l’improvvisa rabbia di Ikki, Amane aggiunse un dettaglio importante.

«Ciò che hai detto è corretto ma devo aggiungere una cosa importante. È vero, non so prevedere il futuro, ma non ho un potere così assurdo come quello che hai descritto. Sai…io posso solo esprimere desideri.»

«Desideri?»

«Esatto, solo quello. Non posso cambiare ogni singola cosa del Destino. Per esempio, ho desiderato di avere “un primo incontro drammatico con Ikki-kun” e “Che l’assalto alla Hagun andasse bene senza il minimo intoppo” e “di superare il primo turno senza combattere”. Solo questo. Quando io desidero qualcosa, il Destino si altera come voglio, ma senza che io sappia come accadrà. Questo è il mio potere, Nameless Glory.» I presenti rimasero allibiti.

«Ma…è assurdo…»

«Cioè se tu desiderassi che la Luna cadesse sulla Terra allora sarebbe possibile??»

Amane fissò scocciato Shizuku.

«Ma figurati – non potrei mai desiderare qualcosa del genere. Non sarebbe terribile se accadesse? Sappiate però che ogni desiderio che ho espresso si è sempre avverato.»

Un brivido di terrore scosse tutti al suo tono fiducioso. Il pensiero anche solo di sapere che esistesse una persona in grado di modificare a suo piacimento il Destino era assurdo. Kiriko poi fece un passo verso Amane.

«In altre parole, la tua abilità di realizzare ogni tuo desiderio può essere anche tradotta come una tua fortuna sconsiderata, diciamo.»

«Sì, è corretto. Il metodo in cui si avvera ciò che voglio mi è sconosciuto, ma accade sempre.»

Amane quasi si scusò con Kiriko.

«Davvero, non avevo alcuna intenzione di mettere in pericolo i tuoi pazienti. Sono desolato.»

Eppure, la sua non sembrava affatto una scusa. Non c’era il minimo senso di colpa nelle sue parole, come se…non fosse davvero un problema suo. Lui aveva solo desiderato di non combattere, dunque non lo riteneva colpa sua. Ma Kiriko non era affatto d’accordo, e un trio di scalpelli da laboratorio le comparve tra le mani.

«Quindi se io ti uccidessi qui e ora il Destino tornerebbe alla normalità?»

Era dannatamente seria. Le si leggeva chiaramente la rabbia negli occhi, l’intenzione di attaccare Amane immediatamente era evidente. Ma Amane non sembrò per nulla preoccupato.

«Certamente, la mia morte annullerebbe tutto, ma non te lo consiglio. Soprattutto perché, se provassi ad attaccarmi, desidererei di non morire…e dalla mia esperienza ci sono infiniti modi per cui questo possa accadere. Per esempio, un terremoto potrebbe colpire questo posto e tu saresti costretta a soccorrere le persone qui invece che attaccare me, no?»

«Davvero-…davvero lo potresti fare?»

«Non che voglia farlo, ci mancherebbe. Ma se mi trovassi in pericolo di vita, potrei non avere altra scelta…»

«…bah.»

Kiriko fu costretta a desistere. Non era certa che fosse vera quella minaccia, ma da medico non si poteva assumere il rischio che fosse possibile. Amane quindi continuò a parlare, rivolgendosi a Ikki.

«Bene, ora che avete compreso che non ci sarà alcun match e che non dovrò andare alla sala di aspetto, vorrei proseguire. Vorrei davvero che Ikki-kun accettasse la mia penitenza per far pace con lui.»

Ikki però non fissava lontanamente Amane, con un cattivo presentimento che ancora gli si stava formando nel petto.

«Come ho detto prima, stavo per rivelarvi il mio potere come penitenza per ciò che vi ho fatto, ma…che disdetta, sono già stato scoperto.  Tuttavia, non era l’unica cosa che volevo dire a Ikkikun: svelare il mio potere non sarebbe stata una penitenza sufficiente per colmare la colpa di ciò che vi ho fatto.»

Un sorriso tornò sul volto di Amane.

«Dunque, ho pensato che cosa potesse rendere felice Ikki-kun. Cosa posso fare io per renderlo felice?»

Il cattivo presentimento nel cuore di Ikki si fece sempre più forte, quasi tangibile. Qualcosa gli diceva che non doveva permettere ad Amane di concludere quella frase…ma il ragazzo continuò a parlare.

«E mi sono ricordato di una cosa…che se Ikki non fosse stato in grado di vincere il Seven Stars Sword Art Festival non avrebbe potuto diplomarsi alla scuola! Terribile, non trovate? È assurdo non riconoscere il valore di un cavaliere così valoroso come lui. E io, da fan quale sono, non posso accettare una cosa del genere.

Quindi, come regalo per lui…» Amane sorrise a tutti.

«…desidererò che vinca il Seven Stars Sword Art Festival.»

«COSA?»

«Ma che stai dicendo!!»

Shizuku e Arisuin quasi saltarono sul posto, ma Amane li fissò sorpreso.

«Perché quella faccia? Non è più semplice che causare un terremoto o far cadere la Luna sulla Terra?»

Il suo sorriso si allargò, sempre fissando Ikki.

«Non sei contento, Ikki-kun? Userò la mia abilità per…farti vincere! Così sarai in grado di diventare il Re del Seven Stars senza la minima preoccupazione! Stupendo, no? Il tuo duro lavoro finora verrà finalmente ricompensato! E non preoccuparti, né la Principessa Scarlatta né il L’imperatore del Vento saranno un ostacolo per la mia Nameless Glory! Li farò fuori dalla competizione, in modo che tu possa trionfare senza problema alcuno. Certo, poi avrei dei problemi col Rebellion, ma anche questo è gestibile. Sai, per vederti felice, farei di tutto, di tutt-»

In quel momento Ikki spinse via da sé Amane con tutta la sua forza, gettandolo a terra.

5.  

«Onii-sama?»

«I…Ikki…kun…»

Chiunque nelle immediate vicinanze, da Amane steso a terra alle persone attorno a lui, rimase stupefatto dall’improvvisa violenza di Ikki. Per lui però, non era altro che una logica conseguenza del fatto che avesse finalmente dato un senso al suo brutto presentimento.

«…per tutto questo tempo mi sono trattenuto nel parlare perché non riuscivo a capire…a dare un senso logico a questa sensazione.»

Ma era una sensazione innegabile. Ikki fissò Amane:

«Io ti odio.»

Gli occhi del ragazzo si spalancarono per la sorpresa. Probabilmente non poteva comprendere perché Ikki lo odiasse: in fondo, Amane voleva solo fargli un piacere nel fargli vincere il Festival. Per Ikki però fu la classica goccia che fece traboccare il vaso. Amane infatti stava cercando in quel modo di portargli via qualcosa di prezioso: il risultato a cui ambiva, e tutto il duro lavoro che ci aveva impiegato per arrivare dove era…e soprattutto la promessa che si era scambiato con la sua amata, promessa che lo ha motivato e spinto ad andare avanti.

Al sentire quella proposta, Ikki finalmente lasciò andare la sua rabbia, il suo disgusto profondo verso quella persona pericolosa per lui di fronte a sé.

«Se osi intrometterti nei miei affari la prossima volta non ti darò semplicemente uno spintone.»

Amane si rialzò, testa bassa e occhi a terra. Non si riusciva a distinguere la sua espressione, probabilmente sul punto di piangere…e si girò, dando le spalle a Ikki e agli altri.

«Capisco.»

Ma poi, si voltò ancora…e aveva un sorriso smagliante sulle labbra. Ikki rimase sorpreso a sua volta dalla reazione: nonostante le minacce l’atteggiamento di Amane non era minimamente cambiato.

«Non desidererò nulla che Ikki non voglia. Lo prometto!»

Di nuovo un pessimo presentimento strinse il cuore del samurai come un verme che gli si annidava nel cuore. Amane sembrava ancora amichevole nei toni e nei modi di fare, eppure…

«Come pensavo, Ikki-kun è un grande…non accetterebbe mai una vittoria regalata, qualcosa che non si guadagna con le sue mani sul campo di battaglia. Oh sì, sono sempre più contento di essere un tuo fan!»

…i suoi occhi erano diversi. O meglio, Ikki notò che ora il suo sguardo era più diverso…finora aveva sempre evitato di guardarlo dritto negli occhi proprio per il timore inconscio di cosa ci avrebbe trovato…ma ora che si era finalmente espresso chiaramente contro di lui, lo fissò…

Mentre le labbra di Amane sputavano lodi a Ikki, nei suoi occhi c’era come un pozzo nero, come una spirale di oscurità pronta a risucchiarti dentro e trascinarti a fondo con sé.

«Quando affronti nemici dal potere infinito dai sempre del tuo meglio, sacrifichi tutto e combatti fino all’ultimo respiro. Ah, che meraviglia…ammiro davvero la tua stoicità! Sei il più debole di tutti, eppure desideri la vittoria più di chiunque…e pur di ottenere quella vittoria dai fondo a tutte le tue risorse senza trattenerti! 

Ecco, signori, il Cavaliere Ripetente! E la sai una cosa, Ikkikun? Lo sai? EH?

Io.

Ti.

Adoro.

Per.

Questo.»

Pura malvagità. Quella negli occhi di Amane era un’ondata crescente di malvagità, invidia, repulsione, fastidio, odio, disprezzo, malizia…un pozzo più nero del nero, ricolmo di sentimenti negativi talmente forte e radicato che faceva paura. Le labbra di Amane si voltarono di nuovo all’insù in un nuovo, terrificante, sorriso mentre i suoi occhi non nascondevano più il suo disgusto verso il mondo.

«E quindi…quindi…soffri. Soffri di più. Sanguina di più. Ferisciti di più. Farò il tifo per te finché non avrò più voce…e voglio vederti sanguinare, soffrire, urlare dal dolore mentre affronti a testa bassa il tuo destino!»

Per la prima volta, Ikki ebbe paura di Amane. Non era più disgusto, né fastidio, era veramente spaventato dal ragazzo che aveva di fronte…spaventato dall’odio immenso che provava per il mondo, e dal fatto che ora quel sentimento era completamente puntato verso di lui.

«Quindi…fai sempre del tuo meglio, ok?»

E, dopo quelle ultime parole di falso supporto, Amane se ne andò, sempre mantenendo quel terribile sorriso sul volto. Dall’altra parte, le mani di Ikki tremavano di fronte a lui, come se fosse stato abbracciato da un vento gelido.

6.  

Per via dell’improvviso forfait della White Robed Knight, i match del Gruppo D del Seven Stars Sword Art Festival proseguirono più secondo da pronostici di quelli del Gruppo C -dove il campione in carica venne sconfitto da un cavaliere di livello F- e del Gruppo B -dove avvenne il primo storico handicap match 4 contro uno-. Shizuku Kurogane era di scena nel terzo incontro, ma dimostrò la sua sopraffina abilità sconfiggendo l’unico cavaliere di livello B nel suo girone battendolo senza subire un graffio. Con lei, tutti i rappresentanti della Hagun in gara erano passati al secondo turno del Festival: una partenza davvero incoraggiante, che però non riuscì a tirare su di morale Ikki.

«Blub…blub…»

Quella sera Ikki era immerso fino al collo nella vasca da bagno della sua camera d’albergo, perso nei suoi pensieri…ovviamente rivolti al problema chiamato Amane Shinomiya. Nel pomeriggio infatti era stato chiamato da Kanata, che gli aveva riferito che sia Touka che Utakata si erano svegliati dal coma, con quest’ultimo che informò Ikki dei poteri di Amane. Il ragazzo poté così confermare la verità del potere di Amane, e rabbrividì di nuovo al pensiero di affrontare un potere così incredibile.

Ikki però non era solo preoccupato di quel potere in grado di far andare tutto per il meglio ad Amane, ma anche dei suoi occhi. Più precisamente, della malvagità concentrata in quegli occhi, quell’odio atavico verso qualunque cosa esista. Quando li vide, ebbe il presentimento di aver già incontrato quello sguardo qualche volta, nel suo passato…

Chiuse gli occhi e si immerse nei suoi pensieri, tuffandosi nelle sue memorie come ci si butterebbe in un pozzo oscuro e profondo. Si gettò sempre più in profondità, sempre più in profondità e alla fine li trovò, in fondo ai suoi ricordi. Persino nel buio più buio, nell’oscurità totale, riuscì a distinguere quelle due pupille ancora più nere, intrise dell’odio per il mondo. Il suo cuore si strinse nel petto, come abbracciato da una morsa gelida. Aveva davvero incontrato questa persona nel suo passato…e ricordò subito il perché Amane lo preoccupasse così tanto – perché si erano già incontrati in precedenza. Questo odio, questo disgusto reciproco era nato allora, nel loro primo incontro.

Doveva ricordare. Quando si erano incontrati? Che cosa era successo? Da cosa era nato questo disprezzo?

Continuò a tentare di ricordare, ma non ci riuscì. L’unica immagine che aveva erano solo quei due occhi terribili, che lo fissavano dal fondo dei suoi ricordi.

«Sembri piuttosto triste per uno che ha battuto il Re del Seven Stars.»

In contrasto al viso preoccupato di Ikki, Arisuin era steso nella sua vasca, molto più rilassato e sereno.

«Non fraintendermi, non è di certo qualcuno che va preso alla leggera, ma anche perderci troppo la testa sopra non ti gioverà. Cercare di trovare la logica in qualcuno che modifica la logica a suo piacimento non ha senso in partenza, non trovi? O forse…» Il suo sorriso si fece più malvagio.

«…hai bisogno di qualcuno che ti aiuti a…rilassarti?» «Passo.»

«Haha. Scherzo, scherzo. D’altronde, non voglio essere ucciso da Stella-chan o da Shizuku.»

Ikki però preferiva davvero non ci scherzasse su, perché le ragazze non lo avrebbero fatto. Un brivido gli corse sulla schiena al pensiero -nonostante fosse immerso in acqua calda- ma quel pensiero lo distolse dal rimuginare su Amane. Arisuin continuò a parlare.

«In ogni caso, non c’è davvero bisogno per te di preoccuparti ora. Vi trovereste solamente nelle semifinali, se il tabellone prosegue come da programma. Amane è nel gruppo D, e questo vuol dire che, prima di arrivare da te, dovrà combattere molto probabilmente prima contro Shizuku nelle finali del gruppo.»

«Quindi mi stai dicendo che se Shizuku lo batte prima io non devo lottare con lui?»

«Proprio così. Certo, Amane ha un potere notevole, ma è stata una manovra azzardata svelarcelo prima del tempo e Shizuku credo abbia un piano in merito.»

«Eh, davvero? E quale-»

«Ah, non me l’ha detto. In fondo, se lo dicesse a me poi potrei dirlo a te, ed è una cosa che al momento non può fare: siete ancora in gara entrambi in questo torneo, no? Sono però certo che se Shizuku lo ha detto, qualcosa ha in mente di sicuro.»

«Oh, certo.»

Shizuku non era di certo una persona che avesse bisogno di dire bugie per esser forte. Se aveva detto di avere un piano era perché aveva qualcosa in mente.

«Quindi, per te al momento è più importante prepararti per il match contro di lei, invece che quello contro Amane, o sbaglio?» «…forse hai ragione.»

Era naturale per lui sperare che fosse sua sorella a trionfare: sarebbe stato contento di affrontarla in duello a testa alta. In quel momento però, una voce che non conoscevano li interruppe.

«Ti stai già preoccupando delle semifinali, Re Senza Corona?»

Sulla porta infatti giaceva un ragazzo elegante e dallo sguardo intelligente.

«Impulsivo da parte tua, dato che hai appena vinto solamente il tuo primo match.»

Ikki conosceva questo ragazzo.

«B-Byakuya-san!»

«E’ da un po’ che non ci si vede. Dal party di inaugurazione del Festival, mi sembra.»

Era Byakuya Jougasaki, studente del terzo anno della Bukyoku Academy ed amico di Yuudai Moroboshi. È anche lo studente che fu sconfitto in finale al Festival l’anno prima, proprio dallo stesso Moroboshi…e soprattutto, il prossimo avversario di Ikki.

«Devo però farti le congratulazioni per la tua vittoria di oggi. Non mi aspettavo davvero che Yuu venisse sconfitto. Sono colpito.»

«G-grazie…Tu invece hai avuto vita facile, da quel che ho sentito. Non mi aspettavo di meno da te, Byakuya-san.»

«Sono stato fortunato ad aver avuto un avversario più debole di me, tutto qui. Comunque, tu sei “Black Sonia”, Nagi Arisuin della Hagun Academy, corretto?»

«Oh cielo, come mi conosci?»

«Ho fatto delle ricerche su di te, dato che ti eri qualificato al Festival. ‘conosci te stesso e il tuo nemico e non dovrai temere alcuna battaglia’, questo è il mio motto…anche se le mie ricerche questa volta non sono state utili.»

«Diciamo che ho avuto…dei contrattempi, ecco.»

«Così ho sentito, ma non mi riguarda. Non mi voglio intromettere nei tuoi affari, ci mancherebbe. Ciò che mi importa invece…»

Nel dirlo fissò severamente Ikki, quasi minacciosamente.

«TI vedo troppo rilassato, Kurogane-kun. Mi sottovaluti? In fondo, sento che stai già pensando alla tua semifinale.»

«Eh…!»

Ikki scattò in piedi -avvolgendosi un asciugamano alla vita- e si precipitò a chiarire l’equivoco.

«Ah, no, non è come sembra! Non penserei mai di sottovalutarti, Byakuya-san! È solo che…come dire…c’è questa persona con cui proprio non riesco ad andare d’accordo, è problematica e…quindi non riesco a capire come dovrei comportarmi con lui.»

Ikki era sincero, ma anche estremamente imbarazzato: non era affatto sua intenzione sottovalutare la persona che aveva di fronte, per la cui aveva sincero rispetto. Byakuya però sorrise al ragazzo.

«Haha, tranquillo, stavo scherzando. So già che non sei una persona del genere. Ti stavo solo prendendo in giro un po’.»

«Oh…oh, beh, se è tutto chiaro allora perfetto.»

Il sorrisetto di Byakuya lasciò intendere le sue intenzioni pacifiche, e Ikki ne fu sollevato.

«Avevo già intuito qualcosa al party, ma devo farti i complimenti anche per il tuo fisico. Ora che ti vedo da vicino capisco come tu possa fare certi movimenti al limite dell’umano. È evidente che ti sei allenato molto duramente per avere il fisico che hai. Ti rispetto molto per questo.»

«Oh, grazie, ma non è niente di che…non ho altro che la mia spada e il mio corpo, e non posso fare altro se non migliorarmi costantemente.»

«Non fare il modesto. La tua motivazione è encomiabile.»

«Eh…?»

In un attimo, dalle labbra di Ikki fuoriuscì un gridolino misto tra il preoccupato e lo spaventato. Le dita di Byakuya infatti gli stavano accarezzando gli addominali.

«Capisco ancora meglio ora che lo sento con le mie mani. Ognuno dei tuoi muscoli è ben sviluppato, ma non al punto di essere troppo rigido. Hai una muscolatura reattiva ma anche potente, davvero impressionante. Non c’è un grammo di grasso, e nessun muscolo è eccessivamente allenato. Questo è senza dubbio il corpo di uno spadaccino che si è allenato all’infinito, creato e modellato sulla sua arma.  Un corpo elegante, raffinato ma allo stesso tempo feroce: davvero stupendo. Uno non si stancherebbe di toccarlo.»

Ogni pelo del corpo di Ikki si era rizzato per la preoccupazione, sotto lo sguardo curioso e inquisitorio di Byakuya. Era una situazione di potenziale pericolo? Chiese aiuto all’amico.

«Alice, non è ora che-»

«-che entri in azione anche io?»

«Sono circondato!»

Ikki infatti era solo con quella tigre e quel lupo. Una sensazione preoccupante. In quel momento…

«E piantala, depravato!»

…una figura centrò con un calcio alla schiena Byakuya, scagliandolo contro l’angolo della camera. Il giovane che aveva salvato Ikki non era altri che…un amico di Byakuya. niente meno che Yuudai Moroboshi.

«Moroboshi-san!»

«Ehilà, Kurogane. Mi sembra di esser tornato a ieri sera.»

Yuudai salutò Ikki senza il minimo rimorso per la sconfitta di qualche ora prima. Byakuya, invece, fissò severo il suo amico.

«Che ti prende, Yuu? Fare casino qui nei bagni è pericoloso.»

«Di pericoloso qui ci sei solo tu! Che ti prende, non ti facevo così mieloso.»

«E piantala. Io amo Momiji. Stavo solo ammirando Kurogane-kun da compagno di battaglie. Il mio era solo un segno di rispetto.»

«Io lo so perché ti conosco, ma pensa a chi non ti conosce! Non lo vedi che lo hai spaventato?»

«Oh. Allora chiedo scusa, non era mia intenzione spaventarti.

Volevo solo conoscerti meglio.»

«…eh.»

«Quante volte ti devo ripetere di fare attenzione a come dici le cose!»

Moroboshi schiaffeggiò l’amico sulla nuca per poi allontanarlo.

«Sono desolato, Kurogane. Potrà sembrarti strano, ma è un tizio a posto. È solo particolare nel modo di agire, ma è un bravo ragazzo, non ha cattive intenzioni. E intendiamoci, a lui piacciono le donne, quindi anche da quel punto di vista puoi star tranquillo.»

«Ah…ahaha. Ok, era solo un malinteso. Nessun problema, davvero.»

Ikki era più preoccupato di come interagire con Moroboshi. Nonostante fosse stato un duello acceso e assolutamente regolare, lui lo aveva sempre sconfitto: non gli dispiaceva, però lo stesso si mise nei panni di Moroboshi e cercò di essere cauto, pensando che comunque la sconfitta gli bruciasse. Arisuin aiutò l’amico capendo le sue intenzioni. «Ikki, penso sia ora di andare.» Non stava scherzando, stavolta.

«Sì, hai ragione. Andiamo a prender qualcosa da bere alle macchinette?»

Ikki accolse l’ancora di salvezza che gli gettò Arisuin e fecero per allontanarsi. Byakuya li interruppe.

«Oh, ve ne andate di già?»

«Sì, siamo stati fin troppo a mollo. Se restiamo di più potremmo svenire.»

«Oh, che peccato. E io che avevo intenzione di lavarti la schiena come penitenza per l’equivoco.»

«Oh…no-no, tranquillo, non è necessario.»

«In tal caso…»

Byakuya schioccò le dita e una bottiglietta di tè verde comparve dal nulla tra le mani di Ikki, mentre una lattina di caffè nero si materializzò tra le mani di Arisuin.

«Oh!»

«Ma questo…!»

«Almeno, accettate questi come segno di scuse.»

Byakuya poi si voltò senza sentire la loro risposta e se ne andò assieme a Moroboshi verso le docce. Nel mentre –

«Ehi, Byakuya. Anche io sono un commerciante, sai? Spero vivamente tu abbia pagato quelle bevande.»

«Che maleducato che sei. Certo che ho messo le monete nei distributori.»

-si sentirono le loro frasi, prima che anche i due ragazzi della Bukyoku si chiudessero la porta dei bagni alle spalle.  Arisuin indicò la lattina che gli era comparsa tra le mani.

«Ikki…è questa la sua abilità?»

«Esatto. È la Noble Art che ha permesso a Byakuya Jougasaki di arrivare al secondo posto l’anno scorso, God Hand.»

Era una abilità che permetteva di spostare qualunque oggetto volesse da un posto all’altro entro un raggio di cinquanta metri. In parole povere, una sorta di teletrasporto. Potrebbe non sembrarvi granché, ma in un torneo dove vigeva la regola del count out fuori dal ring era molto forte. Varie vittorie le otteneva teletrasportando i suoi nemici fuori dal quadrato e vincendo così per ring out.

«…che abilità bizzarra. Molto difficile da gestire, senza dubbio.»

«Certo, ma è complessa da usare. Se il bersaglio è immobile allora per lui è facile fare come ha fatto adesso con queste lattine. Se invece parliamo di bersagli mobili, come esseri umani, prima li deve ferire con la sua spada per poterne disporre come vuole. Probabilmente è il suo modo di “agganciare l’obiettivo”.» «Quindi significa che se non ti tocca non avrai problemi, no? Naturalmente, è più facile a dirsi che a farsi.»

«Esattamente. Quando combatterò con lui dovrò stare molto più attento alla sua altra abilità, quella che gli ha dato il suo soprannome.»

«Sarebbe?»

«Che cosa hai in mano, Arisuin?»

«Caffè. Che fortuna, stavo giusto pensando di berne uno.»

«E anche io volevo bermi un po’ di tè verde. Ma non è un caso. In fondo, se tu devi regalare qualcosa a qualcuno, è meglio farlo se sai cosa gli piace, o no?»

«Beh, certo…aspetta, vuoi dire che…»

«Eh, sì. Byakuya-san è famoso per raccogliere un sacco di informazioni importanti sui suoi avversari. Questo non si limita alle informazioni durante la battaglia, ma anche alle attività di tutti i giorni.»

«Ora che me lo fai notare, prima aveva detto di aver fatto delle ricerche. Ma fino dove?»

«Magari è un dettaglio per noi insignificante, ma per lui può essere la differenza tra vittoria e sconfitta. Le informazioni sull’attacco e la difesa vengono amplificate con quelle del modo di fare e agire della ‘vittima’, in modo da permettergli di capire come pensa. Lui vuole capire a fondo la logica della vittima, in modo da poter preparare un piano contro di essa.»

«Quindi, può replicare gli effetti della tua Perfect Vision?»

«Sì. I nostri approcci sono differenti, ma il fine è lo stesso…anche se Byakuya-san è molto più meticoloso e pratico di me. Per me la Perfect Vision è indispensabile solo durante la battaglia, mentre lui vuole apprendere la logica del suo avversario prima della battaglia per arrivare preparato alla contesa. Questa sua mostruosa capacità di studiare l’avversario gli ha regalato il soprannome di ‘Eye of Heaven’.»

Capire come si muove l’avversario per poi controllarlo attraverso la sua abilità -questo era lo stile di Byakuya. E anche l’atteggiamento di prima nei suoi confronti faceva chiaramente parte di quello studio, per capire quanto fosse fisicamente capace Ikki. Byakuya aveva già iniziato a carpire dati sul nemico: davvero, non era momento di preoccuparsi delle semifinali. Bisognava concentrarsi sull’ora, contro un avversario che è stato sconfitto solo da colui che vinse il torneo l’anno scorso. Un osso duro. Avrebbe dovuto riservare a Byakuya la sua massima attenzione.

Amane poteva aspettare.

7.  

Ikki e Arisuin si separarono appena usciti dai bagni, dato che alloggiavano in camere diverse. Ikki stava al decimo piano, mentre Arisuin stava al secondo piano di un’altra ala del palazzo. Ikki si sentiva decisamente meglio ora: il bagno gli aveva fatto bene, rilassandolo ed aiutandolo a recuperare. La ferita alla coscia, infilzata dalla lancia di Moroboshi nel pomeriggio, era quasi recuperata del tutto, ma soprattutto le preoccupazioni per Amane erano state temporaneamente accantonate. Ora doveva solo tornare su e mettersi a letto.

Eppure, si fermò al settimo piano. Il piano dove c’era la camera di Stella.

Avevano parlato un po’ dopo il match ma…la loro conversazione si interruppe lì. Stella dovette far ricorso alla capsula di pronto soccorso dopo il suo match, e Ikki venne letteralmente assediato dalla stampa per via della sua vittoria su Moroboshi. Non ebbero il tempo materiale di rivedersi, e probabilmente per questo lui era decisamente ansioso di rivederla quanto prima. Voleva parlarle, stare con lei, averla tra le sue braccia. Ora che le sue preoccupazioni si erano alleviate probabilmente questo desiderio si era amplificato.

Ma non poteva dimenticare che entrambi erano ancora in gara, e anche lui si doveva preparare per il suo match di domani. Se fosse andato da lei, lo avrebbe ritenuto superficiale? L’avrebbe disturbata nella sua preparazione? Improvvisamente, si sentì a disagio.

No, no, quel pensiero andava scacciato. Quando litigarono alla piscina furono molto chiari: dovevano restringere la loro distanza, non allontanarla, e fare di tutto per non pensare di disturbare l’altro. Da allora, Ikki era sempre stato diretto e sicuro, senza mai nascondere i sentimenti per Stella. Era solo normale voler rivedere la propria amata, soprattutto dopo un po’ che non si vedevano. Non c’era nulla da temere.

«Forza.»

Si fece coraggio e suonò il campanello della sua camera.

Suonò una seconda volta.

Zero risposte.

«Ah, accidenti, deve essere uscita anche lei…»

Che peccato. Probabilmente anche lei era andata ai bagni pubblici come lui, e non poteva di certo star qui impalato di fronte alla porta di camera sua ad aspettarla. Che uomo sarebbe? Sì, sarebbe imbarazzante. Deluso dall’andamento delle cose, Ikki tornò all’ascensore e salì al decimo piano…si avviò verso camera sua e-

«Ah, che faccio…? E sì che siamo ancora in gara per il torneo, ma sono venuta lo stesso da lui. Se suono penserà che siano una svergognata…però non abbiamo nemmeno parlato oggi…uff…»

Stella stava mormorando tra sé e sé di fronte a camera di Ikki, incerta se suonare il campanello o meno. Un sorriso si mostrò sulle labbra di Ikki: era felice perché la sua amata aveva avuto la stessa sua idea, venendolo a cercare come aveva fatto lui. Una grande felicità gli scaldò il petto, felice di esser così fortunato nell’avere una tale ragazza così adorabile, e per un attimo fu lì lì per chiamarla, ma…si trattenne. Difatti, Stella non si era accorta che lui era lì vicino e ad Ikki venne un’idea buffa…farle uno scherzetto. Si sarebbe avvicinato e le avrebbe toccato la spalla per spaventarla.

Certo, sapeva che era uno scherzo infantile, ma ormai era convinto. In più, così l’avrebbe vista probabilmente arrabbiata, e la sua faccia arrabbiata gli piaceva troppo…quindi, era deciso. Fece del suo meglio che annullare la sua forza magica e si avvicinò silenziosamente.

«Cos- »

A pochi centimetri da lei – «Che stai facendo??»

«Woooooah!»

-poco prima che la raggiungesse Stella si avvitò e lasciò partire un perfetto calcio rotante mirato alla testa. Da come tagliò l’aria si può dire fosse tranquillamente un calcio mortale, e Ikki lo schivò solo grazie ai suoi eccellenti riflessi.

«Accidenti, tutto quell’allenamento negli attacchi alle spalle mi ha fregato…stai bene? …eh? Ikki?»

Gli occhi di Stella si spalancarono nel vedere che era lui a pochi centimetri da lei.

«Hahahaha…ciao, Stella.»

Era ancora un po’ preoccupato mentre la salutava. Di certo non si sarebbe mai aspettato qualche istante prima di rimetterci quasi le penne per uno scherzetto. 

8.  

Poco più tardi, Stella e Ikki erano seduti l’uno a fianco dell’altra nella camera di lui. Stella, apprese le intenzioni del fidanzato, lo accolse con un sorriso smagliante.

«Ah, quindi volevi solo farmi uno scherzo…haha. Non pensavo fossi anche così, Ikki.»

Il suo improvviso contrattacco di prima aveva lasciato sgomento il ragazzo, ma ora quel sorriso aveva lavato via ogni preoccupazione.

«Prima però non mi sono trattenuta con quel calcio. Sicuro di star bene?»

«Sì, sì…in fondo non mi hai colpito.»

«Sono lieta ci fossi stato tu…fosse stato qualcun altro temo non sarebbe finita così.»

«Haha…»

Ancora Ikki ebbe un brivido al colpo d’aria che sentì passargli pochissimo sopra la testa a quel calcio.

«Certo che hai avuto davvero un riflesso notevole. Ero certo di aver annullato la mia presenza e di aver fatto assolutamente zero rumore.»

Non solo il riflesso era stato eccezionale, ma il calcio di Stella è stato quasi naturale e soprattutto un colpo diretto a un punto vitale. Era qualcosa che le mancava fino ad ora.

«Lo hai imparato dal tuo allenamento con Saikyou-sensei?» Lei annuì.

«Diciamo che sono diventata piuttosto svelta, dato che aveva la pessima tendenza a comparirmi sempre alle spalle o nei miei punti ciechi e- ah.»

«Che c’è?»

«Qualcuno al piano terra ha fatto cadere una moneta da dieci yen.»

Ma che…è incredibile. Cioè, incredibile ma anche…strano.

«Comunque, anche tu sei stato incredibile, Ikki. Non pensavo potessi perdere, sia chiaro, ma non pensavo nemmeno avresti vinto in quel modo così…prepotente. Quella tecnica che hai usato l’hai imparata durante l’attacco alla scuola, vero? È come se ogni volta che perdessi, ne facessi una cosa ben più importante di una semplice sconfitta.»

Stella sorrise, ma sembrò quasi che parlasse anche di sé, più che di Ikki.

«Non posso dire però di usarla bene come vorrei.»

«Davvero?» Ikki annuì.

«Faccio troppo rumore. La vera Edelweiss non fa assolutamente rumore quando si muove, e non perde potenza nel mentre. Non riesco a riprodurre la sua tecnica come vorrei e come fa lei, al livello in cui sono.»

Era vero, c’era ancora un notevole dislivello tra la tecnica originale e quella che Ikki aveva mostrato contro Moroboshi. Il motivo non era perché lui non fosse stato in grado di impararla alla perfezione, anzi, era riuscito anche a capire tutti i meccanismi per replicarla. Il problema era che fisicamente non riusciva a riprodurre i movimenti, gli mancava la potenza fisica per muoversi come lei.

«Avevo fiducia di sapere controllare il mio corpo come volevo, ma sembra sia stato troppo superficiale.» Le sue mani si strinsero in due pugni.

«Più la imito e più mi rendo conto che ho ancora tanta strada da fare.»

Non essere in grado di replicare una cosa che aveva imparato…era tanto che non gli accadeva. Stella lo guardò negli occhi per un attimo, poi gli sorrise.

«Haha. Questo è proprio da te.»

«Che intendi?»

«Che detesti perdere, anche contro la migliore spadaccina del mondo.»

Twin Wings non era semplicemente ammirata: per molti era un idolo, un simbolo e un oggetto di paura e venerazione, quasi come una divinità. Nessuno si riteneva alla sua altezza, fino al punto di non provare nemmeno ad affrontarla.

«E tu sembra davvero che ti bruci il fatto di non aver ancora potuto affrontarla come si deve.»

Lui la vedeva invece come una rivale, come qualcuno che fosse in grado di affrontare. Lui, un semplice studente, contro la persona più forte del mondo: chiunque lo avrebbe giudicato almeno come un illuso.

«Ma…mi piaci anche per questo.»

Ma lei no. Lei lo ammirava per questo, e di nuovo lo osservò quasi accarezzandolo con lo sguardo. Questi sorrisi lei li riservava solo a lui, solo all’unica persona che ammirava più di chiunque altro al mondo. Ikki capì presto che solo con lui era così, e che lei non amava svelare troppo questa parte di sé al mondo, per quanto potesse anche essere felice. E quel sorriso ora fece accelerare a mille il cuore del ragazzo.

«Stella…»

Era davvero tanto che non aveva potuto ammirare quel sorriso da vicino. Le accarezzò la guancia con infinita dolcezza e poté sentire il calore della sua pelle dal palmo della mano. Si sentivano connessi, uniti, come se le loro anime si stessero abbracciando. Ikki rimase ancora una volta affascinato dalla sua bellezza, dai suoi occhi rosso fuoco, dai suoi lunghi capelli morbidi, dal suo calore avvolgente…e dalle sue labbra soffici.

«…»

Quasi senza accorgersene si baciarono. Non era un bacio passionale, ma uno gentile, come per assicurarsi che fosse tutto vero, per capire che l’altro fosse lì…ma fu solo l’inizio. Colei che amava era finalmente così vicina e gli bastò il pensiero a dargli una grande felicità, quasi da commuoversi. All’inizio prese lui l’iniziativa e le loro labbra si baciarono di nuovo, con più intensità. Fu poi la volta di Stella a prendere il comando, e di nuovo le labbra si avvicinarono e allontanarono diverse volte, come a voler divorare la distanza che si era creata in questa settimana di lontananza. Diversi splendidi minuti passarono. Stella, a un certo punto, gli chiese con un filo di voce.

«Ikki. ti sono mancata?»

La sua voce non era più che un sussurro, come un bambino che confessa una cosa al proprio papà. Sembrava fosse preoccupata della reazione di lui, di averlo lasciato per una settimana per una sua decisione: molti avrebbero risposto di no, per non far vedere debolezza.

«Sì, molto.»

«Sai, anche io ero sceso fino in camera tua a cercarti, mentre tu eri qui.»

«Ma dai?»

«Sì. Volevo anche io stare con te…cioè, intendo, so che il torneo è ancora in corso e che siamo entrambi in gara, e che potresti pensare che la sto prendendo sottogamba, ma non ho potuto farne a meno. Ma naturalmente non ho trovato nessuno da te, visto che eri qui.»

A qualcuno sarà sembrato forse poco virile ammettere la solitudine, ma a lui non importava granché. Era sincero, e voleva farglielo presente, senza alcun rancore o secondi fini.

«Per quello ora mi sento proprio bene.» La strinse e la portò a sé.

«Capisco.»

Stella si abbandonò all’abbraccio, sorridente. I pochi momenti di intimità recenti rendevano questi minuti ancora più preziosi. Ora che Ikki ci pensava, a volte la distanza era quasi una benedizione, se portava a questi momenti. 

«Quindi, dovresti punirmi ora, no?»

«…eh?»

Il suo cervello alzò le mani. Quello che aveva appena sentito non aveva alcun senso. Ikki la guardò.

«Ehm, scusa…credo di aver capito male, ma ho sentito “che dovrei punirti”?»

Il viso di Stella rimase leggermente rosso, ma lei annuì, gettando nella confusione il fidanzato.

«Eh…quindi vuoi davvero che ti punisca?»

«Mi hai sentito bene.»

«Oddio, sì, ma…perché dovrei farlo?»

«Perché, Ikki, tu sei il mio promesso sposo, l’uomo che sarà mio marito…giusto?»

Stella ora stava gesticolando freneticamente.

«Ecco, lasciarti da solo di punto in bianco per un mio capriccio…non è qualcosa che una vera moglie dovrebbe fare, no?

Quindi è giusto che tu mi punisca, o sbaglio?»

La sua espressione era seria: non stava affatto scherzando. «No…no, tranquilla, non è che sia davvero necessario…»

Non poteva essere d’accordo con lei. Certo, non gli era piaciuto che se ne fosse andata, ma gli ultimi minuti lo avevano già ampiamente ripagato. Non gli sembrava affatto necessario punirla in qualche modo.

«Questa settimana era necessaria per te e io lo capisco…e soprattutto, non voglio essere come quegli uomini stupidi che non capiscono i bisogni della persona a cui tengono.»

«Ma se a te sta bene…a me no!»

«…eh??»

Questa frase gli fece tornare alla mente i primi periodi che si erano conosciuti, quando lei entrò di sorpresa nel bagno della stanza dove convivevano in costume da bagno e gli lavò la schiena, come autopunizione per aver perso il loro primo duello. Stella era una ragazza fiera ed orgogliosa, e sapeva essere molto severa con sé stessa: avrebbe sempre mantenuto ogni promessa e ripagato ogni debito…e anche stavolta non si sarebbe tirata indietro.

In tal caso, meglio giocare d’anticipo.

Ikki, conscio di quell’esperienza, sapeva che Stella, per quanto timida, se lasciata libera avrebbe potuto fare richieste…diciamo bizzarre. 

Se la lasciassi fare ora la situazione potrebbe sfuggirmi di mano…se mi dicesse qualcosa tipo “sculacciami” …

Quindi, meglio colpire per primo e alle sue condizioni.

«Capisco. Quindi adesso procederò a punirti: vedi di non resistere.»

La prese fermamente per le spalle e la portò a sé: la sua intenzione era di baciarla sulla guancia, definendo questo come punizione prima che lei parta con qualche stramba -e pericolosa- idea. «O…okay. Ma niente baci. Non sono una punizione…»

Beccato! Sembra che anche lei ormai lo conoscesse bene…e ora l’unica via di fuga di Ikki era stata troncata.

«Ca…capisco.»

Che fare ora? Non si poteva più tirare indietro. Cambiò piano al volo e la abbracciò, la strinse a sé e portò le sue labbra accanto all’orecchio sinistro di lei.

«Ora iniziamo.»

Le sussurrò all’orecchio.

«Ti farà un po’ male.»

«Eh…?»

Le appoggiò uno dei suoi canini al lobo dell’orecchio, senza morderla. la sensazione di calore era molto dolce e piacevole: poi, la morse debolmente, cercando di farsi sentire senza farle male. Quel tanto che bastava per accogliere la sua richiesta.

Però…

«Hii! A.… ah…aaaah!!»

«Wa!»

Ikki venne sorpreso da uno strillo acuto e Stella si agitò fortemente tra le sue braccia, come se una scarica elettrica l’avesse appena colpita.

«Ti ho fatto così male?»

Ikki le chiese, sorpreso. Ma lei scosse la testa, restando ancora stretta a lui.

Ah, quindi non è che le fa male.

Il ragazzo la fissò, e ora lei era completamente rossa in viso.

Uhm…allora, se provo…

Rifece la stessa operazione sul collo.

«Hnnnnnnnn!!»

Si strinse ancora più forte a lui.

Che le piaccia davvero ricevere queste cose?”

Ikki si sentì un po’ in imbarazzo nell’aver scoperto questo lato della sua ragazza, come se fosse anche suo. Non aveva alcuna intenzione di punirla né di farle del male, ma evidentemente c’era qualcosa di strano nella reazione di Stella.

«Haa…aaah…sono contenta…»

«Stella?»

Ikki la spostò un attimo e la fissò…rimanendo di stucco.

Il viso di Stella era come in trance, con i suoi occhi rossi ammaliati e persi nei pensieri: era rossa in volto, e, scostandosi dolcemente dall’abbraccio di ikki, si passò le dita su dove lui l’aveva appena morsa.

«Ikki…voleva mangiarmi…»

Il calore della sua voce e l’odore della sua pelle colpirono il ragazzo, dandogli quasi un capogiro. Qui si mette male…

Aveva chiaramente azionato come uno strano interruttore in lei: pensò che potesse limitare la sua esplosività con quel piccolo e gentile morso, ma la cosa gli si era clamorosamente ritorta contro. E questo era molto, molto pericoloso per loro…perché, per quanto fosse spiacevole ammetterlo, le cose stavano per prendere una piega MOLTO pericolosa, ed erano in procinto di superare quella linea che si erano ripromessi di non attraversare prima che i genitori di lei conoscessero Ikki. Il ragazzo, aggrappandosi agli ultimi barlumi di lucidità, la prese per le spalle e la scosse.

«Ok, ok! Sono a posto! Ti ho punita abbastanza direi! Fermiamoci qui!»

«Aaah…»

Ma nella sua azione fu troppo zelante e parte del suo yukata scivolò giù, esponendo buona parte del suo ampio seno…Ikki poteva vedere chiaramente tutto, fino al punto in cui il suo seno finiva al…

«Ah…»

Il suo cuore batteva sempre più all’impazzata nel petto, e voleva non guardare, scusarsi e sparire da lì…ma non ci riuscì. Stella era troppo una tentazione in quel momento, una tentazione irresistibile. E a peggiorare le cose… «Sai…»

Stella non aveva alcuna intenzione di interromperlo.

«…puoi mordermi ancora se lo vuoi.»

Non fece nulla per risistemarsi il vestito, e anzi si avvicinò ad Ikki, cercando un nuovo bacio. Il ragazzo si vedeva rifletto negli occhi sognanti di lei e tutti gli sforzi che aveva fatto finora per trattenersi erano improvvisamente divenuti vani. Non poteva più pensare a nulla. Non sapeva neanche cosa stesse facendo, se non che anche lui lentamente si stava avvicinando alle sue labbra come attratto-

DING DONG!

L’improvviso suono del campanello della porta li fece sussultare.

9.  

Il suono del campanello fu la proverbiale doccia gelata per i nostri due piccioncini: colti in flagrante, separarono corpi e pensieri per gettarsi quasi l’uno all’angolo opposto dell’altro. L’eccitazione bollente lasciò in fretta il posto a un feroce imbarazzo: che diavolo stavano facendo? E soprattutto…cosa stavano per fare? Se non fosse suonato il campanello…? Solo pensarci li faceva tremare.

«Haha…che tempismo perfetto…o no?»

«S-s-sì, è vero…hoho.»

Stella si risistemò lo yukata stringendolo all’impossibile e coprendosi ovunque, come se portasse un corsetto, parlando in tono assolutamente innaturale e non riuscendo a guardare il suo ragazzo negli occhi. Se lei si stava quasi vergognando di essersi lasciata andare, anche Ikki stava riflettendo sul suo comportamento poco signorile.

«Co-comunque…meglio vedere chi è, che dici…?»

«S-sì. Giusto…»

Ikki scese dal letto e si diresse alla porta, ma prima fece un grosso sospiro…c’era mancato davvero, davvero poco. Se le cose fossero proseguite in quella direzione infatti sarebbe stato molto grave: avrebbe fatto un torto ai genitori di Stella e il pensare che gli bastasse così poco per perdere la trebisonda…beh, siamo seri, sarebbe stato più strano se la situazione appena passata NON gli avesse fatto effetto. In ogni caso, quel visitatore inaspettato aveva salvato loro la situazione. Era giusto dargli il benvenuto. 

Ma…bussano a quest’ora della notte. Chi sarà mai? Andiamo a vedere.

«Buonasera. Chi è?»

«Buonasera a te. Come promesso, sono venuta a reclamare il mio modello di nudo.» BAM!

Ikki chiuse repentinamente la porta dietro di sé.

«Ikki? chi era?»

«Un…venditore porta a porta.»

«In un hotel??»

Difatti, il visitatore…o meglio, la visitatrice, non era un commesso in giacca e cravatta ma una ragazza bionda vestita solo con un grembiule lungo -niente meno che Sara Bloodlily, dalla Akatsuki. Sembrava aver un debole per Ikki fin dall’attacco alla Hagun, fino al punto di approcciarlo durante il party di benvenuto al Seven Stars Sword Art Festival per chiedergli di posare nudo per lei…e sembrava anche non scherzare affatto. Ikki non poteva assolutamente farla entrare adesso, e non voleva posare nudo per lei. Anche se stava premendo con tutto il suo peso sulla porta, riflettendo su come uscire dalla situazione…

«Scusate il disturbo.»

Il muro accanto a lui si aprì e Sara entrò in camera.

«Eh? Eeeeh? Da dove sei entrata??»

«Dal muro.»

«Sì, lo vedo, ma come??»

«C’era una maniglia.»

Era vero. Ma chi ce l’aveva messa?

«Ma come è possibile?”»

Possibile solo usando l’abilità di blazer, per forza.

«Non so quale abilità tu abbia usato, ma…perché insisti così tanto con me?”

«Te l’ho detto. Come ci eravamo accordati, sono venuta a dipingerti da nudo.»

Sara parlò senza la minima esitazione e lo fissò seria. Ma Ikki era altrettanto categorico nel rifiutare.

«Non ricordo ci fossimo accordati.»

«Beh, io ho promesso che lo avrei fatto.»

«E’ una promessa solo tua, ma non c’è un accordo!»

«…sei incredibilmente testardo. E va bene, allora.»

«Ti arrendi?»

«Scenderò a un compromesso. Mi spoglierò anche io.»

«No! Non è il compromesso che voglio! Ho detto solo che non voglio posare per te, quindi per favore, smettila e torna in camera.»

«Non posso.»

Sembravano parlare due lingue diverse. Sara non si tirò indietro e anzi, si avvicinò ancora.

«Non posso ricorrere ad altri che a te. Fin da quando ti ho toccato quel giorno non penso ad altri che a te. A nessun altro. Solo tu puoi soddisfarmi ora, quindi, ti prego, assumitene la responsabilità.»

Nel dire queste parole facilmente fraintendibili, Sara si appoggiò addosso a lui, rivelando inavvertitamente parte del suo prosperoso fisico.

«S-Sara-san, ti prego, sii più cauta con le parole-!»

Ikki sbiancò nel sentire una mano afferrargli poco amichevolmente la spalla e si voltò…vedendo Stella sorridere come un demone, e sul punto di infuriarsi.

«Oh, Ikki? Vorresti per favore spiegarmi cosa sta succedendo? E perché questa ninfomane della Akatsuki è qui? E soprattutto, cosa è questa storia dello spogliarsi…? Mi sembra che vi siate avvicinati molto mentre io non c’ero, eh?»

«Eh…no, Stella, ferma! Questo è solo un grosso malinteso!»

«Hehehe. Nessun malinteso, questo è il decimo piano.» La situazione si fa davvero critica!

Tralasciando il già poco decente vestiario -se così si può definire- di Sara, Stella era una ragazza che già mal sopportava la relazione di Shizuku con Ikki…non c’era alcun modo per lei di restarsene ferma con le mani in mano mentre una sconosciuta approcciava il suo uomo di fronte a lei. Ikki doveva essere fermo, deciso e mostrarle senza alcun’ombra di dubbio che era davvero tutto un malinteso.

«No, no, non ci siamo avvicinati per niente. È solo che, durante il party a cui tu non eri presente, lei…beh, ha detto che vuole dipingermi da nudo.»

«Eh- dipingerti…da nudo?? Non se ne parla! Non se ne parla affatto! Pe-persino io non ti ho visto nudo ancora!!»

«E’ solo questo il tuo problema??»

«Certo! E comunque, non se ne parla. Tornatene a casa, signorina! Veloce! E mollalo subito!»

Quasi ruggendo Stella staccò di peso Sara prima di spingerla via: l’artista cadde pesantemente sul letto, da cui lanciò sguardi di sfida alla principessa.

«Perché ti intrometti, Principessa Scarlatta? Non è affar tuo questo.»

«Lo è invece, eccome! Sono la sua fidanzata!»

«Ma io non ho intenzione di rubartelo. Non mi interessa diventare la sua fidanzata. Puoi tenerti il suo cuore, a me importa del suo corpo.»

«Ma anche quello è mio…»

«Eh?»

«Comunque, tutta questa storia del “modello di nudo” non mi dà alcuna prova che tu sia una vera artista! Per come la vedo io, tu sei solo una pervertita che vuole approfittarsi di una persona!»

Queste parole gettarono un’ombra sullo sguardo di Sara, come se essere accusata di non essere un’artista l’avessero colpita nell’orgoglio. La ragazza quindi creò letteralmente una penna e un foglio di carta, su cui Sara scrisse qualcosa per poi porgerlo a Stella. 

«Questo è il nome con cui mi faccio chiamare.»

«Un nome d’arte…? Eh? EEEEEEHH?»

Al leggere la firma fatta velocemente sul foglio di carta Stella cambiò completamente espressione. Sembrava riconoscerla ora.

«Ma…ma è Mario Rosso!»

«E chi è? Sembra il nome di un tizio uscito da One Piece.»

«E’ l’artista più famoso del mondo! L’ultima sua opera battuta all’asta è stata venduta per un miliardo!»

«Di yen?»

«No, di dollari! Ma Mario è sempre stato un recluso, non si era mai fatto vivo di persona prima d’ora…credevo non lo avrei mai visto dal vivo.»

«Ma quindi come fai ad essere sicura che è la stessa persona?»

«Perché questa firma è la stessa che abbiamo su un suo quadro nella residenza di Vermilion. Quel dipinto mi è sempre piaciuto tantissimo, per cui sono certa di ricordarla bene. E chi l’avrebbe mai detto che “Mario Rosso” sarebbe stato uno così…quasi un criminale. E ora capisco anche perché tutti quelli che hanno provato a scoprire la sua identità siano spariti nel nulla…va bene, ho capito la situazione.»

«Sono contenta tu abbia capito. Non sono una pervertita, voglio solo poter esprimere in arte la forma meravigliosa del mio uomo ideale -il Re Senza Corona- su una tela. Tutto qui.»

Sara riprese coraggio e tornò ad avvicinarsi ad Ikki, ma Stella si frappose di nuovo tra loro.

«…per quanto capisca che tu sia senza dubbio un’artista eccezionale -e una parte di me sia molto interessata nel come potresti dipingere Ikki- non posso accettarlo. Non lo farò solo perché lui si è rifiutato.»

«Stella…!»

Che fortuna ad avere una fidanzata così comprensiva! Prima si era sentito piuttosto nei guai, ma una volta chiarito il malinteso aveva capito la situazione e si era schierata dalla sua parte. Meno male…ora Sara si sarebbe per forza dovuta allontanare.

«Se mi lascerai lavorare prometto di dipingere un ritratto di voi due da portare al Palazzo Vermilion. Un ritratto di voi due vestiti da sposi.»

«…Ikki. Perché non ti lasci immortalare come ricordo per aver partecipato a questo Festival?»

«Ti basta questo per cambiare idea??»

«Ma sì, tranquillo è solo arte. Non c’è nulla di cui vergognarsi…!»

«Stai scherzando spero!»

Ma non stava scherzando, e ora erano due contro uno. Il ragazzo scattò come un fulmine fuori dalla stanza.

«Eh, Ikki, aspetta!»

«Non mi lascerò scappare il mio modello!»

Ikki fuggì come un pazzo per sfuggire alle sue ora due inseguitrici.

                                                                 10.      

Per quanto fosse fuggito dalla camera, la struttura semplice dell’hotel non gli permetteva granché nascondigli né reali via di fuga…e in più, doveva sempre cercarsi un posto dove dormire. Non poteva assolutamente dormire fuori, ma la sua stanza era off-limits. Doveva nascondersi in camera di qualcun’ altro.Pensò subito ad Arisuin, ma eliminò immediatamente il pensiero: lì sarebbe sicuramente stato catturato in quattro e quattr’otto. Anche Shizuku era fuori questione…sarebbe scoppiato un pandemonio.

Non aveva  altri amici all’interno dell’hotel a cui rivolgersi…

«-e quindi sei venuto da me.»

«Sì. In certe situazioni solo la famiglia può darti riparo.» Fuggì nella stanza di suo fratello, Ouma.

«Loro non penseranno mai di cercarmi qui. Posso chiederti cortesemente rifugio per la notte?»

«Torna in camera tua.»

«Se potessi farlo non sarei qui.»

«Hai del fegato a parlarmi con quel tono quando sei tu quello che ha bisogno.»

Il tono di Ikki non era infatti dei più concilianti, soprattutto se consideriamo che si stava rivolgendo a qualcuno più anziano di lui. Tuttavia, non poteva dimenticare il fatto che fosse un nemico che aveva tentato di ucciderlo.

«Vai da qualcun altro allora. Non hai amici?»

«Senti chi parla di amici.»

«…abbi un po’ di rispetto.»

«Rispetto? Ah, questa è bella. Dovrei davvero avere rispetto di qualcuno che mentre ero via ha venduto la sua spada a dei terroristi? Su, spiegamelo. O vuoi voltarmi anche questa frittata?»

«Sono davvero un uomo detestato…»

Ouma rifletté per un attimo su come in quel momento suo fratello e Shizuku fossero molto, molto simili. Quel veleno appena sputato l’avrebbe resa fiera di lui. Tuttavia, Ouma sapeva che non avesse torto.

«…solo per stanotte.»

Permise ad Ikki di entrare: la camera era larga e il letto intatto. Con un semplice “grazie” Ikki entrò: le luci erano quasi tutte spente, evidentemente Ouma stava giusto per infilarsi a letto. Mentre Ikki esaminava la stanza, il fratello prese una bottiglia d’acqua dal frigo.

«Vuoi qualcosa da bere?»

«No grazie, tanto mi metto anche io a dormire tra poco.»

«Va bene. Usa pure il letto, io non ci dormo.»

«Grazie per l’ospitalità.»

Ikki si sedette sul letto come consigliato, mentre Ouma si sedette per terra, sul tappeto steso non troppo lontano. Nell’oscurità Ikki vide comunque il suo sguardo posarsi su di lui attento e tagliente, come una lama.

«Quindi, perché sei qui? Non di certo perché volevi scappare da loro, no?»

«Beh…anche, ecco.»

Ouma aveva colto nel segno: certo, Ikki stava davvero cercando rifugio da Sara e Stella, ma non era il motivo principale per cui venne proprio qui. Altrimenti, perché cercare rifugio da una persona che aveva già attentato alla tua vita? Ci doveva essere un motivo ben più importante.

«Finora ci siamo sempre incontrati in circostanze ostili e non abbiamo mai avuto modo di discutere civilmente. Sono qui per questo.»

Ouma non rispose, ma non rifiutò la richiesta del fratello minore che quindi proseguì.

«Sai, io davvero ti ammiravo. Eri sempre severo con te stesso, ed eri quello che più di tutti a casa subiva il fardello delle aspettative di tutti…e non ti sei mai, mai fermato. Sì, ti ammiravo: eri l’unico da cui valeva la pena imparare qualcosa. Ecco perché non mi preoccupai quando sei sparito dopo le scuole elementari, perché sapevo che avresti girato il mondo solo per imparare a diventare più forte. Il Giappone era già troppo piccolo per te.»

Ouma infatti già a quell’età era ad un altro livello rispetto chiunque della sua età, stravincendo ogni competizione in cui partecipava. Già a dieci anni vinse il torneo nazionale Under 13, dove anche studenti tre anni più grandi ed esperti di lui non poterono fare nulla per contrastarlo. Probabilmente era già più forte del Seven Stars Sword King di allora, e per qualcuno che ricerca ossessivamente la forza come lui doveva essere pura e semplice tortura. La goccia che fece traboccare il vaso per lui fu quando la Lega dichiarò che sotto i tredici anni ogni duello poteva essere solo in forma Illusoria, vietando i duelli reali. Una regola che, per quanto sensata per tutti, per lui fu come una corda al collo: un duello “finto” per lui non era un duello vero. Ikki poteva benissimo capire la sua frustrazione.

Per questo non lo sorprese la fuga di Ouma da casa: sapeva che sarebbe accaduto prima o poi, perché la piccola Lega giapponese non poteva dargli la sfida che cercava. Ikki aveva sempre ammirato il fratello nella sua scalata, cercando di forgiare la sua nel frattempo.

«Ma non potevo affatto aspettarmi ti saresti alleato con dei terroristi.»

Fissò severo il fratello.

«Perché aiuti quelli del Rebellion?»

Questa era la sua vera domanda: suo fratello non era mai stato tipo da interessarsi di politica e simile, ma era solo un guerriero che seguiva stoicamente la sua via, l’unica via, quella della forza. Perché allora cercare un aiuto del genere?

Ouma non lo fissò, ma gli rispose.

«Prima di tutto, devo correggerti su una cosa. Non sono parte dei Rebellion. Sono solo un loro ospite.»

«E perché?»

«Sei lento. Chi è al centro di tutto il piano attorno al Festival?»

«…il primo ministro Tsukikage.»

«Corretto. Non sono un loro membro, ma sono dalla loro parte. Per quanto riguarda il perché lo faccio perché me lo ha chiesto Itsuki. ‘Vorrei sostenere lo scopo del primo Ministro

Tsukikgae’, mi disse.»

«…papà??»

«Davvero ti sorprendi? Tsukikage e i suoi guidano il movimento che si vuole staccare dalla Lega internazionale per riottenere la propria autonomia. Autonomia che hanno perso quando il Giappone si unì alla Lega. Sia Itsuki che Tsukikage guadagnerebbero dal distacco del Giappone dalla Lega. Certo, noi siamo stati tenuti all’oscuro dei piani del Primo Ministro, ma è ovvio che loro due stiano collaborando.»

Aveva perfettamente senso, e Ikki se ne era già fatto un’idea qualche tempo fa…solo non credeva che suo padre fosse così diretto nel praticamente tentare un colpo di stato. Suo fratello però glielo aveva appena confermato e dunque doveva essere per forza così, non aveva motivo di mentirgli in merito. Il ragazzo rimase sorpreso, quasi scioccato. Ma non era la sua unica sorpresa –

«Strano però che tu abbia agito su ordine di papà.»

Anche questo era sorprendente a modo suo. Ouma però si scurì in volto.

«Bah. Sono solo sciocchezze. Ho tagliato i ponti con la famiglia molto tempo fa. Ma per risvegliare il potere latente della Principessa Scarlatta, potere che tu hai annullato finora, lavorare con quelli della Akatsuki è il metodo più conveniente per me. Soddisfare la sua richiesta è solo una conseguenza di cui non mi importa.»

«Ti ho messo in imbarazzo?»

«Non insistere.»

«Ma tu sai cosa sta davvero cercando di ottenere il primo ministro?»

Ouma gli rispose disinteressato.

«No, e non mi interessa.»

«Uh. Capisco.»

Ikki fu sollevato nel sapere che quella del fratello era solo un’alleanza di comodo, senza secondi fini politici.  Non solo, ma sapere che suo fratello aveva smosso tutto questo solo per avere un duello con Stella al suo massimo potenziale, quello sì che era da lui. 

«Sembri piuttosto preso da Stella. L’ho visto chiaramente quando mi hai attaccato ieri.»

Ripercorse l’attacco nel parco della sera prima, quando Ouma cercò di eliminarlo per aver, a suo dire, intralciato il potenziale di Stella.

«Pensavo di stare abbastanza bene oggi per una rivincita. O oggi mi lasci andare?»

«…non ho più bisogno di lottare con te.»

«Che intendi?»

«Quello che ho detto. Hai visto i match oggi, giusto? È diversa da prima, ha capito il suo potere. E per essere migliorata così tanto in così poco tempo è perché deve aver sentito la necessità di farlo…necessità di vendicarsi contro di me. Si è risvegliata dalla tua maledizione e ha capito contro chi deve davvero combattere. Questo mi basta. Mi basta sapere che finalmente sta facendo del suo meglio per sé stessa.»

Ikki rimase ulteriormente sorpreso dalle parole del fratello, e stavolta non in positivo. Lui doveva essere la persona a cui puntava, la promessa di affrontarsi in finale era tra Stella ed Ikki. Sentire che Ouma ha fatto tutto questo “per il suo bene” gli fece letteralmente voltare lo stomaco…ma era altrettanto evidente che la sconfitta contro Ouma fece capire a Stella la necessità di migliorare. Si morse un labbro trattenendo la frustrazione, ma poi disse…

«Capisco perché non mi vuoi attaccare, ma non perché sei così ossessionato da Stella. Ci sono persone ben più forti di lei adesso, tipo la Principessa Yashka e il Dio della Guerra, per dirne due. Loro non sono più alla tua portata se cerchi una grande sfida. E allora, perché insisti nello stimolare la sua crescita in modi così devastanti per tutti?»

Non solo da avversario, ma da fidanzato di Stella, Ikki doveva capire quell’aspetto. Ouma però lo fissò quasi sorridendo, prendendolo in giro.

«Come al solito non capisci.»

«Eh?»

«Non capisci il concetto di forza, di potere di un cavaliere. È per questo che ti ritrovi ad usare i tuoi soliti trucchetti da strapazzo.»

La voce di Ouma si alzò di un tono, come quella di un insegnante che sta per riprendere lo studente.

«La ragione per cui un cavaliere è tale è la magia. La magia è ciò che ci permette di cambiare il mondo, distorcendo la ragione e piegandolo alla nostra volontà. Chi sa usare questo potere nel modo migliore sarà chi lascerà un segno più profondo nella storia…ma la capacità magica di ognuno è già decisa dalla nascita e non si può cambiare. Lo si chiama Destino. E questo è il destino di ogni cavaliere, quello di respingere il destino degli altri in modo da perseguire il proprio. Stella Vermilion possiede il più grande potere magico di questo mondo, quindi è lei l’unica persona che per me conta nella ricerca della vera forza.» La magia: è così che i cavalieri, i Blazer aspirano a cambiare il mondo, e così il mondo si aspettava che loro facessero. Ed era verissimo, i pochissimi cavalieri di livello A hanno sempre lasciato un segno profondo nella storia, per il bene o per il male, a riprova che quella lettera accanto al livello non era solo una valutazione. La forza magica di ciascuno era tra le cose più importanti di ogni persona, che definiva la loro via. L’opinione di Ouma era, al netto di alleanze e metodi sgradevoli, perfettamente sensata.

«Tu parli di potenziale, però. Al livello attuale…»

«La principessa Yashka è più forte, dici? Sì, è molto probabile. Ma se invece facessi risvegliare con la forza il potenziale sopito di Stella Vermilion? Hai già visto quanto è migliorata in poco tempo. E soprattutto, hai visto quel drago, no? Se quella è la vera essenza della sua forza, né la Principessa yashka né il Dio della Guerra possono fare nulla contro di lei. Qui è dove sbagli: non cerco un semplice scontro al mio livello. Se lo volessi, andrei a muovere guerra alla Principessa Yahska…ma negli ultimi cinque anni ho già sperimentato questa cosa fin troppe volte.»

Ouma continuò e Ikki lo lasciò parlare.

«Io non cerco una semplice battaglia difficile, ma uno scontro all’ultimo sangue, e una sconfitta completa e totale. Io voglio essere distrutto. E per un cavaliere di livello A come me, soltanto Stella può darmi quello che cerco, colei che possiede la maggior forza magica del mondo. E…se riuscissi a batterla…se riuscissi a farcela…allora sì che questa mia mano potrebbe finalmente smettere di tremare.»

Nel dirlo strinse con forza la sua mano destra a mo’ di pugno, ma Ikki notò un leggerissimo, quasi impercettibile tremolio…e sapeva che quel tremore poteva essere nato solo dalla paura, dal terrore assoluto di qualcuno o di qualcosa. Ma di cosa? O di chi? Ikki non poteva saperlo, ma riusciva a scorgere lo spirito battagliero del fratello risplendergli negli occhi…e ne era lieto.

Non è affatto cambiato…

Vista la sua alleanza con i terroristi, Ikki aveva il timore che il fratello fosse cambiato per il peggio, ma quella conversazione lo aveva rassicurato. Era lo stesso di sempre, lo stesso stoico guerriero che perseguiva il sentiero della forza a tutti i costi. Era rimasta la stessa persona che Ikki ammirava da piccolo.

«Mi sono un po’ ricreduto, Ouma.»

«Come sarebbe, ‘un po’?»

«Che non sei cambiato di una virgola.» «Vuoi sempre avere l’ultima parola, eh?» Ouma si sistemò i capelli e chiuse gli occhi.

«Sono stanco di parlare. Vado a dormire, e vedi di farlo anche tu.»

«Certo.»

Non c’era più nulla di cui discutere. Certo, era curioso e anche preoccupato di cosa spaventasse Ouma, ma non erano così intimi da poterglielo chiedere francamente. Ikki chiuse gli occhi e lasciò che la sua coscienza si addormentasse con lui. Nel giro di pochi minuti la tensione e la stanchezza della giornata lo avvolsero, svuotandolo delle energie rimaste. Ma poco prima che il sonno lo cogliesse…

«Hai catturato l’attenzione di una persona molto, molto pericolosa. Non saranno tempi facili per te, sarà meglio che ti prepari per bene.»

E il suo avvertimento si sarebbe realizzato giusto il giorno dopo.

Da: Comitato esecutivo del Seven Stars Sword Art Festival

Oggetto: avviso per tutti i partecipanti del torneo

Questa mattina, il comitato esecutivo ha ricevuto e accolto le richieste di ritiro dalla competizione di Yui Tatara e Rinna Kazamatsuri, della Akatsuki Academy. In più il loro compagno Reisen Hiraga è stato squalificato per condotta irregolare. Come risultato di tali esclusioni, Stella Vermilion della Hagun Academy è stata promossa direttamente alle semifinali del torneo.

Il comitato ha quindi deciso che, per via della riduzione del numero dei match del torneo, la scaletta dello stesso verrà ridotta.

È stato quindi deciso che i match del secondo e del terzo turno verranno completati domani, nello stesso giorno. Ci scusiamo per eventuali disagi causati da questa decisione, e confidiamo che collaborerete con noi per la perfetta riuscita della manifestazione.

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